VOLTIAMO PAGINA ANTOLOGIA 2

VITTIME DEL PREGIUDIZIO E DELLA SUPERSTIZIONE Il tempo delle streghe Giuliana Boldrini La figura della strega è molto antica, perché la superstizione nasce con l’uomo: streghe babilonesi, egiziane, assire, ebree appaiono negli scritti di storici serissimi, di letterati, di filosofi e poeti vissuti molte centinaia di anni prima di Cristo. Stregoni capi di tribù primitive ce li mostrano perfino le pitture sulle rocce, la prima espressione narrativa tramite le immagini usata dall’uomo. La società contadina del Medioevo produce streghe, più che stregoni, di statura familiare, modesta; i loro scongiuri hanno scopi tutt’altro che eccelsi1: il solito incantesimo amoroso della fanciulla che chiede alla strega il modo «sicuro» per conquistare l’amato riluttante2, e che ricompensa gli intrugli e le misteriose formule della maga con una treccia di cipolle o un paniere di rape. Ma alla fine del Quattrocento, all’inizio dell’era moderna, streghe e stregoni hanno assunto importanza e numero ben diversi: popolano Germania, Francia, Italia, per lo più provenienti dalle campagne più romite3, dalle vallate alpine ancora semiselvagge. Sono temutissimi dal contadino e dal grasso mercante, perché con uno sputo in terra - si crede fermamente - possono provocare una disastrosa grandinata e con una sola occhiata rendere sterile o malata la vacca migliore. Ma sono ormai penetrati anche nelle splendide Corti rinascimentali, dove tengono lo stesso posto di alchimisti4, fisici, matematici. Il principe non fa distinzione tra scienza e stregoneria e, se anche la fa, è piuttosto a vantaggio di quest’ultima: non osa infatti intraprendere la più comune o la più importante delle imprese, se prima l’astrologomago non ha «calcolato» il giorno, l’ora, il minuto propizi5. I papi, colpiti dal moltiplicarsi della presenza stregonesca, che si diffonde rapida come un incendio, lanciano un comunicato dietro l’altro e inviano gli inquisitori6 papali contro gli sfacciati nemici. Comincia la caccia alle streghe e ai maghi, considerati i peggiori fra gli eretici, perché, per ottenere successo nelle opere malefiche, occorre che essi rinneghino Cristo e donino l’anima al suo nemico, Satana. Potere religioso e potere civile lavorano di comune accordo. La strega è, anche per il principe, un elemento pericoloso: quasi sempre nata negli strati più miseri della popolazione, è una ribelle che tenta di evadere a suo modo da quella condizione di miseria, di ignoranza, di brutale e bestiale schiavitù che, secondo la concezione medievale, le sono state imposte direttamente da Dio. E tenta di evadere con poteri che gli altri credono soprannaturali. In realtà, la strega finisce spesso per credere veramente di aver volato a cavallo di una scopa, di un caprone, di un gatto nero. Crede che i suoi poteri le siano stati donati dal demonio, anche contro ogni delusione e insuccesso «professionale». Quel che la porta alla rovina è il fatto che non è sola a crederci: i suoi persecutori hanno la stessa fede negativa, lo stesso livello di paura e di ignoranza. E le poche voci sensate di uomini superiori ai loro tempi, ancora tanto feroci e bui, sono ignorate o messe a tacere con la minaccia. Così che il processo per stregoneria è quel che si può immaginare di più ingiusto, pazzo, illegale. Giudici e imputati parlano lo stesso linguaggio, credono nelle stesse enormità. Le testimonianze d’accusa sono tutte ammesse - anche quando il testimone riferisce cose viste in sogno - e hanno valore di prova indiscutibile. Gli interrogatori hanno luogo sotto tortura, e le confessioni così estorte7 portano sempre alla condanna dell’accusato. Nei primissimi anni del Cinquecento vi sono ancora poche condanne a morte: ci si contenta di offrire al popolo lo spettacolo della strega trasportata a dorso di ciuco, frustata dal carnefice8; beffeggiata dai ragazzi festanti. Ma già fiammeggiano qua e là i primi roghi, che diventeranno migliaia nel secolo successivo, in un delirio di generale follia. La strega condannata al rogo viene anzitutto rapata a zero; poi, rivestita di una rozza tunica, viene legata