VOLTIAMO PAGINA ANTOLOGIA 2

LA TERRA NON APPARTIENE ALL’UOMO, È L’UOMO CHE APPARTIENE ALLA TERRA Sorella aquila, fratello cervo Seathl, capo indiano Il grande Capo che sta a Washington ci manda a dire che vuole comprare la nostra terra. Il grande Capo ci manda anche espressioni di amicizia e di buona volontà. Ciò è gentile da parte sua, poiché sappiamo che egli non ha bisogno della nostra amicizia in contraccambio. Ma noi considereremo questa offerta, perché sappiamo che se non venderemo, l’uomo bianco potrebbe venire con i fucili a prendere la nostra terra. Quello che dice il Capo Seathl, il grande Capo di Washington può considerarlo sicuro, come i nostri fratelli bianchi possono considerare sicuro il ritorno delle stagioni. Le mie parole sono come le stelle e non tramontano. Ma come potete comprare o vendere il cielo, il calore della terra? Questa idea è strana per noi. Noi non siamo proprietari della freschezza dell’aria o dello scintillìo dell’acqua: come potete comprarli da noi? Ogni parte di questa terra è sacra al mio popolo. Ogni ago scintillante di pino, ogni spiaggia sabbiosa, ogni goccia di rugiada nei boschi oscuri, ogni insetto ronzante è sacro nella memoria e nell’esperienza del mio popolo. La linfa che circola negli alberi porta le memorie dell’uomo rosso. I morti dell’uomo bianco dimenticano il paese della loro nascita quando vanno a camminare fra le stelle. Noi siamo parte della terra ed essa è parte di noi. I fiori profumati sono nostre sorelle. Il cervo, il cavallo e l’aquila sono nostri fratelli. Le creste rocciose, le essenze dei prati, il calore del corpo dei cavalli e l’uomo, tutti appartengono alla stessa famiglia. Perciò, quando il grande Capo che sta a Washington ci manda a dire che vuole comprare la nostra terra, ci chiede molto. Egli ci manda a dire che ci riserverà un posto dove potremo vivere comodamente per conto nostro. Quindi noi considereremo la vostra offerta di acquisto. Ma non sarà facile, perché questa terra per noi è sacra. L’acqua scintillante che scorre nei torrenti e nei fiumi non è soltanto acqua, ma è il sangue dei nostri antenati. Se noi vi vendiamo la terra, voi dovete ricordare che essa è sacra e dovete insegnare ai vostri figli che essa è sacra e che ogni tremolante riflesso nell’acqua limpida del lago parla di eventi e di ricordi, nella vita del mio popolo. Il mormorìo dell’acqua è la voce del padre di mio padre. I fiumi sono i nostri fratelli ed essi saziano la nostra sete. I fiumi portano le nostre canoe e nutrono i nostri figli. Se vi vendiamo la terra, voi dovete ricordare e insegnare ai vostri figli che i fiumi sono nostri fratelli e anche vostri e dovete perciò usare con i fiumi la gentilezza che usereste con un fratello. L’uomo rosso si è sempre ritirato davanti all’avanzata dell’uomo bianco, come la rugiada sulle montagne si ritira davanti al sole del mattino. Noi sappiamo che l’uomo bianco non capisce i nostri pensieri. Una porzione della terra è la stessa per lui come un’altra, perché egli è uno straniero che viene nella notte e prende dalla terra qualunque cosa gli serva. La terra non è suo fratello, ma suo nemico e, quando l’ha conquistata, egli si sposta, lascia le tombe dei suoi padri dietro di lui e non se ne cura. Le tombe dei suoi padri e i diritti dei suoi figli vengono dimenticati. Egli tratta sua madre, la terra, e suo fratello, il cielo, come cose che possono essere comprate, sfruttate e vendute, come fossero pecore o perline colorate. Il suo appetito dividerà la terra e lascerà dietro solo un deserto. Non so, i nostri pensieri sono differenti dai vostri pensieri. La vista delle vostre città ferisce gli occhi dell’uomo rosso. Ma forse ciò avviene perché l’uomo rosso è un selvaggio e non capisce. Non c’è alcun posto quieto nelle città dell’uomo bianco. Alcun posto