VOLTIAMO PAGINA ANTOLOGIA 2

UNA TRAGEDIA QUOTIDIANA Che cos’è il femminicidio? Serena Dandini Recentemente Rashida Manjoo, relatrice speciale delle Nazioni Unite per la lotta contro la violenza sulle donne, ha presentato il rapporto che rappresenta il quadro più completo e aggiornato sul femminicidio nel mondo. «A livello mondiale, la diffusione degli omicidi basati sul genere […] ha assunto proporzioni allarmanti», scrive la relatrice delle Nazioni Unite, «culturalmente e socialmente radicati, questi fenomeni continuano a essere accettati, tollerati e giustificati, e l’impunità costituisce la norma». E ancora: «Le donne che sono soggette a continue violenze, che sono costantemente discriminate, è come se vivessero sempre nel “braccio della morte”, con la paura di essere giustiziate». E tale condizione è trasversale, travalica qualsiasi differenza di cittadinanza, cultura, religione e status. Il rapporto ricostruisce l’origine del termine con cui si indica questo fenomeno. La parola femminicidio è stata usata per la prima volta nel 2006 dalla parlamentare messicana Marcela Lagarde, per definire la «forma estrema di violenza di genere contro le donne, prodotta dalla violazione dei suoi diritti umani in ambito pubblico e privato, attraverso varie condotte misogine1». Per Rashida Manjoo c’è inoltre molta ipocrisia in chi continua a definire gli omicidi basati sul genere «delitti passionali», come risultato cioè di comportamenti individuali, oppure «delitti d’onore», come effetto di pratiche sociali o culturali. Questi tipi di femminicidio, sebbene presentino modalità diverse, sono sempre accomunati dalla violenza precedente subita nell’ambito di una relazione d’intimità. Tra le altre forme «dirette» di femminicidio sono comprese le uccisioni di donne in situazioni di guerra; gli omicidi delle donne accusate di stregoneria o di magia in alcuni Paesi dell’Africa, dell’Asia e delle isole del Pacifico; la pratica del sati (le vedove indiane indotte a bruciarsi vive sulla pira funeraria del marito), l’aborto dei feti di sesso femminile e l’infanticidio delle bambine in Cina, India e Bangladesh. Ma esistono anche forme di femminicidio «indiretto», come i decessi delle madri causati da aborti clandestini, quelli legati al traffico di esseri umani, al crimine organizzato, alla mancanza di cure mediche e di un’alimentazione adeguata per le bambine, le morti dovute a mutilazioni tradizionali dannose… Dalle indagini statistiche compiute per la prima volta nel 2011 in 111 Paesi, possiamo farci un’idea dell’entità del fenomeno: è stato stimato che il numero delle vittime di femminicidio in tutto il mondo si aggira intorno a 66 000 all’anno, pari a circa il 17 per cento degli omicidi intenzionali totali. Per la maggior parte gli omicidi sono di natura domestica: l’autore, in circa la metà dei casi, è il partner attuale o l’ex. I Paesi con il più alto tasso di femminicidi sono El Salvador, Guatemala, Giamaica e Sudafrica, che registrano 10 casi ogni 100 000 donne (pari a 5 volte le percentuali complessive di omicidio nella maggior parte delle nazioni dell’Europa occidentale). Anche in Italia i dati non sono incoraggianti e sembrano proprio dire che l’Italia è sempre meno un Paese per donne. Scesa all’80° posto della classifica mondiale sulla condizione femminile (prima di noi ci sono Ghana, Kenya, Botswana e Perú), l’Italia registra le sue performance migliori sul piano dell’istruzione femminile, dove si situa al 65° posto (superata comunque da Stati come Paraguay, Repubblica Ceca, Cile). Va peggio nella classifica sulla partecipazione politica delle donne, dove ci collochiamo al 71° posto (dopo Bangladesh, Senegal, Tanzania) e sulla salute, dove ci aggiudichiamo il 76° posto (superati da Ungheria e Brasile). I problemi maggiori si riscontrano però nel campo economico e salariale, e nella classifica relativa alle opportunità lavorative. Qui l’Italia scende al 101° posto! In un contesto segnato da una forte disparità tra i generi come quello appena delineato, il fenomeno della violenza contro le donne italiane è un elemento di ulteriore preoccupazione. Attenzione: in Italia le leggi per proteggere le vittime della violenza ci sono, ma non vengono sempre applicate in modo efficace. E quella in famiglia è la forma più diffusa di violenza