con catene di ferro su uno sgabello posto al centro di una catasta di fascine resinose9, che la circondano da ogni parte. Infine, il fuoco. La vittima viene soffocata dal fumo e dal calore, il suo corpo è ridotto in cenere. Spento il rogo, il popolo si allontana sfinito e stordito dall’orribile spettacolo; ma i più arditi si battono per impadronirsi di un pizzico di quelle ceneri: saranno un amuleto10 invidiatissimo, da portare appeso al collo, in un sacchetto, accanto alla croce. Frattanto, anche l’inquisitore e i giudici si allontanano, lentamente, con dignità. Sui loro volti si legge la tranquilla soddisfazione del dovere compiuto: la lotta contro il peccato, l’eresia, il pericolo, è finita. Il fuoco purificatore ha distrutto il corpo, ma, forse, ha salvato l’anima della strega: ancora una volta Satana, l’eterno nemico, è stato scoperto, combattuto e vinto. Così attori e spettatori dell’orribile dramma sono riusciti a ingannare il loro cuore, la loro coscienza, la loro capacità di ragionare. E nessuno ha visto che, seduto accanto a loro, il demonio c’era davvero. Il demonio della persecuzione, dell’intolleranza, dell’odio. (Tratto da: G. Boldrini, Maja delle streghe, Bruno Mondadori) Il testo Hai mai sentito parlare di “caccia alle streghe”? È quanto si verificò nel corso del XV e XVI secolo in Europa. In questo breve saggio, di lettura piuttosto complessa, l’autrice ci aiuta a capire le cause storiche e sociali della persecuzione e della condanna a morte di tante donne accusate di stregoneria. L’autore Giuliana Boldrini è una scrittrice italiana contemporanea. È autrice di romanzi i cui giovani protagonisti vivono avventure ambientate nell’Antichità (Il leone di Micene, Il segreto etrusco), nel Medioevo (Il sigillo dell’imperatore) o nel Rinascimento (Maja delle streghe), ma anche di libri in cui si affrontano argomenti di impegno civile come lo sfruttamento del lavoro di bambini e ragazzi (Ragazzi in vendita) o la delinquenza minorile (Carcere minorile). 1. eccelsi: importanti, straordinari. 2. riluttante: che non vuole, che esita. 3. romite: isolate. 4. alchimisti: coloro che esercitavano l’alchimia, un insieme di pratiche magiche e dottrine filosofiche volte a ricercare nella natura la soluzione di tutti i mali del mondo. 5. propizi: favorevoli. 6. inquisitori: chi indaga per conto di qualcuno o di una qualche autorità. 7. estorte: ottenute con la forza, in questo caso con la tortura. 8. carnefice: persona che tortura o uccide i condannati. 9. resinose: impregnate di resina, materiale che brucia facilmente. 10. amuleto: oggetto che si crede tenga lontani i mali. LESSICO 1. Parlando della società contadina del Medioevo, l’autrice ci dice che le streghe erano «di statura familiare, modesta» (r. 8). Questa espressione significa che☐ le streghe erano donne di statura piuttosto piccola, comune a quell’epoca☐ le streghe erano donne comuni, che facevano il loro lavoro nel povero ambiente familiare☐ le streghe erano donne piccole che ricevevano per il loro lavoro un compenso modesto2. Perché le streghe medievali hanno obiettivi per niente «eccelsi» (r. 9), cioè per nulla straordinari? Quale espressione, subito dopo, ci conferma che le streghe non facevano nulla di eccezionale?Trascrivila: ...3. Alla riga 10 l’aggettivo «sicuro» è posto tra virgolette perché l’autrice vuol☐ far capire che le pozioni della strega non possono avere un effetto sicuro, ma chi si rivolge a lei spera che sia così☐ sottolineare che la strega, sebbene povera e pur lavorando nel suo ambiente modesto, è in grado di preparare pozioni dall’effetto sicuro4. L’espressione «si crede fermamente» (r. 17-18), inserita tra due trattini, viene usata dall’autrice per☐ sminuire☐ confermare☐ rafforzare☐ contrastarequello che sta spiegando, cioè quanto la superstizione sia diffusa in tutta la popolazione, dal misero contadino al ricco mercante.5. L’autrice inserisce molto frequentemente i suoi commenti personali riferiti agli eventi storici da lei ricostruiti e spiegati. Uno di questi commenti è «in un delirio di generale follia», alle righe 59-60.a. A che cosa si riferisce?b. Che