VOLTIAMO PAGINA ANTOLOGIA 2

CRESCERE, TRA DIFFICOLTÀ E SOGNI Ero diventata grande Silvia Roncaglia Un giorno, quando avevo circa la tua età, il mondo è cambiato all’improvviso. Era l’inizio dell’estate, ma stranamente non sentivo quella solita smania1 di gioco nelle mani e di corsa nei piedi. C’era quell’aria calda sospesa che pare di vederla, solida ma trasparente, come un brivido di luce o un vapore che galleggia, e c’era in quell’aria lo stridere continuo e sonoro delle cicale, come fosse la voce stessa di quell’aria. E nei piedi e nelle mani un nuovo languore2, solido e trasparente come l’aria, monotono come la voce delle cicale. Non capivo cosa fosse e poi, in un istante sospeso, gli ho dato un nome: era noia. E in quella noia serpeggiava una nuova irrequieta scontentezza, un malessere strano e solitario dove scoppiavano come bolle accenni vaghi d’interrogativi3. Scoprivo così, senza saperlo, di essere diventata grande. Me ne restavo in cortile come i grandi, le donne che con gesti sicuri staccavano pezzi di pasta fatta in casa a cui davano una forma speciale, un poco attorcigliata, e gli uomini che giocavano a carte con gesti e voci così conosciuti da sembrare silenzio o canto di cicala anche quelli. Me ne restavo in cortile come i grandi, smarrita in un’inconsueta immobilità e sentivo confusamente che quella nuova noia e sospensione erano l’essermi fatta d’un tratto grande anch’io. In quell’estate varcavo il confine tra il gioco e un nuovo spazio che ancora non conoscevo e quel confine, mi dissi più tardi, era il confine tra l’infanzia e l’adolescenza. Allora mi accorgevo soltanto, con stupore, che per la prima volta avvertivo, quasi solido, il trascorrere del tempo e che non avevo più voglia di giocare. E poi, nel vuoto lasciato da quella voglia, in quella stessa estate, non so se piano piano o tutt’a un tratto, è nata un’altra voglia, un nuovo desiderio: quello di stare con Gianni, di farlo sorridere, di catturare il suo mobile sguardo, di parlare con lui e di piacergli un poco. Gianni era il figlio del fornaio del paese, aveva giocato con me agli indiani e ai pirati, a nascondino e ai mille altri giochi che avevano riempito le mie estati prima di quella nuova stagione dove scoprivo, insieme, la prima noia e il primo amore. Era uno come tutti gli altri, uno del gruppo, uno della banda, prima di diventare d’un tratto il primo amore, quello che avrebbe cancellato ogni noia e ogni irrequieto languore se solo mi avesse sorriso e tenuta per mano. Anche lui era cambiato, era più grande di me di qualche anno e anche lui non giocava quasi più, ma aiutava il padre e portava il pane sfrecciando per il paese in bicicletta, con l’aria che gli spostava quel ciuffo scuro che a me veniva tanta voglia di pettinargli con le dita. Noi della vecchia banda, a volte ancora si giocava, per antica abitudine, ma come svogliati e distratti, pronti alla lite o al malumore, in una totale assenza d’entusiasmo. Ci guardavamo quasi non riconoscendoci, noi che si era cresciuti insieme riempiendo i vicoli e l’estate di risa e di grida. In uno di quei giorni, con una spavalderia o un’incoscienza improvvisa, mi ero avvicinata a Gianni e gli avevo detto, tutto d’un fiato per non pentirmi delle parole più grandi di me: - Secondo te, potrei essere la tua donna? Gianni si era messo a ridere, un po’ rosso in faccia, una risata troppo alta per essere naturale. Aveva dato un morso a una pesca e con la bocca piena, un po’ bofonchiando, aveva detto: - Ma che donna! Guardati, sei una mocciosa con le trecce e le ginocchia sbucciate! Era vero, il mio aspetto non era cambiato neanche un po’: ero la solita bambina, anzi il solito “maschiaccio”, però con in cuore emozioni e pensieri nuovi e diversi che nessuno poteva vedere. C’era come un elastico che tirava, dentro, ma fuori tutto era fermo nelle solite forme: due trecce, un corpo secco e nervoso, due ginocchia piene di fango e di croste. Avevo abbassato lo sguardo sui miei pantaloncini corti sdruciti