VOLTIAMO PAGINA ANTOLOGIA 2

LA GRANDE EMIGRAZIONE FINE OTTOCENTO-INIZIO NOVECENTO L’arrivo a New York Melania G. MazzuccoLa mano di Vita - umida, appiccicosa di zucchero, stretta nella sua - sarà l’unica cosa che Diamante finirà per ricordare del momento in cui il traghetto ha accostato ai moli di New York. Tutti gli altri raccontano della forte commozione alla vista degli edifici immensi, bruni di fuliggine, delle migliaia di finestre sui cui vetri si infrange la luce. Raccontano dei comignoli delle navi ancorate alle banchine, delle bandiere, delle insegne che annunciano uffici, banche e agenzie, della folla stupefacente assiepata nel porto. Ma Diamante è troppo piccolo di statura per intravedere, della terra promessa, altro che culi sbrindellati e schiene macilente. Si calca in testa il berretto e con un saltello assesta il sacco che porta sulle spalle. È la federa di un cuscino a righe e contiene tutto il suo bagaglio. Serra la mano di Vita nella sua, temendo che un urto, uno strattone, anche solo l’inerzia della folla, finiscano per separarli. «Non lasciarmi» le ordina, «per nessuna ragione, non lasciarmi». Vita è il suo passaporto per l’America, anche se non lo sa. Ha lo scontrino giallo in bocca, simile a quello che danno a chi deve ritirare i bagagli. Infatti anche loro devono essere ritirati. Sullo scontrino giallo c’è scritto good for father1, ma né lei né Diamante hanno la minima idea di che cosa significano quelle parole. Tutti si cercano, si chiamano in dozzine di lingue. Tutti hanno qualcuno che è venuto a prenderli, o che li aspetta al molo, un indirizzo scarabocchiato su un foglietto - il nome di un parente, di un connazionale, di un padrone. […] Scendono tenendosi per mano, subito inghiottiti da una folla esagitata. Nel frastuono assordante di veicoli, fra il cigolio degli argani2 e delle catene, il fischio delle sirene e le urla dei passeggeri, c’è chi vende passaggi per la stazione ferroviaria, chi un letto per la notte, chi acqua fresca, chi si offre di indicare la strada e chi cerca solo di soffiare un portafogli. I ragazzini che fumano appollaiati su mucchi di carbone hanno l’aria di voler accoltellare il primo meschino che svolta l’angolo. […] Ieri, 12 aprile 1903, dodicimilaseicentosessantotto persone sono sbarcate sull’isola3. Continuavano ad attraccare navi, partite da Brema, da Rotterdam, da Liverpool, Copenaghen, Amburgo. Solo da Napoli ne sono arrivate tre. Solo dalla loro nave, il Republic, sono scesi in duemiladuecentouno. Non s’era mai vista un’invasione del genere e i funzionari hanno perso la testa. I gruppi si intruppavano come pecore fra le passerelle, prima l’uno, poi l’altro, poi un altro ancora. Nella confusione, Vita si è infilata dietro a una zingara che si tirava appresso dieci figli. Diamante le è andato dietro. Sul traghetto la zingara si è accorta di avere dodici figli ma non ha detto niente. Adesso la folla li spinge inesorabilmente avanti. Hanno già superato le transenne, sono già arrivati ai magazzini della White Star Line, dove i facchini scaricano le valigie e le accatastano in pile alte quattro, cinque metri. Ma non ci sono solo valigie. Ci sono ceste di tutte le dimensioni, fagotti di tela, sacchi sdruciti e rappezzati mille volte. Qualcuno, per timore di smarrire il bagaglio, ci ha scritto sopra il suo nome. E adesso quei nomi - esposito, habil, madonia, ziparo, tsurekas, papagionis - sembrano supplicare i loro proprietari di venirli a ritirare, per sottrarre agli sguardi degli altri la vergogna della loro povertà. (Tratto da: M. G. Mazzucco, Vita, Rizzoli) Il testo La piccola Vita, di nove anni, ha lasciato il suo paesino in Campania e si è imbarcata per l’America con il cugino Diamante, un ragazzino di dodici anni. A New York la aspettano il papà e altri parenti. Dopo una lunga navigazione, finalmente i due ragazzi sono arrivati a destinazione: come le altre migliaia di emigranti, cercano disperatamente con gli occhi un volto conosciuto tra la folla del porto. L’autore Melania G. Mazzucco è nata a Roma nel 1966. È autrice di testi per il teatro e la radio e di romanzi di successo. Il brano che leggerai è tratto dal romanzo Vita, vincitore del premio Strega nel 2003 e di diversi altri premi internazionali. La vicenda è ispirata alla storia del nonno dell’autrice, emigrato negli Stati Uniti all’inizio del Novecento. 1. good for father: la scritta indica che la bambina è attesa dal padre, che verrà ad accoglierla al porto. 