VOLTIAMO PAGINA ANTOLOGIA 2

UN SOGNO E UNA CONQUISTA IMPORTANTE Il mondo dei grandi Ian McEwan Ogni tanto, quando la voce dei grandi non bastava per raggiungere i figli in fondo alla spiaggia, mandavano avanti Gwendoline. Era la sorella grande di tre dei ragazzi della Banda del Mare. Sembrava sempre così triste, così persa nei suoi pensieri. Era già grande, correva voce che avesse addirittura ventitré anni, e se ne stava tutto il giorno seduta coi grandi, ma non si univa mai alle loro chiacchiere. Era studentessa di Medicina e si preparava per un esame importante. Peter pensava a lei spesso, senza capire bene il perché. Aveva occhi verdissimi e capelli così rossi che sembravano arancioni. Qualche volta si metteva a fissare Peter come un gufo, ma la parola non gliela rivolgeva quasi mai. Quando la mandavano a chiamare i bambini, avanzava sulla spiaggia con aria svogliata, a piedi scalzi e con quei suoi pantaloncini sfrangiati, e guardava in su solo quando li aveva raggiunti. La sua voce era triste come una musica. «Avanti, bambini. A letto!». Poi, senza aspettare le loro proteste, e senza insistere, tornava indietro trascinando i piedi nella sabbia. Sarà stata triste perché era grande e non le piaceva esserlo? Non era facile dirlo. Fu lì in Cornovaglia1 nell’estate dei suoi dodici anni che Peter incominciò a notare quanto fossero diversi il mondo dei grandi e quello dei bambini. Non sarebbe stato esatto dire che i genitori non si divertivano mai. Anche loro facevano qualche partita di palla a volo, ma della durata di mezz’ora al massimo. Certe volte li si poteva persino convincere a giocare a nascondino, o a guardie e ladri, o a costruire un enorme castello di sabbia, ma si trattava sempre di occasioni speciali. La verità era che tutti i grandi, alla minima opportunità, preferivano sprofondare in una delle tre tipiche attività da spiaggia: stare seduti a cianciare, leggere libri e giornali, o dormicchiare. Se decidevano di fare un po’ di movimento, ammesso che lo si voglia così definire, era solo per dedicarsi a passeggiate interminabili quanto noiose, le quali si riducevano a pretesti per continuare a parlare. Sulla spiaggia guardavano spesso l’ora e, ben prima che qualcuno avesse fame, si mettevano a dire che forse era meglio incominciare a pensare al pranzo o alla cena. Si inventano anche delle commissioni da fare: dal meccanico della zona, dal carrozziere in paese o nei negozi della città più vicina per fare la spesa. Poi tornavano lamentandosi del traffico vacanziero, dimenticando completamente di esserne parte. Questi grandi irrequieti facevano continue visite alla cabina del telefono in fondo al vicolo, e da lì chiamavano parenti, colleghi d’ufficio, o figli già grandi. Peter aveva notato che quasi tutti i grandi non erano in grado di incominciare sereni una nuova giornata se prima non erano andati in macchina a comperare il giornale, quello giusto, s’intende. Altri non sarebbero sopravvissuti senza le sigarette. Altri ancora, senza una birra. Altri, senza un caffè. Certi, poi, non riuscivano a leggere il giornale senza fumare una sigaretta e bere un caffè. Questi adulti non facevano altro che schioccare le dita e scuotere il capo perché qualcuno era appena arrivato dalla città dimenticando qualcosa: mancava sempre una cosa all’appello, e ci si riprometteva regolarmente di rimediare l’indomani: ancora una sedia a sdraio, lo shampoo, uno spicchio d’aglio, gli occhiali da sole, qualche molletta per stendere, quasi che la vacanza non potesse riuscire, non potesse anzi neppure incominciare, finché tutti questi inutili arnesi non fossero stati raccolti. Gwendoline però era diversa. Lei se ne stava seduta tutto il santo giorno, con il suo libro, e leggeva. Frattanto, Peter e i suoi amici neanche sapevano che giorno e che ora fosse. Scorrazzavano per la spiaggia, rincorrendosi, nascondendosi, ingaggiando battaglie e invasioni tra navi pirata e alieni di altri pianeti. Con la sabbia costruivano dighe, canali, fortini e zoo acquatici che poi riempivano di granchi e paguri. Peter e gli altri bambini più grandi inventavano storie tremende che spacciavano per vere per far paura ai più piccoli. Una sera dopo cena Peter litigò con uno degli altri bambini che si chiamava Henry. A