VOLTIAMO PAGINA ANTOLOGIA 2

Cittadinanza attiva SPECIALEPARLIAMO DI BULLISMO I comportamenti di cui sono vittime Lorenzo e Adrian (nelle vicende narrate nei testi Sparisci, microbo e Minacce a scuola) sono presenti in molte realtà scolastiche, soprattutto tra i ragazzi della tua età. Riprendiamo, quindi, il discorso iniziato l’anno scorso, perchéPARLARE DEL BULLISMO È ANCHE UN MODO PER COMBATTERLO!Prendersi in giro tra amici può essere anche piacevole se tutte le persone coinvolte si divertono sinceramente, anche quella di cui si parla. A volte prendersi in giro è anche un modo per “fare amicizia”, un segno d’affetto.Ma se qualcuno viene preso in giro ogni giorno, per tanti giorni, con un nomignolo offensivo o mettendo in evidenza continuamente una sua difficoltà, un suo difetto, e se quella persona sta male e non sa difendersi, allora quella che abbiamo di fronte è una situazione di bullismo.Vediamo gli articoli della Costituzione italiana e altri testi che possono costituire materiale d’informazione e di discussione con i tuoi compagni e l’insegnante.... dalla Costituzione italianaArticolo 2La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità. […]Articolo 3Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.Che cos’è il bullismo?Con il termine “bullismo” si definiscono le azioni aggressive o i comportamenti di prepotenza, offesa ed esclusione, compiuti di proposito e in modo ricorrente da una o più persone ai danni di altre.Perché si parli di bullismo devono essere presenti alcune caratteristiche:1. la prima riguarda l’intenzionalità, cioè il fatto che il bullo mette in atto intenzionalmente dei comportamenti fisici, verbali o psicologici con lo scopo di offendere l’altro e di arrecargli danno o disagio;2. la seconda riguarda la persistenza: sebbene anche un singolo episodio possa essere considerato una forma di bullismo, il rapporto bullo-vittima è caratterizzato dalla ripetitività di comportamenti di prepotenza nel tempo;3. in terzo luogo, tale relazione è fondata sulla disuguaglianza di forza tra il bullo che agisce e la vittima che non è in grado di difendersi; spesso il bullo agisce in gruppo, la vittima invece è sola.Alla luce di queste considerazioni, si può dire che un ragazzo subisce delle prepotenze quando un altro ragazzo, o un gruppo di ragazzi, gli dicono cose cattive e spiacevoli.È sempre prepotenza quando un ragazzo riceve colpi, pugni, calci e minacce, quando viene rinchiuso in una stanza, riceve scritti con offese e parolacce, quando nessuno gli rivolge mai la parola e altre cose di questo genere.Questi fatti capitano spesso e chi li subisce non riesce a difendersi. Si tratta sempre di prepotenze anche quando un ragazzo viene preso in giro ripetutamente e con cattiveria.Non si tratta invece di prepotenze quando due ragazzi, all’incirca della stessa forza, litigano tra loro o fanno la lotta.(E. Menesini, Bullismo: le azioni efficaci della scuola, Erickson)In quali forme si manifesta il bullismo?Il bullismo si manifesta in due forme principali: può essere diretto o indiretto. BULLISMO DIRETTO Nel primo caso l’attacco f isico e/o verbale consiste nel colpire con pugni o calci la v it tima, rubare o rovinare ogget ti di sua proprietà, deriderla, insultarla, sottolineare negativamente aspetti r azziali o car atteristiche fisiche. BULLISMO INDIRETTO Nel secondo caso l’attacco è più “sottile” e consiste nel diffondere pettegolezzi fastidiosi o storie offensive allo scopo di isolare dal resto del gruppo la vittima.Bullismo o non bullismo?Non sempre atti scorretti possono definirsi “bullismo”: infatti in alcuni casi può trattarsi di litigi o di scherzi, magari un po’ pesanti, quando...