in cui sentire lo stormire di foglie1 in primavera o il ronzìo delle ali degli insetti. Ma forse io sono un selvaggio e non capisco. Il rumore delle città ci sembra soltanto che ferisca gli orecchi. L’indiano preferisce il dolce rumore del vento che soffia sulla superficie di un lago o l’odore del vento stesso, pulito dalla pioggia o profumato dagli aghi di pino. L’aria è preziosa per l’uomo rosso poiché tutte le cose partecipano dello stesso respiro, l’animale, la pianta, l’uomo, tutti partecipano dello stesso respiro. L’uomo bianco non sembra accorgersi dell’aria che respira e, come un uomo da molti giorni in agonia, egli è insensibile alla puzza. E se vi vendiamo la nostra terra, voi dovete tenerla da parte e come sacra, come un posto dove anche l’uomo bianco possa andare a gustare il vento addolcito dai fiori dei prati. Perciò noi considereremo l’offerta di comprare la nostra terra, ma se decideremo di accettarla, io porrò una condizione. L’uomo bianco deve trattare gli animali di questa terra come fratelli. Ho visto migliaia di bisonti che marcivano sulla prateria, lasciati lì dall’uomo bianco che gli aveva sparato dal treno che passava. Io sono un selvaggio e non posso capire come un cavallo di ferro sbuffante possa essere più importante del bisonte, che noi uccidiamo solo per vivere. Che cosa è l’uomo senza gli animali? Se tutti gli animali se ne andassero, l’uomo morrebbe di una grande solitudine di spirito. Poiché qualunque cosa capiti agli animali, presto capita all’uomo. Tutte le cose sono collegate. Qualunque cosa capiti alla terra, capita anche ai figli della terra. Se gli uomini sputano sulla terra, sputano su se stessi. Questo noi sappiamo: la terra non appartiene all’uomo, è l’uomo che appartiene alla terra. Questo noi sappiamo. Tutte le cose sono collegate, come il sangue che unisce una famiglia. Qualunque cosa egli faccia alla terra, la fa a se stesso. Ma noi considereremo la vostra offerta di andare nella riserva che avete stabilito per il mio popolo. Noi vivremo per conto nostro e in pace. Importa poco dove spenderemo il resto dei nostri giorni. I nostri figli hanno visto i loro padri umiliati nella sconfitta. I nostri guerrieri hanno provato la vergogna. E dopo la sconfitta essi passano i giorni nell’ozio e contaminano i loro corpi con cibi dolci e bevande forti. Poco importa dove noi passeremo il resto dei nostri giorni: essi non saranno molti. Ancora poche ore, ancora pochi inverni e nessuno dei figli delle grandi tribù, che una volta vivevano sulla terra e che percorrevano in piccole bande i boschi, rimarrà per piangere le tombe di un popolo, una volta potente e pieno di speranze come il nostro. Ma perché dovrei piangere la scomparsa del mio popolo? Le tribù sono fatte di uomini, niente di più. Gli uomini vanno e vengono come le onde del mare. Anche l’uomo bianco non può sfuggire al destino comune. Perciò noi considereremo l’offerta di acquistare la nostra terra. Se accetteremo, sarà per assicurarci la riserva che avete promesso. Lì forse potremo vivere gli ultimi nostri pochi giorni come desideriamo. Quando l’ultimo uomo rosso sarà scomparso dalla terra e il suo ricordo sarà solo l’ombra di una nuvola che si muove sulla prateria, queste spiagge e queste foreste conserveranno ancora gli spiriti del mio popolo. Poiché essi amano questa terra come il neonato ama il battito del cuore di sua madre. Così, se noi vi venderemo la nostra terra, amatela come l’abbiamo amata noi. Abbiatene cura come ne abbiamo avuto cura noi. (Tratto da: Discorso di Capo Seathl, in «WWF Panda Magazine») Il testo Nel 1854 il “Grande bianco” di Washington (il presidente degli Stati Uniti Franklin Pierce) si offrì di acquistare una parte del territorio indiano e promise di istituirvi una “riserva” per il popolo indiano. Ecco la risposta del Capo Seathl, considerata ancora oggi una delle più belle e profonde dichiarazioni riguardanti l’ambiente. L’autore Seathl (1780 circa - 1866) fu un importante capo indiano, della tribù Duwamish. Sostenne la linea della convivenza pacifica con i coloni bianchi. Da lui prese il nome la città di Seattle, nel nord-ovest degli Stati Uniti. 