VOLTIAMO PAGINA ANTOLOGIA 2

UN GIOCO DI SQUADRA Sensazione rosso fuoco Joyce Carol Oates Non faticarono molto per convincermi a tornare in squadra. Lo ammetto: Bruttona era irrequieta sapendo che la squadra affrontava una partita dietro l’altra, e non così bene come quando ci giocavo io. Non che fossi una Superdonna, ma nella pallacanestro me la cavavo niente male. E anche se non me lo sarei mai aspettato, sentivo la mancanza delle mie compagne di squadra, del ROSSO FUOCO che mi avvolgeva al solo entrare nello spogliatoio. Della sensazione della palla stretta fra le mani. E se avessi sbagliato, se avessi mancato un canestro: pazienza. Bruttona avrebbe dovuto rassegnarsi a non essere diversa dalle altre. C’è una cosa da dire, su Bruttona. Era come una divisa, o una pelle, che potevo indossare ma che non andava bene in tutte le occasioni. Non quando ero con Matt, per esempio. E una volta, quando entrai in palestra subito dopo essere tornata in squadra, alcune ragazze che erano già là ad allenarsi si voltarono a guardarmi, come se avessero parlato di me fino a quel momento, e risero, e fischiarono e applaudirono e mi diedero il cinque. - Ursu-la Riggs! - Quasi mi aspettavo che mi chiamassero Bruttona. A volte mi stupiva, che nessuno sapesse di Bruttona. Era il mio segreto, perfino nei confronti di Matt. Rientrai in squadra in tempo per le ultime due partite, incontri tosti con il Peekskill e l’Ossining, i campioni del distretto. L’ultima partita, quella contro l’Ossining, la perdemmo per appena sei punti e fu fantastica, una partita di alto livello ben giocata da tutt’e due le squadre, qualcosa di cui andare fiere. In entrambe le partite segnai a più non posso. Però anche Courtney Levao giocò bene. Si portava quasi sotto il canestro, e io le passavo la palla, veloce come un fulmine, e Courtney la infilava dentro il canestro con un salto! Era rimasta capitano anche dopo il mio ritorno, anche se si era offerta di dare le dimissioni. - No, Courtney! - protestai, perché era chiaro che le altre ragazze si trovavano bene con lei. Anche questa è una dote: piacere agli altri. Andare d’accordo con gli altri e rispettarli. Qualcosa che Bruttona poteva imparare. Certo che Bruttona poteva imparare. E parecchio. Sarei stata capitano l’anno successivo, il mio ultimo anno, e mi ripromettevo di evitare gli errori commessi in precedenza. Andai da ogni ragazza della squadra, e a tutte chiesi scusa per come mi ero comportata. - Avevo dimenticato che siamo una squadra. La pallacanestro non è fatta solo di una persona. Una delle ragazze scoppiò a ridere. - Dai, Ursula - scherzò. - Non vorrai dire che tu sei solo «una» persona? Anche Bonnie Le Moyne rise. - Mi sento più a mio agio quando sei la solita insopportabile Urs che quando fai tutta la gentile. Smettila! Urrrrssss. Quel ringhio mi dava i brividi… di gioia. Lo ammetto: la parte migliore di quelle due partite fu che Matt Donaghy assistette a entrambe, seduto in prima fila e senza mai staccarmi gli occhi di dosso. Dapprima mi sentii a disagio, ma l’imbarazzo passò quando la partita ebbe inizio e il ROSSO FUOCO mi avvolse. Ogni volta che facevo canestro o passavo la palla a un’attaccante, Matt scattava in piedi applaudendo e gridando come un ossesso. E, con nostra grande soddisfazione, c’erano più spettatori del solito, incluso - per la prima volta - un buon numero di ragazzi del Rocky River. E, lasciandomi allibita, mamma e Lisa assistettero a entrambe le partite. Anche se mi sforzai di non mostrarmi particolarmente stupita. Lisa era meno concentrata sulle lezioni di danza; aveva detto che il balletto cominciava a stufarla e voleva passare a qualcos’altro. Mamma ci rimase male, ovvio, però si sforzava di non farglielo capire. - Se cresci di altri trenta centimetri e aumenti di una trentina di chili - scherzai - forse fra qualche anno potrai diventare una stella della pallacanestro. Proprio come la tua Sorellona. - Oh, Ursula! - protestò Lisa, prendendomi sul serio. - Non potrei mai giocare come te. Vero. Lisa non era una Bruttona. Per lei non era così importante vincere, vincere, vincere. (Tratto da: J. C. Oates, Bruttona e Lingua Lunga, Mondadori) Il testo Ursula è una bravissima giocatrice di pallacanestro, ma fuori dal campo non ha tante amiche, perché ha un carattere scontroso di cui è consapevole e che l’ha indotta a darsi un soprannome di cui nessuno è a conoscenza. L’autrice Joyce Carol Oates (Lockport, New York, 1938) è una scrittrice di romanzi, storie, sceneggiature… È autrice di più di settanta libri, tra cui ricordiamo Bambini e altre malattie e Bruttona e Lingua Lunga, da cui è tratto questo testo. COMPRENDERE 1. Chi è Bruttona?2. Perché è irrequieta all’idea di rientrare in squadra?3. Di che cosa sentiva maggiormente la