VOLTIAMO PAGINA ANTOLOGIA 2

QUANDO LO SPORT AIUTA A RIPRENDERSI LA VITA Il paracadute è la mia libertà Laura Rampini - Graziella Durante Ma cosa succede? L’auto che viene dalla direzione opposta è fuori controllo e ci sta venendo addosso. Ho paura, d’istinto cerco di frenare, mi protendo verso mia sorella, seduta accanto a me. - Laura, cosa fa? Non si ferma - urla Cinzia, quando sente lo stridore dei freni. Stavamo chiacchierando fitto fitto del nostro negozio di vestiti: progetti, energie, investimenti, sogni. In un attimo tutto si confonde, nell’abitacolo si fa buio, sempre più buio. I veicoli si accartocciano l’uno contro l’altro: frammenti, luci, sagome, schegge. Poi un grande telo nero mi cala sugli occhi. E qui si fermano i miei ricordi. Riemergo dal coma dopo sette giorni- Laura, svegliati, Laura! - a riportarmi alla vita, sette giorni dopo, è la voce di mia madre: ci hanno tirate fuori da un ammasso di lamiere avvinghiate sui nostri corpi. Cinzia sotto choc, io immobile, assente, troppo lontana. Il mio risveglio ha del miracoloso. Impiego giorni solo a capire che mi trovo in un reparto di terapia intensiva. Sono immobile, invasa da tubi, flebo e macchinari sconosciuti. Mio padre non mi lascia nemmeno un secondo, mia mamma si prende cura del piccolo Luca. Il loro amore, saldo e resistente, è l’unico approdo in un mondo che mi è caduto addosso. Rimango tre mesi in rianimazione. Sto recuperando bene. Un giorno un medico si avvicina al mio letto. Ha la voce composta e rassicurante, mi spiega che sono stata fortunata con la lesione che ho avuto. Ma poi pronuncia parole terribili: - Vorrei dirti che tutto tornerà come prima, ma non posso. Devi cominciare a pensare a una vita in carrozzina. È come toccare incautamente un filo elettrico scoperto, come se il mio corpo si contraesse in un unico, dolorosissimo spasmo. Ho 22 anni, un marito, un bambino di 16 mesi: perché è successo proprio a me? Che cosa ho fatto di male? Chiedo aiuto a mio padre per alzarmi sulle mie gambe. Ma non succede nulla. Non sento nemmeno il linoleum sotto i miei piedi. È il giorno più crudele e orribile della mia vita. I mesi del dolore e della rabbiaRitorno a casa e le domande non mi lasciano tregua. Ogni giorno mi sento in colpa, terribilmente in colpa per aver fatto soffrire la mia famiglia, per averli trascinati in quell’orrore. Vedo le lacrime trattenute dai miei genitori, sento nella loro voce un nodo in gola quando mi guardano. Non c’è più traccia della spensieratezza leggera che c’era prima. Il mio corpo mi sembra così pesante, non regge il passo con il mio essere. Una sera mia sorella mi tende un tranello di cui le sono molto grata. Si fa promettere che l’accompagno per una commissione veloce, poi tira fuori la mia carrozzina dall’auto e mi costringe a scendere per entrare in un bar dove si sono radunati i nostri amici. È una prova durissima. Ma di fronte al loro affetto, le ombre create dalla paura si sciolgono come neve al sole. Da quel momento non rimando più nulla. Comincio a stabilire contatti con gli altri senza vergogna. E a riprendermi la mia vita. La luce si riaccendeQuando smetto con i “se” e con i “ma”, quando finisco di colpevolizzarmi, riesco a tornare a combattere. Non voglio più vedere tanta sofferenza sul volto di chi mi sta accanto. E poi desidero continuare a scegliere quello che posso modificare nella mia esistenza, non voglio diventare vittima degli eventi. All’improvviso, tutto è nuovo e tutto è diverso. Sono fiera di riconquistare la quotidianità: riesco a vestirmi, preparare la colazione, fare qualche commissione. Esco dall’emergenza. La vita riprende il suo corso, lentamente. «È meraviglioso», penso. E lo diventa ancora di più dopo una settimana in montagna. Conosco un ragazzo disabile che scia. Voglio provarci anch’io, così mi iscrivo a un corso. È durissimo, destabilizzante, ma alimentare una passione a cui credevo di dover rinunciare per sempre mi dà una forza incredibile. La diga si è rotta. E nessuno può porvi argine. […] Recupero la voglia di vivere, ma il mio matrimonio è in crisi. La mia dimensione è l’ariaSono nata a Sigillo, nel Perugino, capitale mondiale