scatenare la lite era stato un pezzo di cioccolata, ma ben presto la cosa si trasformò in uno sfogo di insulti reciproci. Per chissà quale ragione tutti i bambini, fatta eccezione ovviamente per Kate2, si schierarono dalla parte di Henry. Allora Peter gettò la cioccolata per terra in mezzo alla sabbia e se ne andò tutto solo. Kate entrò in casa a prendere un cerotto per un taglio che si era fatta su un piede. E il resto del gruppo si allontanò sulla spiaggia. Peter si voltò a guardarli andare via. Li sentiva ridere. Forse stavano parlando di lui. Mentre il gruppo si allontanava nella luce del crepuscolo, i contorni dei singoli individui si andarono perdendo in una sorta di macchia che si muoveva e allungava in lontananza. Con ogni probabilità, si erano già scordati di lui e avevano inventato un altro gioco. Peter rimase così, con le spalle rivolte al mare. Un’improvvisa folata di vento freddo lo fece rabbrividire. Diede un’occhiata verso le case. Riusciva appena a distinguere il mormorio basso della conversazione dei grandi, il suono di un tappo di sughero della bottiglia, la musica di una risata femminile, forse della sua mamma. Quella sera di agosto, restando lì in mezzo ai due gruppi, con il mare che gli lambiva appena i piedi nudi, Peter all’improvviso afferrò qualcosa di molto ovvio e terribile: un giorno o l’altro, avrebbe lasciato il gruppo che scorrazzava sfrenato lungo la spiaggia, per unirsi a quello di chi restava seduto a parlare. Era difficile crederci, ma sapeva che sarebbe andata proprio così. Allora si sarebbe interessato a cose diverse, come lavoro, denaro, tasse, interessi bancari, chiavi e caffè, e sarebbe rimasto a parlare, per ore e ore, seduto. Questi pensieri gli pesavano sul cuore quella sera quando decise di andare a dormire. Non si poteva certo definirli pensieri felici. Chi avrebbe potuto rallegrarsi alla prospettiva di una vita trascorsa stando seduti a parlare? O facendo commissioni e andando a lavorare? Senza giocare mai, senza mai divertirsi sul serio? Un giorno o l’altro, sarebbe stato una persona del tutto diversa. Data la lentezza del fenomeno, non se ne sarebbe neppure accorto, e una volta successo, quel Peter giocoso e allegro di undici anni sarebbe stato talmente lontano, talmente strano e incomprensibile quanto apparivano adesso gli adulti a lui. E con questa malinconia se ne andò scivolando nel sonno. Il testo Peter trascorre vacanze spensierate al mare, giocando tutto il giorno con i suoi amici. Osserva con perplessità sia gli adulti, che sembrano divertirsi raramente, sia Gwendoline, che ha qualche anno più di lui e sembra sempre triste. Peter non ha certo fretta di crescere e diventare come loro. Un giorno, però… L’autore Ian McEwan (Aldershott, 1948) è uno scrittore inglese, considerato uno dei maggiori narratori contemporanei. Il suo primo romanzo, Il giardino di cemento, è del 1978. Il brano che leggerai è tratto da L’inventore di sogni (1993): il protagonista è Peter, un ragazzino che ha una grande immaginazione. Proprio i sogni permettono a Peter di vincere le sue paure, crescere e maturare. 1. Cornovaglia: regione della Gran Bretagna sud-occidentale. 2. Kate: la sorella di Peter. Il mattino dopo Peter Fortune si svegliò da sogni agitati, per ritrovarsi trasformato in un gigante, un grande. Compiendo uno sforzo infinito, riuscì a sollevare un braccio, quanto bastava per avvicinare la mano alla faccia e sfregarsi gli occhi. La pelle lungo il contorno della mandibola raspava al tatto come carta-vetro. Prima di fare qualsiasi altra cosa, avrebbe dovuto alzarsi e farsi la barba. E non c’era molto tempo da perdere, perché aveva un mucchio di faccende da sbrigare, commissioni, lavoretti in sospeso. Indossò gli abiti che trovò ammucchiati sopra una sedia, e scese al piano di sotto. «Pensa che facce faranno», si diceva, «quando vedranno che sono invecchiato di dieci anni e cresciuto di una spanna nel giro di una notte». Ma dei tre adulti seduti scomposti intorno al tavolo della colazione, soltanto Gwendoline lo degnò di uno sguardo balenando il verde brillante degli occhi dalla sua parte, per poi distoglierlo subito. Mamma e papà si limitarono ad accoglierlo con un «Giorno», senza interrompere la lettura dei giornali. Peter dalla finestra