1. lo stormire di foglie: il rumore leggero prodotto dalle foglie mosse dal vento. AL CINEMA La storia del West raccontata da un punto di vista decisamente singolare. • Lo spirito del West (da Spirit - Cavallo selvaggio di Kelly Asbury) LESSICO 1. Il linguaggio del capo indiano Seathl è molto poetico, ricco di similitudini e paragoni: completa i seguenti con le parole del testo, davvero memorabili. • Le mie parole sono come • L’uomo rosso si è sempre ritirato davanti all’avanzata dell’uomo bianco, come • (L’uomo bianco) tratta sua madre, la terra, e suo fratello, il cielo, come cose che possono essere comprate, sfruttate e vendute, come • L’uomo bianco non sembra accorgersi dell’aria che respira ed è insensibile alla puzza, come • Tutte le cose sono collegate come • Gli uomini vanno e vengono come • … essi (gli Indiani) amano questa terra come 2. Il testo è anche ricco di metafore. Completa. • I fiori profumati sono ... • Il cervo, il cavallo ... • L’acqua scintillante che scorre nei torrenti e nei fiumi ... • Il mormorio dell’acqua ... ANALIZZARE 3. Capo Seathl sostiene che i bianchi e i pellerossa hanno un punto di vista diverso nei confronti del rapporto uomo-ambiente. Collega con una freccia ogni popolo alla concezione che gli è propria. Quindi sottolinea sul testo le parole chiave che giustificano la tua scelta. IL POPOLO INDIANO PENSA CHE… I BIANCHI PENSANO CHE… - La natura e l’uomo sono di pari importanza. - L’uomo è più importante della natura. - Ogni aspetto della natura, anche un ago di pino, è sacro per l’uomo. - La terra è madre di tutti gli uomini. - La terra è qualcosa da acquistare e vendere. - L’uomo e tutti gli animali partecipano dello stesso respiro. - L’uomo appartiene alla terra. - La terra appartiene all’uomo bianco. - L’uomo è solo un filo nel tessuto della vita. 4. In alcuni punti il capo indiano Seathl fa riferimento al comportamento degli uomini bianchi, valutandolo in modo negativo. Quali sono le cose che egli rimprovera loro? 5. Quale esortazione il capo indiano rivolge ripetutamente all’uomo bianco? 6. Seathl non ha speranze per il suo popolo: individua e sottolinea le frasi e le espressioni che te lo fanno capire. 7. Rileggi alcuni versi del Cantico delle creature, scritto da san Francesco d’Assisi nel 1224: Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature, specialmente messer lo frate Sole […] Laudato si’, mi’ Signore, per sora Luna e le stelle […] Laudato si’, mi’ Signore, per frate Vento E per aere et nubilo et sereno et omne tempo, per lo quale a le Tue creature dai sustentamento […] Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti fiori et herba… Sottolinea i passi del discorso di Capo Seathl che si possono accostare alla poesia di san Francesco. ESPRIMERE E VALUTARE 8. Parlare Negli Stati Uniti si dibatte da decenni su questo testo e “sull’ecologismo” di Capo Seathl. In realtà, sebbene Capo Seathl sia una figura storica precisa, da cui ha preso il nome l’odierna metropoli della costa ovest Seattle, oggi c’è chi dubita dell’autenticità di questo documento, o per lo meno avanza l’ipotesi che sia stato integrato da ecologisti americani intorno agli anni Sessanta del secolo scorso. In ogni caso il testo non perde nulla del suo valore di denuncia dell’avidità che affligge la nostra cultura e di testimonianza di una visione diversa del rapporto con l’ambiente. Tu che cosa ne pensi? Le parole del capo indiano ti sembrano ancora attuali? Perché? Parlane in classe.