2. argano: macchina che serve a caricare e scaricare le merci dalle navi. 3. isola: Ellis Island, l’isoletta di fronte alla città di New York dove attraccavano i bastimenti in arrivo dall’Europa. Dall’isola si raggiungeva la terraferma con un traghetto (al quale si accenna subito dopo). LESSICO 1. Alla riga 15 si dice che «Vita è il suo passaporto per l’America»: che cosa significa questa metafora? 2. Quale frase nel testo fa capire che nel porto si trovano persone provenienti da ogni parte del mondo? Sottolinela.3. Nell’espressione «Scendono tenendosi per mano, subito inghiottiti da una folla esagitata» (r. 25-26), con quale sinonimo puoi sostituire l’aggettivo sottolineato?☐ esagerata ☐ impressionata ☐ frenetica ☐ allarmata4. L’autrice del brano letto usa una similitudine molto efficace per rendere l’immagine di una folla immensa, spersa e confusa. Rintracciala nel testo e trascrivila:5. Spiega la frase «la zingara si è accorta di avere dodici figli ma non ha detto niente» (r. 48).6. Il brano si chiude con una personificazione molto efficace e commovente. Trascrivila e spiegala. ANALIZZARE 7. Dove hanno attraccato le navi? Cerca notizie sull’isolotto di Ellis Island.8. Da dove arrivano le navi?9. Perché Vita ha abbandonato il proprio Paese?10. Nel testo compare una descrizione molto interessante dell’ambiente del porto e delle persone che lo affollano: chi si trova nel porto, oltre agli emigranti?11. Perché i funzionari del porto «hanno perso la testa»? (r. 42) CITTADINANZA ATTIVA E CONSAPEVOLE 12. Che cosa sai delle cause dell’emigrazione di fine Ottocento-inizio Novecento? Sono molto diverse da quelle che anche oggi spingono migliaia di persone ad abbandonare la propria terra, i propri affetti, le proprie origini per andare incontro all’ignoto? Documentati sul libro di storia, leggi il testo WB, guarda la scena del film e commenta in classe le informazioni e le impressioni. AL CINEMA Abbiamo letto la scena dell’arrivo a New York, ma che cosa succede alla partenza?Prima che la nave salpi, la tensione della gente è palpabile, subito dopo cala un silenzio profondo, rotto soltanto dalla sirena della nave.• Prima di partire per un lungo viaggio(da Nuovomondo di Emanuele Crialese)
LA GRANDE EMIGRAZIONE FINE OTTOCENTO-INIZIO NOVECENTO L’arrivo a New York Melania G. MazzuccoLa mano di Vita - umida, appiccicosa di zucchero, stretta nella sua - sarà l’unica cosa che Diamante finirà per ricordare del momento in cui il traghetto ha accostato ai moli di New York. Tutti gli altri raccontano della forte commozione alla vista degli edifici immensi, bruni di fuliggine, delle migliaia di finestre sui cui vetri si infrange la luce. Raccontano dei comignoli delle navi ancorate alle banchine, delle bandiere, delle insegne che annunciano uffici, banche e agenzie, della folla stupefacente assiepata nel porto. Ma Diamante è troppo piccolo di statura per intravedere, della terra promessa, altro che culi sbrindellati e schiene macilente. Si calca in testa il berretto e con un saltello assesta il sacco che porta sulle spalle. È la federa di un cuscino a righe e contiene tutto il suo bagaglio. Serra la mano di Vita nella sua, temendo che un urto, uno strattone, anche solo l’inerzia della folla, finiscano per separarli. «Non lasciarmi» le ordina, «per nessuna ragione, non lasciarmi». Vita è il suo passaporto per l’America, anche se non lo sa. Ha lo scontrino giallo in bocca, simile a quello che danno a chi deve ritirare i bagagli. Infatti anche loro devono essere ritirati. Sullo scontrino giallo c’è scritto good for father1, ma né lei né Diamante hanno la minima idea di che cosa significano quelle parole. Tutti si cercano, si chiamano in dozzine di lingue. Tutti hanno qualcuno che è venuto a prenderli, o che li aspetta al molo, un indirizzo scarabocchiato su un foglietto - il nome di un parente, di un connazionale, di un padrone. […] Scendono tenendosi per mano, subito inghiottiti da una folla esagitata. Nel frastuono assordante di veicoli, fra il cigolio degli argani2 e delle catene, il fischio delle sirene e le urla dei passeggeri, c’è chi vende passaggi per la stazione ferroviaria, chi un letto per la notte, chi acqua fresca, chi si offre di indicare la strada e chi cerca solo di soffiare un portafogli. I ragazzini che fumano appollaiati su mucchi di carbone hanno l’aria di voler accoltellare il primo meschino che svolta l’angolo. […] Ieri, 12 aprile 