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1 La biografia e l autobiografia [Messner racconta la sua prima ascensione ] 3. cumuli: nubi dense dai contorni nitidi, a forma di cupola. 4. cengia: piccola sporgenza orizzontale di una parete rocciosa. Era mezzogiorno, eravamo in quattro sulla cresta del Secéda nel gruppo delle Odle, io, mio padre e due dei miei fratelli. Sopra di noi la 35 Piccola Fermeda. Alla luce abbagliante del sole, la parte sud appariva molto ripida, ma articolata, la via di ascesa sembrava non lasciare spazio a dubbi. Come batuffoli di cotone alcuni cumuli3 parevano appesi alle Dolomiti sud-orientali, le cui cime svettavano sull altipiano di Puez. Il tempo era quindi assolutamente stabile. 40 Non erano solo la curiosità o una certa spavalderia che mi spingevano a osservare quella parete sopra di noi, si trattava di qualcos altro. Forse volevo misurare i miei limiti. Dal momento che mio padre non obiettò, mi misi in marcia da solo e senza corda. Procedetti per un tratto lungo una cengia4 rocciosa, poi risalii obliquamente sulla de45 stra. La parete, ruvida e piuttosto scivolosa, non era particolarmente ripida nel primo tratto, ma sotto i miei piedi strapiombava. Non guardai verso il basso, bensì fissai davanti a me la parete lungo la quale salivo, presa dopo presa, passo dopo passo. Era proprio questo quello che volevo fare: arrampicare senza guardarmi attorno, seguendo solo 50 il mio istinto, trovando da solo la via. Di questo mi sentivo orgoglioso. Nel frattempo avevo raggiunto il passaggio chiave e cominciai a fissare con attenzione la parete verticale sopra di me. Individuata una serie di appigli per mani e piedi, iniziai ad arrampicare. Avevo rimosso qualunque cosa, gli unici concetti importanti erano presa, 55 passo e movimento, non pensavo ad altro. Forse in qualche punto ho avuto un attimo di esitazione e il mio sguardo è scivolato giù verso il vuoto che si perdeva trecento metri più in basso fra verdi pascoli. Passato qualche metro arrampicare diventò più semplice e poco dopo raggiunsi la cima sud, per poi arrivare, traversando su roccia friabile, 60 alla cima principale, dalla quale, guardando a nord, potevo vedere la Gschmagenhart-Alm, da dove quella mattina eravamo partiti per il nostro giro. Verso sud mi si presentavano tutte le più importanti vette dolomitiche, dal Sassolungo al Sass Songher, più in là, sullo sfondo, la Marmolada, il monte Pelmo e il Civetta. Per me arrampicare era qualcosa di più che un attività sportiva. Il 65 pericolo e le difficoltà facevano parte del quadro, così come il rischio e l avventura. Scalare una grande parete significava mettersi in gioco completamente, attratti da un mistero e costretti per qualche giorno a poter contare solo su se stessi. 70 Arrampicare vuol dire muoversi nello spazio aperto, essere liberi di osare qualcosa al di fuori delle regole, sperimentare, raggiungere 36 5395A_1 2 3_Generi.indd 36 15/02/18 10:04
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