contro le donne. Nella quasi totalità dei casi, però, le violenze non sono denunciate. Il sommerso è elevatissimo e raggiunge circa il 96 per cento delle violenze da un non-partner e il 93 per cento da partner. Un supporto alle donne che chiedono aiuto è offerto e gestito sul territorio dai centri antiviolenza: nel 2011 le donne in situazione di violenza intra ed extra familiare che si sono rivolte a queste associazioni sono state 13137 (dati dell’associazione Donne in rete contro la violenza). Di queste, quelle che lo hanno fatto per la prima volta rappresentano quasi il 70 per cento, un dato che conferma la diffusione del fenomeno e la necessità sul territorio di luoghi che possano offrire un valido sostegno alle vittime. Dal 2009 è attivo il numero verde antiviolenza 1522. Si tratta di un servizio pubblico del dipartimento per le Pari Opportunità, collegato alla rete nazionale antiviolenza e alla rete dei centri sul territorio, uno strumento essenziale che si propone di fornire ascolto e sostegno alle donne vittime di violenza. L’Europa e gli organismi internazionali sollecitano da tempo gli Stati membri, e l’Italia in particolare, ad adottare e ratificare le proposte e le convenzioni prodotte in tema di violenza contro le donne, in particolare: - la Convenzione di Istanbul (convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica); - la Convenzione NO MORE!2, frutto del lavoro di associazioni di donne e realtà della società civile che condividono l’impegno per contrastare, prevenire e sensibilizzare sul tema della violenza contro le donne e sui diritti umani. (Adatt. da: S. Dandini, Ferite a morte, Rizzoli) Il testo Il testo che ti presentiamo non tratta un argomento facile, ma fornisce spiegazioni e dati con molta chiarezza. Leggi con attenzione. L’argomento riguarda tutti i cittadini di un Paese che vorremmo diventasse sempre più civile: il Paese in cui viviamo. L’autrice Serena Dandini (Roma, 1954) è una nota autrice e conduttrice di programmi televisivi di satira e attualità. Nel 2012 ha scritto il suo primo lavoro teatrale, Ferite a morte, una serie di monologhi che danno voce a donne uccise per mano di un marito, un fidanzato o un “ex”. Dal 2013 Ferite a morte è anche un libro, che oltre ai testi scritti per il palcoscenico contiene una sezione dedicata alla descrizione del fenomeno del femminicidio. 1. condotte misogine: comportamenti di avversione e di disprezzo nei confronti delle donne. 2. NO MORE!: «mai più!», in inglese. Violenza contro le donne, approvata la legge di ratifica della Convenzione di Istanbul Amnesty International Italia ha espresso soddisfazione per il voto unanime con cui in data 19/06/2013 il Senato ha approvato in via definitiva la legge di ratifica della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul). La Convenzione, adottata dal Consiglio d’Europa nel 2011, è il primo strumento giuridicamente vincolante per gli Stati in materia di violenza sulle donne e violenza domestica; contiene misure per la prevenzione della violenza, la protezione delle vittime e i procedimenti penali per i colpevoli; definisce e criminalizza le diverse forme di violenza contro le donne. «Il voto del Parlamento è un primo importante passo avanti. Ora auspichiamo un impegno serio e costante di tutte le istituzioni competenti per fermare un fenomeno gravissimo come la violenza che in Italia colpisce le donne in molteplici forme, fino a quella irreparabile della loro uccisione in quanto donne: il femminicidio» ha dichiarato Carlotta Sami, direttrice generale di Amnesty International Italia. (www.amnesty.it) «Ogni due-tre giorni un uomo uccide una donna, la uccide perché la considera una sua proprietà. L’amore con la violenza e le botte non c’entra un tubo, un uomo che ti mena non ti ama… dobbiamo capirlo subito al primo schiaffo, perché tanto arriverà anche il secondo, il terzo e il quarto. Non abbiamo sette vite come i gatti, ne abbiamo una sola: non buttiamola via». (da un monologo di Luciana Littizzetto) LESSICO 1. Rintraccia nel testo la definizione del termine “femminicidio” e riscrivila. Quali parole, fuse insieme, hanno contribuito a formare questo nuovo termine, questo triste neologismo dell’attualità?2. Si afferma nel testo «Le donne che sono soggette a continue violenze […] è come se vivessero