VOLTIAMO PAGINA ANTOLOGIA 2

DISPARITÀ DI TRATTAMENTO NELLA VITA E NEL LAVORO Donne italiane oggi: crollano i salari, aumenta la discriminazione L’ultima è morta due mesi fa. Si chiamava Maria Teresa Mattei, aveva 92 anni e viveva a Pisa. Era una delle 21 donne elette 67 anni fa nell’Assemblea costituente. Una delle rappresentanti del popolo italiano, quando dopo 84 anni di unità finalmente il diritto a votare fu esteso anche alle donne, che contribuirono a scrivere la Costituzione Italiana. Tante speranze, in quel documento: uguaglianza nei diritti e nelle opportunità; l’affermazione che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. A distanza di 67 anni, l’entusiasmo che fu anche della Mattei si è spento. Con la crisi e la disoccupazione le donne sono le più penalizzate e discriminate. Lo ha sottolineato proprio la terza presidente donna della Camera, Laura Boldrini. Ha dichiarato che «è necessario il rilancio dell’occupazione femminile per aumentare la produttività ». Aggiungendo che «la donna che lavora è più libera e ha più possibilità di decidere della sua vita». Nel suo ultimo rapporto, l’Istat evidenzia che in Italia in un solo mese si sono persi altri 51mila posti di lavoro femminile. Ad avere un’occupazione sono il 47,7 per cento delle donne, con una percentuale di oltre 18 punti inferiore a quella della media europea. Meno donne al lavoro? A guardare alcune professioni, soprattutto nel settore dei servizi e del terziario, sembrerebbe il contrario. Ma è un’impressione. L’ultimo rapporto del ministero del Lavoro sulla Coesione sociale rappresenta un quadro nazionale dove, tra gli inattivi o «non forza lavoro», cioè le persone escluse da ogni attività lavorativa per età, scelta o difficoltà, esiste «una maggiore concentrazione tra le donne». Il rapporto dà ancora l’immagine di una società patriarcale. È innegabile che impegni familiari e casalinghi pesano molto nel rendere più difficile il lavoro rosa. Uno studio di Federmanager e Assidai, le sigle che raccolgono i dirigenti delle industrie italiane, è un ampio panorama sulle donne con ruoli di vertice nelle imprese private. Il 44,5 per cento delle dirigenti ha meno di 45 anni e l’85,7 per cento sono laureate. Il punto dolente sono le retribuzioni: in media una donna diplomata percepisce una retribuzione inferiore all’uomo in misura del 15%, a parità di altre caratteristiche. Tale valore nel caso delle donne laureate raggiunge il livello del 21% rispetto agli uomini con il medesimo titolo di studio. La famiglia nella carriera al femminile influenza molto di più eventuali ascese nelle qualifiche e impegno: le manager sposate sono il 20 per cento in meno dei loro colleghi uomini. Le single, separate o divorziate sono in percentuale l’8 per cento in più dei maschi. Sembra un universo limitato se, secondo uno studio recente, le donne manager in Italia risultano appena 115mila e nei consigli di amministrazione solo nel 46 per cento dei casi siede almeno una donna. Le imprenditrici, poi, sono solo il 19 per cento. Figli, famiglia, difficoltà di gestione casalinga non favoriscono l’occupazione femminile. E si devono fare i conti anche con i licenziamenti illeciti di donne incinte: 800mila, con una concentrazione maggiore al Sud. Una violazione di leggi, un costume duro a morire, aggravato dall’alibi della crisi. Un Paese che fa i conti con la sua cultura, la sua storia e la sua lenta evoluzione di costumi. E, incredibile ma vero, nonostante facciano i conti con retribuzioni basse, o con occupazioni spesso in nero, le donne lavorano in media un’ora in più rispetto agli uomini. Nella loro giornata vanno aggiunte le attività in casa. Un ultimo divario riguarda le donne occupate al Nord e al Sud Italia: se il 45,7 per cento delle giovani fino a 30 anni delle regioni settentrionali lavorano, al Sud il dato scende al 20,7 per cento e tra queste un numero molto alto lavora nel settore dell’agricoltura. L’Italia è lontana dalle pari opportunità a causa della sua storia e del modo di pensare ancora maschilista. Un divario da colmare.