vedeva la Banda del Mare correre sulla battigia3. Quanta energia sprecata sin dal primo mattino! - Vado a fare una passeggiata - annunciò solennemente ai presenti. Si poteva immaginare qualcosa di più noiosamente da grandi di una passeggiata? Il padre assentì grugnendo. Sua madre disse: - Va bene. Peter uscì in giardino e si fermò presso il ruscello. Era una giornata bellissima. Sentì un rumore alle sue spalle e si voltò. In piedi sulla porta, Gwendoline lo stava guardando. Peter registrò un’altra fitta allo stomaco. Una sensazione di freddo, un vuoto. Gli tremavano un po’ le ginocchia, Gwendoline appoggiò il braccio sul bordo di una vecchissima botte per l’acqua che stava davanti alla porta di casa. Il sole del mattino, tra le foglie dei meli, ricamava giochi di luce sulle sue spalle e i capelli. In ventun anni di vita, Peter non aveva mai visto niente di così, come dire, perfetto, luminoso, desiderabile, stupendo. Non c’erano parole sufficienti a descrivere quel che vedeva. Gli occhi verdi di lei erano fissi nei suoi. - Fai una passeggiata, ho sentito - disse lei piano. Peter non era sicuro che sarebbe riuscito a parlare. Si schiarì la voce. - Sì. Ti va di venire?Attraversarono il giardino e raggiunsero il sentiero di terra battuta dove un tempo correva il binario della ferrovia. Non parlarono di nulla in particolare: delle vacanze, del tempo, di qualche fatto di cronaca, qualsiasi cosa, pur di evitare argomenti personali. La mano di lei fresca e liscia finì tra le sue, nel corso della passeggiata. Peter pensò seriamente che questa volta avrebbe potuto alzarsi in volo fino a sfiorare le cime degli alberi. Aveva sentito raccontare di come ragazzi e ragazze, uomini e donne si innamorano e non capiscono più niente, ma aveva anche sempre pensato che la gente la fa un po’ troppo lunga sull’argomento. Dopo tutto, quanto possono ragionevolmente piacersi due persone? Anche nei film, quei pezzi ai quali ci si doveva sempre rassegnare, quando i protagonisti rubano minuti preziosi per diventare melensi e guardarsi negli occhi e baciarsi, a lui erano sempre sembrati uno spreco di tempo ridicolo, buono soltanto a tenere in sospeso la storia per un’eternità. E adesso, eccolo qui, a sentirsi sciogliere solo al contatto della mano di Gwendoline, ad avere voglia di urlare di gioia. Raggiunsero una galleria e, senza mai smettere di parlare, si infilarono nel passaggio tra le assi, dentro l’oscurità fredda e fumosa. Procedendo si tenevano stretti, e ridacchiavano quando coi piedi finivano in una pozzanghera. La galleria non era molto lunga. Si vedeva già l’uscita, piena di luce rosa come una stella. A metà percorso si fermarono. Erano vicinissimi. Su braccia e visi restava ancora il calore del sole. Si strinsero ancor più vicino e, tra lo sgocciolio dell’acqua nelle pozzanghere e il trapestio4 di animali spaventati, si diedero un bacio. Peter seppe immediatamente che in tutti gli anni della sua infanzia felice, e persino nei momenti più belli, come quando giocava con la Banda del Mare nelle sere d’estate, non aveva mai fatto una cosa più incantevole, più emozionante e straordinaria di quel bacio scambiato con Gwendoline nella galleria del treno. Proseguendo in direzione della luce, lei raccontò che un giorno sarebbe diventata dottore e scienziato e avrebbe lavorato alla ricerca di nuove cure per malattie mortali. Uscirono strizzando gli occhi nel sole e si trovarono un posto sotto gli alberi insieme a certi fiori azzurri sorretti da steli esilissimi. Si sdraiarono, chiusero gli occhi, vicini sull’erba alta, circondati dal ronzio degli insetti. Fu a questo punto che Peter si rese conto di avere lo sguardo puntato al soffitto di camera sua e non al cielo. Si alzò dal letto e raggiunse la finestra che si affacciava sulla spiaggia. In lontananza, riusciva a vedere la Banda del Mare. C’era bassa marea. Le pozze tra gli scogli restavano in attesa dell’acqua. Si infilò un paio di calzoncini e una maglietta e scese di corsa. Era tardi, gli altri avevano già fatto colazione da un pezzo. Tracannò un bicchiere di succo d’arancia, afferrò un panino e si precipitò fuori, oltre il giardino minuscolo, sulla spiaggia. La sabbia gli scottava già i piedi. Mamma, papà e i loro amici si erano sistemati coi libri