cosa significa “delirio”, in questo contesto?6. Quesito INVALSI Nella frase «Il principe non fa distinzione tra scienza e stregoneria e, se anche la fa, è piuttosto a vantaggio di quest’ultima» (r. 21-23) osserva le parole sottolineate.Poi scrivia. a quale parola si riferisce la parola “la”: ...............................................................b. a quale parola si riferisce l’espressione “quest’ultima”: ............................................................... ANALIZZARE 7. Nel testo la figura della strega è considerata soprattutto da un punto di vista☐ artistico, storico, psicologico☐ storico, religioso, sociale☐ artistico, religioso, psicologico8. Qual era la condizione sociale delle streghe?a. Individua e sottolinea i due punti del testo in cui l’autrice ne parla in modo esplicito.b. Ne consegue che, secondo l’autrice, alcune donne praticavano la stregoneria per… (completa tu con le parole del testo) 9. La frase «Crede che i suoi poteri le siano stati donati dal demonio, anche contro ogni delusione e insuccesso “professionale”» (r. 40-42) vuole farci capire che… Per rispondere, leggi attentamente la seguente spiegazione e sottolinea di volta in volta l’alternativa giusta.Le streghe, povere donne ignoranti, credevano di avere ottenuto dei poteri eccezionali / ingiusti attraverso l’intervento diretto di Satana / di Dio. E ci credevano anche se non ottenevano / ottenevano successi con il loro lavoro, mentre la delusione / la soddisfazione dell’insuccesso avrebbe dovuto spingerle a riflettere: se il diavolo esisteva / non esisteva ed era tanto potente come si credeva, perché gli incantesimi delle streghe non avevano effetto? È la conferma di quanto la superstizione / la ragione superasse di gran lunga la superstizione / la ragione.10. Da che cosa sono accomunati, secondo l’autrice, persecutori e vittime?☐ Dalla miseria e dalla fame☐ Dalla superstizione e dall’ignoranza☐ Dal fanatismo religioso11. Per il modo in cui viene condotto, il processo per stregoneria è «quel che si può immaginare di più ingiusto, pazzo, illegale». L’autrice motiva questa sua affermazione. Rileggi dalla riga 48 alla 54 e completa.• ................................................................................................. credono nelle stesse assurdità• sono ammesse tutte le testimonianze ..............................................................., sono valide come prove anche cose ...............................................................• la confessione dell’accusata è ottenuta mediante ...............................................................• il processo finisce sempre ............................................................................................................................12. Nel momento in cui l’orribile spettacolo del rogo della strega termina, la gran parte delle persone si allontana. Ma qualcuno, più coraggioso, si ferma e… Che cosa raccoglie? Che cosa ne fa? Per quale motivo l’oggetto sarà molto invidiato?13. Terminato il rogo, anche l’inquisitore e i giudici se ne vanno.a. Che cosa si legge sui loro volti?b. Chi credono di avere sconfitto?c. Invece, accanto a loro è più vivo che mai un orribile “demonio”: quale?14. Nel testo possiamo individuare il giudizio dell’autrice. Qual è tra questi?☐ Le streghe erano vittime della miseria, dell’ignoranza e della superstizione☐ Le streghe esercitavano una loro arte illusoria per produrre effetti benefici o malefici (a seconda della richiesta) e per questo erano ricompensate☐ Le streghe erano ladre e assassine, molto pericolose per la sicurezza di tutti ESPRIMERE E VALUTARE 15. Parlare Forse sei a conoscenza di esempi (direttamente o attraverso i giornali) che dimostrino come l’intolleranza e l’ignoranza non siano morte con il passato, ma ancora oggi siano ben presenti nella nostra società. Parlane in classe. AL CINEMA All’interno di un monastero benedettino, un frate inquisitore crede di aver individuato una giovane strega. Non tutti, però, credono che si sia trattato di stregoneria…• Lei l’ha fatto per mangiare, non per il demonio!(da Il nome della rosa di Jean-Jacques Annaud)