e poi sulle ginocchia, cominciando a grattar via un po’ di fango secco rappreso, senza trovar parole, smarrita in una nuova rabbiosa vergogna. Allora lui, come se avesse seguito il mio sguardo, aveva detto: - Intanto le donne hanno le gonne. E poi tu non sei nemmeno una ragazzina… una ragazzina almeno ha una collana o… Mi ero alzata di scatto e, senza dargli il tempo di finire, ero scappata via senza una parola. Per giorni me n’ero rimasta in disparte, scontrosa. A tavola mangiavo poco, grattavo via pezzetti di mollica al pane e li appallottolavo innervosendo mia madre che mi lanciava occhiate preoccupate o sbottava in brevi rimproveri impazienti. Poi mi era nata quella strana idea, che più ci pensavo più prendeva l’aspetto di una luminosa e magica soluzione. Non dovevo fare altro che indossare una gonna e infilare al collo una collana, e Gianni mi avrebbe sorriso e presa per mano. Era semplice. Specialmente la collana assumeva un’importanza particolare, quasi racchiudesse un incantesimo, una formula magica che avrebbe potuto trasformare lo scherno e l’indifferenza di Gianni in amore. Bastava solo avere una collana. Ma si era allora di una povertà che tu non puoi nemmeno immaginare e io ero davvero ancora piccola, anche se muovevo i primi passi in sogni nuovi. E così, quando chiesi alla mamma una collana e lei, che faceva la maglia, staccò un pezzo di filo al gomitolo rosso e me lo mise al collo, non pensai che mi prendesse in giro. Solo, ancora bambina con speranza di ragazza, decisi un nuovo gioco. Avrei chiesto a tutte le donne della mia famiglia un piccolo oggetto, qualcosa da attaccare al mio filo-collana per renderlo più prezioso. Fu così che in quell’estate crebbi col crescere della mia collana e scoprii, per la prima volta, il mondo delle donne e le loro storie. (Tratto da: S. Roncaglia, Il tempo della collana, Fatatrac) Il testo Una mamma, Sirena, racconta a sua figlia Mara com’era lei quando aveva la sua età, quando dall’infanzia era entrata nell’adolescenza. Periodo difficile, confuso, in cui ci si scopre improvvisamente diversi… L’autrice Silvia Roncaglia è nata a Modena, è un’apprezzata scrittrice contemporanea di libri per ragazzi. Si definisce una lettrice appassionata e una viaggiatrice accanita. Quando era piccola, le hanno sempre dato del “maschiaccio”, perché si arrampicava sugli alberi, era vivace e un po’ ribelle. Ha ricevuto numerosi premi per i suoi libri, tra cui ricordiamo Il grande sbadiglio, Les Bidons e Caro Johnny Depp. 1. smania: desiderio intenso, incontenibile. 2. languore: stato o sensazione di debolezza, struggimento, abbandono. 3. accenni… interrogativi: domande incerte, che non erano ancora definite. COMPRENDERE 1. Chi narra la storia? 2. Un’estate tutto era cambiato per Sirena, con il sorgere di due nuovi stati d’animo: quali? 3. Che cosa succede a Sirena e ai suoi amici quando riprendono per «antica abitudine» i soliti giochi? 4. Che cosa risponde Gianni a Sirena quando lei gli chiede se potrebbe essere la sua donna? 5. Quale decisione prende, allora, Sirena? 6. La risposta di Gianni alla proposta di Sirena mette in evidenza il deciso contrasto tra l’atteggiamento interiore e l’aspetto esteriore della protagonista: in che cosa consiste tale contrasto? 7. «Mi ero alzata di scatto e, senza dargli il tempo di finire, ero scappata via senza una parola» (r. 68-69): a quali sentimenti fa pensare questa reazione? LESSICO 8. Nella frase: «C’era quell’aria calda sospesa che pare di vederla, solida ma trasparente, come un brivido di luce o un vapore che galleggia» (r. 3-5), quale figura retorica compare? 9. Individua e sottolinea i paragoni usati dall’autrice dalla riga 6 alla 12. 