VOLTIAMO PAGINA ANTOLOGIA 2

VERIFICA FORMATIVA con autovalutazioneA piedi per il mondoPaul Salopek Trentatremila chilometri, tre continenti, sette anni in viaggio. A piedi. Paul Salopek (giornalista e scrittore, ex inviato di guerra e corrispondente dall’Africa, due premi Pulitzer vinti) sta girando il mondo sulle orme e con i mezzi dei nostri antenati, i primi uomini che circa sessantamila anni fa lasciarono l’Africa e in poche migliaia di anni riuscirono a colonizzare l’intero pianeta. È partito nel gennaio 2014 da Herto Bouri, un villaggio nel cuore dell’altopiano etiopico dove sono stati trovati i resti fossili di una delle più antiche specie di ominidi. La meta finale è la Terra del Fuoco, il punto più lontano raggiunto dall’uomo nella sua colonizzazione delle terre emerse. Se tutto va secondo i programmi, ci arriverà nel 2020. Sono in viaggio. Inseguo un’idea, una chimera, una follia forse. Partendo dalla culla dell’umanità, la Rift Valley dell’Africa orientale, voglio ripercorrere a piedi il cammino degli antenati che per primi andarono alla scoperta della Terra, 60 mila fa. Quello fu e rimane di gran lunga il viaggio più straordinario della storia. Non solo perché ci ha permesso di conquistare il pianeta. Quei primi Homo sapiens che si avventurarono fuori dal continente in cui erano nati - in tutto non più di un paio di centinaia di persone - ci hanno anche tramandato le caratteristiche che oggi consideriamo tipicamente umane: il linguaggio complesso, il pensiero astratto, la predisposizione per l’arte, il talento per l’innovazione tecnologica, la diversità genetica dei popoli che oggi abitano il pianeta.Qualche millennio dopo, seguo le loro tracce. Partito dall’Africa, mi dirigerò a nord fino al Medio Oriente. Da lì, seguendo l’antica rotta, andrò a est attraversando le vaste pianure dell’Asia fino alla Cina, poi punterò di nuovo verso nord fino alle ombre gelide della Siberia. In Russia salirò su una nave per raggiungere l’Alaska e poi, un passo dopo l’altro, scenderò lungo la costa occidentale del Nuovo Mondo fino alla Terra del Fuoco, l’ultimo orizzonte continentale raggiunto dalla nostra specie. In tutto, camminerò per 33 mila chilometri. Sono molte le ragioni che mi hanno spinto a imbarcarmi in questo progetto, che ho chiamato Out of Eden Walk. L’ho fatto per riscoprire i contorni del nostro pianeta a passo d’uomo, cinque chilometri l’ora. Per rallentare. Per pensare. Per scrivere. Come tutti, cammino per vedere che cosa c’è davanti a me. Cammino per ricordare.Herto Bouri, Etiopia- Dove andate? - chiedono i pastori afar.- A Nord, a Gibuti. (Non diciamo «in Terra del Fuoco». È troppo lontana, non avrebbe senso).- Siete impazziti? State male?A questa domanda Mohamed Elema Hessan - uomo tuttofare, mia guida e protettore durante questa parte di cammino - si piega in due dal ridere. Elema conduce la nostra minicarovana - due dromedari ossuti - e ho già sentito tante volte i suoi sghignazzi. Per lui il mio progetto è una colossale barzelletta. Camminare per sette anni! Attraversare tre continenti! Sopportare difficoltà, solitudine, incertezze, paura, stanchezza e confusione, e tutto per un pugno di idee, di chiacchiere, di fantasie scientifiche e letterarie! L’assurdità della situazione lo diverte. E ha ragione, visto quanto è stata ridicola la nostra partenza.Mi sono svegliato prima dell’alba e ho visto la neve: fitta, densa, soffocante.Come plancton sospeso in fondo al mare buio, quel biancore volteggiava nel raggio della mia torcia. Era polvere. Una nuvola sottile come il talco sollevata dalle centinaia di animali del villaggio di Elema: capre, pecore e anche dromedari, ma purtroppo non i nostri.Gli animali da soma che avevo prenotato mesi prima non c’erano. E non si vedevano nemmeno i due nomadi che dovevano occuparsene. Così, siamo rimasti seduti ad aspettare in mezzo alla polvere. È sorto il sole. Faceva sempre più caldo. Le mosche ronzavano.Siete impazziti? Vi sentite male? Sì, no, forse?Abbiamo trovato e noleggiato altri due cammelli. Arranchiamo in una macchia di acacie che la pioggia calda e la polvere hanno fatto diventare color cioccolato.