VOLTIAMO PAGINA ANTOLOGIA 2

ANCHE I FALLIMENTI REGALANO NUOVE ENERGIE L’obiettivo della mia esistenza Reinhold Messner Messner sfida la Groenlandia Duemila chilometri a piedi fra i ghiacci della Groenlandia. La spedizione, che partirà da Isartok il 20 aprile prossimo, sarà la prima traversata senza cani del continente di ghiaccio. L’alpinista sud‑tirolese dovrà attraversare l’isola artica fino al villaggio di Thule, e per l’intero percorso non avrà modo di mantenere contatti radio, né sono previsti appoggi intermedi o aiuti esterni. Per circa novanta giorni Reinhold e Hubert Messner saranno soli, immersi in un’atmosfera glaciale dove oltre le grandi incognite naturali, temperature molto basse, crepacci in agguato, dovranno sconfiggere soprattutto la grande insidia della solitudine che in condizioni così difficili diventa quasi insopportabile. Le situazioni di pericolo estremo mobilitano in noi energie che in precedenza non conosciamo. Ed è proprio nei fallimenti che l’esposizione estrema ai pericoli sollecita a trovare nuove combinazioni per la soluzione dei problemi. Tanto che, improvvisamente, diventa possibile ciò che si era giudicato impossibile prima. Ecco perché, durante le ritirate, non insorge quasi mai la paura di non farcela. Durante le mie spedizioni ho avuto paura di non farcela soprattutto prima di partire. Mai durante la fase di ritirata. E nemmeno immediatamente dopo i fallimenti. Ovviamente, ogni volta che mi sono calato da una parete senza aver raggiunto la vetta, ero ben consapevole di aver “perduto”. Anche in Groenlandia, quando mi sono bloccato all’inizio della traversata invernale a causa dell’eccesso di neve fresca, la battuta di arresto mi è apparsa come una perdita d’immagine. Però non ne sono stato angosciato. La mia immagine mi importa meno dell’esperienza acquisita. E l’esperienza si accresce in noi proprio quando falliamo. La ripetuta constatazione di avere dei limiti, soprattutto di fronte alle forze della natura, è importante. Le esperienze ai limiti estremi non sarebbero possibili se non fossi limitato. Limitato nelle mie energie, limitato nelle forze, limitato nel coraggio, limitato anche nell’esperienza. E proprio perché sono limitato, sono possibili nuove esperienze nel confronto diretto con la natura selvaggia. Per questo, nei momenti di fallimento, non ho mai avuto problemi nel decidere a favore della vita. La percezione che induce a dirsi “fin qui e non oltre” sorge spontanea, a volte in una frazione di secondo. E io seguo il consiglio. Quando, durante il tentativo di scalare per la prima volta d’inverno la parete sud-est del Cho Oyu nell’Himalaia, ci siamo trovati poco sotto la vetta su un pendio innevato gravido di valanghe, mi è bastato scambiare una breve occhiata con il mio compagno di cordata. Non abbiamo pronunciato una parola. Però ho capito che anche lui aveva deciso di fare marcia indietro. I pericoli (quel pendio si sarebbe potuto mettere in movimento alla minima scossa e trascinarci con sé) erano troppo grandi. Meglio scendere. Meglio una perdita d’immagine che la morte. Alla fine chi ha successo è anche chi è stato capace, più spesso degli altri falliti, di ricominciare da capo. L’obiettivo della mia vita non consiste nell’accumulare il maggior numero possibile di successi. Anche se i successi mi fanno piacere, è ovvio. Il successo rende più consapevoli, forti, sicuri. Non c’è fattore di successo maggiore del successo stesso. Però l’obiettivo della mia esistenza, alla lunga, è quello di diventare saggio. Non desidero diventare un vecchio ricco, carico di successi, famoso. Ammesso che io riesca a raggiungere un’età avanzata, vorrei essere un vecchio saggio. Essere saggi significa avere esperienza, distacco, tolleranza, generosità. Disporre di concetti e di nozioni è già molto; ma la saggezza è qualcosa di più. Significa aver capito, con tutti i sensi, con il cuore e con la mente, quanto siamo limitati. La saggezza consiste soprattutto nel conoscere e nel rispettare, più che le potenzialità, i limiti umani. E si diventa consapevoli di questi limiti soprattutto in occasione dei fallimenti. È come un