tra sedie a sdraio e ombrelloni. La mamma lo salutò con la mano. - Ti sei fatto una bella dormita. Dovevi averne bisogno. I suoi amici lo avevano visto e gli stavano gridando: - Peter, Peter, corri, vieni a vedere! Peter si mise a correre tutto contento verso di loro, e doveva essere già a metà strada, quando si volse a guardare i grandi ancora una volta. Riparati dalla tela colorata degli ombrelloni, si chinavano per parlarsi più da vicino. Adesso li considerava in un modo diverso però. Sapevano cose belle che stavano appena incominciando ad affiorare anche in lui come sagome nella foschia. C’erano altre avventure nella vita, dopo tutto. (Tratto da: I. McEwan, L’inventore di sogni, Einaudi) 3. battigia: il punto in cui si infrangono le onde del mare. 4. trapestio: rumore di passi agitati. COMPRENDERE 1. Peter trascorre le giornateA. giocando con i ragazzi della Banda del MareB. giocando con la sorella KateC. leggendoD. facendo lunghe passeggiate con Gwendoline2. Gwendoline trascorre le giornateA. giocando con i ragazzi della Banda del MareB. facendo conversazione con gli adultiC. leggendoD. facendo lunghe passeggiate con Peter3. Quali sono le tre attività tipiche dei grandi, quando sono in vacanza? Rispondi con le parole del testo.4. Dopo il litigio per la cioccolata, Peter capì «qualcosa di molto ovvio e terribile» (r. 79): che cosa?A. I ragazzi della Banda del Mare non avrebbero mai più giocato con luiB. Gli adulti al mare non si divertivanoC. Sarebbe diventato adulto e allora sarebbe finita la sua vita giocosa e allegra5. Un mattino Peter si sveglia…A. e decide di comportarsi come gli adultiB. invecchiato di dieci anniC. e scopre che gli sta crescendo la barba6. Di che cosa parlano Peter e Gwendoline durante la passeggiata?7. Peter e Gwendoline si baciano. Peter descrive questa esperienza con tre aggettivi: ritrovali nel testo e scrivili sui puntini.a. Il bacio di Gwendoline è stata una cosa- ................................................ - ................................................ - ................................................b. Di conseguenza, il bacio di Gwendoline conferma smentisce quello che Peter aveva sempre pensato dell’amore.8. Alla fine del brano scopriamo che l’episodio della passeggiataA. è stato solo un sogno di PeterB. è stato solo un sogno di GwendolineC. erano bugie raccontate da Peter per sembrare più grande LESSICO 9. Il testo descrive in maniera molto efficace e suggestiva le fasi dell’innamoramento. Ricostruisci questa descrizione completando le frasi con le parole del testo.a. Quando Peter esce in giardino e vede Gwendoline, prova una serie di sensazioni fisiche, e cioè:- sente una fitta allo ..............................................- prova una sensazione di ..................................... e di .....................................- le ginocchia ..............................................b. Come appare Gwendoline agli occhi di Peter? L’autore la descrive con quattro aggettivi: quali? Per Peter, Gwendoline è un essere- ....................................... - ....................................... - ....................................... - .......................................c. Con quale immagine è descritta la sensazione provata da Peter quando Gwendoline lo prende per mano? Ricercala nel testo e scrivila sui puntini.10. Peter ha sempre giudicato «melensi» gli innamorati visti al cinema (r. 140). Un sinonimo di “melenso” èA. stupidoB. sdolcinatoC. noiosoD. molle ANALIZZARE 11. La seconda parte del brano racconta l’innamoramento di Peter e Gwendoline, che avviene in sogno. Nella prima parte c’è però un’anticipazione dell’interesse che Gwendoline suscita in Peter. Qual è? Riporta le parole del testo.12. Peter non vorrebbe diventare adulto. Che cosa lo spaventa di più della vita adulta?A. Le passeggiateB. Le preoccupazioni per i figliC. La mancanza di vero divertimentoD. Il lavoro13. «Gwendoline però era diversa» (r. 52): perché? ESPRIMERE E VALUTARE 14. Attraverso il sogno, Peter ha fatto una conquista importante: quale?A. Ha capito di essere innamorato di GwendolineB. Ha capito che è bello diventare adultiC. Ha capito che ogni età della vita ha le sue cose belleD. Ha capito che ci sono cose più importanti del gioco e del divertimento