LA TERRA NON APPARTIENE ALL’UOMO, È L’UOMO CHE APPARTIENE ALLA TERRA Sorella aquila, fratello cervo Seathl, capo indiano Il grande Capo che sta a Washington ci manda a dire che vuole comprare la nostra terra. Il grande Capo ci manda anche espressioni di amicizia e di buona volontà. Ciò è gentile da parte sua, poiché sappiamo che egli non ha bisogno della nostra amicizia in contraccambio. Ma noi considereremo questa offerta, perché sappiamo che se non venderemo, l’uomo bianco potrebbe venire con i fucili a prendere la nostra terra. Quello che dice il Capo Seathl, il grande Capo di Washington può considerarlo sicuro, come i nostri fratelli bianchi possono considerare sicuro il ritorno delle stagioni. Le mie parole sono come le stelle e non tramontano. Ma come potete comprare o vendere il cielo, il calore della terra? Questa idea è strana per noi. Noi non siamo proprietari della freschezza dell’aria o dello scintillìo dell’acqua: come potete comprarli da noi? Ogni parte di questa terra è sacra al mio popolo. Ogni ago scintillante di pino, ogni spiaggia sabbiosa, ogni goccia di rugiada nei boschi oscuri, ogni insetto ronzante è sacro nella memoria e nell’esperienza del mio popolo. La linfa che circola negli alberi porta le memorie dell’uomo rosso. I morti dell’uomo bianco dimenticano il paese della loro nascita quando vanno a camminare fra le stelle. Noi siamo parte della terra ed essa è parte di noi. I fiori profumati sono nostre sorelle. Il cervo, il cavallo e l’aquila sono nostri fratelli. Le creste rocciose, le essenze dei prati, il calore del corpo dei cavalli e l’uomo, tutti appartengono alla stessa famiglia. Perciò, quando il grande Capo che sta a Washington ci manda a dire che vuole comprare la nostra terra, ci chiede molto. Egli ci manda a dire che ci riserverà un posto dove potremo vivere comodamente per conto nostro. Quindi noi considereremo la vostra offerta di acquisto. Ma non sarà facile, perché questa terra per noi è sacra. L’acqua scintillante che scorre nei torrenti e nei fiumi non è soltanto acqua, ma è il sangue dei nostri antenati. Se noi vi vendiamo la terra, voi dovete ricordare che essa è sacra e dovete insegnare ai vostri figli che essa è sacra e che ogni tremolante riflesso nell’acqua limpida del lago parla di eventi e di ricordi, nella vita del mio popolo. Il mormorìo dell’acqua è la voce del padre di mio padre. I fiumi sono i nostri fratelli ed essi saziano la nostra sete. I fiumi portano le nostre canoe e nutrono i nostri figli. Se vi vendiamo la terra, voi dovete ricordare e insegnare ai vostri figli che i fiumi sono nostri fratelli e anche vostri e dovete perciò usare con i fiumi la gentilezza che usereste con un fratello. L’uomo rosso si è sempre ritirato davanti all’avanzata dell’uomo bianco, come la rugiada sulle montagne si ritira davanti al sole del mattino. Noi sappiamo che l’uomo bianco non capisce i nostri pensieri. Una porzione della terra è la stessa per lui come un’altra, perché egli è uno straniero che viene nella notte e prende dalla terra qualunque cosa gli serva. La terra non è suo fratello, ma suo nemico e, quando l’ha conquistata, egli si sposta, lascia le tombe dei suoi padri dietro di lui e non se ne cura. Le tombe dei suoi padri e i diritti dei suoi figli vengono dimenticati. Egli tratta sua madre, la terra, e suo fratello, il cielo, come cose che possono essere comprate, sfruttate e vendute, come fossero pecore o perline colorate. Il suo appetito dividerà la terra e lascerà dietro solo un deserto. Non so, i nostri pensieri sono differenti dai vostri pensieri. La vista delle vostre città ferisce gli occhi dell’uomo rosso. Ma forse ciò avviene perché l’uomo rosso è un selvaggio e non capisce. Non c’è alcun posto quieto nelle città dell’uomo bianco. Alcun posto in cui sentire