VITTIME DEL PREGIUDIZIO E DELLA SUPERSTIZIONE Il tempo delle streghe Giuliana Boldrini La figura della strega è molto antica, perché la superstizione nasce con l’uomo: streghe babilonesi, egiziane, assire, ebree appaiono negli scritti di storici serissimi, di letterati, di filosofi e poeti vissuti molte centinaia di anni prima di Cristo. Stregoni capi di tribù primitive ce li mostrano perfino le pitture sulle rocce, la prima espressione narrativa tramite le immagini usata dall’uomo. La società contadina del Medioevo produce streghe, più che stregoni, di statura familiare, modesta; i loro scongiuri hanno scopi tutt’altro che eccelsi1: il solito incantesimo amoroso della fanciulla che chiede alla strega il modo «sicuro» per conquistare l’amato riluttante2, e che ricompensa gli intrugli e le misteriose formule della maga con una treccia di cipolle o un paniere di rape. Ma alla fine del Quattrocento, all’inizio dell’era moderna, streghe e stregoni hanno assunto importanza e numero ben diversi: popolano Germania, Francia, Italia, per lo più provenienti dalle campagne più romite3, dalle vallate alpine ancora semiselvagge. Sono temutissimi dal contadino e dal grasso mercante, perché con uno sputo in terra - si crede fermamente - possono provocare una disastrosa grandinata e con una sola occhiata rendere sterile o malata la vacca migliore. Ma sono ormai penetrati anche nelle splendide Corti rinascimentali, dove tengono lo stesso posto di alchimisti4, fisici, matematici. Il principe non fa distinzione tra scienza e stregoneria e, se anche la fa, è piuttosto a vantaggio di quest’ultima: non osa infatti intraprendere la più comune o la più importante delle imprese, se prima l’astrologomago non ha «calcolato» il giorno, l’ora, il minuto propizi5. I papi, colpiti dal moltiplicarsi della presenza stregonesca, che si diffonde rapida come un incendio, lanciano un comunicato dietro l’altro e inviano gli inquisitori6 papali contro gli sfacciati nemici. Comincia la caccia alle streghe e ai maghi, considerati i peggiori fra gli eretici, perché, per ottenere successo nelle opere malefiche, occorre che essi rinneghino Cristo e donino l’anima al suo nemico, Satana. Potere religioso e potere civile lavorano di comune accordo. La strega è, anche per il principe, un elemento pericoloso: quasi sempre nata negli strati più miseri della popolazione, è una ribelle che tenta di evadere a suo modo da quella condizione di miseria, di ignoranza, di brutale e bestiale schiavitù che, secondo la concezione medievale, le sono state imposte direttamente da Dio. E tenta di evadere con poteri che gli altri credono soprannaturali. In realtà, la strega finisce spesso per credere veramente di aver volato a cavallo di una scopa, di un caprone, di un gatto nero. Crede che i suoi poteri le siano stati donati dal demonio, anche contro ogni delusione e insuccesso «professionale». Quel che la porta alla rovina è il fatto che non è sola a crederci: i suoi persecutori hanno la stessa fede negativa, lo stesso livello di paura e di ignoranza. E le poche voci sensate di uomini superiori ai loro tempi, ancora tanto feroci e bui, sono ignorate o messe a tacere con la minaccia. Così che il processo per stregoneria è quel che si può immaginare di più ingiusto, pazzo, illegale. Giudici e imputati parlano lo stesso linguaggio, credono nelle stesse enormità. Le testimonianze d’accusa sono tutte ammesse - anche quando il testimone riferisce cose viste in sogno - e hanno valore di prova indiscutibile. Gli interrogatori hanno luogo sotto tortura, e le confessioni così estorte7 portano sempre alla condanna dell’accusato. Nei primissimi anni del Cinquecento vi sono ancora poche condanne a morte: ci si contenta di offrire al popolo lo spettacolo della strega trasportata a dorso di ciuco, frustata dal carnefice8; beffeggiata dai ragazzi festanti. Ma già fiammeggiano qua e là i primi roghi, che diventeranno migliaia nel secolo successivo, in un delirio di generale follia. La strega condannata al rogo viene anzitutto rapata a zero; poi, rivestita di una rozza tunica, viene legata con catene di