VOLTIAMO PAGINA ANTOLOGIA 2

Cittadinanza attiva SPECIALE1966: UNA DATA IMPORTANTE PER I DIRITTI DELLE DONNE In un suo recente articolo, il giornalista e scrittore Michele Serra ha ricordato la storia di Franca Viola. Perché questa storia accaduta nel secolo scorso è così attuale?UN'ITALIA CHE NON HA IMPARATO DAL CORAGGIO DI FRANCA E DAL SUO NO[…] No, non sono migliorati i rapporti tra gli uomini e le donne, a giudicare dalla costanza e dalla ferocia con la quale un numero scandaloso di maschi non accetta che una donna gli dica: non ti voglio, o non ti voglio più. A pochi giorni dall’assassinio della giovane liceale Fabiana da parte di un ragazzo quasi coetaneo, ha ripreso vigore il dibattito sul “femminicidio”, neologismo che traduco: uccisione di una donna in quanto donna. Fino al 1981 era in vigore l’articolo 544 del codice penale. Secondo il quale un «matrimonio riparatore » (scritto così, nero su bianco, anche nei codici) avrebbe estinto il reato di stupro e di sequestro a scopo di stupro. Cioè fino al 1981 se un maschio sequestrava e violentava una femmina ma poi le offriva di sposarla, e lei era così sciagurata o terrorizzata da accettare, per la legge tutto era in perfetto ordine. Sempre nel 1981 venne finalmente cancellato quell’abominio che è l’attenuante «per onore», che riduceva la pena di più della metà se il movente di un omicidio era punire una moglie o una fidanzata o una figlia per difendere il proprio «onore».“Il padre contadino la spalleggiò.Disse che Franca aveva ragione.Che avrebbe sposato chi voleva lei.NELL’ITALIA DI ALLORA, FU UNA RIVOLUZIONE ”Cerco su Google una fotografia, quella di Franca Viola. È bella e bruna, come la ricordavo. A lei - che pure è viva, e certo non vecchia essendo nata dopo la guerra - saranno intitolate, se e quando riusciremo a diventare grandi, o per lo meno a diventare decenti, piazze e strade d’Italia. Era siciliana di Alcamo, aveva 17 anni - due più della liceale ammazzata - quando, in un giorno di fine dicembre 1965, venne rapita da un mafiosetto di poco conto, un don Rodrigo di contado. Che con i suoi bravi picciotti la sequestrò, la tenne prigioniera in un casolare, la violentò. Poi le disse: ora mi devi sposare perché sei mia. La legge italiana, come si è appena visto, era dalla sua parte: il «matrimonio riparatore» avrebbe cancellato i reati di sequestro e di stupro. Ma Franca disse di no. Non lo voleva, l’uomo che l’aveva rapita, ferita, violentata. Un padre contadino, che dimostrò di essere degno di sua figlia, la spalleggiò. Disse che Franca aveva ragione. Che avrebbe sposato chi voleva lei. Nell’Italia di allora (circa cinquant’anni fa) fu una rivoluzione. Non si parlava d’altro. Nei telegiornali, sui giornali, nelle case. Io mi ricordo gli adulti che ascoltavano, discutevano e poi dicevano, con un sospiro di sollievo: niente sarà più come prima. Grazie a quella ragazzina, l’Italia è diventata «un Paese moderno».(Tratto da: M. Serra, in «Vanity Fair»)«Grazie a quella ragazzina, l’Italia è diventata “un Paese moderno”», si commentava nel 1966. Che cosa vuol dire “essere un Paese moderno”, dal punto di vista dei diritti civili e delle pari opportunità? Possiamo definire davvero l’Italia in questo modo? Prosegui con le letture: troverai ulteriori informazioni, dati, commenti nelle pagine seguenti.
Cittadinanza attiva SPECIALE1966: UNA DATA IMPORTANTE PER I DIRITTI DELLE DONNE In un suo recente articolo, il giornalista e scrittore Michele Serra ha ricordato la storia di Franca Viola. Perché questa storia accaduta nel secolo scorso è così attuale?UN'ITALIA CHE NON HA IMPARATO DAL CORAGGIO DI FRANCA E DAL SUO NO[…] No, non sono migliorati i rapporti tra gli uomini e le donne, a giudicare dalla costanza e dalla ferocia con la quale un numero scandaloso di maschi non accetta che una donna gli dica: non ti voglio, o non ti voglio più. A pochi giorni dall’assassinio della giovane liceale Fabiana da parte di un ragazzo quasi coetaneo, ha ripreso vigore il dibattito sul “femminicidio”, neologismo che traduco: uccisione di una donna in quanto donna. Fino al 1981 era in vigore l’articolo 544 del codice penale. Secondo il quale un «matrimonio riparatore » (scritto così, nero su bianco, anche nei codici) avrebbe estinto il reato di stupro e di sequestro a scopo di stupro. Cioè fino al 1981 se un maschio sequestrava e violentava una femmina ma poi le offriva di sposarla, e lei era così sciagurata o terrorizzata da accettare, per la legge tutto era in perfetto ordine. Sempre nel 1981 venne finalmente cancellato quell’abominio che è l’attenuante «per onore», che riduceva la pena di più della metà se il movente di un omicidio era punire una moglie o una fidanzata o una figlia per difendere il proprio «onore».“Il padre contadino la spalleggiò.Disse che Franca aveva ragione.Che avrebbe sposato chi voleva lei.NELL’ITALIA DI ALLORA, FU UNA RIVOLUZIONE ”Cerco su Google una fotografia, quella di Franca Viola. È bella e bruna, come la ricordavo. A lei - che pure è viva, e certo non vecchia essendo nata dopo la guerra - saranno intitolate, se e quando riusciremo a diventare grandi, o per lo meno a diventare decenti, piazze e strade d’Italia. Era siciliana di Alcamo, aveva 17 anni - due più della liceale ammazzata - quando, in un giorno di fine dicembre 1965, venne rapita da un mafiosetto di poco conto, un don Rodrigo di contado. Che con i suoi bravi picciotti la sequestrò, la tenne prigioniera in un casolare, la violentò. Poi le disse: ora mi devi sposare perché sei mia. La legge italiana, come si è appena visto, era dalla sua parte: il «matrimonio riparatore» avrebbe cancellato i reati di sequestro e di stupro. Ma Franca disse di no. Non lo voleva, l’uomo che l’aveva rapita, ferita, violentata. Un padre contadino, che dimostrò di essere degno di sua figlia, la spalleggiò. Disse che Franca aveva ragione. Che avrebbe sposato chi voleva lei. Nell’Italia di allora (circa cinquant’anni fa) fu una rivoluzione. Non si parlava d’altro. Nei telegiornali, sui giornali, nelle case. Io mi ricordo gli adulti che ascoltavano, discutevano e poi dicevano, con un sospiro di sollievo: niente sarà più come prima. Grazie a quella ragazzina, l’Italia è diventata «un Paese moderno».(Tratto da: M. Serra, in «Vanity Fair»)«Grazie a quella ragazzina, l’Italia è diventata “un Paese moderno”», si commentava nel 1966. Che cosa vuol dire “essere un Paese moderno”, dal punto di vista dei diritti civili e delle pari opportunità? Possiamo definire davvero l’Italia in questo modo? Prosegui con le letture: troverai ulteriori informazioni, dati, commenti nelle pagine seguenti.