del volo libero: in cielo sempre un fluttuare di parapendii e deltaplani. Andavo a guardare i decolli, ma non mi era permesso prendere parte a quest’avventura. Poi, con l’incidente, l’idea del volo è rotolata in fondo al cassetto. Finché ho voluto ripensarci. Da adulta libera, ma costretta in carrozzina. Inizio a prendere lezioni di volo ultraleggero. Poi è la volta di deltaplano e parapendio. Infine, nel 2005, faccio il primo lancio in tandem di paracadutismo: è ineguagliabile. Voglio che altri disabili provino quella gioia pura e fondo Liber-hando, un’associazione che organizza weekend di voli in coppia per persone con handicap. Arrivano ragazzi da ogni parte d’Italia, entusiasti quanto me. Ma io voglio di più. Voglio volare da sola e lo voglio con tutta me stessa. Mi prendono tutti per matta, finché non incontro Alex, un paracadutista disposto ad assecondarmi: mi sta accanto e vede fino a che punto posso arrivare con le mie gambe bloccate e la mia testa dura. Inizia un periodo di prove pieno di ostacoli e critiche: «Sei un’illusa!» è la frase più gentile. C’è chi lascia intendere che sono già stata fortunata una volta e ora sto sfidando il mio destino. Tecnicamente non è facile, invento diversi escamotage per supplire al mio deficit motorio. Il 28 luglio 2008 al campovolo di Ravenna il cielo è terso, il Pilatus è pronto al decollo. Saltiamo nella sua pancia. Cerco famelica lo sguardo di Alex che nessuno può sostituire. A 4mila metri la voce del pilota mi ridesta. Apre il portellone: «Exit». Un istante dopo sono in aria. Da sola. Difficile dire dov’è il mio cuore. Lo sento pulsare in ogni parte del corpo e la pelle vibra come un tamburo battuto all’impazzata. Impalpabile e purissima, l’aria mi avvolge per un eterno minuto di caduta libera. E se quasi non ricordavo più che cosa si prova a camminare o a correre, oggi mi sento una libellula. Sono determinata, fortunata forse, so solo che ce l’ho fatta. La soddisfazione più grande è poter portare un messaggio di speranza: è nato così il progetto Liberamondo, per abbattere tutte le barriere morali, sociali e culturali, che fanno più male di quelle architettoniche. Attraverso sport e viaggi per disabili vogliamo ripetere che nulla è impossibile. La vita non è una sola: puoi rinascere ogni volta che lo desideri. (Tratto da: L. Rampini - G. Durante, Nessuna barriera fra me e il cielo, Mondadori) Il testo Laura Rampini perde l’uso delle gambe dopo un incidente d’auto: ha 22 anni e un bimbo piccolo. Accettare la nuova condizione è dura, ma lo sport la aiuta. Con una tenacia fuori dal comune prende il brevetto di paracadutista… Le autrici Laura Rampini aveva soltanto ventidue anni quando l’incidente le tolse l’uso delle gambe. Era il 1995. Oggi Laura è mamma per la seconda volta, ha preso il brevetto da paracadutista e vanta già centosessanta lanci. È la prima e unica paracadutista paraplegica al mondo. Graziella Durante, nata a Napoli nel 1978, è scrittrice e giornalista. COMPRENDERE 1. Chi, soprattutto, aiuta Laura in ospedale? 2. In che modo Cinzia risveglia nella sorella la voglia di riprendersi la vita? 3. Quale diventa il suo desiderio più grande? 4. In che modo lo realizza? LESSICO 5. Quesito INVALSI Nella frase «Il loro amore, saldo e resistente, è l’unico approdo in un mondo che mi è caduto addosso» (r. 17-18) il termine “approdo” significa A. baia B. punto fermo C. punto d’arrivo D. ancoraggio 6. Quesito INVALSI Nella frase «Cerco famelica lo sguardo di Alex» (r. 90), al posto di “famelica” si potrebbe usare A. ansiosa B. molto triste C. affamata D. vorace ANALIZZARE 7. Nello schema che segue, numera nell’ordine corretto le parti del testo, elencate nella prima colonna. Poi collega ciascuna parte della prima colonna con il corrispondente elemento nella seconda colonna. ☐ La luce si riaccende ☐ Riemergo dal coma dopo sette giorni ☐ Introduzione ☐ I mesi del dolore e della rabbia ☐ La mia dimensione è l’aria - Il verdetto del medico: una vita in carrozzina - La grande sfida: diventare paracadutista - Paura e senso di colpa - La scelta di vivere da protagonista, non da vittima - Descrizione dell’incidente causa della tragedia 