(Adatt. da: G. Di Fiore, in «Il Mattino») Il testo Ancora oggi in Italia la società resta profondamente patriarcale. Le ultime statistiche rivelano un mondo, soprattutto lavorativo, maschilista e discriminante. DONNE NEI LUOGHI DECISIONALI ITALIA: LA CORSA A OSTACOLI DELLE DONNEImmaginiamo una gara di corsa. Se siete una donna, in Italia sarete costrette a partire in ritardo.Su un percorso di un chilometro, quando l’avversario uomo ha già tagliato il traguardo, dovrete percorrere ancora 300 metri. A ostacoli, però, e con qualche buca qua e là.Quello appena descritto si chiama “chilometro rosa”, un indicatore sviluppato dalle ricercatrici Red-Sintesi per misurare la distanza che separa donne e uomini in Italia.Tanti metri da percorrere ancora in tutti i settori. I principali ostacoli sono la carenza di asili nido, una flessibilità lavorativa che penalizza le donne e una scarsa presenza nelle stanze dei bottoni.Il risultato è che la percentuale di inattività femminile (cioè di quelle donne che non cercano attivamente lavoro ma sono subito disponibili a lavorare) è quasi 4 volte sopra la media europea.(Tratto da: www.linkiesta.it/donne-italia)PERCENTUALE DI DONNE CHE LAVORANO COMPRENDERE 1. Chi era Maria Teresa Mattei?2. In media, quanto lavorano in più le donne rispetto agli uomini? Con quali retribuzioni? LESSICO 3. Nella Costituzione italiana si parla di «uguaglianza di diritti e di opportunità»: sottolinea tra quelli che seguono i termini e le espressioni che possono essere considerati sinonimo di “opportunità”.adeguatezza • opportunismo • occasione • momento • possibilità • vantaggio • circostanza favorevole • opposizione4. Soffermiamoci ora sul termine “diritto”. Conosci il significato delle seguenti espressioni? Collega in modo corretto.esercitare un dirittoarrogarsi un dirittorivendicare un dirittotutelare un dirittoledere un dirittousurpare un dirittoesigere il riconoscimento di un dirittoappropriarsi di un dirittofar valere un dirittodanneggiare, compromettere un dirittodifendere un dirittopretendere un diritto non dovuto5. A che cosa fa riferimento il giornalista quando parla di «licenziamenti illeciti» (p. 661)?Quale significato ha il termine “illecito”?6. Quesito INVALSI Nell’articolo i licenziamenti illeciti sono definiti «un costume duro a morire». La parola “costume” si potrebbe sostituire conA. vestito B. indumento C. abitudine D. tradizione7. Quesito INVALSI Con l’espressione «aggravato dall’alibi della crisi» (p. 661) si intende dire cheA. la crisi viene usata come alibi per licenziare ancora di piùB. con la crisi si aggravano le condizioni di lavoroC. la crisi rende più difficili i licenziamenti nelle aziendeD. la crisi economica è così grave che non può essere un alibi8. Quesito INVALSI L’espressione «scarsa presenza nelle stanze dei bottoni» (riquadro a p. 661) significaA. numero scarso di donne che lavorano ai computerB. numero scarso di donne che lavorano in posti di comandoC. scarsa capacità femminile di lavorare in posti di comandoD. scarsa capacità femminile di comandare insieme agli uomini ANALIZZARE 9. Quali enti vengono citati per le statistiche e i dati forniti nell’articolo?10. Soffermati sui dati riportati nell’articolo e illustrati nei grafici e rispondi alle seguenti domande.• Quanti posti di lavoro femminile si sono persi nell’ultimo mese in Italia, secondo l’Istat?• Quale percentuale differenzia l’occupazione femminile italiana e la media europea?• Qual è la percentuale delle donne dirigenti con meno di 45 anni? Quante di loro sono anche laureate?• A parità di altre caratteristiche, quale stipendio percepiscono le donne diplomate rispetto ai colleghi uomini?• A quanto corrisponde la differenza tra giovani donne occupate al Nord e al Sud?• Quale numero rappresenta la differenza tra donne e uomini, in Italia, se si paragonano le condizioni sociali ed economiche a una gara di corsa? CITTADINANZA ATTIVA E CONSAPEVOLE 11. Parlare Ti ha stupito sapere che in Italia le donne hanno conquistato il diritto di voto soltanto nel 1946? C’è qualche altro aspetto dell’articolo che ti ha suscitato particolare interesse? Che cosa? Per quale motivo? Parlane in classe.12. Scrivere L’articolo che hai letto mostra una forte discriminazione nel mondo del lavoro tra donne e uomini. Tu hai mai percepito questa differenza nella vita di tutti i giorni?• Per esempio, come ragazza, sei mai stata esclusa da situazioni o giochi reputati per “soli maschi”?• O hai mai escluso qualche compagna “perché femmina”? Racconta. AL CINEMA Nonostante la laurea in filosofia con 110 e lode, abbraccio accademico e pubblicazione della tesi, Marta non riesce a trovare un lavoro adeguato al suo livello di istruzione: il mondo dell’università non le offre nessuna prospettiva, quello dell’editoria le comunica sempre «le faremo sapere!».• Nonostante la laurea…(da Tutta la vita davanti di Paolo Virzì)
