VOLTIAMO PAGINA ANTOLOGIA 2

LA SCOPERTA DELL’AMERICA La storia dipende dai punti di vista… Gli europei e gli indigeni Cristoforo Colombo Io, per accattivarmi la loro simpatia, diedi loro alcuni berretti rossi e poche biglie di vetro che si mettevano al collo e altre cianfrusaglie di poco valore, delle quali furono molto contenti, che era un piacere vederli. Si avvicinavano a nuoto alle nostre barche, ci portavano pappagalli e gomitoli di cotone e molte altre cose, che noi barattavamo con palline di vetro e sonagli. Erano tutti nudi come quando erano nati. Non mi parve che nessuno avesse più di trent’anni, erano di bell’aspetto, con i corpi armoniosi. Di colorito sono né bianchi né neri. Alcuni si tingono di bianco, altri di rosso, altri del colore che trovano; alcuni si dipingono la faccia, altri tutto il corpo, altri soltanto gli occhi, altri il naso. Non posseggono armi né le conoscono; ho mostrato loro le spade e si sono tagliati, perché le afferravano per il filo. Non conoscono il ferro, i loro arpioni sono lunghe aste di legno con in cima un dente di pesce. Devono essere ottimi servitori e di buon ingegno, poiché ripetevano tutto quello che dicevamo. (Tratto da: C. Colombo, Gli scritti, Einaudi) Il testo 11 ottobre 1492: Cristoforo Colombo è appena sbarcato nel Nuovo Mondo. Così, nel suo diario di viaggio, descrive il primo incontro con gli indigeni. L’autore Cristoforo Colombo, Genova 1451 - Valladolid, Spagna, 1506. Gli indigeni e gli europei Gabriel García MárquezErano arrivati certi forestieri che parlottavano una strana lingua. Avendo visto che gli andavamo incontro per riceverli, nuotando intorno alle loro imbarcazioni, si arrampicarono sugli alberi delle loro navi e si gridavano gli uni agli altri: guardate come sono ben fatti, come sono armoniosi i loro corpi e come sono di bell’aspetto. E avendo notato che eravamo dipinti per non spellarci sotto il sole, si agitarono come pappagalli bagnati gridando: guardate come si dipingono, non sono né bianchi né neri. Noi non capivamo perché diavolo si agitavano tanto, visto che noi eravamo naturali così come le nostre madri ci avevano messo al mondo, mentre loro erano vestiti come il fante di bastoni1, nonostante il caldo. E gridavano che noi non eravamo capaci di capire la lingua da cristiani, mentre erano loro che non capivano quello che dicevamo noi. Poi vennero verso di noi e si meravigliavano che i nostri arpioni avessero come punta un dente di pesce, e facevano baratto di tutto quello che avevamo, dandoci dei berretti rossi e delle filze di palle di vetro, che noi ci mettevamo al collo, tanto per fargli piacere. E poi ci davano un mucchio di altre mercanzie, di quelle più a buon mercato. Poiché vedemmo che erano buoni servitori e di buon ingegno, ce li portammo verso la spiaggia. (Tratto da: G. García Márquez, L’autunno del patriarca, Mondadori) Il testo Ma gli indios che cosa pensarono durante quel primo incontro con gli europei? Non lo sappiamo, perché non ci è giunta la loro testimonianza. Nella storia accade spesso così: solo i vincitori, i conquistatori, lasciano testimonianza. Non riusciamo quasi mai a sentire la voce dei vinti, raramente possiamo conoscere la loro versione dei fatti. Un grande scrittore sudamericano, Gabriel García Márquez, ha provato a immaginare quale impressione fecero agli indios quegli strani individui sbarcati dalle navi spagnole. In altre parole, Márquez ha voluto raccontarci la scoperta dell’America dal punto di vista degli americani. Il suo racconto è inventato, certo, ma ci aiuta a riflettere sul fatto che la “civiltà” e il “progresso” sono concetti molto relativi: dipende dal punto di vista… L’autore Gabriel García Márquez (1928-2014) è uno scrittore colombiano, vincitore del PREMIO NOBEL nel 1982. Nei suoi romanzi ha dato vita a un universo mitico, in cui la storia e la cultura sudamericane si fondono con elementi magici e fantastici. Ricordiamo il suo capolavoro, Cent’anni di solitudine. 