1903, dodicimilaseicentosessantotto persone sono sbarcate sull’isola3. Continuavano ad attraccare navi, partite da Brema, da Rotterdam, da Liverpool, Copenaghen, Amburgo. Solo da Napoli ne sono arrivate tre. Solo dalla loro nave, il Republic, sono scesi in duemiladuecentouno. Non s’era mai vista un’invasione del genere e i funzionari hanno perso la testa. I gruppi si intruppavano come pecore fra le passerelle, prima l’uno, poi l’altro, poi un altro ancora. Nella confusione, Vita si è infilata dietro a una zingara che si tirava appresso dieci figli. Diamante le è andato dietro. Sul traghetto la zingara si è accorta di avere dodici figli ma non ha detto niente. Adesso la folla li spinge inesorabilmente avanti. Hanno già superato le transenne, sono già arrivati ai magazzini della White Star Line, dove i facchini scaricano le valigie e le accatastano in pile alte quattro, cinque metri. Ma non ci sono solo valigie. Ci sono ceste di tutte le dimensioni, fagotti di tela, sacchi sdruciti e rappezzati mille volte. Qualcuno, per timore di smarrire il bagaglio, ci ha scritto sopra il suo nome. E adesso quei nomi - esposito, habil, madonia, ziparo, tsurekas, papagionis - sembrano supplicare i loro proprietari di venirli a ritirare, per sottrarre agli sguardi degli altri la vergogna della loro povertà. (Tratto da: M. G. Mazzucco, Vita, Rizzoli) Il testo La piccola Vita, di nove anni, ha lasciato il suo paesino in Campania e si è imbarcata per l’America con il cugino Diamante, un ragazzino di dodici anni. A New York la aspettano il papà e altri parenti. Dopo una lunga navigazione, finalmente i due ragazzi sono arrivati a destinazione: come le altre migliaia di emigranti, cercano disperatamente con gli occhi un volto conosciuto tra la folla del porto. L’autore Melania G. Mazzucco è nata a Roma nel 1966. È autrice di testi per il teatro e la radio e di romanzi di successo. Il brano che leggerai è tratto dal romanzo Vita, vincitore del premio Strega nel 2003 e di diversi altri premi internazionali. La vicenda è ispirata alla storia del nonno dell’autrice, emigrato negli Stati Uniti all’inizio del Novecento. 1. good for father: la scritta indica che la bambina è attesa dal padre, che verrà ad accoglierla al porto. 2. argano: macchina che serve a caricare e scaricare le merci dalle navi. 3. isola: Ellis Island, l’isoletta di fronte alla città di New York dove attraccavano i bastimenti in arrivo dall’Europa. Dall’isola si raggiungeva la terraferma con un traghetto (al quale si accenna subito dopo). LESSICO 1. Alla riga 15 si dice che «Vita è il suo passaporto per l’America»: che cosa significa questa metafora? 2. Quale frase nel testo fa capire che nel porto si trovano persone provenienti da ogni parte del mondo? Sottolinela.3. Nell’espressione «Scendono tenendosi per mano, subito inghiottiti da una folla esagitata» (r. 25-26), con quale sinonimo puoi sostituire l’aggettivo sottolineato?☐ esagerata ☐ impressionata ☐ frenetica ☐ allarmata4. L’autrice del brano letto usa una similitudine molto efficace per rendere l’immagine di una folla immensa, spersa e confusa. Rintracciala nel testo e trascrivila:5. Spiega la frase «la zingara si è accorta di avere dodici figli ma non ha detto niente» (r. 48).6. Il brano si chiude con una personificazione molto efficace e commovente. Trascrivila e spiegala. ANALIZZARE 7. Dove hanno attraccato le navi? Cerca notizie sull’isolotto di Ellis Island.8. Da dove arrivano le navi?9. Perché Vita ha abbandonato il proprio Paese?10. Nel testo compare una descrizione molto interessante dell’ambiente del porto e delle persone che lo affollano: chi si trova nel porto, oltre agli emigranti?11. Perché i funzionari del porto «hanno perso la testa»? (r. 42) CITTADINANZA ATTIVA E CONSAPEVOLE 12. Che cosa sai delle cause dell’emigrazione di fine Ottocento-inizio Novecento? Sono molto diverse da quelle che anche oggi spingono migliaia di persone ad abbandonare la propria terra, i propri affetti, le proprie origini per andare incontro all’ignoto? Documentati sul libro di storia, leggi il testo WB, guarda la scena del film e commenta in classe le informazioni e le impressioni. AL CINEMA Abbiamo letto la scena dell’arrivo a New York, ma che cosa succede alla partenza?Prima che la nave salpi, la tensione della gente è palpabile, subito dopo cala un silenzio profondo, rotto soltanto dalla sirena della nave.• Prima di partire per un lungo viaggio(da Nuovomondo di Emanuele Crialese)