DISPARITÀ DI TRATTAMENTO NELLA VITA E NEL LAVORO Donne italiane oggi: crollano i salari, aumenta la discriminazione L’ultima è morta due mesi fa. Si chiamava Maria Teresa Mattei, aveva 92 anni e viveva a Pisa. Era una delle 21 donne elette 67 anni fa nell’Assemblea costituente. Una delle rappresentanti del popolo italiano, quando dopo 84 anni di unità finalmente il diritto a votare fu esteso anche alle donne, che contribuirono a scrivere la Costituzione Italiana. Tante speranze, in quel documento: uguaglianza nei diritti e nelle opportunità; l’affermazione che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. A distanza di 67 anni, l’entusiasmo che fu anche della Mattei si è spento. Con la crisi e la disoccupazione le donne sono le più penalizzate e discriminate. Lo ha sottolineato proprio la terza presidente donna della Camera, Laura Boldrini. Ha dichiarato che «è necessario il rilancio dell’occupazione femminile per aumentare la produttività ». Aggiungendo che «la donna che lavora è più libera e ha più possibilità di decidere della sua vita». Nel suo ultimo rapporto, l’Istat evidenzia che in Italia in un solo mese si sono persi altri 51mila posti di lavoro femminile. Ad avere un’occupazione sono il 47,7 per cento delle donne, con una percentuale di oltre 18 punti inferiore a quella della media europea. Meno donne al lavoro? A guardare alcune professioni, soprattutto nel settore dei servizi e del terziario, sembrerebbe il contrario. Ma è un’impressione. L’ultimo rapporto del ministero del Lavoro sulla Coesione sociale rappresenta un quadro nazionale dove, tra gli inattivi o «non forza lavoro», cioè le persone escluse da ogni attività lavorativa per età, scelta o difficoltà, esiste «una maggiore concentrazione tra le donne». Il rapporto dà ancora l’immagine di una società patriarcale. È innegabile che impegni familiari e casalinghi pesano molto nel rendere più difficile il lavoro rosa. Uno studio di Federmanager e Assidai, le sigle che raccolgono i dirigenti delle industrie italiane, è un ampio panorama sulle donne con ruoli di vertice nelle imprese private. Il 44,5 per cento delle dirigenti ha meno di 45 anni e l’85,7 per cento sono laureate. Il punto dolente sono le retribuzioni: in media una donna diplomata percepisce una retribuzione inferiore all’uomo in misura del 15%, a parità di altre caratteristiche. Tale valore nel caso delle donne laureate raggiunge il livello del 21% rispetto agli uomini con il medesimo titolo di studio. La famiglia nella carriera al femminile influenza molto di più eventuali ascese nelle qualifiche e impegno: le manager sposate sono il 20 per cento in meno dei loro colleghi uomini. Le single, separate o divorziate sono in percentuale l’8 per cento in più dei maschi. Sembra un universo limitato se, secondo uno studio recente, le donne manager in Italia risultano appena 115mila e nei consigli di amministrazione solo nel 46 per cento dei casi siede almeno una donna. Le imprenditrici, poi, sono solo il 19 per cento. Figli, famiglia, difficoltà di gestione casalinga non favoriscono l’occupazione femminile. E si devono fare i conti anche con i licenziamenti illeciti di donne incinte: 800mila, con una concentrazione maggiore al Sud. Una violazione di leggi, un costume duro a morire, aggravato dall’alibi della crisi. Un Paese che fa i conti con la sua cultura, la sua storia e la sua lenta evoluzione di costumi. E, incredibile ma vero, nonostante facciano i conti con retribuzioni basse, o con occupazioni spesso in nero, le donne lavorano in media un’ora in più rispetto agli uomini. Nella loro giornata vanno aggiunte le attività in casa. Un ultimo divario riguarda le donne occupate al Nord e al Sud Italia: se il 45,7 per cento delle giovani fino a 30 anni delle regioni settentrionali lavorano, al Sud il dato scende al 20,7 per cento e tra queste un numero molto alto lavora nel settore dell’agricoltura. L’Italia è lontana dalle pari opportunità a causa della sua storia e del modo di pensare ancora maschilista. Un divario da colmare.