volare a ritroso. Che rende umani. Essere saggi non significa però essere passivi. Solo chi non osa mai nulla non commette errori. Ed è secondario che lo faccia per prudenza o per paura di fallire. Però la paura, il terrore di fallire non ostacola soltanto l’azione, ostacola anche il processo di accumulo di esperienze nella vita, e quindi la possibilità di diventare saggi. Per questo preferisco le persone che agiscono e falliscono agli esitanti, ai dubbiosi, ai tentennanti. Chi non vuole fallire non va avanti. (Tratto da: R. Messner, Un modo di vivere in un mondo da vivere, De Agostini) Il testo Nel breve articolo all’inizio del testo, puoi leggere quanto era pubblicato sui quotidiani dell’8 febbraio 1993. Che cosa c’è nella mente di chi affronta imprese estreme? Leggiamo che cosa ci dice lo stesso Messner nelle pagine tratte da un suo libro. L’autore Reinhold Messner (Bressanone, Bolzano, 1944) è uno dei più famosi alpinisti del mondo. Vedi anche a p. 35. USA IL DIZIONARIO • A quale di queste parole puoi ricondurre l’aggettivo “gravido”? ☐ gravidanza ☐ gravità • Perciò, il suo significato è: ☐ pericoloso ☐ grave ☐ che contiene in sé COMPRENDERE 1. In quali momenti Messner ha avuto paura di non farcela?2. Che cosa conta per l’alpinista, più della bella figura?3. Ti sembra che Messner si comporti nelle sue imprese in modo spericolato e incosciente? In quali frasi del testo l’alpinista esprime il suo pensiero e quale esempio porta lui stesso per dimostrare come la pensa a questo proposito? Individua le frasi e trascrivile.4. Che cosa rappresenta, in realtà, l’interruzione di una spedizione, il fallimento?5. L’accettare i propri limiti e i propri fallimenti, come ci rende nei confronti dei fallimenti degli altri? 6. Qual è l’obiettivo che si pone Messner per la sua vita?7. «Chi non osa mai nulla non commette errori» (r. 82-83), ma che cosa perde?8. Chi preferisce Messner, tra chi agisce e sbaglia e chi non agisce per paura di sbagliare? Perché? LESSICO 9. Nelle prime righe del testo, Messner usa due volte l’aggettivo “estremo”: con quale significato?☐ ultimo☐ lontano☐ enorme☐ finalePerciò l’espressione «esposizione estrema ai pericoli» significa: mettersi in una situazione di .................................10. Sempre nelle prime righe del testo, quale parola è usata per indicare il “risultato negativo” di un’impresa?E quale per indicare il rientro, dopo l’insuccesso?11. Quesito INVALSI Quando parla di «perdita d’immagine» (r. 13) l’autore vuole indicareA. la perdita della sua forma esterioreB. la perdita della sua rappresentazione fotograficaC. la perdita dell’impressione che fa sugli altriD. la perdita del modello che si era costruito12. A quale tra le seguenti parole, tutte presenti nel testo, corrisponde ciascuna definizione?generosità (r. 75-76) • tolleranza (r. 75) • potenzialità (r. 79) • distacco (r. 75) • esperienza (r. 75) • limiti (r. 17 e 79)a. buona conoscenza di uno o più aspetti della realtà = .........................................b. impassibilità di fronte a forti interessi o passioni = .........................................c. accettazione delle idee e dei comportamenti altrui, anche molto diversi dai propri = .........................................d. fare molto per gli altri, altruismo = .........................................e. capacità, possibilità = .........................................f. punti massimi ai quali si può giungere = ......................................... ANALIZZARE 13. Quale messaggio trasmette il grande alpinista con le sue parole?14. Il testo rappresenta☐ una descrizione dettagliata della spedizione☐ il confronto tra alcune spedizioni estreme☐ una riflessione sui limiti e le possibilità umane ESPRIMERE E VALUTARE 15. Il messaggio di Messner, per quanto riguarda l’impegno, non è valido solo per le imprese estreme, ma anche per la vita quotidiana. Come si potrebbe applicare alla realtà scolastica? Quale insegnamento può trarne chi di voi non alza la mano per rispondere a causa della paura di sbagliare e chi si abbatte per un compito o un’interrogazione finiti male? Confrontate le opinioni in classe.