10. Quesito INVALSI Nella frase: «Me ne restavo in cortile come i grandi, smarrita in un’inconsueta immobilità» (r. 18-19), quale delle seguenti parole non può sostituire l’aggettivo “inconsueta”? A. insolita B. sconosciuta C. inusitata D. inconsulta 11. Quesito INVALSI Nella frase: «Avevo abbassato lo sguardo sui miei pantaloncini corti sdruciti» (r. 61), quale aggettivo può sostituire il termine “sdruciti”? A. strappati B. cuciti C. riusciti D. eleganti 12. La parola “prezioso” può avere diversi significati. Trascrivi ciascuna definizione a lato della frase a cui si riferisce. altezzoso, superiore • di grande valore • pregiato • La collana non aveva un aspetto prezioso. ......................................................... • Sirena la teneva tra le mani come il più prezioso tra gli oggetti. ......................................................... • Tra i loro amici c’era chi faceva il prezioso. ......................................................... ANALIZZARE 13. La protagonista di questa storia sa cogliere da un’esperienza dolorosa, come quella di essere rifiutata e non presa sul serio, l’occasione per crescere, rafforzando la propria identità e consapevolezza. Qual è, perciò, il messaggio di questo testo? ESPRIMERE E VALUTARE 14. Scrivere Scrivi un finale alla storia letta: immagina che Sirena, dopo aver terminato la sua collana e aver indossato una gonna, si ripresenti da Gianni… Quale sarà il suo comportamento? Che cosa le dirà il ragazzo? La sua reazione sarà diversa questa volta? 15. Scrivere Anche a te succede di annoiarti con i giochi di sempre e di aver voglia di qualcos’altro? Ti ritrovi negli stati d’animo di Sirena o no? Racconta qualche momento particolare. LIBRI PER TE Silvia Roncaglia, Il tempo della collana, Fatatrac Non c’erano ciondoli d’argento o di corallo appesi alla collana di Sirena, ma una piuma, una conchiglia, un seme, un nastrino, una pallina di pasta di sale… Ogni oggetto le è stato regalato da una delle donne della sua famiglia, e racchiude un po’ della loro vita e delle loro emozioni. Ed è così che la giovane protagonista Mara scopre, attraverso il racconto della mamma, la storia delle sue radici e dell’universo femminile della sua famiglia, al tempo in cui la mamma, come lei ora, stava varcando il confine tra l’infanzia e l’adolescenza.
CRESCERE, TRA DIFFICOLTÀ E SOGNI Ero diventata grande Silvia Roncaglia Un giorno, quando avevo circa la tua età, il mondo è cambiato all’improvviso. Era l’inizio dell’estate, ma stranamente non sentivo quella solita smania1 di gioco nelle mani e di corsa nei piedi. C’era quell’aria calda sospesa che pare di vederla, solida ma trasparente, come un brivido di luce o un vapore che galleggia, e c’era in quell’aria lo stridere continuo e sonoro delle cicale, come fosse la voce stessa di quell’aria. E nei piedi e nelle mani un nuovo languore2, solido e trasparente come l’aria, monotono come la voce delle cicale. Non capivo cosa fosse e poi, in un istante sospeso, gli ho dato un nome: era noia. E in quella noia serpeggiava una nuova irrequieta scontentezza, un malessere strano e solitario dove scoppiavano come bolle accenni vaghi d’interrogativi3. Scoprivo così, senza saperlo, di essere diventata grande. Me ne restavo in cortile come i grandi, le donne che con gesti sicuri staccavano pezzi di pasta fatta in casa a cui davano una forma speciale, un poco attorcigliata, e gli uomini che giocavano a carte con gesti e voci così conosciuti da sembrare silenzio o canto di cicala anche quelli. Me ne restavo in cortile come i grandi, smarrita in un’inconsueta immobilità e sentivo confusamente che quella nuova noia e sospensione erano l’essermi fatta d’un tratto grande anch’io. In quell’estate varcavo il confine tra il gioco e un nuovo spazio che ancora non conoscevo e quel confine, mi dissi più tardi, era il confine tra l’infanzia e l’adolescenza. Allora mi accorgevo soltanto, con stupore, che per la prima volta avvertivo, quasi solido, il trascorrere del tempo e che non avevo più voglia di giocare. E poi, nel vuoto lasciato da quella voglia, in quella stessa estate, non so se piano piano o tutt’a un tratto, è nata un’altra voglia, un nuovo desiderio: quello di stare con Gianni, di farlo sorridere, di catturare il suo mobile sguardo, di parlare con lui e di