ferro su uno sgabello posto al centro di una catasta di fascine resinose9, che la circondano da ogni parte. Infine, il fuoco. La vittima viene soffocata dal fumo e dal calore, il suo corpo è ridotto in cenere. Spento il rogo, il popolo si allontana sfinito e stordito dall’orribile spettacolo; ma i più arditi si battono per impadronirsi di un pizzico di quelle ceneri: saranno un amuleto10 invidiatissimo, da portare appeso al collo, in un sacchetto, accanto alla croce. Frattanto, anche l’inquisitore e i giudici si allontanano, lentamente, con dignità. Sui loro volti si legge la tranquilla soddisfazione del dovere compiuto: la lotta contro il peccato, l’eresia, il pericolo, è finita. Il fuoco purificatore ha distrutto il corpo, ma, forse, ha salvato l’anima della strega: ancora una volta Satana, l’eterno nemico, è stato scoperto, combattuto e vinto. Così attori e spettatori dell’orribile dramma sono riusciti a ingannare il loro cuore, la loro coscienza, la loro capacità di ragionare. E nessuno ha visto che, seduto accanto a loro, il demonio c’era davvero. Il demonio della persecuzione, dell’intolleranza, dell’odio. (Tratto da: G. Boldrini, Maja delle streghe, Bruno Mondadori) Il testo Hai mai sentito parlare di “caccia alle streghe”? È quanto si verificò nel corso del XV e XVI secolo in Europa. In questo breve saggio, di lettura piuttosto complessa, l’autrice ci aiuta a capire le cause storiche e sociali della persecuzione e della condanna a morte di tante donne accusate di stregoneria. L’autore Giuliana Boldrini è una scrittrice italiana contemporanea. È autrice di romanzi i cui giovani protagonisti vivono avventure ambientate nell’Antichità (Il leone di Micene, Il segreto etrusco), nel Medioevo (Il sigillo dell’imperatore) o nel Rinascimento (Maja delle streghe), ma anche di libri in cui si affrontano argomenti di impegno civile come lo sfruttamento del lavoro di bambini e ragazzi (Ragazzi in vendita) o la delinquenza minorile (Carcere minorile). 1. eccelsi: importanti, straordinari. 2. riluttante: che non vuole, che esita. 3. romite: isolate. 4. alchimisti: coloro che esercitavano l’alchimia, un insieme di pratiche magiche e dottrine filosofiche volte a ricercare nella natura la soluzione di tutti i mali del mondo. 5. propizi: favorevoli. 6. inquisitori: chi indaga per conto di qualcuno o di una qualche autorità. 7. estorte: ottenute con la forza, in questo caso con la tortura. 8. carnefice: persona che tortura o uccide i condannati. 9. resinose: impregnate di resina, materiale che brucia facilmente. 10. amuleto: oggetto che si crede tenga lontani i mali. LESSICO 1. Parlando della società contadina del Medioevo, l’autrice ci dice che le streghe erano «di statura familiare, modesta» (r. 8). Questa espressione significa che☐ le streghe erano donne di statura piuttosto piccola, comune a quell’epoca☐ le streghe erano donne comuni, che facevano il loro lavoro nel povero ambiente familiare☐ le streghe erano donne piccole che ricevevano per il loro lavoro un compenso modesto2. Perché le streghe medievali hanno obiettivi per niente «eccelsi» (r. 9), cioè per nulla straordinari? Quale espressione, subito dopo, ci conferma che le streghe non facevano nulla di eccezionale?Trascrivila: ...3. Alla riga 10 l’aggettivo «sicuro» è posto tra virgolette perché l’autrice vuol☐ far capire che le pozioni della strega non possono avere un effetto sicuro, ma chi si rivolge a lei spera che sia così☐ sottolineare che la strega, sebbene povera e pur lavorando nel suo ambiente modesto, è in grado di preparare pozioni dall’effetto sicuro4. L’espressione «si crede fermamente» (r. 17-18), inserita tra due trattini, viene usata dall’autrice per☐ sminuire☐ confermare☐ rafforzare☐ contrastarequello che sta spiegando, cioè quanto la superstizione sia diffusa in tutta la popolazione, dal misero contadino al ricco mercante.5. L’autrice inserisce molto frequentemente i suoi commenti personali riferiti agli eventi storici da lei ricostruiti e spiegati. Uno di questi commenti è «in un delirio di generale follia», alle righe 59-60.a. A che cosa si riferisce?b. Che cosa significa “delirio”, in questo contesto?6. Quesito INVALSI Nella frase «Il principe non fa distinzione tra scienza e stregoneria e, se anche la fa, è piuttosto a vantaggio di quest’ultima» (r. 21-23) osserva le parole sottolineate.Poi scrivia. a quale parola si riferisce la parola “la”: ...............................................................b. a quale parola si riferisce l’espressione “quest’ultima”: ............................................................... ANALIZZARE 7. Nel testo la figura della strega è considerata soprattutto da un punto di vista☐ artistico, storico, psicologico☐ storico, religioso, sociale☐ artistico, religioso, psicologico8. Qual era la condizione sociale delle streghe?a. Individua e sottolinea i due punti del testo in cui l’autrice ne parla in modo esplicito.b. Ne consegue che, secondo l’autrice, alcune donne praticavano la stregoneria per… (completa tu con le parole del testo) 9. La frase «Crede che i suoi poteri le siano stati donati dal demonio, anche contro ogni delusione e insuccesso “professionale”» (r. 40-42) vuole farci capire che… Per rispondere, leggi attentamente la seguente spiegazione e sottolinea di volta in volta l’alternativa giusta.Le streghe, povere donne ignoranti, credevano di avere ottenuto dei poteri eccezionali / ingiusti attraverso l’intervento diretto di Satana / di Dio. E ci credevano anche se non ottenevano / ottenevano successi con il loro lavoro, mentre la delusione / la soddisfazione dell’insuccesso avrebbe dovuto spingerle a riflettere: se il diavolo esisteva / non esisteva ed era tanto potente come si credeva, perché gli incantesimi delle streghe non avevano effetto? È la conferma di quanto la superstizione / la ragione superasse di gran lunga la superstizione / la ragione.10. Da che cosa sono accomunati, secondo l’autrice, persecutori e vittime?☐ Dalla miseria e dalla fame☐ Dalla superstizione e dall’ignoranza☐ Dal fanatismo religioso11. Per il modo in cui viene condotto, il processo per stregoneria è «quel che si può immaginare di più ingiusto, pazzo, illegale». L’autrice motiva questa sua affermazione. Rileggi dalla riga 48 alla 54 e completa.• ................................................................................................. credono nelle stesse assurdità• sono ammesse tutte le testimonianze ..............................................................., sono valide come prove anche cose ...............................................................• la confessione dell’accusata è ottenuta mediante ...............................................................• il processo finisce sempre ............................................................................................................................12. Nel momento in cui l’orribile spettacolo del rogo della strega termina, la gran parte delle persone si allontana. Ma qualcuno, più coraggioso, si ferma e… Che cosa raccoglie? Che cosa ne fa? Per quale motivo l’oggetto sarà molto invidiato?13. Terminato il rogo, anche l’inquisitore e i giudici se ne vanno.a. Che cosa si legge sui loro volti?b. Chi credono di avere sconfitto?c. Invece, accanto a loro è più vivo che mai un orribile “demonio”: quale?14. Nel testo possiamo individuare il giudizio dell’autrice. Qual è tra questi?☐ Le streghe erano vittime della miseria, dell’ignoranza e della superstizione☐ Le streghe esercitavano una loro arte illusoria per produrre effetti benefici o malefici (a seconda della richiesta) e per questo erano ricompensate☐ Le streghe erano ladre e assassine, molto pericolose per la sicurezza di tutti ESPRIMERE E VALUTARE 15. Parlare Forse sei a conoscenza di esempi (direttamente o attraverso i giornali) che dimostrino come l’intolleranza e l’ignoranza non siano morte con il passato, ma ancora oggi siano ben presenti nella nostra società. Parlane in classe. AL CINEMA All’interno di un monastero benedettino, un frate inquisitore crede di aver individuato una giovane strega. Non tutti, però, credono che si sia trattato di stregoneria…• Lei l’ha fatto per mangiare, non per il demonio!(da Il nome della rosa di Jean-Jacques Annaud)