1. fante di bastoni: è una figura delle carte da gioco. Il paragone vuole suggerire che, agli occhi degli indios, gli europei erano vestiti in modo stravagante e del tutto inadatto al clima: con quel caldo era normale stare nudi, mentre era sorprendente vedere uomini con vestiti pesanti. LESSICO 1. All’inizio del secondo brano, il termine “parlottavano” indica che ☐ parlavano sottovoce ☐ parlavano insieme ☐ parlavano in modo confuso 2. I due paragoni rivolti agli spagnoli «si agitarono come pappagalli bagnati» ed «erano vestiti come il fante di bastoni» indicano negli indios stati d’animo di ☐ curiosità e sorpresa ☐ ammirazione e stupore ☐ paura e confusione ANALIZZARE 3. Per evidenziare i diversi punti di vista prepara una tabella simile a questa e scrivi i pensieri degli spagnoli e quelli degli indios rispetto ai punti indicati. L’arrivo Come si vedevano gli uni e gli altri I doni La lingua parlata Le considerazioni finali CITTADINANZA ATTIVA E CONSAPEVOLE 4. Parlare Conosci le terribili conseguenze della colonizzazione spagnola sugli indios? Puoi documentarti sul tuo volume di storia o leggere la denuncia di Bartolomé de Las Casas, su questo volume a p. 303. Immagina di essere testimone di questo primo approdo degli europei sul Nuovo Continente e di parlare agli indios per metterli in guardia. Rivolgi loro un discorso semplice, ma efficace. AL CINEMA Queste immagini ci fanno vedere come - forse - è avvenuto l’incontro tra due civiltà molto diverse tra loro. Il momento è proprio quello dello sbarco di Cristoforo Colombo nel Nuovo Mondo. Che cosa avranno pensato gli uni degli altri? Se lo chiedevano anche i protagonisti di questo storico evento. • Chissà che cosa staranno pensando di tipi come noi! (da Cristoforo Colombo di Alberto Lattuada)
LA SCOPERTA DELL’AMERICA La storia dipende dai punti di vista… Gli europei e gli indigeni Cristoforo Colombo Io, per accattivarmi la loro simpatia, diedi loro alcuni berretti rossi e poche biglie di vetro che si mettevano al collo e altre cianfrusaglie di poco valore, delle quali furono molto contenti, che era un piacere vederli. Si avvicinavano a nuoto alle nostre barche, ci portavano pappagalli e gomitoli di cotone e molte altre cose, che noi barattavamo con palline di vetro e sonagli. Erano tutti nudi come quando erano nati. Non mi parve che nessuno avesse più di trent’anni, erano di bell’aspetto, con i corpi armoniosi. Di colorito sono né bianchi né neri. Alcuni si tingono di bianco, altri di rosso, altri del colore che trovano; alcuni si dipingono la faccia, altri tutto il corpo, altri soltanto gli occhi, altri il naso. Non posseggono armi né le conoscono; ho mostrato loro le spade e si sono tagliati, perché le afferravano per il filo. Non conoscono il ferro, i loro arpioni sono lunghe aste di legno con in cima un dente di pesce. Devono essere ottimi servitori e di buon ingegno, poiché ripetevano tutto quello che dicevamo. (Tratto da: C. Colombo, Gli scritti, Einaudi) Il testo 11 ottobre 1492: Cristoforo Colombo è appena sbarcato nel Nuovo Mondo. Così, nel suo diario di viaggio, descrive il primo incontro con gli indigeni. L’autore Cristoforo Colombo, Genova 1451 - Valladolid, Spagna, 1506. Gli indigeni e gli europei Gabriel García MárquezErano arrivati certi forestieri che parlottavano una strana lingua. Avendo visto che gli andavamo incontro per riceverli, nuotando intorno alle loro imbarcazioni, si arrampicarono sugli alberi delle loro navi e si gridavano gli uni agli altri: guardate come sono ben fatti, come sono armoniosi i loro corpi e come sono di bell’aspetto. E avendo notato che eravamo dipinti per non spellarci sotto il sole, si agitarono come