ANCHE I FALLIMENTI REGALANO NUOVE ENERGIE L’obiettivo della mia esistenza Reinhold Messner Messner sfida la Groenlandia Duemila chilometri a piedi fra i ghiacci della Groenlandia. La spedizione, che partirà da Isartok il 20 aprile prossimo, sarà la prima traversata senza cani del continente di ghiaccio. L’alpinista sud‑tirolese dovrà attraversare l’isola artica fino al villaggio di Thule, e per l’intero percorso non avrà modo di mantenere contatti radio, né sono previsti appoggi intermedi o aiuti esterni. Per circa novanta giorni Reinhold e Hubert Messner saranno soli, immersi in un’atmosfera glaciale dove oltre le grandi incognite naturali, temperature molto basse, crepacci in agguato, dovranno sconfiggere soprattutto la grande insidia della solitudine che in condizioni così difficili diventa quasi insopportabile. Le situazioni di pericolo estremo mobilitano in noi energie che in precedenza non conosciamo. Ed è proprio nei fallimenti che l’esposizione estrema ai pericoli sollecita a trovare nuove combinazioni per la soluzione dei problemi. Tanto che, improvvisamente, diventa possibile ciò che si era giudicato impossibile prima. Ecco perché, durante le ritirate, non insorge quasi mai la paura di non farcela. Durante le mie spedizioni ho avuto paura di non farcela soprattutto prima di partire. Mai durante la fase di ritirata. E nemmeno immediatamente dopo i fallimenti. Ovviamente, ogni volta che mi sono calato da una parete senza aver raggiunto la vetta, ero ben consapevole di aver “perduto”. Anche in Groenlandia, quando mi sono bloccato all’inizio della traversata invernale a causa dell’eccesso di neve fresca, la battuta di arresto mi è apparsa come una perdita d’immagine. Però non ne sono stato angosciato. La mia immagine mi importa meno dell’esperienza acquisita. E l’esperienza si accresce in noi proprio quando falliamo. La ripetuta constatazione di avere dei limiti, soprattutto di fronte alle forze della natura, è importante. Le esperienze ai limiti estremi non sarebbero possibili se non fossi limitato. Limitato nelle mie energie, limitato nelle forze, limitato nel coraggio, limitato anche nell’esperienza. E proprio perché sono limitato, sono possibili nuove esperienze nel confronto diretto con la natura selvaggia. Per questo, nei momenti di fallimento, non ho mai avuto problemi nel decidere a favore della vita. La percezione che induce a dirsi “fin qui e non oltre” sorge spontanea, a volte in una frazione di secondo. E io seguo il consiglio. Quando, durante il tentativo di scalare per la prima volta d’inverno la parete sud-est del Cho Oyu nell’Himalaia, ci siamo trovati poco sotto la vetta su un pendio innevato gravido di valanghe, mi è bastato scambiare una breve occhiata con il mio compagno di cordata. Non abbiamo pronunciato una parola. Però ho capito che anche lui aveva deciso di fare marcia indietro. I pericoli (quel pendio si sarebbe potuto mettere in movimento alla minima scossa e trascinarci con sé) erano troppo grandi. Meglio scendere. Meglio una perdita d’immagine che la morte. Alla fine chi ha successo è anche chi è stato capace, più spesso degli altri falliti, di ricominciare da capo. L’obiettivo della mia vita non consiste nell’accumulare il maggior numero possibile di successi. Anche se i successi mi fanno piacere, è ovvio. Il successo rende più consapevoli, forti, sicuri. Non c’è fattore di successo maggiore del successo stesso. Però l’obiettivo della mia esistenza, alla lunga, è quello di diventare saggio. Non desidero diventare un vecchio ricco, carico di successi, famoso. Ammesso che io riesca a raggiungere un’età avanzata, vorrei essere un vecchio saggio. Essere saggi significa avere esperienza, distacco, tolleranza, generosità. Disporre di concetti e di nozioni è già molto; ma la saggezza è qualcosa di più. Significa aver capito, con tutti i sensi, con il cuore e con la mente, quanto siamo limitati. La saggezza consiste soprattutto nel conoscere e nel rispettare, più che le potenzialità, i limiti umani. E si diventa consapevoli di questi limiti soprattutto in occasione dei fallimenti. È come un volare a