• il disaccordo viene motivato esprimendo le proprie ragioni;• i protagonisti sono in grado di cambiare argomento e allontanarsi in modo pacifico;• sanno scusarsi o cercare soluzioni di compromesso;• si trova un accordo che soddisfi le parti attraverso il confronto.Hai capito la differenza?Mettiti alla prova: indica con una crocetta la scelta corretta secondo questa legenda:S = Scherzo L = LitigioB = BullismoF. quando litiga con un compagno non riesce a spiegarsi a parole e passa subito alle mani.M. ruba dallo zaino ogni giorno la merenda a R. e gli dice che lo farà picchiare se parla.Il primo giorno di scuola un bambino di 3ª va da uno di 1ª e gli prende la merenda.D. e P. non vogliono giocare con B. Lei allora scarabocchia i loro disegni.E., più basso degli altri, non viene mai chiamato a giocare nelle due squadre dell’ora di Educazione fisica. Il professore lo mette in una squadra, ma nessuno gli passa la palla.M. è amico di F. e spesso si prendono in giro.Un alunno tutti i giorni ottiene 1 euro da un compagno dietro minacce fisiche.R. ha messo l’apparecchio per i denti. D. ogni giorno lo prende in giro con dei nomignoli offensivi. Gli altri ridono e qualcuno lo schernisce come fa il compagno. R. piange spesso.Benché fisicamente meno capace, D. stuzzica continuamente P., che gli dà una lezione prendendo le sue cose, stracciandogli il diario, i quaderni…M. è la più brava della classe. Prende regolarmente in giro N. perché non ha bei voti.V. ha nascosto l’astuccio di G.; alla fine dell’ora glielo ha restituito.H. dice in giro che M. puzza e che nessuno deve esserle amica.T. ha telefonato a G. con la voce alterata, per dirgli che le piace e fissare un appuntamento. G., curioso, si presenta ma non vede nessuno. T., nascosta, ride insieme alle sue amiche.N. ha chiesto alla compagna di banco di passarle il compito in classe di matematica. Lei si rifiuta. N. è molto arrabbiata con lei perché ha preso un brutto voto.M. è un bambino ordinato. Gli amici, ogni tanto, ne inventano una: sporcano con il gesso il suo grembiule, mettono in disordine i suoi colori… M. si arrabbia, ma poi ride anche lui.E., P. e G. sono appassionati di wrestling. Si divertono a picchiarsi durante l’intervallo.Per non essere vittime: in quale modo reagire?Di fronte ai soprusi, spesso le vittime vengono lasciate da sole: si teme di essere a propria volta presi di mira o non si vuole rischiare di passare dalla parte del più debole… o semplicemente non si vogliono “seccature”. Le vittime, dal canto loro, spesso non osano dire nulla e non si confidano neppure con i genitori. Invece bisogna parlare con:GLI INSEGNANTII GENITORIGLI ADULTI DI FIDUCIAGLI ALTRI COMPAGNI DI CLASSEPerché i prepotenti chiedono il silenzio?Perché sanno bene che se si incomincia a parlare delle loro cattive azioni essi non potranno più continuare a farle.IL TUO SILENZIO PROTEGGE I PREPOTENTI, MENTRE PARLARNE LI SMASCHERA E LI DISARMA.Che tu sia stato vittima di prepotenze, oppure che le abbia viste fare ad altri compagni, la prima difesa verso te stesso e il primo modo per aiutare gli altri è… parlarne!Come prendersi cura di un bullo?«Perché aiutarlo?» direte voi. Perché chi si comporta da prepotente spesso è più insicuro e debole degli altri, ma ha bisogno di piacere. Così, invece di avere il coraggio di piacere anche per le proprie debolezze o difetti, si finisce per recitare la parte del “più forte”, quello a cui “non fa paura niente”.Che cosa vorresti fare e cosa ti sembra più vicino al tuo modo di essere? Numera le varie proposte in ordine di importanza per te.DI FRONTE AL BULLO VORREI…☐ rispondere con una battutaccia cattiva☐ rispondere in maniera simpatica alle sue offese, prendendo le sue cattive maniere solo come scherzi☐ offrirgli la merenda spontaneamente☐ provare a chiedergli, più volte, perché si comporta da prepotente, anche se risponde in malo modo☐ fargli ripagare i danni: chiedere scusa, restituire il denaro tolto, ridipingere le pareti della scuola che ha danneggiato con scritte e insulti…☐ invitarlo a fare un’attività sportiva con me☐ chiedergli che cosa gli piace, quali sono i suoi interessi, se ha bisogno di aiuto per i compiti…E adesso provate a immaginare che cosa succede al bullo in seguito alle vostre scelte!(S. Loffreda, G. Crivellente, cit.)