8. La vita ha messo a dura prova Laura, ma lei non si è arresa e attraverso un arduo percorso formativo di anima e di corpo si è riappropriata di se stessa accettando l’handicap, ma godendo pienamente delle cose belle dell’esistenza. Riordina, secondo un ordine cronologico, le tappe del percorso di “rinascita”. ☐ Vola nell’aria da sola ☐ Prova uno shock dolorosissimo e intollerabile ☐ Incomincia a incontrare gli altri senza vergogna ☐ Riconquista la quotidianità ☐ Porta un messaggio di speranza a tutti i disabili: nasce il progetto Liberamondo ☐ Conosce un ragazzo disabile che scia ☐ Si sente in colpa nei confronti dei propri cari ☐ Pensa al suo sogno: volare ☐ Prende lezioni di volo ultraleggero ☐ Torna a combattere ☐ Prende il brevetto da paracadutista ESPRIMERE E VALUTARE 9. Parlare La storia di Laura commuove e insegna. Che cosa ti ha colpito maggiormente di questa vicenda? Trovi che sia utile per ragazzi della tua età conoscere fatti del genere? Per quale motivo? Rispondi e confronta la tua opinione in classe. 10. Scrivere Scrivi una lettera a Laura dicendole quello che senti, la tua ammirazione per la sua forza d’animo, magari puoi chiederle consiglio per qualche tuo momento difficile oppure… LIBRI PER TE Giacomo Crosa - Luca Pancalli, Lo specchio di Luca, Fazi editore Luca Pancalli, nato nel 1964, è un ragazzo come tanti altri con una grande passione: lo sport. Da giovanissimo vince tre campionati di pentathlon moderno ed è una grande promessa, quando a causa di una caduta da cavallo durante una competizione diventa paraplegico, a 17 anni. Dopo il primo terribile dolore, l’accettazione del dramma diventa forza, determinazione e riscoperta della vita. Continua a praticare attività sportiva ad altissimo livello nonostante sia costretto su una sedia a rotelle. Sostenuto dagli affetti familiari, con una volontà straordinaria riesce a costruirsi una vita molto soddisfacente: marito, padre di famiglia, avvocato, dirigente sportivo e grande atleta. Luca Pancalli è l’atleta paralimpico più premiato: 8 ori, 6 argenti e 1 bronzo nella disciplina del nuoto.
QUANDO LO SPORT AIUTA A RIPRENDERSI LA VITA Il paracadute è la mia libertà Laura Rampini - Graziella Durante Ma cosa succede? L’auto che viene dalla direzione opposta è fuori controllo e ci sta venendo addosso. Ho paura, d’istinto cerco di frenare, mi protendo verso mia sorella, seduta accanto a me. - Laura, cosa fa? Non si ferma - urla Cinzia, quando sente lo stridore dei freni. Stavamo chiacchierando fitto fitto del nostro negozio di vestiti: progetti, energie, investimenti, sogni. In un attimo tutto si confonde, nell’abitacolo si fa buio, sempre più buio. I veicoli si accartocciano l’uno contro l’altro: frammenti, luci, sagome, schegge. Poi un grande telo nero mi cala sugli occhi. E qui si fermano i miei ricordi. Riemergo dal coma dopo sette giorni- Laura, svegliati, Laura! - a riportarmi alla vita, sette giorni dopo, è la voce di mia madre: ci hanno tirate fuori da un ammasso di lamiere avvinghiate sui nostri corpi. Cinzia sotto choc, io immobile, assente, troppo lontana. Il mio risveglio ha del miracoloso. Impiego giorni solo a capire che mi trovo in un reparto di terapia intensiva. Sono immobile, invasa da tubi, flebo e macchinari sconosciuti. Mio padre non mi lascia nemmeno un secondo, mia mamma si prende cura del piccolo Luca. Il loro amore, saldo e resistente, è l’unico approdo in un mondo che mi è caduto addosso. Rimango tre mesi in rianimazione. Sto recuperando bene. Un giorno un medico si avvicina al mio letto. Ha la voce composta e rassicurante, mi spiega che sono stata fortunata con la lesione che ho avuto. Ma poi pronuncia parole terribili: - Vorrei dirti che tutto tornerà come prima, ma non posso. Devi cominciare a pensare a una vita in carrozzina. È come toccare incautamente un filo elettrico scoperto, come se il mio corpo si contraesse in un unico, dolorosissimo spasmo. Ho 22 anni, un marito, un bambino di 16 mesi: perché è successo proprio a me? Che cosa ho fatto di male? Chiedo aiuto a mio padre per alzarmi sulle mie gambe. Ma non succede nulla. Non sento nemmeno il linoleum sotto i miei piedi. È il giorno