UN SOGNO E UNA CONQUISTA IMPORTANTE Il mondo dei grandi Ian McEwan Ogni tanto, quando la voce dei grandi non bastava per raggiungere i figli in fondo alla spiaggia, mandavano avanti Gwendoline. Era la sorella grande di tre dei ragazzi della Banda del Mare. Sembrava sempre così triste, così persa nei suoi pensieri. Era già grande, correva voce che avesse addirittura ventitré anni, e se ne stava tutto il giorno seduta coi grandi, ma non si univa mai alle loro chiacchiere. Era studentessa di Medicina e si preparava per un esame importante. Peter pensava a lei spesso, senza capire bene il perché. Aveva occhi verdissimi e capelli così rossi che sembravano arancioni. Qualche volta si metteva a fissare Peter come un gufo, ma la parola non gliela rivolgeva quasi mai. Quando la mandavano a chiamare i bambini, avanzava sulla spiaggia con aria svogliata, a piedi scalzi e con quei suoi pantaloncini sfrangiati, e guardava in su solo quando li aveva raggiunti. La sua voce era triste come una musica. «Avanti, bambini. A letto!». Poi, senza aspettare le loro proteste, e senza insistere, tornava indietro trascinando i piedi nella sabbia. Sarà stata triste perché era grande e non le piaceva esserlo? Non era facile dirlo. Fu lì in Cornovaglia1 nell’estate dei suoi dodici anni che Peter incominciò a notare quanto fossero diversi il mondo dei grandi e quello dei bambini. Non sarebbe stato esatto dire che i genitori non si divertivano mai. Anche loro facevano qualche partita di palla a volo, ma della durata di mezz’ora al massimo. Certe volte li si poteva persino convincere a giocare a nascondino, o a guardie e ladri, o a costruire un enorme castello di sabbia, ma si trattava sempre di occasioni speciali. La verità era che tutti i grandi, alla minima opportunità, preferivano sprofondare in una delle tre tipiche attività da spiaggia: stare seduti a cianciare, leggere libri e giornali, o dormicchiare. Se decidevano di fare un po’ di movimento, ammesso che lo si voglia così definire, era solo per dedicarsi a passeggiate interminabili quanto noiose, le quali si riducevano a pretesti per continuare a parlare. Sulla spiaggia guardavano spesso l’ora e, ben prima che qualcuno avesse fame, si mettevano a dire che forse era meglio incominciare a pensare al pranzo o alla cena. Si inventano anche delle commissioni da fare: dal meccanico della zona, dal carrozziere in paese o nei negozi della città più vicina per fare la spesa. Poi tornavano lamentandosi del traffico vacanziero, dimenticando completamente di esserne parte. Questi grandi irrequieti facevano continue visite alla cabina del telefono in fondo al vicolo, e da lì chiamavano parenti, colleghi d’ufficio, o figli già grandi. Peter aveva notato che quasi tutti i grandi non erano in grado di incominciare sereni una nuova giornata se prima non erano andati in macchina a comperare il giornale, quello giusto, s’intende. Altri non sarebbero sopravvissuti senza le sigarette. Altri ancora, senza una birra. Altri, senza un caffè. Certi, poi, non riuscivano a leggere il giornale senza fumare una sigaretta e bere un caffè. Questi adulti non facevano altro che schioccare le dita e scuotere il capo perché qualcuno era appena arrivato dalla città dimenticando qualcosa: mancava sempre una cosa all’appello, e ci si riprometteva regolarmente di rimediare l’indomani: ancora una sedia a sdraio, lo shampoo, uno spicchio d’aglio, gli occhiali da sole, qualche molletta per stendere, quasi che la vacanza non potesse riuscire, non potesse anzi neppure incominciare, finché tutti questi inutili arnesi non fossero stati raccolti. Gwendoline però era diversa. Lei se ne stava seduta tutto il santo giorno, con il suo libro, e leggeva. Frattanto, Peter e i suoi amici neanche sapevano che giorno e che ora fosse. Scorrazzavano per la spiaggia, rincorrendosi, nascondendosi, ingaggiando battaglie e invasioni tra navi pirata e alieni di altri pianeti. Con la sabbia costruivano dighe, canali, fortini e zoo acquatici che poi riempivano di granchi e paguri. Peter e gli altri bambini più grandi inventavano storie tremende che spacciavano per vere per far paura ai più piccoli. Una sera dopo cena Peter litigò con uno degli altri bambini che si chiamava Henry. A scatenare la lite