pappagalli bagnati gridando: guardate come si dipingono, non sono né bianchi né neri. Noi non capivamo perché diavolo si agitavano tanto, visto che noi eravamo naturali così come le nostre madri ci avevano messo al mondo, mentre loro erano vestiti come il fante di bastoni1, nonostante il caldo. E gridavano che noi non eravamo capaci di capire la lingua da cristiani, mentre erano loro che non capivano quello che dicevamo noi. Poi vennero verso di noi e si meravigliavano che i nostri arpioni avessero come punta un dente di pesce, e facevano baratto di tutto quello che avevamo, dandoci dei berretti rossi e delle filze di palle di vetro, che noi ci mettevamo al collo, tanto per fargli piacere. E poi ci davano un mucchio di altre mercanzie, di quelle più a buon mercato. Poiché vedemmo che erano buoni servitori e di buon ingegno, ce li portammo verso la spiaggia. (Tratto da: G. García Márquez, L’autunno del patriarca, Mondadori) Il testo Ma gli indios che cosa pensarono durante quel primo incontro con gli europei? Non lo sappiamo, perché non ci è giunta la loro testimonianza. Nella storia accade spesso così: solo i vincitori, i conquistatori, lasciano testimonianza. Non riusciamo quasi mai a sentire la voce dei vinti, raramente possiamo conoscere la loro versione dei fatti. Un grande scrittore sudamericano, Gabriel García Márquez, ha provato a immaginare quale impressione fecero agli indios quegli strani individui sbarcati dalle navi spagnole. In altre parole, Márquez ha voluto raccontarci la scoperta dell’America dal punto di vista degli americani. Il suo racconto è inventato, certo, ma ci aiuta a riflettere sul fatto che la “civiltà” e il “progresso” sono concetti molto relativi: dipende dal punto di vista… L’autore Gabriel García Márquez (1928-2014) è uno scrittore colombiano, vincitore del PREMIO NOBEL nel 1982. Nei suoi romanzi ha dato vita a un universo mitico, in cui la storia e la cultura sudamericane si fondono con elementi magici e fantastici. Ricordiamo il suo capolavoro, Cent’anni di solitudine. 1. fante di bastoni: è una figura delle carte da gioco. Il paragone vuole suggerire che, agli occhi degli indios, gli europei erano vestiti in modo stravagante e del tutto inadatto al clima: con quel caldo era normale stare nudi, mentre era sorprendente vedere uomini con vestiti pesanti. LESSICO 1. All’inizio del secondo brano, il termine “parlottavano” indica che ☐ parlavano sottovoce ☐ parlavano insieme ☐ parlavano in modo confuso 2. I due paragoni rivolti agli spagnoli «si agitarono come pappagalli bagnati» ed «erano vestiti come il fante di bastoni» indicano negli indios stati d’animo di ☐ curiosità e sorpresa ☐ ammirazione e stupore ☐ paura e confusione ANALIZZARE 3. Per evidenziare i diversi punti di vista prepara una tabella simile a questa e scrivi i pensieri degli spagnoli e quelli degli indios rispetto ai punti indicati. L’arrivo Come si vedevano gli uni e gli altri I doni La lingua parlata Le considerazioni finali CITTADINANZA ATTIVA E CONSAPEVOLE 4. Parlare Conosci le terribili conseguenze della colonizzazione spagnola sugli indios? Puoi documentarti sul tuo volume di storia o leggere la denuncia di Bartolomé de Las Casas, su questo volume a p. 303. Immagina di essere testimone di questo primo approdo degli europei sul Nuovo Continente e di parlare agli indios per metterli in guardia. Rivolgi loro un discorso semplice, ma efficace. AL CINEMA Queste immagini ci fanno vedere come - forse - è avvenuto l’incontro tra due civiltà molto diverse tra loro. Il momento è proprio quello dello sbarco di Cristoforo Colombo nel Nuovo Mondo. Che cosa avranno pensato gli uni degli altri? Se lo chiedevano anche i protagonisti di questo storico evento. • Chissà che cosa staranno pensando di tipi come noi! (da Cristoforo Colombo di Alberto Lattuada)