mancanza?a. ....................................................................................................................................................................................................b. ....................................................................................................................................................................................................c. ....................................................................................................................................................................................................4. Qual è il segreto di Ursula?5. Perché Ursula rifiuta il ruolo di capitano, una volta rientrata in squadra? Che cosa avrebbe dovuto imparare?6. Perché Lisa, la sorella di Ursula, non sarebbe mai potuta diventare una campionessa della pallacanestro come la sorella, neanche se fosse cresciuta di statura e di peso? LESSICO 7. Che cosa intende Ursula con l’espressione “ROSSO FUOCO”?8. Quesito INVALSI Che cos’è “Bruttona”, per Ursula?A. Un soprannome con cui viene chiamata in campoB. Un soprannome che si è data perché si trova bruttaC. Un’amica immaginaria con cui si confidaD. Un ruolo che assume in campo per il proprio carattereRiporta qui di seguito la frase che ti ha permesso di rispondere:9. Quesito INVALSI Al posto della parola «perfino», alla riga 19, si potrebbe usareA. addiritturaB. soprattutto C. tranneD. piuttosto10. Quesito INVALSI Alla riga 51, si trova scritto «un’attaccante» perchéA. c’è un errore di stampaB. fa riferimento a un uomoC. il sostantivo inizia per vocaleD. fa riferimento a una donna11. Quesito INVALSI Alla riga 56 il termine «allibita» può essere sostituito conA. seccataB. confusa C. sbigottitaD. felice ANALIZZARE 12. Rileggi attentamente dalla riga 1 («Non faticarono…») alla riga 10 («diversa dalle altre»), poi individua e sottolinea i due punti in cui si passa, nella narrazione, dall’uso della terza persona, poi all’uso della prima e nuovamente alla terza. ESPRIMERE E VALUTARE 13. Scrivere «Andai da ogni ragazza della squadra, e a tutte chiesi scusa per come mi ero comportata» (r. 39-40): Ursula dimostra di essere una ragazza sensibile, capace di fare autocritica e di mettersi in gioco chiedendo scusa. Sei anche tu così? Anche a te è capitato, qualche volta, di riuscire a mettere da parte il tuo orgoglio e di chiedere scusa a qualcuno per un tuo atteggiamento sbagliato? Che cosa hai provato prima di quel gesto? E dopo? Ti sei sentito/a una persona migliore? Racconta.
UN GIOCO DI SQUADRA Sensazione rosso fuoco Joyce Carol Oates Non faticarono molto per convincermi a tornare in squadra. Lo ammetto: Bruttona era irrequieta sapendo che la squadra affrontava una partita dietro l’altra, e non così bene come quando ci giocavo io. Non che fossi una Superdonna, ma nella pallacanestro me la cavavo niente male. E anche se non me lo sarei mai aspettato, sentivo la mancanza delle mie compagne di squadra, del ROSSO FUOCO che mi avvolgeva al solo entrare nello spogliatoio. Della sensazione della palla stretta fra le mani. E se avessi sbagliato, se avessi mancato un canestro: pazienza. Bruttona avrebbe dovuto rassegnarsi a non essere diversa dalle altre. C’è una cosa da dire, su Bruttona. Era come una divisa, o una pelle, che potevo indossare ma che non andava bene in tutte le occasioni. Non quando ero con Matt, per esempio. E una volta, quando entrai in palestra subito dopo essere tornata in squadra, alcune ragazze che erano già là ad allenarsi si voltarono a guardarmi, come se avessero parlato di me fino a quel momento, e risero, e fischiarono e applaudirono e mi diedero il cinque. - Ursu-la Riggs! - Quasi mi aspettavo che mi chiamassero Bruttona. A volte mi stupiva, che nessuno sapesse di Bruttona. Era il mio segreto, perfino nei confronti di Matt. Rientrai in squadra in tempo per le ultime due partite, incontri tosti con il Peekskill e l’Ossining, i campioni del distretto. L’ultima partita, quella contro l’Ossining, la perdemmo per appena sei punti e fu fantastica, una partita di alto livello ben giocata da tutt’e due le squadre, qualcosa di cui andare fiere. In entrambe le partite segnai a più non posso. Però anche Courtney Levao giocò bene. Si portava quasi sotto il canestro, e io le passavo la palla, veloce come un fulmine, e Courtney la infilava dentro il canestro con un salto! Era rimasta capitano anche dopo il mio ritorno, anche se si era offerta di dare le dimissioni. - No, Courtney! - protestai, perché era chiaro che le altre ragazze si trovavano bene con lei. Anche questa è una dote: piacere agli altri. Andare d’accordo con gli altri e rispettarli. Qualcosa che Bruttona poteva imparare. Certo che Bruttona poteva imparare. E parecchio. Sarei stata capitano l’anno successivo, il mio ultimo anno, e mi ripromettevo di evitare gli errori commessi in precedenza. Andai da ogni ragazza della squadra, e a tutte chiesi scusa per come mi ero