(Adatt. da: G. Di Fiore, in «Il Mattino») Il testo Ancora oggi in Italia la società resta profondamente patriarcale. Le ultime statistiche rivelano un mondo, soprattutto lavorativo, maschilista e discriminante. DONNE NEI LUOGHI DECISIONALI ITALIA: LA CORSA A OSTACOLI DELLE DONNEImmaginiamo una gara di corsa. Se siete una donna, in Italia sarete costrette a partire in ritardo.Su un percorso di un chilometro, quando l’avversario uomo ha già tagliato il traguardo, dovrete percorrere ancora 300 metri. A ostacoli, però, e con qualche buca qua e là.Quello appena descritto si chiama “chilometro rosa”, un indicatore sviluppato dalle ricercatrici Red-Sintesi per misurare la distanza che separa donne e uomini in Italia.Tanti metri da percorrere ancora in tutti i settori. I principali ostacoli sono la carenza di asili nido, una flessibilità lavorativa che penalizza le donne e una scarsa presenza nelle stanze dei bottoni.Il risultato è che la percentuale di inattività femminile (cioè di quelle donne che non cercano attivamente lavoro ma sono subito disponibili a lavorare) è quasi 4 volte sopra la media europea.(Tratto da: www.linkiesta.it/donne-italia)PERCENTUALE DI DONNE CHE LAVORANO COMPRENDERE 1. Chi era Maria Teresa Mattei?2. In media, quanto lavorano in più le donne rispetto agli uomini? Con quali retribuzioni? LESSICO 3. Nella Costituzione italiana si parla di «uguaglianza di diritti e di opportunità»: sottolinea tra quelli che seguono i termini e le espressioni che possono essere considerati sinonimo di “opportunità”.adeguatezza • opportunismo • occasione • momento • possibilità • vantaggio • circostanza favorevole • opposizione4. Soffermiamoci ora sul termine “diritto”. Conosci il significato delle seguenti espressioni? Collega in modo corretto.esercitare un dirittoarrogarsi un dirittorivendicare un dirittotutelare un dirittoledere un dirittousurpare un dirittoesigere il riconoscimento di un dirittoappropriarsi di un dirittofar valere un dirittodanneggiare, compromettere un dirittodifendere un dirittopretendere un diritto non dovuto5. A che cosa fa riferimento il giornalista quando parla di «licenziamenti illeciti» (p. 661)?Quale significato ha il termine “illecito”?6. Quesito INVALSI Nell’articolo i licenziamenti illeciti sono definiti «un costume duro a morire». La parola “costume” si potrebbe sostituire conA. vestito B. indumento C. abitudine D. tradizione7. Quesito INVALSI Con l’espressione «aggravato dall’alibi della crisi» (p. 661) si intende dire cheA. la crisi viene usata come alibi per licenziare ancora di piùB. con la crisi si aggravano le condizioni di lavoroC. la crisi rende più difficili i licenziamenti nelle aziendeD. la crisi economica è così grave che non può essere un alibi8. Quesito INVALSI L’espressione «scarsa presenza nelle stanze dei bottoni» (riquadro a p. 661) significaA. numero scarso di donne che lavorano ai computerB. numero scarso di donne che lavorano in posti di comandoC. scarsa capacità femminile di lavorare in posti di comandoD. scarsa capacità femminile di comandare insieme agli uomini ANALIZZARE 9. Quali enti vengono citati per le statistiche e i dati forniti nell’articolo?10. Soffermati sui dati riportati nell’articolo e illustrati nei grafici e rispondi alle seguenti domande.• Quanti posti di lavoro femminile si sono persi nell’ultimo mese in Italia, secondo l’Istat?• Quale percentuale differenzia l’occupazione femminile italiana e la media europea?• Qual è la percentuale delle donne dirigenti con meno di 45 anni? Quante di loro sono anche laureate?• A parità di altre caratteristiche, quale stipendio percepiscono le donne diplomate rispetto ai colleghi uomini?• A quanto corrisponde la differenza tra giovani donne occupate al Nord e al Sud?• Quale numero rappresenta la differenza tra donne e uomini, in Italia, se si paragonano le condizioni sociali ed economiche a una gara di corsa? CITTADINANZA ATTIVA E CONSAPEVOLE 11. Parlare Ti ha stupito sapere che in Italia le donne hanno conquistato il diritto di voto soltanto nel 1946? C’è qualche altro aspetto dell’articolo che ti ha suscitato particolare interesse? Che cosa? Per quale motivo? Parlane in classe.12. Scrivere L’articolo che hai letto mostra una forte discriminazione nel mondo del lavoro tra donne e uomini. Tu hai mai percepito questa differenza nella vita di tutti i giorni?• Per esempio, come ragazza, sei mai stata esclusa da situazioni o giochi reputati per “soli maschi”?• O hai mai escluso qualche compagna “perché femmina”? Racconta. AL CINEMA Nonostante la laurea in filosofia con 110 e lode, abbraccio accademico e pubblicazione della tesi, Marta non riesce a trovare un lavoro adeguato al suo livello di istruzione: il mondo dell’università non le offre nessuna prospettiva, quello dell’editoria le comunica sempre «le faremo sapere!».• Nonostante la laurea…(da Tutta la vita davanti di Paolo Virzì)