[…]Vicino al confine tra Etiopia e GibutiCi accampiamo sul fianco del monte Fatuma. Sotto di noi si estende la piccola Repubblica di Gibuti: una pianura bruciata dal sole, più calda e arida del deserto dell’Etiopia, con laghi asciutti ricoperti di sale bianco accecante. È qui che comincio a dire addio ai cammellieri con i quali ho condiviso questa prima parte del viaggio. Elema, Yarri e Aidahis si dicono pronti a proseguire il viaggio. Vogliono camminare con me fino alle spiagge del Golfo di Aden. Ma non è possibile, due di loro non hanno nemmeno il passaporto, un documento, un qualsiasi pezzo di carta che attesti la loro esistenza. Fra poche ore ci separeremo. Com’è girare il mondo a piedi? In mattine come questa è così: aprire gli occhi e non vedere altro che un cielo ininterrotto, un vuoto pallido. È la chiarezza della fame, una trasparenza che sembra gonfiarsi con il vento, come una zampogna si gonfia quando ci si soffia dentro per suonare. Ieri abbiamo camminato 29 chilometri con il cibo razionato, solo una ciotola di pasta e qualche biscotto ciascuno. La fede matrimoniale, prima strettissima, già mi balla intorno al dito. Camminare significa imparare a leggere il paesaggio con tutto il corpo, con la pelle e non solo con gli occhi: “sentire” il cibo per i dromedari in un cespuglio, l’arrivo della pioggia nell’odore del vento, e naturalmente la preziosa presenza dell’acqua in qualche piega della terra. Significa guardare l’eternità dell’Africa scivolarti accanto a passo d’uomo, e capire che anche se avanzi a cinque chilometri l’ora stai andando troppo in fretta. Significa condividere il viaggio.(Tratto da: «National Geographic Italia», vol. 32, n. 6)COMPRENSIONE1. Nelle prime due righe il giornalista dice di essere partito per il suo viaggio, per cercare di realizzare un’idea,A. un sogno assurdo, forse una pazziaB. un’impresa pericolosa, forse senza sensoC. una speranza assurda, senza dubbio folleD. un’ipotesi sbagliata, forse senza senso2. Quali sono i tre continenti attraverso i quali camminerà Salopek?A. Africa, Europa, AmericaB. Europa, Asia, AmericaC. Africa, Asia, AmericaD. Africa, Asia, Australia3. Quali sono le caratteristiche umane tramandate dai primi Homo sapiens? Metti una crocetta per ogni riga.a. voglia di viaggiareb. linguaggio complessoc. capacità di camminared. attitudine per l’artee. pensiero astrattof. ostilità ai mutamenti tecnologicig. differenze genetiche4. Nel descrivere le tappe del suo cammino, Salopek cita un caso in cui non andrà a piedi. Quale? Trascrivi le sue parole.5. Elema giudica il progetto del giornalista una colossale barzelletta perchéA. la loro piccola carovana è costituita soltanto da due dromedari ossutiB. pensa sia sciocco affrontare tante difficoltà per nienteC. non capisce il vero motivo del progetto e trova assurda la situazioneD. i pastori che incontrano chiedono se sono impazziti6. Per quale motivo la partenza è stata ridicola?A. L’autore ed Elema si erano dimenticati di noleggiare gli animali da trasportoB. L’autore ed Elema erano seduti in mezzo alla polvere, al caldo e alle moscheC. Un viaggio così lungo e importante non doveva cominciare in mezzo alla polvereD. Doveva essere un gran giorno e invece non c’erano neppure gli animali prenotati7. Le parole «Siete impazziti? Vi sentite male?» e «Sì, no, forse?» (r. 45) non hanno il trattino del discorso diretto. Perché? Chi le pronuncia?A. Salopek, in entrambi i casiB. I pastori e SalopekC. Elema e SalopekD. I pastori, in entrambi i casi8. Nel corso di un lungo viaggio, le persone si incontrano e si separano. A chi deve dire addio il giornalista, dopo la prima parte del cammino?Deve separarsi da ...9. Nell’ultima parte del testo, capiamo che il giornalista lungo il suo cammino dovrà affrontare non soltanto fatica e difficoltà, ma ancheA. confusioneB. pauraC. fameD. solitudine10. Nelle ultime righe del testo, Salopek scrive che camminare vuol dire anche imparare a fare un miglior uso di tutti i sensi, non solo della vista. Scegli e motiva la risposta con le parole del testo.a. È vero, perché ...b. Non è vero perché ...LESSICO E GRAMMATICA11. Alla riga 19, il verbo “imbarcarmi” ha il significato diA. salire a bordoB. intraprendereC. piegarmiD. innamorarmi12. Nelle righe 20-23 il giornalista usa per sei volte una preposizione con valore finale, nell’indicare gli scopi del suo progetto. Di quale preposizione si tratta?13. Salopek descrive il suo risveglio, il giorno della partenza, facendo uso di alcune similitudini (righe 36-40). Completa lo schema.14. Il verbo “Arranchiamo” (r. 46) indica che Salopek e i suoi compagni di camminoA. affondano nella polvereB. avanzano con faticaC. si muovono rapidamenteD. tornano indietroANALISI DEL TESTO ESPRESSIVO-INFORMATIVO15. Quali caratteristiche del diario di viaggio e del reportage sono presenti in questo testo?a. fatti presentati in ordine cronologicob. luoghi precisi e realic. sentimenti, emozioni, impressioni personali di chi scrived. presenza di brevi intervistee. uso prevalente della prima persona singolare o pluralef. largo uso del presente indicativog. lessico colloquialeh. lessico ricercato, letterario AUTOVALUTAZIONE • Ho trovato la lettura del testo narrativo ☐ facile ☐ di media difficoltà ☐ difficile • Negli esercizi ☐ ho capito le consegne ☐ non ho capito bene le consegne ☐ conoscevo il significato delle parole ☐ non conoscevo il significato delle parole • Ho avuto difficoltà a rispondere alle domande n° ..........