ritroso. Che rende umani. Essere saggi non significa però essere passivi. Solo chi non osa mai nulla non commette errori. Ed è secondario che lo faccia per prudenza o per paura di fallire. Però la paura, il terrore di fallire non ostacola soltanto l’azione, ostacola anche il processo di accumulo di esperienze nella vita, e quindi la possibilità di diventare saggi. Per questo preferisco le persone che agiscono e falliscono agli esitanti, ai dubbiosi, ai tentennanti. Chi non vuole fallire non va avanti. (Tratto da: R. Messner, Un modo di vivere in un mondo da vivere, De Agostini) Il testo Nel breve articolo all’inizio del testo, puoi leggere quanto era pubblicato sui quotidiani dell’8 febbraio 1993. Che cosa c’è nella mente di chi affronta imprese estreme? Leggiamo che cosa ci dice lo stesso Messner nelle pagine tratte da un suo libro. L’autore Reinhold Messner (Bressanone, Bolzano, 1944) è uno dei più famosi alpinisti del mondo. Vedi anche a p. 35. USA IL DIZIONARIO • A quale di queste parole puoi ricondurre l’aggettivo “gravido”? ☐ gravidanza ☐ gravità • Perciò, il suo significato è: ☐ pericoloso ☐ grave ☐ che contiene in sé COMPRENDERE 1. In quali momenti Messner ha avuto paura di non farcela?2. Che cosa conta per l’alpinista, più della bella figura?3. Ti sembra che Messner si comporti nelle sue imprese in modo spericolato e incosciente? In quali frasi del testo l’alpinista esprime il suo pensiero e quale esempio porta lui stesso per dimostrare come la pensa a questo proposito? Individua le frasi e trascrivile.4. Che cosa rappresenta, in realtà, l’interruzione di una spedizione, il fallimento?5. L’accettare i propri limiti e i propri fallimenti, come ci rende nei confronti dei fallimenti degli altri? 6. Qual è l’obiettivo che si pone Messner per la sua vita?7. «Chi non osa mai nulla non commette errori» (r. 82-83), ma che cosa perde?8. Chi preferisce Messner, tra chi agisce e sbaglia e chi non agisce per paura di sbagliare? Perché? LESSICO 9. Nelle prime righe del testo, Messner usa due volte l’aggettivo “estremo”: con quale significato?☐ ultimo☐ lontano☐ enorme☐ finalePerciò l’espressione «esposizione estrema ai pericoli» significa: mettersi in una situazione di .................................10. Sempre nelle prime righe del testo, quale parola è usata per indicare il “risultato negativo” di un’impresa?E quale per indicare il rientro, dopo l’insuccesso?11. Quesito INVALSI Quando parla di «perdita d’immagine» (r. 13) l’autore vuole indicareA. la perdita della sua forma esterioreB. la perdita della sua rappresentazione fotograficaC. la perdita dell’impressione che fa sugli altriD. la perdita del modello che si era costruito12. A quale tra le seguenti parole, tutte presenti nel testo, corrisponde ciascuna definizione?generosità (r. 75-76) • tolleranza (r. 75) • potenzialità (r. 79) • distacco (r. 75) • esperienza (r. 75) • limiti (r. 17 e 79)a. buona conoscenza di uno o più aspetti della realtà = .........................................b. impassibilità di fronte a forti interessi o passioni = .........................................c. accettazione delle idee e dei comportamenti altrui, anche molto diversi dai propri = .........................................d. fare molto per gli altri, altruismo = .........................................e. capacità, possibilità = .........................................f. punti massimi ai quali si può giungere = ......................................... ANALIZZARE 13. Quale messaggio trasmette il grande alpinista con le sue parole?14. Il testo rappresenta☐ una descrizione dettagliata della spedizione☐ il confronto tra alcune spedizioni estreme☐ una riflessione sui limiti e le possibilità umane ESPRIMERE E VALUTARE 15. Il messaggio di Messner, per quanto riguarda l’impegno, non è valido solo per le imprese estreme, ma anche per la vita quotidiana. Come si potrebbe applicare alla realtà scolastica? Quale insegnamento può trarne chi di voi non alza la mano per rispondere a causa della paura di sbagliare e chi si abbatte per un compito o un’interrogazione finiti male? Confrontate le opinioni in classe.