VOLTIAMO PAGINA ANTOLOGIA 2

IL CLIMA CAMBIA E LA TERRA DIVENTA SEMPRE PIÙ INOSPITALE In fuga dal clima impazzito Ogni anno milioni di persone sono costrette ad abbandonare le proprie case e i propri territori di origine a causa degli effetti del riscaldamento globale. Un esodo1 di dimensioni crescenti, che ha determinato la nascita di una nuova categoria di sfollati: gli ecoprofughi. I numeri diffusi da Legambiente2 sono sconfortanti e invitano alla prevenzione e a un’azione il più possibile tempestiva: oggi, infatti, oltre 800 milioni di persone vivono in aree considerate a rischio; di queste, 344 milioni sono esposte al pericolo di cicloni tropicali e 521 milioni a quello di inondazioni. Le zone aride e semiaride, che subiscono maggiormente gli effetti dei cambiamenti climatici, rappresentano il 40% della superficie terrestre, dove vivono circa 2 miliardi di persone. Attualmente, inoltre, 6 milioni di persone sono considerate potenzialmente ecoprofughe, in quanto potrebbero essere costrette in qualsiasi momento ad abbandonare le proprie case e il proprio territorio a causa delle conseguenze del riscaldamento globale: un flusso migratorio che potrebbe essere causato sia da catastrofi naturali, quali inondazioni e tempeste, sia dall’innalzamento del livello del mare e dalla progressiva desertificazione. L’UNHCR (Agenzia dell’Onu per i Rifugiati) prevede 200-250 milioni di persone in fuga per “cause ambientali” entro il 2050: un vero e proprio disastro umanitario. Nonostante le proporzioni raggiunte dal fenomeno e la drammaticità delle prospettive future, la condizione degli ecoprofughi non ha ancora ricevuto la dovuta attenzione, anche perché lo status3 di “profugo ambientale” non viene riconosciuto ufficialmente, come invece accade per i profughi politici. Eppure, i numeri sono più che rilevanti e gli effetti disastrosi dei cambiamenti climatici sono già una drammatica realtà in molte aree del globo, e non soltanto nei cosiddetti Paesi in via di sviluppo. La stessa Europa non può considerarsi del tutto al sicuro, dato che 30 milioni di ettari4 di terra affacciati sul Mediterraneo, tra Spagna, Portogallo, Marocco, Libia e Tunisia, mostrano già i primi sintomi della desertificazione ed espongono al rischio ben 6,5 milioni di persone. Per quanto riguarda l’Italia, lo studio di Legambiente stima che circa 4 500 chilometri quadrati di territorio nazionale, soprattutto al Sud, potrebbero venire sommersi a causa dell’innalzamento delle acque. Si tratta di dati e previsioni non esattamente rassicuranti, che impongono lo studio di soluzioni e di provvedimenti di assistenza a sostegno delle popolazioni colpite o a rischio e che, soprattutto, invitano i Paesi più industrializzati ad assumersi le proprie responsabilità e a mettere (finalmente) in pratica i buoni propositi, riducendo la propria dipendenza da petrolio e carbone e puntando su politiche di tutela dell’ambiente e sulle energie alternative. 1. esodo: emigrazione di un gran numero di persone, per motivi politici, religiosi o in conseguenza di qualche calamità naturale. 2. Legambiente: associazione italiana in difesa dell’ambiente. 3. status: stato, posizione ufficiale. 4. ettari: l’ettaro è l’unità di misura della superficie, usata soprattutto per misurare i terreni. Un ettaro equivale a 10 000 metri quadrati. IL PRIMO ECOPROFUGO Ioane Teitiota, 37 anni, è il primo profugo a chiedere asilo per i cambiamenti climatici. L’isola dell’arcipelago delle Kiribati, nell’oceano Pacifico, in cui viveva è stata travolta dall’innalzamento del livello dei mari causato dal riscaldamento globale. Per questo è fuggito in Nuova Zelanda, dove, però, la legge concede asilo a chi «teme di essere perseguitato» o è «in pericolo di vita» al punto da «non aver un posto dove tornare». Ma Teitiota, davanti al giudice del tribunale, ha spiegato che «non c’è futuro a Kiribati, perché si tratta di isole appena 2 metri sopra il livello del mare», destinate, quindi, a essere sommerse dalle conseguenze del riscaldamento del clima e dello scioglimento dei ghiacciai. Questo