era stato un pezzo di cioccolata, ma ben presto la cosa si trasformò in uno sfogo di insulti reciproci. Per chissà quale ragione tutti i bambini, fatta eccezione ovviamente per Kate2, si schierarono dalla parte di Henry. Allora Peter gettò la cioccolata per terra in mezzo alla sabbia e se ne andò tutto solo. Kate entrò in casa a prendere un cerotto per un taglio che si era fatta su un piede. E il resto del gruppo si allontanò sulla spiaggia. Peter si voltò a guardarli andare via. Li sentiva ridere. Forse stavano parlando di lui. Mentre il gruppo si allontanava nella luce del crepuscolo, i contorni dei singoli individui si andarono perdendo in una sorta di macchia che si muoveva e allungava in lontananza. Con ogni probabilità, si erano già scordati di lui e avevano inventato un altro gioco. Peter rimase così, con le spalle rivolte al mare. Un’improvvisa folata di vento freddo lo fece rabbrividire. Diede un’occhiata verso le case. Riusciva appena a distinguere il mormorio basso della conversazione dei grandi, il suono di un tappo di sughero della bottiglia, la musica di una risata femminile, forse della sua mamma. Quella sera di agosto, restando lì in mezzo ai due gruppi, con il mare che gli lambiva appena i piedi nudi, Peter all’improvviso afferrò qualcosa di molto ovvio e terribile: un giorno o l’altro, avrebbe lasciato il gruppo che scorrazzava sfrenato lungo la spiaggia, per unirsi a quello di chi restava seduto a parlare. Era difficile crederci, ma sapeva che sarebbe andata proprio così. Allora si sarebbe interessato a cose diverse, come lavoro, denaro, tasse, interessi bancari, chiavi e caffè, e sarebbe rimasto a parlare, per ore e ore, seduto. Questi pensieri gli pesavano sul cuore quella sera quando decise di andare a dormire. Non si poteva certo definirli pensieri felici. Chi avrebbe potuto rallegrarsi alla prospettiva di una vita trascorsa stando seduti a parlare? O facendo commissioni e andando a lavorare? Senza giocare mai, senza mai divertirsi sul serio? Un giorno o l’altro, sarebbe stato una persona del tutto diversa. Data la lentezza del fenomeno, non se ne sarebbe neppure accorto, e una volta successo, quel Peter giocoso e allegro di undici anni sarebbe stato talmente lontano, talmente strano e incomprensibile quanto apparivano adesso gli adulti a lui. E con questa malinconia se ne andò scivolando nel sonno. Il testo Peter trascorre vacanze spensierate al mare, giocando tutto il giorno con i suoi amici. Osserva con perplessità sia gli adulti, che sembrano divertirsi raramente, sia Gwendoline, che ha qualche anno più di lui e sembra sempre triste. Peter non ha certo fretta di crescere e diventare come loro. Un giorno, però… L’autore Ian McEwan (Aldershott, 1948) è uno scrittore inglese, considerato uno dei maggiori narratori contemporanei. Il suo primo romanzo, Il giardino di cemento, è del 1978. Il brano che leggerai è tratto da L’inventore di sogni (1993): il protagonista è Peter, un ragazzino che ha una grande immaginazione. Proprio i sogni permettono a Peter di vincere le sue paure, crescere e maturare. 1. Cornovaglia: regione della Gran Bretagna sud-occidentale. 2. Kate: la sorella di Peter. Il mattino dopo Peter Fortune si svegliò da sogni agitati, per ritrovarsi trasformato in un gigante, un grande. Compiendo uno sforzo infinito, riuscì a sollevare un braccio, quanto bastava per avvicinare la mano alla faccia e sfregarsi gli occhi. La pelle lungo il contorno della mandibola raspava al tatto come carta-vetro. Prima di fare qualsiasi altra cosa, avrebbe dovuto alzarsi e farsi la barba. E non c’era molto tempo da perdere, perché aveva un mucchio di faccende da sbrigare, commissioni, lavoretti in sospeso. Indossò gli abiti che trovò ammucchiati sopra una sedia, e scese al piano di sotto. «Pensa che facce faranno», si diceva, «quando vedranno che sono invecchiato di dieci anni e cresciuto di una spanna nel giro di una notte». Ma dei tre adulti seduti scomposti intorno al tavolo della colazione, soltanto Gwendoline lo degnò di uno sguardo balenando il verde brillante degli occhi dalla sua parte, per poi distoglierlo subito. Mamma e papà si limitarono ad accoglierlo con un «Giorno», senza interrompere la lettura dei giornali. Peter dalla finestra vedeva la Banda