piacergli un poco. Gianni era il figlio del fornaio del paese, aveva giocato con me agli indiani e ai pirati, a nascondino e ai mille altri giochi che avevano riempito le mie estati prima di quella nuova stagione dove scoprivo, insieme, la prima noia e il primo amore. Era uno come tutti gli altri, uno del gruppo, uno della banda, prima di diventare d’un tratto il primo amore, quello che avrebbe cancellato ogni noia e ogni irrequieto languore se solo mi avesse sorriso e tenuta per mano. Anche lui era cambiato, era più grande di me di qualche anno e anche lui non giocava quasi più, ma aiutava il padre e portava il pane sfrecciando per il paese in bicicletta, con l’aria che gli spostava quel ciuffo scuro che a me veniva tanta voglia di pettinargli con le dita. Noi della vecchia banda, a volte ancora si giocava, per antica abitudine, ma come svogliati e distratti, pronti alla lite o al malumore, in una totale assenza d’entusiasmo. Ci guardavamo quasi non riconoscendoci, noi che si era cresciuti insieme riempiendo i vicoli e l’estate di risa e di grida. In uno di quei giorni, con una spavalderia o un’incoscienza improvvisa, mi ero avvicinata a Gianni e gli avevo detto, tutto d’un fiato per non pentirmi delle parole più grandi di me: - Secondo te, potrei essere la tua donna? Gianni si era messo a ridere, un po’ rosso in faccia, una risata troppo alta per essere naturale. Aveva dato un morso a una pesca e con la bocca piena, un po’ bofonchiando, aveva detto: - Ma che donna! Guardati, sei una mocciosa con le trecce e le ginocchia sbucciate! Era vero, il mio aspetto non era cambiato neanche un po’: ero la solita bambina, anzi il solito “maschiaccio”, però con in cuore emozioni e pensieri nuovi e diversi che nessuno poteva vedere. C’era come un elastico che tirava, dentro, ma fuori tutto era fermo nelle solite forme: due trecce, un corpo secco e nervoso, due ginocchia piene di fango e di croste. Avevo abbassato lo sguardo sui miei pantaloncini corti sdruciti e poi sulle ginocchia, cominciando a grattar via un po’ di fango secco rappreso, senza trovar parole, smarrita in una nuova rabbiosa vergogna. Allora lui, come se avesse seguito il mio sguardo, aveva detto: - Intanto le donne hanno le gonne. E poi tu non sei nemmeno una ragazzina… una ragazzina almeno ha una collana o… Mi ero alzata di scatto e, senza dargli il tempo di finire, ero scappata via senza una parola. Per giorni me n’ero rimasta in disparte, scontrosa. A tavola mangiavo poco, grattavo via pezzetti di mollica al pane e li appallottolavo innervosendo mia madre che mi lanciava occhiate preoccupate o sbottava in brevi rimproveri impazienti. Poi mi era nata quella strana idea, che più ci pensavo più prendeva l’aspetto di una luminosa e magica soluzione. Non dovevo fare altro che indossare una gonna e infilare al collo una collana, e Gianni mi avrebbe sorriso e presa per mano. Era semplice. Specialmente la collana assumeva un’importanza particolare, quasi racchiudesse un incantesimo, una formula magica che avrebbe potuto trasformare lo scherno e l’indifferenza di Gianni in amore. Bastava solo avere una collana. Ma si era allora di una povertà che tu non puoi nemmeno immaginare e io ero davvero ancora piccola, anche se muovevo i primi passi in sogni nuovi. E così, quando chiesi alla mamma una collana e lei, che faceva la maglia, staccò un pezzo di filo al gomitolo rosso e me lo mise al collo, non pensai che mi prendesse in giro. Solo, ancora bambina con speranza di ragazza, decisi un nuovo gioco. Avrei chiesto a tutte le donne della mia famiglia un piccolo oggetto, qualcosa da attaccare al mio filo-collana per renderlo più prezioso. Fu così che in quell’estate crebbi col crescere della mia collana e scoprii, per la prima volta, il mondo delle donne e le loro storie. (Tratto da: S. Roncaglia, Il tempo della collana, Fatatrac) Il testo Una mamma, Sirena, racconta a sua figlia Mara com’era lei quando aveva la sua età, quando dall’infanzia era entrata nell’adolescenza. Periodo difficile, confuso, in cui ci si scopre improvvisamente diversi… L’autrice Silvia Roncaglia è nata a Modena, è un’apprezzata scrittrice contemporanea di libri per ragazzi. Si definisce una lettrice appassionata e una viaggiatrice accanita. Quando era piccola, le hanno sempre dato del “maschiaccio”, perché si arrampicava sugli alberi, era vivace e un po’ ribelle. Ha ricevuto numerosi premi per i suoi libri, tra cui ricordiamo Il grande sbadiglio, Les Bidons e Caro Johnny Depp. 1. smania: desiderio intenso, incontenibile. 