Cittadinanza attiva SPECIALEPARLIAMO DI BULLISMO I comportamenti di cui sono vittime Lorenzo e Adrian (nelle vicende narrate nei testi Sparisci, microbo e Minacce a scuola) sono presenti in molte realtà scolastiche, soprattutto tra i ragazzi della tua età. Riprendiamo, quindi, il discorso iniziato l’anno scorso, perchéPARLARE DEL BULLISMO È ANCHE UN MODO PER COMBATTERLO!Prendersi in giro tra amici può essere anche piacevole se tutte le persone coinvolte si divertono sinceramente, anche quella di cui si parla. A volte prendersi in giro è anche un modo per “fare amicizia”, un segno d’affetto.Ma se qualcuno viene preso in giro ogni giorno, per tanti giorni, con un nomignolo offensivo o mettendo in evidenza continuamente una sua difficoltà, un suo difetto, e se quella persona sta male e non sa difendersi, allora quella che abbiamo di fronte è una situazione di bullismo.Vediamo gli articoli della Costituzione italiana e altri testi che possono costituire materiale d’informazione e di discussione con i tuoi compagni e l’insegnante.... dalla Costituzione italianaArticolo 2La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità. […]Articolo 3Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.Che cos’è il bullismo?Con il termine “bullismo” si definiscono le azioni aggressive o i comportamenti di prepotenza, offesa ed esclusione, compiuti di proposito e in modo ricorrente da una o più persone ai danni di altre.Perché si parli di bullismo devono essere presenti alcune caratteristiche:1. la prima riguarda l’intenzionalità, cioè il fatto che il bullo mette in atto intenzionalmente dei comportamenti fisici, verbali o psicologici con lo scopo di offendere l’altro e di arrecargli danno o disagio;2. la seconda riguarda la persistenza: sebbene anche un singolo episodio possa essere considerato una forma di bullismo, il rapporto bullo-vittima è caratterizzato dalla ripetitività di comportamenti di prepotenza nel tempo;3. in terzo luogo, tale relazione è fondata sulla disuguaglianza di forza tra il bullo che agisce e la vittima che non è in grado di difendersi; spesso il bullo agisce in gruppo, la vittima invece è sola.Alla luce di queste considerazioni, si può dire che un ragazzo subisce delle prepotenze quando un altro ragazzo, o un gruppo di ragazzi, gli dicono cose cattive e spiacevoli.È sempre prepotenza quando un ragazzo riceve colpi, pugni, calci e minacce, quando viene rinchiuso in una stanza, riceve scritti con offese e parolacce, quando nessuno gli rivolge mai la parola e altre cose di questo genere.Questi fatti capitano spesso e chi li subisce non riesce a difendersi. Si tratta sempre di prepotenze anche quando un ragazzo viene preso in giro ripetutamente e con cattiveria.Non si tratta invece di prepotenze quando due ragazzi, all’incirca della stessa forza, litigano tra loro o fanno la lotta.(E. Menesini, Bullismo: le azioni efficaci della scuola, Erickson)In quali forme si manifesta il bullismo?Il bullismo si manifesta in due forme principali: può essere diretto o indiretto. BULLISMO DIRETTO Nel primo caso l’attacco f isico e/o verbale consiste nel colpire con pugni o calci la v it tima, rubare o rovinare ogget ti di sua proprietà, deriderla, insultarla, sottolineare negativamente aspetti r azziali o car atteristiche fisiche. BULLISMO INDIRETTO Nel secondo caso l’attacco è più “sottile” e consiste nel diffondere pettegolezzi fastidiosi o storie offensive allo scopo di isolare dal resto del gruppo la vittima.Bullismo o non bullismo?Non sempre atti scorretti possono definirsi “bullismo”: infatti in alcuni casi può trattarsi di litigi o di scherzi, magari un po’ pesanti, quando...