lo stormire di foglie1 in primavera o il ronzìo delle ali degli insetti. Ma forse io sono un selvaggio e non capisco. Il rumore delle città ci sembra soltanto che ferisca gli orecchi. L’indiano preferisce il dolce rumore del vento che soffia sulla superficie di un lago o l’odore del vento stesso, pulito dalla pioggia o profumato dagli aghi di pino. L’aria è preziosa per l’uomo rosso poiché tutte le cose partecipano dello stesso respiro, l’animale, la pianta, l’uomo, tutti partecipano dello stesso respiro. L’uomo bianco non sembra accorgersi dell’aria che respira e, come un uomo da molti giorni in agonia, egli è insensibile alla puzza. E se vi vendiamo la nostra terra, voi dovete tenerla da parte e come sacra, come un posto dove anche l’uomo bianco possa andare a gustare il vento addolcito dai fiori dei prati. Perciò noi considereremo l’offerta di comprare la nostra terra, ma se decideremo di accettarla, io porrò una condizione. L’uomo bianco deve trattare gli animali di questa terra come fratelli. Ho visto migliaia di bisonti che marcivano sulla prateria, lasciati lì dall’uomo bianco che gli aveva sparato dal treno che passava. Io sono un selvaggio e non posso capire come un cavallo di ferro sbuffante possa essere più importante del bisonte, che noi uccidiamo solo per vivere. Che cosa è l’uomo senza gli animali? Se tutti gli animali se ne andassero, l’uomo morrebbe di una grande solitudine di spirito. Poiché qualunque cosa capiti agli animali, presto capita all’uomo. Tutte le cose sono collegate. Qualunque cosa capiti alla terra, capita anche ai figli della terra. Se gli uomini sputano sulla terra, sputano su se stessi. Questo noi sappiamo: la terra non appartiene all’uomo, è l’uomo che appartiene alla terra. Questo noi sappiamo. Tutte le cose sono collegate, come il sangue che unisce una famiglia. Qualunque cosa egli faccia alla terra, la fa a se stesso. Ma noi considereremo la vostra offerta di andare nella riserva che avete stabilito per il mio popolo. Noi vivremo per conto nostro e in pace. Importa poco dove spenderemo il resto dei nostri giorni. I nostri figli hanno visto i loro padri umiliati nella sconfitta. I nostri guerrieri hanno provato la vergogna. E dopo la sconfitta essi passano i giorni nell’ozio e contaminano i loro corpi con cibi dolci e bevande forti. Poco importa dove noi passeremo il resto dei nostri giorni: essi non saranno molti. Ancora poche ore, ancora pochi inverni e nessuno dei figli delle grandi tribù, che una volta vivevano sulla terra e che percorrevano in piccole bande i boschi, rimarrà per piangere le tombe di un popolo, una volta potente e pieno di speranze come il nostro. Ma perché dovrei piangere la scomparsa del mio popolo? Le tribù sono fatte di uomini, niente di più. Gli uomini vanno e vengono come le onde del mare. Anche l’uomo bianco non può sfuggire al destino comune. Perciò noi considereremo l’offerta di acquistare la nostra terra. Se accetteremo, sarà per assicurarci la riserva che avete promesso. Lì forse potremo vivere gli ultimi nostri pochi giorni come desideriamo. Quando l’ultimo uomo rosso sarà scomparso dalla terra e il suo ricordo sarà solo l’ombra di una nuvola che si muove sulla prateria, queste spiagge e queste foreste conserveranno ancora gli spiriti del mio popolo. Poiché essi amano questa terra come il neonato ama il battito del cuore di sua madre. Così, se noi vi venderemo la nostra terra, amatela come l’abbiamo amata noi. Abbiatene cura come ne abbiamo avuto cura noi. (Tratto da: Discorso di Capo Seathl, in «WWF Panda Magazine») Il testo Nel 1854 il “Grande bianco” di Washington (il presidente degli Stati Uniti Franklin Pierce) si offrì di acquistare una parte del territorio indiano e promise di istituirvi una “riserva” per il popolo indiano. Ecco la risposta del Capo Seathl, considerata ancora oggi una delle più belle e profonde dichiarazioni riguardanti l’ambiente. L’autore Seathl (1780 circa - 1866) fu un importante capo indiano, della tribù Duwamish. Sostenne la linea della convivenza pacifica con i coloni bianchi. Da lui prese il nome la città di Seattle, nel nord-ovest degli Stati Uniti. 