VOLTIAMO PAGINA ANTOLOGIA 2

STRUMENTI PER ANALIZZARE IL TESTO POETICO 3. IL LINGUAGGIO DEL TESTO POETICO Per scrivere un testo poetico, i poeti usano diverse tecniche: versi, rime ed espressioni proprie del linguaggio connotativo, le figure retoriche, che potremmo paragonare a “effetti speciali”, perché rendono il testo più bello esteticamente, più efficace, ma soprattutto più capace di attirare l’attenzione di chi legge. Sono, insomma, i “trucchi” del poeta, espedienti che gli permettono di impreziosire i testi, distinguendoli dalla banalità e ripetitività dell’uso quotidiano. Le figure retoriche sono principalmente di tre tipi: di suono, di sintassi, di significato. Alcune di queste ti sono già state presentate l’anno scorso: rivediamole insieme. Figure di suono • ALLITTERAZIONE: consiste nella ripetizione delle stesse lettere, vocali o consonanti, o delle stesse sillabe in parole diverse. Le rondini Le rondini in deliziose cappe di raso nero dattilografavano il risveglio dettagliato dall’aurora. Farfa (Vittorio Tommasini) • ONOMATOPEA: consiste nell’inserimento di parole che, con il loro suono, evocano un oggetto, un’azione, il verso di un animale. E cadenzato dalla gora1 viene lo sciabordare delle lavandaie con tonfi spessi e lunghe cantilene. (Giovanni Pascoli) Sciabordare viene usato per rendere il rumore dei panni agitati e battuti nell’acqua per sciacquarli. 1. gora: canale. Il vento come un mostro ebbro mugliare udii notturno. (Giovanni Pascoli) La parola mugliare, che equivale a mugghiare e significa propriamente “muggire forte e a lungo”, sembra imitare nel suono il rumore del vento. I verbi muggire, mugghiare e mugliare hanno tutti origine onomatopeica, in quanto riproducono il verso dei bovini. Figure di sintassi • ANÀFORA (o ripetizione): si tratta della ripetizione di una parola o di un’espressione all’inizio di versi o di frasi. Viene utilizzata per conferire maggiore forza e per sottolineare il significato di una certa parola. Le stelle lucevano rare tra mezzo alla nebbia di latte: sentivo il cullare del mare, sentivo un fru fru tra le fratte, sentivo nel cuore un sussulto, com’eco d’un grido che fu. Sonava lontano il singulto: chiù… (Giovanni Pascoli) Figure di significato • SIMILITUDINE: si ha quando si paragonano due elementi che hanno tra loro qualche analogia. È un paragone esplicito, perché è sempre introdotta dall’avverbio “come” o dai correlativi “così… come”. Il passero Allegro, allegro passero! Sotto le foglie tanto verdi. Svelto come una freccia ti vede la felicità d’un fiore. Tu cerchi la tua stretta culla vicino al mio cuore. (William Blake, trad. di G. Ungaretti) Primo termine di paragone Elemento comune = velocità Secondo termine di paragone • METÀFORA: è un paragone abbreviato, implicito; un termine ne sostituisce un altro con il quale ha qualcosa in comune. Il prato e le nuvole È cessato or ora il temporale e il prato verde odora di menta glaciale. È un immenso fruscio di pioggia che sgocciola lenta lenta lungo i tremuli fili d’erba, dalle ciglia rosee dei fiori. Laggiù il cielo sereno è il grande innaffiatoio di smalto azzurro col manico variopinto dell’arcobaleno. (Corrado Govoni) Significato denotativo: il prato è bagnato (dopo il temporale) 1° termine = il prato 2° termine = fruscìo di pioggia. Significato denotativo: dal cielo è caduta molta pioggia 1° termine = il cielo 2° termine = l’innaffiatoio. • PERSONIFICAZIONE: consiste nell’attribuire qualità e azioni proprie delle persone a oggetti, cose astratte o animali. Il pettirosso Pettirosso, pettirosso leggiadro! Sotto le foglie tanto verdi D’un fiore la felicità Ti sente singhiozzare , singhiozzare, Pettirosso, pettirosso leggiadro, Vicino al mio cuore. (William Blake, trad. di G. Ungaretti) Alla felicità, che è astratta, viene attribuita una facoltà tipicamente umana.