le rende uno dei posti più vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico. L’ecoprofugo, che è arrivato in Nuova Zelanda nel 2007 e ha tre figli nati lì, ha ribadito i rischi a cui andrebbe incontro se fosse costretto a tornare a Kiribati, dove non c’è più un lembo di terra in cui poter tornare a vivere tranquillamente. Questo ha aperto un forte dibattito sulla necessità di aggiornare la Convenzione sui rifugiati, entrata in vigore alla fine della Seconda guerra mondiale. Dovrebbe essere cambiata e includere anche le persone che fuggono dai catastrofici effetti del cambiamento climatico. Fino a oggi la Nuova Zelanda e l’Australia, i due Paesi più sviluppati del Pacifico del Sud, hanno resistito alle richieste di cambiare le leggi in materia di immigrazione a favore dei rifugiati del clima, ma Kiribati spera in un ripensamento in materia di protezione e assistenza umanitaria. Anche perché a nulla sono servite le dighe e le barriere, la sua isola non è più abitabile: le alte onde del mare hanno rotto gli argini lungo le spiagge e l’acqua dell’oceano ha invaso case, pozzi e raccolti. COMPRENDERE 1. Quali zone della Terra subiscono maggiormente gli effetti dei cambiamenti climatici? 2. Completa con le cifre ricavate dal testo. • Oggi: .................................................. di persone vivono in aree considerate a rischio. • Nel 2050: .................................................. in fuga per cause ambientali. 3. Qual è l’area dell’Europa più a rischio? ☐ Le Alpi ☐ Il mar Mediterraneo ☐ Le terre affacciate sul mar Mediterraneo 4. Quale rischio corre, soprattutto, questa parte dell’Europa? ☐ Desertificazione ☐ Inondazioni ☐ Cicloni tropicali 5. Quale parte dell’Italia è maggiormente in pericolo? Quale rischio corre? 6. Chi è Ioane Teitiota? 7. Perché Ioane Teitiota non può continuare a vivere nella sua isola? LESSICO 8. Sottolinea in rosso i sinonimi di “arido” e in blu i suoi contrari. piovoso • asciutto • arso • umido • secco • bagnato 9. La parola “profugo” significa ☐ una persona che sceglie di andare via dal proprio Paese ☐ una persona che è costretta a fuggire dal proprio Paese ☐ una persona che fugge 10. Il termine “ecoprofugo” significa “profugo a causa dell’ambiente”, che è diventato inospitale o invivibile. Conosci altri termini formati con il prefisso eco- nel significato di “ambiente”? Scrivili. 11. Il prefisso eco- deriva dalla parola del greco antico oikos, che significa “casa”. Perché, secondo te, alcune parole italiane che riguardano la difesa dell’ambiente naturale contengono questo prefisso? 12. Attualmente «6 milioni di persone sono considerate potenzialmente ecoprofughe» (r. 13-14). Ciò significa che ☐ 6 milioni di ecoprofughi hanno la forza di tornare al loro Paese ☐ 6 milioni di persone hanno ottenuto il riconoscimento ufficiale di “ecoprofughi” ☐ 6 milioni di persone rischiano di diventare “ecoprofughe” ANALIZZARE 13. Completa la mappa seguente: inserisci le parole elencate nelle posizioni esatte. dei ghiacciai • delle temperature • di ecoprofughi • desertificazione • dei mari 14. I due testi che hai letto trattano lo stesso argomento, ma ☐ il secondo testo esprime un’opinione diversa sul tema degli ecoprofughi ☐ il primo testo espone in generale il problema degli ecoprofughi, mentre il secondo testo parla di un caso concreto ☐ il primo testo espone in generale il problema degli ecoprofughi, mentre il secondo testo illustra la differenza tra profughi politici e profughi del clima 15. In entrambi i testi sottolinea le parti in cui si parla della necessità di cambiare le regole attuali, che impediscono di riconoscere ufficialmente i profughi ambientali. I due testi esprimono la stessa opinione su questo argomento? ☐ Sì ☐ No ESPRIMERE E VALUTARE 16. Scrivere Rileggi il testo Il primo ecoprofugo. Immagina di essere Ioane Teitiota e di dover spiegare ai giudici della Nuova Zelanda il tuo problema e di chiedere di essere accolto come “ecoprofugo”. Scrivi il testo in prima persona. Esponi con chiarezza la tua situazione e cerca di essere molto persuasiva/o.