sempre nel “braccio della morte”» (r. 9-11). Che cosa significa questa frase?3. Qual è il significato dell’espressione «violenza di genere»? Completa.Si tratta di violenze, spesso così gravi da giungere all’omicidio, commesse da uomini sulle .............................. perché .............................., di genere femminile.4. Riscrivi la frase «possiamo farci un’idea dell’entità del fenomeno» (r. 39) sostituendo la parola sottolineata con il sinonimo adeguato, scelto tra i seguenti:mancanza • incompletezza • importanza • abbondanza • efficacia • sviluppo5. L’espressione «Il sommerso è elevatissimo» (r. 67) significa che☐ è molto alto il numero degli omicidi che vengono nascosti☐ numerosissime sono le donne che non denunciano le violenze☐ molto elevato è il numero di donne che non ce la fanno a salvarsi COMPRENDERE 6. Chi è Rashida Manjoo? 7. Quali sono le forme “dirette” e le forme “indirette” di femminicidio? Trova nel testo gli esempi dell’una e dell’altra forma e completa.• Femminicidio «diretto»: • Femminicidio «indiretto»: 8. Qual è la forma più diffusa di violenza contro le donne?9. In che cosa consiste la Convenzione no more? ANALIZZARE 10. Il testo fornisce informazioni e dati scientifici relativi al femminicidio. Scorri il testo alla ricerca dei punti richiesti e completa la tabella.i Paesi con il più alto tasso di femminicidiposizioni dell’Italia nella classifica- dell’istruzione femminile- della salute- delle opportunità lavorativepercentuale di donne che per la prima volta si sono rivolte ai centri antiviolenza nel 2011 11. Che tipo di servizio offre il numero 1522?12. Perché, secondo la direttrice di Amnesty, la firma della Convenzione è un importante passo avanti? Di che cosa si occupa principalmente l’organizzazione Amnesty International?13. Che cos’hanno in comune il titolo del libro delle due scrittrici e il breve monologo di Luciana Littizzetto? CITTADINANZA ATTIVA E CONSAPEVOLE 14. Il 25 novembre di ogni anno è la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne.Perché proprio quel giorno? Svolgi una breve ricerca per saperne di più (puoi partire dalle parole chiave per trovare le informazioni).
UNA TRAGEDIA QUOTIDIANA Che cos’è il femminicidio? Serena Dandini Recentemente Rashida Manjoo, relatrice speciale delle Nazioni Unite per la lotta contro la violenza sulle donne, ha presentato il rapporto che rappresenta il quadro più completo e aggiornato sul femminicidio nel mondo. «A livello mondiale, la diffusione degli omicidi basati sul genere […] ha assunto proporzioni allarmanti», scrive la relatrice delle Nazioni Unite, «culturalmente e socialmente radicati, questi fenomeni continuano a essere accettati, tollerati e giustificati, e l’impunità costituisce la norma». E ancora: «Le donne che sono soggette a continue violenze, che sono costantemente discriminate, è come se vivessero sempre nel “braccio della morte”, con la paura di essere giustiziate». E tale condizione è trasversale, travalica qualsiasi differenza di cittadinanza, cultura, religione e status. Il rapporto ricostruisce l’origine del termine con cui si indica questo fenomeno. La parola femminicidio è stata usata per la prima volta nel 2006 dalla parlamentare messicana Marcela Lagarde, per definire la «forma estrema di violenza di genere contro le donne, prodotta dalla violazione dei suoi diritti umani in ambito pubblico e privato, attraverso varie condotte misogine1». Per Rashida Manjoo c’è inoltre molta ipocrisia in chi continua a definire gli omicidi basati sul genere «delitti passionali», come risultato cioè di comportamenti individuali, oppure «delitti d’onore», come effetto di pratiche sociali o culturali. Questi tipi di femminicidio, sebbene presentino modalità diverse, sono sempre accomunati dalla violenza precedente subita nell’ambito di una relazione d’intimità. Tra le altre forme «dirette» di femminicidio sono comprese le uccisioni di donne in situazioni di guerra; gli omicidi delle donne accusate di stregoneria o di magia in alcuni Paesi dell’Africa, dell’Asia e delle isole del Pacifico; la pratica del sati (le vedove indiane indotte a bruciarsi vive sulla pira funeraria del marito), l’aborto dei feti di sesso femminile e l’infanticidio delle bambine in Cina, India e Bangladesh. Ma esistono anche forme di femminicidio «indiretto», come i decessi delle madri causati da aborti clandestini, quelli legati al traffico di esseri umani, al crimine organizzato, alla mancanza di cure mediche e di un’alimentazione adeguata per le bambine, le morti dovute a mutilazioni tradizionali dannose… Dalle indagini statistiche compiute per la prima volta nel 2011 in 111 Paesi, possiamo farci un’idea dell’entità del fenomeno: è stato stimato che il numero delle vittime di femminicidio in tutto il mondo si aggira intorno a 66 000 all’anno, pari a circa il 17 per cento degli omicidi intenzionali totali. Per la maggior parte gli omicidi sono di natura domestica: l’autore, in circa la metà dei casi, è il partner attuale o l’ex. I Paesi con il più alto tasso di femminicidi sono El Salvador, Guatemala, Giamaica e Sudafrica, che registrano 10 casi ogni 100 000 donne (pari a 5 volte le percentuali complessive di omicidio nella maggior parte delle nazioni dell’Europa occidentale). Anche in Italia i dati non sono incoraggianti e sembrano proprio dire che l’Italia è sempre meno un Paese per donne. Scesa all’80° posto della classifica mondiale sulla condizione femminile (prima di noi ci sono Ghana, Kenya, Botswana e Perú), l’Italia registra le sue performance migliori sul piano dell’istruzione femminile, dove si situa al 65° posto (superata comunque da Stati come Paraguay, Repubblica Ceca, Cile). Va peggio nella classifica sulla partecipazione politica delle donne, dove ci collochiamo al 71° posto (dopo Bangladesh, Senegal, Tanzania) e sulla salute, dove ci aggiudichiamo il 76° posto (superati da Ungheria e Brasile). I problemi maggiori si riscontrano però nel campo economico e salariale, e nella classifica relativa alle opportunità lavorative. Qui l’Italia scende al 101° posto! In un contesto segnato da una forte disparità tra i generi come quello appena delineato, il fenomeno della violenza contro le donne italiane è un elemento di ulteriore preoccupazione. Attenzione: in Italia le leggi per proteggere le vittime della violenza ci sono, ma non vengono sempre applicate in modo efficace. E quella in famiglia è la forma più diffusa di violenza contro le donne. Nella quasi totalità dei casi, però, le violenze non sono denunciate. Il sommerso è elevatissimo e raggiunge circa il 96 per cento delle violenze da un non-partner e il 93 per cento da partner. Un supporto alle donne che chiedono aiuto è offerto e gestito sul territorio dai centri antiviolenza: nel 2011 le donne in situazione di violenza intra ed extra familiare che si sono rivolte a queste associazioni sono state 13137 (dati dell’associazione Donne in rete contro la violenza). Di queste, quelle che lo hanno fatto per la prima volta rappresentano quasi il 70 per cento, un dato che conferma la diffusione del fenomeno e la necessità sul territorio di luoghi che possano offrire un valido sostegno alle vittime. Dal 2009 è attivo il numero verde antiviolenza 1522. Si tratta di un servizio pubblico del dipartimento per le Pari Opportunità, collegato alla rete nazionale antiviolenza e alla rete dei centri sul territorio, uno strumento essenziale che si propone di fornire ascolto e sostegno alle donne vittime di violenza. L’Europa e gli organismi internazionali sollecitano da tempo gli Stati membri, e l’Italia in particolare, ad adottare e ratificare le proposte e le convenzioni prodotte in tema di violenza contro le donne, in particolare: - la Convenzione di Istanbul (convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica); - la Convenzione NO MORE!2, frutto del lavoro di associazioni di donne e realtà della società civile che condividono l’impegno per contrastare, prevenire e sensibilizzare sul tema della violenza contro le donne e sui diritti umani. (Adatt. da: S. Dandini, Ferite a morte, Rizzoli) Il testo Il testo che ti presentiamo non tratta un argomento facile, ma fornisce spiegazioni e dati con molta chiarezza. Leggi con attenzione. L’argomento riguarda tutti i cittadini di un Paese che vorremmo diventasse sempre più civile: il Paese in cui viviamo. L’autrice Serena Dandini (Roma, 1954) è una nota autrice e conduttrice di programmi televisivi di satira e attualità. Nel 2012 ha scritto il suo primo lavoro teatrale, Ferite a morte, una serie di monologhi che danno voce a donne uccise per mano di un marito, un fidanzato o un “ex”. Dal 2013 Ferite a morte è anche un libro, che oltre ai testi scritti per il palcoscenico contiene una sezione dedicata alla descrizione del fenomeno del femminicidio. 