più crudele e orribile della mia vita. I mesi del dolore e della rabbiaRitorno a casa e le domande non mi lasciano tregua. Ogni giorno mi sento in colpa, terribilmente in colpa per aver fatto soffrire la mia famiglia, per averli trascinati in quell’orrore. Vedo le lacrime trattenute dai miei genitori, sento nella loro voce un nodo in gola quando mi guardano. Non c’è più traccia della spensieratezza leggera che c’era prima. Il mio corpo mi sembra così pesante, non regge il passo con il mio essere. Una sera mia sorella mi tende un tranello di cui le sono molto grata. Si fa promettere che l’accompagno per una commissione veloce, poi tira fuori la mia carrozzina dall’auto e mi costringe a scendere per entrare in un bar dove si sono radunati i nostri amici. È una prova durissima. Ma di fronte al loro affetto, le ombre create dalla paura si sciolgono come neve al sole. Da quel momento non rimando più nulla. Comincio a stabilire contatti con gli altri senza vergogna. E a riprendermi la mia vita. La luce si riaccendeQuando smetto con i “se” e con i “ma”, quando finisco di colpevolizzarmi, riesco a tornare a combattere. Non voglio più vedere tanta sofferenza sul volto di chi mi sta accanto. E poi desidero continuare a scegliere quello che posso modificare nella mia esistenza, non voglio diventare vittima degli eventi. All’improvviso, tutto è nuovo e tutto è diverso. Sono fiera di riconquistare la quotidianità: riesco a vestirmi, preparare la colazione, fare qualche commissione. Esco dall’emergenza. La vita riprende il suo corso, lentamente. «È meraviglioso», penso. E lo diventa ancora di più dopo una settimana in montagna. Conosco un ragazzo disabile che scia. Voglio provarci anch’io, così mi iscrivo a un corso. È durissimo, destabilizzante, ma alimentare una passione a cui credevo di dover rinunciare per sempre mi dà una forza incredibile. La diga si è rotta. E nessuno può porvi argine. […] Recupero la voglia di vivere, ma il mio matrimonio è in crisi. La mia dimensione è l’ariaSono nata a Sigillo, nel Perugino, capitale mondiale del volo libero: in cielo sempre un fluttuare di parapendii e deltaplani. Andavo a guardare i decolli, ma non mi era permesso prendere parte a quest’avventura. Poi, con l’incidente, l’idea del volo è rotolata in fondo al cassetto. Finché ho voluto ripensarci. Da adulta libera, ma costretta in carrozzina. Inizio a prendere lezioni di volo ultraleggero. Poi è la volta di deltaplano e parapendio. Infine, nel 2005, faccio il primo lancio in tandem di paracadutismo: è ineguagliabile. Voglio che altri disabili provino quella gioia pura e fondo Liber-hando, un’associazione che organizza weekend di voli in coppia per persone con handicap. Arrivano ragazzi da ogni parte d’Italia, entusiasti quanto me. Ma io voglio di più. Voglio volare da sola e lo voglio con tutta me stessa. Mi prendono tutti per matta, finché non incontro Alex, un paracadutista disposto ad assecondarmi: mi sta accanto e vede fino a che punto posso arrivare con le mie gambe bloccate e la mia testa dura. Inizia un periodo di prove pieno di ostacoli e critiche: «Sei un’illusa!» è la frase più gentile. C’è chi lascia intendere che sono già stata fortunata una volta e ora sto sfidando il mio destino. Tecnicamente non è facile, invento diversi escamotage per supplire al mio deficit motorio. Il 28 luglio 2008 al campovolo di Ravenna il cielo è terso, il Pilatus è pronto al decollo. Saltiamo nella sua pancia. Cerco famelica lo sguardo di Alex che nessuno può sostituire. A 4mila metri la voce del pilota mi ridesta. Apre il portellone: «Exit». Un istante dopo sono in aria. Da sola. Difficile dire dov’è il mio cuore. Lo sento pulsare in ogni parte del corpo e la pelle vibra come un tamburo battuto all’impazzata. Impalpabile e purissima, l’aria mi avvolge per un eterno minuto di caduta libera. E se quasi non ricordavo più che cosa si prova a camminare o a correre, oggi mi sento una libellula. Sono determinata, fortunata forse, so solo che ce l’ho fatta. La soddisfazione più grande è poter portare un messaggio di speranza: è nato così il progetto Liberamondo, per abbattere tutte le barriere morali, sociali