IL CLIMA CAMBIA E LA TERRA DIVENTA SEMPRE PIÙ INOSPITALE In fuga dal clima impazzito Ogni anno milioni di persone sono costrette ad abbandonare le proprie case e i propri territori di origine a causa degli effetti del riscaldamento globale. Un esodo1 di dimensioni crescenti, che ha determinato la nascita di una nuova categoria di sfollati: gli ecoprofughi. I numeri diffusi da Legambiente2 sono sconfortanti e invitano alla prevenzione e a un’azione il più possibile tempestiva: oggi, infatti, oltre 800 milioni di persone vivono in aree considerate a rischio; di queste, 344 milioni sono esposte al pericolo di cicloni tropicali e 521 milioni a quello di inondazioni. Le zone aride e semiaride, che subiscono maggiormente gli effetti dei cambiamenti climatici, rappresentano il 40% della superficie terrestre, dove vivono circa 2 miliardi di persone. Attualmente, inoltre, 6 milioni di persone sono considerate potenzialmente ecoprofughe, in quanto potrebbero essere costrette in qualsiasi momento ad abbandonare le proprie case e il proprio territorio a causa delle conseguenze del riscaldamento globale: un flusso migratorio che potrebbe essere causato sia da catastrofi naturali, quali inondazioni e tempeste, sia dall’innalzamento del livello del mare e dalla progressiva desertificazione. L’UNHCR (Agenzia dell’Onu per i Rifugiati) prevede 200-250 milioni di persone in fuga per “cause ambientali” entro il 2050: un vero e proprio disastro umanitario. Nonostante le proporzioni raggiunte dal fenomeno e la drammaticità delle prospettive future, la condizione degli ecoprofughi non ha ancora ricevuto la dovuta attenzione, anche perché lo status3 di “profugo ambientale” non viene riconosciuto ufficialmente, come invece accade per i profughi politici. Eppure, i numeri sono più che rilevanti e gli effetti disastrosi dei cambiamenti climatici sono già una drammatica realtà in molte aree del globo, e non soltanto nei cosiddetti Paesi in via di sviluppo. La stessa Europa non può considerarsi del tutto al sicuro, dato che 30 milioni di ettari4 di terra affacciati sul Mediterraneo, tra Spagna, Portogallo, Marocco, Libia e Tunisia, mostrano già i primi sintomi della desertificazione ed espongono al rischio ben 6,5 milioni di persone. Per quanto riguarda l’Italia, lo studio di Legambiente stima che circa 4 500 chilometri quadrati di territorio nazionale, soprattutto al Sud, potrebbero venire sommersi a causa dell’innalzamento delle acque. Si tratta di dati e previsioni non esattamente rassicuranti, che impongono lo studio di soluzioni e di provvedimenti di assistenza a sostegno delle popolazioni colpite o a rischio e che, soprattutto, invitano i Paesi più industrializzati ad assumersi le proprie responsabilità e a mettere (finalmente) in pratica i buoni propositi, riducendo la propria dipendenza da petrolio e carbone e puntando su politiche di tutela dell’ambiente e sulle energie alternative. 1. esodo: emigrazione di un gran numero di persone, per motivi politici, religiosi o in conseguenza di qualche calamità naturale. 2. Legambiente: associazione italiana in difesa dell’ambiente. 3. status: stato, posizione ufficiale. 4. ettari: l’ettaro è l’unità di misura della superficie, usata soprattutto per misurare i terreni. Un ettaro equivale a 10 000 metri quadrati. IL PRIMO ECOPROFUGO Ioane Teitiota, 37 anni, è il primo profugo a chiedere asilo per i cambiamenti climatici. L’isola dell’arcipelago delle Kiribati, nell’oceano Pacifico, in cui viveva è stata travolta dall’innalzamento del livello dei mari causato dal riscaldamento globale. Per questo è fuggito in Nuova Zelanda, dove, però, la legge concede asilo a chi «teme di essere perseguitato» o è «in pericolo di vita» al punto da «non aver un posto dove tornare». Ma Teitiota, davanti al giudice del tribunale, ha spiegato che «non c’è futuro a Kiribati, perché si tratta di isole appena 2 metri sopra il livello del mare», destinate, quindi, a essere sommerse dalle conseguenze del riscaldamento del clima e dello scioglimento dei ghiacciai. Questo le rende uno