comportata. - Avevo dimenticato che siamo una squadra. La pallacanestro non è fatta solo di una persona. Una delle ragazze scoppiò a ridere. - Dai, Ursula - scherzò. - Non vorrai dire che tu sei solo «una» persona? Anche Bonnie Le Moyne rise. - Mi sento più a mio agio quando sei la solita insopportabile Urs che quando fai tutta la gentile. Smettila! Urrrrssss. Quel ringhio mi dava i brividi… di gioia. Lo ammetto: la parte migliore di quelle due partite fu che Matt Donaghy assistette a entrambe, seduto in prima fila e senza mai staccarmi gli occhi di dosso. Dapprima mi sentii a disagio, ma l’imbarazzo passò quando la partita ebbe inizio e il ROSSO FUOCO mi avvolse. Ogni volta che facevo canestro o passavo la palla a un’attaccante, Matt scattava in piedi applaudendo e gridando come un ossesso. E, con nostra grande soddisfazione, c’erano più spettatori del solito, incluso - per la prima volta - un buon numero di ragazzi del Rocky River. E, lasciandomi allibita, mamma e Lisa assistettero a entrambe le partite. Anche se mi sforzai di non mostrarmi particolarmente stupita. Lisa era meno concentrata sulle lezioni di danza; aveva detto che il balletto cominciava a stufarla e voleva passare a qualcos’altro. Mamma ci rimase male, ovvio, però si sforzava di non farglielo capire. - Se cresci di altri trenta centimetri e aumenti di una trentina di chili - scherzai - forse fra qualche anno potrai diventare una stella della pallacanestro. Proprio come la tua Sorellona. - Oh, Ursula! - protestò Lisa, prendendomi sul serio. - Non potrei mai giocare come te. Vero. Lisa non era una Bruttona. Per lei non era così importante vincere, vincere, vincere. (Tratto da: J. C. Oates, Bruttona e Lingua Lunga, Mondadori) Il testo Ursula è una bravissima giocatrice di pallacanestro, ma fuori dal campo non ha tante amiche, perché ha un carattere scontroso di cui è consapevole e che l’ha indotta a darsi un soprannome di cui nessuno è a conoscenza. L’autrice Joyce Carol Oates (Lockport, New York, 1938) è una scrittrice di romanzi, storie, sceneggiature… È autrice di più di settanta libri, tra cui ricordiamo Bambini e altre malattie e Bruttona e Lingua Lunga, da cui è tratto questo testo. COMPRENDERE 1. Chi è Bruttona?2. Perché è irrequieta all’idea di rientrare in squadra?3. Di che cosa sentiva maggiormente la mancanza?a. ....................................................................................................................................................................................................b. ....................................................................................................................................................................................................c. ....................................................................................................................................................................................................4. Qual è il segreto di Ursula?5. Perché Ursula rifiuta il ruolo di capitano, una volta rientrata in squadra? Che cosa avrebbe dovuto imparare?6. Perché Lisa, la sorella di Ursula, non sarebbe mai potuta diventare una campionessa della pallacanestro come la sorella, neanche se fosse cresciuta di statura e di peso? LESSICO 7. Che cosa intende Ursula con l’espressione “ROSSO FUOCO”?8. Quesito INVALSI Che cos’è “Bruttona”, per Ursula?A. Un soprannome con cui viene chiamata in campoB. Un soprannome che si è data perché si trova bruttaC. Un’amica immaginaria con cui si confidaD. Un ruolo che assume in campo per il proprio carattereRiporta qui di seguito la frase che ti ha permesso di rispondere:9. Quesito INVALSI Al posto della parola «perfino», alla riga 19, si potrebbe usareA. addiritturaB. soprattutto C. tranneD. piuttosto10. Quesito INVALSI Alla riga 51, si trova scritto «un’attaccante» perchéA. c’è un errore di stampaB. fa riferimento a un uomoC. il sostantivo inizia per vocaleD. fa riferimento a una donna11. Quesito INVALSI Alla riga 56 il termine «allibita» può essere sostituito conA. seccataB. confusa C. sbigottitaD. felice ANALIZZARE 12. Rileggi attentamente dalla riga 1 («Non faticarono…») alla riga 10 («diversa dalle altre»), poi individua e sottolinea i due punti in cui si passa, nella narrazione, dall’uso della terza persona, poi all’uso della prima e nuovamente alla terza. ESPRIMERE E VALUTARE 13. Scrivere «Andai da ogni ragazza della squadra, e a tutte chiesi scusa per come mi ero comportata» (r. 39-40): Ursula dimostra di essere una ragazza sensibile, capace di fare autocritica e di mettersi in gioco chiedendo scusa. Sei anche tu così? Anche a te è capitato, qualche volta, di riuscire a mettere da parte il tuo orgoglio e di chiedere scusa a qualcuno per un tuo atteggiamento sbagliato? Che cosa hai provato prima di quel gesto? E dopo? Ti sei sentito/a una persona migliore? Racconta.