1. condotte misogine: comportamenti di avversione e di disprezzo nei confronti delle donne. 2. NO MORE!: «mai più!», in inglese. Violenza contro le donne, approvata la legge di ratifica della Convenzione di Istanbul Amnesty International Italia ha espresso soddisfazione per il voto unanime con cui in data 19/06/2013 il Senato ha approvato in via definitiva la legge di ratifica della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul). La Convenzione, adottata dal Consiglio d’Europa nel 2011, è il primo strumento giuridicamente vincolante per gli Stati in materia di violenza sulle donne e violenza domestica; contiene misure per la prevenzione della violenza, la protezione delle vittime e i procedimenti penali per i colpevoli; definisce e criminalizza le diverse forme di violenza contro le donne. «Il voto del Parlamento è un primo importante passo avanti. Ora auspichiamo un impegno serio e costante di tutte le istituzioni competenti per fermare un fenomeno gravissimo come la violenza che in Italia colpisce le donne in molteplici forme, fino a quella irreparabile della loro uccisione in quanto donne: il femminicidio» ha dichiarato Carlotta Sami, direttrice generale di Amnesty International Italia. (www.amnesty.it) «Ogni due-tre giorni un uomo uccide una donna, la uccide perché la considera una sua proprietà. L’amore con la violenza e le botte non c’entra un tubo, un uomo che ti mena non ti ama… dobbiamo capirlo subito al primo schiaffo, perché tanto arriverà anche il secondo, il terzo e il quarto. Non abbiamo sette vite come i gatti, ne abbiamo una sola: non buttiamola via». (da un monologo di Luciana Littizzetto) LESSICO 1. Rintraccia nel testo la definizione del termine “femminicidio” e riscrivila. Quali parole, fuse insieme, hanno contribuito a formare questo nuovo termine, questo triste neologismo dell’attualità?2. Si afferma nel testo «Le donne che sono soggette a continue violenze […] è come se vivessero sempre nel “braccio della morte”» (r. 9-11). Che cosa significa questa frase?3. Qual è il significato dell’espressione «violenza di genere»? Completa.Si tratta di violenze, spesso così gravi da giungere all’omicidio, commesse da uomini sulle .............................. perché .............................., di genere femminile.4. Riscrivi la frase «possiamo farci un’idea dell’entità del fenomeno» (r. 39) sostituendo la parola sottolineata con il sinonimo adeguato, scelto tra i seguenti:mancanza • incompletezza • importanza • abbondanza • efficacia • sviluppo5. L’espressione «Il sommerso è elevatissimo» (r. 67) significa che☐ è molto alto il numero degli omicidi che vengono nascosti☐ numerosissime sono le donne che non denunciano le violenze☐ molto elevato è il numero di donne che non ce la fanno a salvarsi COMPRENDERE 6. Chi è Rashida Manjoo? 7. Quali sono le forme “dirette” e le forme “indirette” di femminicidio? Trova nel testo gli esempi dell’una e dell’altra forma e completa.• Femminicidio «diretto»: • Femminicidio «indiretto»: 8. Qual è la forma più diffusa di violenza contro le donne?9. In che cosa consiste la Convenzione no more? ANALIZZARE 10. Il testo fornisce informazioni e dati scientifici relativi al femminicidio. Scorri il testo alla ricerca dei punti richiesti e completa la tabella.i Paesi con il più alto tasso di femminicidiposizioni dell’Italia nella classifica- dell’istruzione femminile- della salute- delle opportunità lavorativepercentuale di donne che per la prima volta si sono rivolte ai centri antiviolenza nel 2011 11. Che tipo di servizio offre il numero 1522?12. Perché, secondo la direttrice di Amnesty, la firma della Convenzione è un importante passo avanti? Di che cosa si occupa principalmente l’organizzazione Amnesty International?13. Che cos’hanno in comune il titolo del libro delle due scrittrici e il breve monologo di Luciana Littizzetto? CITTADINANZA ATTIVA E CONSAPEVOLE 14. Il 25 novembre di ogni anno è la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne.Perché proprio quel giorno? Svolgi una breve ricerca per saperne di più (puoi partire dalle parole chiave per trovare le informazioni).