dei posti più vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico. L’ecoprofugo, che è arrivato in Nuova Zelanda nel 2007 e ha tre figli nati lì, ha ribadito i rischi a cui andrebbe incontro se fosse costretto a tornare a Kiribati, dove non c’è più un lembo di terra in cui poter tornare a vivere tranquillamente. Questo ha aperto un forte dibattito sulla necessità di aggiornare la Convenzione sui rifugiati, entrata in vigore alla fine della Seconda guerra mondiale. Dovrebbe essere cambiata e includere anche le persone che fuggono dai catastrofici effetti del cambiamento climatico. Fino a oggi la Nuova Zelanda e l’Australia, i due Paesi più sviluppati del Pacifico del Sud, hanno resistito alle richieste di cambiare le leggi in materia di immigrazione a favore dei rifugiati del clima, ma Kiribati spera in un ripensamento in materia di protezione e assistenza umanitaria. Anche perché a nulla sono servite le dighe e le barriere, la sua isola non è più abitabile: le alte onde del mare hanno rotto gli argini lungo le spiagge e l’acqua dell’oceano ha invaso case, pozzi e raccolti. COMPRENDERE 1. Quali zone della Terra subiscono maggiormente gli effetti dei cambiamenti climatici? 2. Completa con le cifre ricavate dal testo. • Oggi: .................................................. di persone vivono in aree considerate a rischio. • Nel 2050: .................................................. in fuga per cause ambientali. 3. Qual è l’area dell’Europa più a rischio? ☐ Le Alpi ☐ Il mar Mediterraneo ☐ Le terre affacciate sul mar Mediterraneo 4. Quale rischio corre, soprattutto, questa parte dell’Europa? ☐ Desertificazione ☐ Inondazioni ☐ Cicloni tropicali 5. Quale parte dell’Italia è maggiormente in pericolo? Quale rischio corre? 6. Chi è Ioane Teitiota? 7. Perché Ioane Teitiota non può continuare a vivere nella sua isola? LESSICO 8. Sottolinea in rosso i sinonimi di “arido” e in blu i suoi contrari. piovoso • asciutto • arso • umido • secco • bagnato 9. La parola “profugo” significa ☐ una persona che sceglie di andare via dal proprio Paese ☐ una persona che è costretta a fuggire dal proprio Paese ☐ una persona che fugge 10. Il termine “ecoprofugo” significa “profugo a causa dell’ambiente”, che è diventato inospitale o invivibile. Conosci altri termini formati con il prefisso eco- nel significato di “ambiente”? Scrivili. 11. Il prefisso eco- deriva dalla parola del greco antico oikos, che significa “casa”. Perché, secondo te, alcune parole italiane che riguardano la difesa dell’ambiente naturale contengono questo prefisso? 12. Attualmente «6 milioni di persone sono considerate potenzialmente ecoprofughe» (r. 13-14). Ciò significa che ☐ 6 milioni di ecoprofughi hanno la forza di tornare al loro Paese ☐ 6 milioni di persone hanno ottenuto il riconoscimento ufficiale di “ecoprofughi” ☐ 6 milioni di persone rischiano di diventare “ecoprofughe” ANALIZZARE 13. Completa la mappa seguente: inserisci le parole elencate nelle posizioni esatte. dei ghiacciai • delle temperature • di ecoprofughi • desertificazione • dei mari 14. I due testi che hai letto trattano lo stesso argomento, ma ☐ il secondo testo esprime un’opinione diversa sul tema degli ecoprofughi ☐ il primo testo espone in generale il problema degli ecoprofughi, mentre il secondo testo parla di un caso concreto ☐ il primo testo espone in generale il problema degli ecoprofughi, mentre il secondo testo illustra la differenza tra profughi politici e profughi del clima 15. In entrambi i testi sottolinea le parti in cui si parla della necessità di cambiare le regole attuali, che impediscono di riconoscere ufficialmente i profughi ambientali. I due testi esprimono la stessa opinione su questo argomento? ☐ Sì ☐ No ESPRIMERE E VALUTARE 16. Scrivere Rileggi il testo Il primo ecoprofugo. Immagina di essere Ioane Teitiota e di dover spiegare ai giudici della Nuova Zelanda il tuo problema e di chiedere di essere accolto come “ecoprofugo”. Scrivi il testo in prima persona. Esponi con chiarezza la tua situazione e cerca di essere molto persuasiva/o.