VOLTIAMO PAGINA ANTOLOGIA 2

Mi sentivo un asino dalla testa ai piedi AUDIO 1 La biografia e l autobiografia Natalia Ginzburg Il testo Il brano che stai per leggere è tratto dalla raccolta di saggi intitolata Mai devi domandarmi, in cui l autrice narra di sé e della sua vita, a partire dalla solitudine che caratterizzava la sua infanzia. Siamo alla fine degli anni Sessanta, Natalia ha 12 anni e fa fatica a instaurare dei normali rapporti di amicizia con i suoi coetanei, forse anche a causa del suo carattere sensibile e malinconico. L autriceprotagonista Natalia Ginzburg (1916-1991) ebbe una produzione letteraria ricca e variegata: pubblicò commedie, saggi, racconti, romanzi. Nel 1963 si aggiudicò il premio Strega con il romanzo autobiografico Lessico famigliare, che ebbe un ottimo successo di critica e pubblico. Tra il 1970 e il 1984 scrisse le opere Mai devi domandarmi, La famiglia Manzoni e La città e la casa. Dopo la morte nel 1991, venne pubblicato postumo difficile parlare di sé, un testo derivato da una serie di conversazioni radiofoniche trasformato in un resoconto della propria vita e opera letteraria. A dodici anni, un estate, scrissi una poesia triste. Avevo già scritto alcune altre poesie, ma non erano tristi. Quella poesia triste la scrissi seduta a un tavolo con un mio amico, di nome Lucio. Eravamo in villeggiatura in montagna. 5 Lucio aveva la mia età, ma aveva tre mesi meno di me. Da piccola, volendo sposarlo, l idea di essere più vecchia di lui di tre mesi mi dispiaceva moltissimo. Mi sembrava un cattivo scherzo della sorte. Il mio amore per Lucio era appassionato e autoritario. Lui con me era remissivo e indifferente. Quando era l ora che doveva andare a casa, 10 non piangeva. Non batteva ciglio. Pigliava e se ne andava. Io invece piangevo, mi disperavo, mi buttavo per terra, ogni volta che lui se ne andava. Un giorno gli dissi che doveva, se io morivo, o suicidarsi, oppure farsi frate. Mi disse che non avrebbe fatto né l una cosa né l altra. 15 Tutto questo però apparteneva al passato. A dodici anni, non pensavo più di sposarlo. Non ci vedevamo più proprio tutti i giorni. Scrissi quella poesia triste pensando che il nostro amore era morto. Non ricordo tutta la poesia, ne ricordo solo alcuni versi. Dicevano: 20 E tu, e tu, Non sorridere più. Non vedi che amore finisce Come l estate e le rose, Come tutte le cose? Lui però non sorrideva. Era seduto dall altra parte del tavolo e scri25 veva anche lui una poesia. Non gli piaceva niente scrivere, ma usava, quando era con me, imitare quello che io facevo. Lucio scrisse una poesia non triste. Era intitolata Alpini. La ricordo tutta. Diceva così: 30 35 Sono alpini Sotto i pini E una fetta Di salame Li soddisfa Dalla fame. Sono alpini e salvarono l Italia Dormendo nelle veglie anche senza paglia. 24 5395A_1 2 3_Generi.indd 24 15/02/18 10:04
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