STRUMENTI PER ANALIZZARE IL TESTO POETICO 3. IL LINGUAGGIO DEL TESTO POETICO Per scrivere un testo poetico, i poeti usano diverse tecniche: versi, rime ed espressioni proprie del linguaggio connotativo, le figure retoriche, che potremmo paragonare a “effetti speciali”, perché rendono il testo più bello esteticamente, più efficace, ma soprattutto più capace di attirare l’attenzione di chi legge. Sono, insomma, i “trucchi” del poeta, espedienti che gli permettono di impreziosire i testi, distinguendoli dalla banalità e ripetitività dell’uso quotidiano. Le figure retoriche sono principalmente di tre tipi: di suono, di sintassi, di significato. Alcune di queste ti sono già state presentate l’anno scorso: rivediamole insieme. Figure di suono • ALLITTERAZIONE: consiste nella ripetizione delle stesse lettere, vocali o consonanti, o delle stesse sillabe in parole diverse. Le rondini Le rondini in deliziose cappe di raso nero dattilografavano il risveglio dettagliato dall’aurora. Farfa (Vittorio Tommasini) • ONOMATOPEA: consiste nell’inserimento di parole che, con il loro suono, evocano un oggetto, un’azione, il verso di un animale. E cadenzato dalla gora1 viene lo sciabordare delle lavandaie con tonfi spessi e lunghe cantilene. (Giovanni Pascoli) Sciabordare viene usato per rendere il rumore dei panni agitati e battuti nell’acqua per sciacquarli. 1. gora: canale. Il vento come un mostro ebbro mugliare udii notturno. (Giovanni Pascoli) La parola mugliare, che equivale a mugghiare e significa propriamente “muggire forte e a lungo”, sembra imitare nel suono il rumore del vento. I verbi muggire, mugghiare e mugliare hanno tutti origine onomatopeica, in quanto riproducono il verso dei bovini. Figure di sintassi • ANÀFORA (o ripetizione): si tratta della ripetizione di una parola o di un’espressione all’inizio di versi o di frasi. Viene utilizzata per conferire maggiore forza e per sottolineare il significato di una certa parola. Le stelle lucevano rare tra mezzo alla nebbia di latte: sentivo il cullare del mare, sentivo un fru fru tra le fratte, sentivo nel cuore un sussulto, com’eco d’un grido che fu. Sonava lontano il singulto: chiù… (Giovanni Pascoli) Figure di significato • SIMILITUDINE: si ha quando si paragonano due elementi che hanno tra loro qualche analogia. È un paragone esplicito, perché è sempre introdotta dall’avverbio “come” o dai correlativi “così… come”. Il passero Allegro, allegro  passero!  Sotto le foglie tanto verdi.  Svelto  come una  freccia  ti vede la felicità d’un fiore. Tu cerchi la tua stretta culla vicino al mio cuore. (William Blake, trad. di G. Ungaretti) Primo termine di paragone Elemento comune = velocità Secondo termine di paragone • METÀFORA: è un paragone abbreviato, implicito; un termine ne sostituisce un altro con il quale ha qualcosa in comune. Il prato e le nuvole È cessato or ora il temporale e il  prato  verde odora di menta glaciale.  È un immenso fruscio di pioggia  che sgocciola lenta lenta lungo i tremuli fili d’erba, dalle ciglia rosee dei fiori. Laggiù il  cielo sereno   è il grande innaffiatoio  di smalto azzurro col manico variopinto dell’arcobaleno. (Corrado Govoni) Significato denotativo: il prato è bagnato (dopo il temporale) 1° termine = il prato 2° termine = fruscìo di pioggia. Significato denotativo: dal cielo è caduta molta pioggia 1° termine = il cielo 2° termine = l’innaffiatoio. • PERSONIFICAZIONE: consiste nell’attribuire qualità e azioni proprie delle persone a oggetti, cose astratte o animali. Il pettirosso Pettirosso, pettirosso leggiadro! Sotto le foglie tanto verdi D’un fiore  la felicità   Ti sente singhiozzare , singhiozzare, Pettirosso, pettirosso leggiadro, Vicino al mio cuore. (William Blake, trad. di G. Ungaretti) Alla felicità, che è astratta, viene attribuita una facoltà tipicamente umana.