1. lo stormire di foglie: il rumore leggero prodotto dalle foglie mosse dal vento. AL CINEMA La storia del West raccontata da un punto di vista decisamente singolare. • Lo spirito del West (da Spirit - Cavallo selvaggio di Kelly Asbury) LESSICO 1. Il linguaggio del capo indiano Seathl è molto poetico, ricco di similitudini e paragoni: completa i seguenti con le parole del testo, davvero memorabili. • Le mie parole sono come  • L’uomo rosso si è sempre ritirato davanti all’avanzata dell’uomo bianco, come  • (L’uomo bianco) tratta sua madre, la terra, e suo fratello, il cielo, come cose che possono essere comprate, sfruttate e vendute, come  • L’uomo bianco non sembra accorgersi dell’aria che respira ed è insensibile alla puzza, come • Tutte le cose sono collegate come  • Gli uomini vanno e vengono come  • … essi (gli Indiani) amano questa terra come  2. Il testo è anche ricco di metafore. Completa. • I fiori profumati sono ... • Il cervo, il cavallo ... • L’acqua scintillante che scorre nei torrenti e nei fiumi ... • Il mormorio dell’acqua ... ANALIZZARE 3. Capo Seathl sostiene che i bianchi e i pellerossa hanno un punto di vista diverso nei confronti del rapporto uomo-ambiente. Collega con una freccia ogni popolo alla concezione che gli è propria. Quindi sottolinea sul testo le parole chiave che giustificano la tua scelta. IL POPOLO INDIANO PENSA CHE… I BIANCHI PENSANO CHE… - La natura e l’uomo sono di pari importanza. - L’uomo è più importante della natura. - Ogni aspetto della natura, anche un ago di pino, è sacro per l’uomo. - La terra è madre di tutti gli uomini. - La terra è qualcosa da acquistare e vendere. - L’uomo e tutti gli animali partecipano dello stesso respiro. - L’uomo appartiene alla terra. - La terra appartiene all’uomo bianco. - L’uomo è solo un filo nel tessuto della vita. 4. In alcuni punti il capo indiano Seathl fa riferimento al comportamento degli uomini bianchi, valutandolo in modo negativo. Quali sono le cose che egli rimprovera loro? 5. Quale esortazione il capo indiano rivolge ripetutamente all’uomo bianco? 6. Seathl non ha speranze per il suo popolo: individua e sottolinea le frasi e le espressioni che te lo fanno capire. 7. Rileggi alcuni versi del Cantico delle creature, scritto da san Francesco d’Assisi nel 1224: Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature, specialmente messer lo frate Sole […] Laudato si’, mi’ Signore, per sora Luna e le stelle […] Laudato si’, mi’ Signore, per frate Vento E per aere et nubilo et sereno et omne tempo, per lo quale a le Tue creature dai sustentamento […] Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti fiori et herba… Sottolinea i passi del discorso di Capo Seathl che si possono accostare alla poesia di san Francesco. ESPRIMERE E VALUTARE 8. Parlare Negli Stati Uniti si dibatte da decenni su questo testo e “sull’ecologismo” di Capo Seathl. In realtà, sebbene Capo Seathl sia una figura storica precisa, da cui ha preso il nome l’odierna metropoli della costa ovest Seattle, oggi c’è chi dubita dell’autenticità di questo documento, o per lo meno avanza l’ipotesi che sia stato integrato da ecologisti americani intorno agli anni Sessanta del secolo scorso. In ogni caso il testo non perde nulla del suo valore di denuncia dell’avidità che affligge la nostra cultura e di testimonianza di una visione diversa del rapporto con l’ambiente. Tu che cosa ne pensi? Le parole del capo indiano ti sembrano ancora attuali? Perché? Parlane in classe.