e culturali, che fanno più male di quelle architettoniche. Attraverso sport e viaggi per disabili vogliamo ripetere che nulla è impossibile. La vita non è una sola: puoi rinascere ogni volta che lo desideri. (Tratto da: L. Rampini - G. Durante, Nessuna barriera fra me e il cielo, Mondadori) Il testo Laura Rampini perde l’uso delle gambe dopo un incidente d’auto: ha 22 anni e un bimbo piccolo. Accettare la nuova condizione è dura, ma lo sport la aiuta. Con una tenacia fuori dal comune prende il brevetto di paracadutista… Le autrici Laura Rampini aveva soltanto ventidue anni quando l’incidente le tolse l’uso delle gambe. Era il 1995. Oggi Laura è mamma per la seconda volta, ha preso il brevetto da paracadutista e vanta già centosessanta lanci. È la prima e unica paracadutista paraplegica al mondo. Graziella Durante, nata a Napoli nel 1978, è scrittrice e giornalista. COMPRENDERE 1. Chi, soprattutto, aiuta Laura in ospedale? 2. In che modo Cinzia risveglia nella sorella la voglia di riprendersi la vita? 3. Quale diventa il suo desiderio più grande? 4. In che modo lo realizza? LESSICO 5. Quesito INVALSI Nella frase «Il loro amore, saldo e resistente, è l’unico approdo in un mondo che mi è caduto addosso» (r. 17-18) il termine “approdo” significa A. baia B. punto fermo C. punto d’arrivo D. ancoraggio 6. Quesito INVALSI Nella frase «Cerco famelica lo sguardo di Alex» (r. 90), al posto di “famelica” si potrebbe usare A. ansiosa B. molto triste C. affamata D. vorace ANALIZZARE 7. Nello schema che segue, numera nell’ordine corretto le parti del testo, elencate nella prima colonna. Poi collega ciascuna parte della prima colonna con il corrispondente elemento nella seconda colonna. ☐ La luce si riaccende ☐ Riemergo dal coma dopo sette giorni ☐ Introduzione ☐ I mesi del dolore e della rabbia ☐ La mia dimensione è l’aria - Il verdetto del medico: una vita in carrozzina - La grande sfida: diventare paracadutista - Paura e senso di colpa - La scelta di vivere da protagonista, non da vittima - Descrizione dell’incidente causa della tragedia 8. La vita ha messo a dura prova Laura, ma lei non si è arresa e attraverso un arduo percorso formativo di anima e di corpo si è riappropriata di se stessa accettando l’handicap, ma godendo pienamente delle cose belle dell’esistenza. Riordina, secondo un ordine cronologico, le tappe del percorso di “rinascita”. ☐ Vola nell’aria da sola ☐ Prova uno shock dolorosissimo e intollerabile ☐ Incomincia a incontrare gli altri senza vergogna ☐ Riconquista la quotidianità ☐ Porta un messaggio di speranza a tutti i disabili: nasce il progetto Liberamondo ☐ Conosce un ragazzo disabile che scia ☐ Si sente in colpa nei confronti dei propri cari ☐ Pensa al suo sogno: volare ☐ Prende lezioni di volo ultraleggero ☐ Torna a combattere ☐ Prende il brevetto da paracadutista ESPRIMERE E VALUTARE 9. Parlare La storia di Laura commuove e insegna. Che cosa ti ha colpito maggiormente di questa vicenda? Trovi che sia utile per ragazzi della tua età conoscere fatti del genere? Per quale motivo? Rispondi e confronta la tua opinione in classe. 10. Scrivere Scrivi una lettera a Laura dicendole quello che senti, la tua ammirazione per la sua forza d’animo, magari puoi chiederle consiglio per qualche tuo momento difficile oppure… LIBRI PER TE Giacomo Crosa - Luca Pancalli, Lo specchio di Luca, Fazi editore Luca Pancalli, nato nel 1964, è un ragazzo come tanti altri con una grande passione: lo sport. Da giovanissimo vince tre campionati di pentathlon moderno ed è una grande promessa, quando a causa di una caduta da cavallo durante una competizione diventa paraplegico, a 17 anni. Dopo il primo terribile dolore, l’accettazione del dramma diventa forza, determinazione e riscoperta della vita. Continua a praticare attività sportiva ad altissimo livello nonostante sia costretto su una sedia a rotelle. Sostenuto dagli affetti familiari, con una volontà straordinaria riesce a costruirsi una vita molto soddisfacente: marito, padre di famiglia, avvocato, dirigente sportivo e grande atleta. Luca Pancalli è l’atleta paralimpico più premiato: 8 ori, 6 argenti e 1 bronzo nella disciplina del nuoto.