del Mare correre sulla battigia3. Quanta energia sprecata sin dal primo mattino! - Vado a fare una passeggiata - annunciò solennemente ai presenti. Si poteva immaginare qualcosa di più noiosamente da grandi di una passeggiata? Il padre assentì grugnendo. Sua madre disse: - Va bene. Peter uscì in giardino e si fermò presso il ruscello. Era una giornata bellissima. Sentì un rumore alle sue spalle e si voltò. In piedi sulla porta, Gwendoline lo stava guardando. Peter registrò un’altra fitta allo stomaco. Una sensazione di freddo, un vuoto. Gli tremavano un po’ le ginocchia, Gwendoline appoggiò il braccio sul bordo di una vecchissima botte per l’acqua che stava davanti alla porta di casa. Il sole del mattino, tra le foglie dei meli, ricamava giochi di luce sulle sue spalle e i capelli. In ventun anni di vita, Peter non aveva mai visto niente di così, come dire, perfetto, luminoso, desiderabile, stupendo. Non c’erano parole sufficienti a descrivere quel che vedeva. Gli occhi verdi di lei erano fissi nei suoi. - Fai una passeggiata, ho sentito - disse lei piano. Peter non era sicuro che sarebbe riuscito a parlare. Si schiarì la voce. - Sì. Ti va di venire?Attraversarono il giardino e raggiunsero il sentiero di terra battuta dove un tempo correva il binario della ferrovia. Non parlarono di nulla in particolare: delle vacanze, del tempo, di qualche fatto di cronaca, qualsiasi cosa, pur di evitare argomenti personali. La mano di lei fresca e liscia finì tra le sue, nel corso della passeggiata. Peter pensò seriamente che questa volta avrebbe potuto alzarsi in volo fino a sfiorare le cime degli alberi. Aveva sentito raccontare di come ragazzi e ragazze, uomini e donne si innamorano e non capiscono più niente, ma aveva anche sempre pensato che la gente la fa un po’ troppo lunga sull’argomento. Dopo tutto, quanto possono ragionevolmente piacersi due persone? Anche nei film, quei pezzi ai quali ci si doveva sempre rassegnare, quando i protagonisti rubano minuti preziosi per diventare melensi e guardarsi negli occhi e baciarsi, a lui erano sempre sembrati uno spreco di tempo ridicolo, buono soltanto a tenere in sospeso la storia per un’eternità. E adesso, eccolo qui, a sentirsi sciogliere solo al contatto della mano di Gwendoline, ad avere voglia di urlare di gioia. Raggiunsero una galleria e, senza mai smettere di parlare, si infilarono nel passaggio tra le assi, dentro l’oscurità fredda e fumosa. Procedendo si tenevano stretti, e ridacchiavano quando coi piedi finivano in una pozzanghera. La galleria non era molto lunga. Si vedeva già l’uscita, piena di luce rosa come una stella. A metà percorso si fermarono. Erano vicinissimi. Su braccia e visi restava ancora il calore del sole. Si strinsero ancor più vicino e, tra lo sgocciolio dell’acqua nelle pozzanghere e il trapestio4 di animali spaventati, si diedero un bacio. Peter seppe immediatamente che in tutti gli anni della sua infanzia felice, e persino nei momenti più belli, come quando giocava con la Banda del Mare nelle sere d’estate, non aveva mai fatto una cosa più incantevole, più emozionante e straordinaria di quel bacio scambiato con Gwendoline nella galleria del treno. Proseguendo in direzione della luce, lei raccontò che un giorno sarebbe diventata dottore e scienziato e avrebbe lavorato alla ricerca di nuove cure per malattie mortali. Uscirono strizzando gli occhi nel sole e si trovarono un posto sotto gli alberi insieme a certi fiori azzurri sorretti da steli esilissimi. Si sdraiarono, chiusero gli occhi, vicini sull’erba alta, circondati dal ronzio degli insetti. Fu a questo punto che Peter si rese conto di avere lo sguardo puntato al soffitto di camera sua e non al cielo. Si alzò dal letto e raggiunse la finestra che si affacciava sulla spiaggia. In lontananza, riusciva a vedere la Banda del Mare. C’era bassa marea. Le pozze tra gli scogli restavano in attesa dell’acqua. Si infilò un paio di calzoncini e una maglietta e scese di corsa. Era tardi, gli altri avevano già fatto colazione da un pezzo. Tracannò un bicchiere di succo d’arancia, afferrò un panino e si precipitò fuori, oltre il giardino minuscolo, sulla spiaggia. La sabbia gli scottava già i piedi. Mamma, papà e i loro amici si erano sistemati coi libri tra sedie a