• il disaccordo viene motivato esprimendo le proprie ragioni;• i protagonisti sono in grado di cambiare argomento e allontanarsi in modo pacifico;• sanno scusarsi o cercare soluzioni di compromesso;• si trova un accordo che soddisfi le parti attraverso il confronto.Hai capito la differenza?Mettiti alla prova: indica con una crocetta la scelta corretta secondo questa legenda:S = Scherzo L = LitigioB = BullismoF. quando litiga con un compagno non riesce a spiegarsi a parole e passa subito alle mani.M. ruba dallo zaino ogni giorno la merenda a R. e gli dice che lo farà picchiare se parla.Il primo giorno di scuola un bambino di 3ª va da uno di 1ª e gli prende la merenda.D. e P. non vogliono giocare con B. Lei allora scarabocchia i loro disegni.E., più basso degli altri, non viene mai chiamato a giocare nelle due squadre dell’ora di Educazione fisica. Il professore lo mette in una squadra, ma nessuno gli passa la palla.M. è amico di F. e spesso si prendono in giro.Un alunno tutti i giorni ottiene 1 euro da un compagno dietro minacce fisiche.R. ha messo l’apparecchio per i denti. D. ogni giorno lo prende in giro con dei nomignoli offensivi. Gli altri ridono e qualcuno lo schernisce come fa il compagno. R. piange spesso.Benché fisicamente meno capace, D. stuzzica continuamente P., che gli dà una lezione prendendo le sue cose, stracciandogli il diario, i quaderni…M. è la più brava della classe. Prende regolarmente in giro N. perché non ha bei voti.V. ha nascosto l’astuccio di G.; alla fine dell’ora glielo ha restituito.H. dice in giro che M. puzza e che nessuno deve esserle amica.T. ha telefonato a G. con la voce alterata, per dirgli che le piace e fissare un appuntamento. G., curioso, si presenta ma non vede nessuno. T., nascosta, ride insieme alle sue amiche.N. ha chiesto alla compagna di banco di passarle il compito in classe di matematica. Lei si rifiuta. N. è molto arrabbiata con lei perché ha preso un brutto voto.M. è un bambino ordinato. Gli amici, ogni tanto, ne inventano una: sporcano con il gesso il suo grembiule, mettono in disordine i suoi colori… M. si arrabbia, ma poi ride anche lui.E., P. e G. sono appassionati di wrestling. Si divertono a picchiarsi durante l’intervallo.Per non essere vittime: in quale modo reagire?Di fronte ai soprusi, spesso le vittime vengono lasciate da sole: si teme di essere a propria volta presi di mira o non si vuole rischiare di passare dalla parte del più debole… o semplicemente non si vogliono “seccature”. Le vittime, dal canto loro, spesso non osano dire nulla e non si confidano neppure con i genitori. Invece bisogna parlare con:GLI INSEGNANTII GENITORIGLI ADULTI DI FIDUCIAGLI ALTRI COMPAGNI DI CLASSEPerché i prepotenti chiedono il silenzio?Perché sanno bene che se si incomincia a parlare delle loro cattive azioni essi non potranno più continuare a farle.IL TUO SILENZIO PROTEGGE I PREPOTENTI, MENTRE PARLARNE LI SMASCHERA E LI DISARMA.Che tu sia stato vittima di prepotenze, oppure che le abbia viste fare ad altri compagni, la prima difesa verso te stesso e il primo modo per aiutare gli altri è… parlarne!Come prendersi cura di un bullo?«Perché aiutarlo?» direte voi. Perché chi si comporta da prepotente spesso è più insicuro e debole degli altri, ma ha bisogno di piacere. Così, invece di avere il coraggio di piacere anche per le proprie debolezze o difetti, si finisce per recitare la parte del “più forte”, quello a cui “non fa paura niente”.Che cosa vorresti fare e cosa ti sembra più vicino al tuo modo di essere? Numera le varie proposte in ordine di importanza per te.DI FRONTE AL BULLO VORREI…☐ rispondere con una battutaccia cattiva☐ rispondere in maniera simpatica alle sue offese, prendendo le sue cattive maniere solo come scherzi☐ offrirgli la merenda spontaneamente☐ provare a chiedergli, più volte, perché si comporta da prepotente, anche se risponde in malo modo☐ fargli ripagare i danni: chiedere scusa, restituire il denaro tolto, ridipingere le pareti della scuola che ha danneggiato con scritte e insulti…☐ invitarlo a fare un’attività sportiva con me☐ chiedergli che cosa gli piace, quali sono i suoi interessi, se ha bisogno di aiuto per i compiti…E adesso provate a immaginare che cosa succede al bullo in seguito alle vostre scelte!(S. Loffreda, G. Crivellente, cit.)