2. languore: stato o sensazione di debolezza, struggimento, abbandono. 3. accenni… interrogativi: domande incerte, che non erano ancora definite. COMPRENDERE 1. Chi narra la storia?  2. Un’estate tutto era cambiato per Sirena, con il sorgere di due nuovi stati d’animo: quali? 3. Che cosa succede a Sirena e ai suoi amici quando riprendono per «antica abitudine» i soliti giochi? 4. Che cosa risponde Gianni a Sirena quando lei gli chiede se potrebbe essere la sua donna? 5. Quale decisione prende, allora, Sirena? 6. La risposta di Gianni alla proposta di Sirena mette in evidenza il deciso contrasto tra l’atteggiamento interiore e l’aspetto esteriore della protagonista: in che cosa consiste tale contrasto? 7. «Mi ero alzata di scatto e, senza dargli il tempo di finire, ero scappata via senza una parola» (r. 68-69): a quali sentimenti fa pensare questa reazione? LESSICO 8. Nella frase: «C’era quell’aria calda sospesa che pare di vederla, solida ma trasparente, come un brivido di luce o un vapore che galleggia» (r. 3-5), quale figura retorica compare? 9. Individua e sottolinea i paragoni usati dall’autrice dalla riga 6 alla 12. 10. Quesito INVALSI Nella frase: «Me ne restavo in cortile come i grandi, smarrita in un’inconsueta immobilità» (r. 18-19), quale delle seguenti parole non può sostituire l’aggettivo “inconsueta”? A. insolita B. sconosciuta C. inusitata D. inconsulta 11. Quesito INVALSI Nella frase: «Avevo abbassato lo sguardo sui miei pantaloncini corti sdruciti» (r. 61), quale aggettivo può sostituire il termine “sdruciti”? A. strappati B. cuciti C. riusciti D. eleganti 12. La parola “prezioso” può avere diversi significati. Trascrivi ciascuna definizione a lato della frase a cui si riferisce. altezzoso, superiore • di grande valore • pregiato • La collana non aveva un aspetto prezioso. ......................................................... • Sirena la teneva tra le mani come il più prezioso tra gli oggetti. ......................................................... • Tra i loro amici c’era chi faceva il prezioso. ......................................................... ANALIZZARE 13. La protagonista di questa storia sa cogliere da un’esperienza dolorosa, come quella di essere rifiutata e non presa sul serio, l’occasione per crescere, rafforzando la propria identità e consapevolezza. Qual è, perciò, il messaggio di questo testo? ESPRIMERE E VALUTARE 14. Scrivere Scrivi un finale alla storia letta: immagina che Sirena, dopo aver terminato la sua collana e aver indossato una gonna, si ripresenti da Gianni… Quale sarà il suo comportamento? Che cosa le dirà il ragazzo? La sua reazione sarà diversa questa volta? 15. Scrivere Anche a te succede di annoiarti con i giochi di sempre e di aver voglia di qualcos’altro? Ti ritrovi negli stati d’animo di Sirena o no? Racconta qualche momento particolare. LIBRI PER TE Silvia Roncaglia, Il tempo della collana, Fatatrac Non c’erano ciondoli d’argento o di corallo appesi alla collana di Sirena, ma una piuma, una conchiglia, un seme, un nastrino, una pallina di pasta di sale… Ogni oggetto le è stato regalato da una delle donne della sua famiglia, e racchiude un po’ della loro vita e delle loro emozioni. Ed è così che la giovane protagonista Mara scopre, attraverso il racconto della mamma, la storia delle sue radici e dell’universo femminile della sua famiglia, al tempo in cui la mamma, come lei ora, stava varcando il confine tra l’infanzia e l’adolescenza.