sdraio e ombrelloni. La mamma lo salutò con la mano. - Ti sei fatto una bella dormita. Dovevi averne bisogno. I suoi amici lo avevano visto e gli stavano gridando: - Peter, Peter, corri, vieni a vedere! Peter si mise a correre tutto contento verso di loro, e doveva essere già a metà strada, quando si volse a guardare i grandi ancora una volta. Riparati dalla tela colorata degli ombrelloni, si chinavano per parlarsi più da vicino. Adesso li considerava in un modo diverso però. Sapevano cose belle che stavano appena incominciando ad affiorare anche in lui come sagome nella foschia. C’erano altre avventure nella vita, dopo tutto. (Tratto da: I. McEwan, L’inventore di sogni, Einaudi) 3. battigia: il punto in cui si infrangono le onde del mare. 4. trapestio: rumore di passi agitati. COMPRENDERE 1. Peter trascorre le giornateA. giocando con i ragazzi della Banda del MareB. giocando con la sorella KateC. leggendoD. facendo lunghe passeggiate con Gwendoline2. Gwendoline trascorre le giornateA. giocando con i ragazzi della Banda del MareB. facendo conversazione con gli adultiC. leggendoD. facendo lunghe passeggiate con Peter3. Quali sono le tre attività tipiche dei grandi, quando sono in vacanza? Rispondi con le parole del testo.4. Dopo il litigio per la cioccolata, Peter capì «qualcosa di molto ovvio e terribile» (r. 79): che cosa?A. I ragazzi della Banda del Mare non avrebbero mai più giocato con luiB. Gli adulti al mare non si divertivanoC. Sarebbe diventato adulto e allora sarebbe finita la sua vita giocosa e allegra5. Un mattino Peter si sveglia…A. e decide di comportarsi come gli adultiB. invecchiato di dieci anniC. e scopre che gli sta crescendo la barba6. Di che cosa parlano Peter e Gwendoline durante la passeggiata?7. Peter e Gwendoline si baciano. Peter descrive questa esperienza con tre aggettivi: ritrovali nel testo e scrivili sui puntini.a. Il bacio di Gwendoline è stata una cosa- ................................................ - ................................................ - ................................................b. Di conseguenza, il bacio di Gwendoline conferma smentisce quello che Peter aveva sempre pensato dell’amore.8. Alla fine del brano scopriamo che l’episodio della passeggiataA. è stato solo un sogno di PeterB. è stato solo un sogno di GwendolineC. erano bugie raccontate da Peter per sembrare più grande LESSICO 9. Il testo descrive in maniera molto efficace e suggestiva le fasi dell’innamoramento. Ricostruisci questa descrizione completando le frasi con le parole del testo.a. Quando Peter esce in giardino e vede Gwendoline, prova una serie di sensazioni fisiche, e cioè:- sente una fitta allo ..............................................- prova una sensazione di ..................................... e di .....................................- le ginocchia ..............................................b. Come appare Gwendoline agli occhi di Peter? L’autore la descrive con quattro aggettivi: quali? Per Peter, Gwendoline è un essere- ....................................... - ....................................... - ....................................... - .......................................c. Con quale immagine è descritta la sensazione provata da Peter quando Gwendoline lo prende per mano? Ricercala nel testo e scrivila sui puntini.10. Peter ha sempre giudicato «melensi» gli innamorati visti al cinema (r. 140). Un sinonimo di “melenso” èA. stupidoB. sdolcinatoC. noiosoD. molle ANALIZZARE 11. La seconda parte del brano racconta l’innamoramento di Peter e Gwendoline, che avviene in sogno. Nella prima parte c’è però un’anticipazione dell’interesse che Gwendoline suscita in Peter. Qual è? Riporta le parole del testo.12. Peter non vorrebbe diventare adulto. Che cosa lo spaventa di più della vita adulta?A. Le passeggiateB. Le preoccupazioni per i figliC. La mancanza di vero divertimentoD. Il lavoro13. «Gwendoline però era diversa» (r. 52): perché? ESPRIMERE E VALUTARE 14. Attraverso il sogno, Peter ha fatto una conquista importante: quale?A. Ha capito di essere innamorato di GwendolineB. Ha capito che è bello diventare adultiC. Ha capito che ogni età della vita ha le sue cose belleD. Ha capito che ci sono cose più importanti del gioco e del divertimento