VERIFICA FORMATIVA con autovalutazioneA piedi per il mondoPaul Salopek Trentatremila chilometri, tre continenti, sette anni in viaggio. A piedi. Paul Salopek (giornalista e scrittore, ex inviato di guerra e corrispondente dall’Africa, due premi Pulitzer vinti) sta girando il mondo sulle orme e con i mezzi dei nostri antenati, i primi uomini che circa sessantamila anni fa lasciarono l’Africa e in poche migliaia di anni riuscirono a colonizzare l’intero pianeta. È partito nel gennaio 2014 da Herto Bouri, un villaggio nel cuore dell’altopiano etiopico dove sono stati trovati i resti fossili di una delle più antiche specie di ominidi. La meta finale è la Terra del Fuoco, il punto più lontano raggiunto dall’uomo nella sua colonizzazione delle terre emerse. Se tutto va secondo i programmi, ci arriverà nel 2020. Sono in viaggio. Inseguo un’idea, una chimera, una follia forse. Partendo dalla culla dell’umanità, la Rift Valley dell’Africa orientale, voglio ripercorrere a piedi il cammino degli antenati che per primi andarono alla scoperta della Terra, 60 mila fa. Quello fu e rimane di gran lunga il viaggio più straordinario della storia. Non solo perché ci ha permesso di conquistare il pianeta. Quei primi Homo sapiens che si avventurarono fuori dal continente in cui erano nati - in tutto non più di un paio di centinaia di persone - ci hanno anche tramandato le caratteristiche che oggi consideriamo tipicamente umane: il linguaggio complesso, il pensiero astratto, la predisposizione per l’arte, il talento per l’innovazione tecnologica, la diversità genetica dei popoli che oggi abitano il pianeta.Qualche millennio dopo, seguo le loro tracce. Partito dall’Africa, mi dirigerò a nord fino al Medio Oriente. Da lì, seguendo l’antica rotta, andrò a est attraversando le vaste pianure dell’Asia fino alla Cina, poi punterò di nuovo verso nord fino alle ombre gelide della Siberia. In Russia salirò su una nave per raggiungere l’Alaska e poi, un passo dopo l’altro, scenderò lungo la costa occidentale del Nuovo Mondo fino alla Terra del Fuoco, l’ultimo orizzonte continentale raggiunto dalla nostra specie. In tutto, camminerò per 33 mila chilometri. Sono molte le ragioni che mi hanno spinto a imbarcarmi in questo progetto, che ho chiamato Out of Eden Walk. L’ho fatto per riscoprire i contorni del nostro pianeta a passo d’uomo, cinque chilometri l’ora. Per rallentare. Per pensare. Per scrivere. Come tutti, cammino per vedere che cosa c’è davanti a me. Cammino per ricordare.Herto Bouri, Etiopia- Dove andate? - chiedono i pastori afar.- A Nord, a Gibuti. (Non diciamo «in Terra del Fuoco». È troppo lontana, non avrebbe senso).- Siete impazziti? State male?A questa domanda Mohamed Elema Hessan - uomo tuttofare, mia guida e protettore durante questa parte di cammino - si piega in due dal ridere. Elema conduce la nostra minicarovana - due dromedari ossuti - e ho già sentito tante volte i suoi sghignazzi. Per lui il mio progetto è una colossale barzelletta. Camminare per sette anni! Attraversare tre continenti! Sopportare difficoltà, solitudine, incertezze, paura, stanchezza e confusione, e tutto per un pugno di idee, di chiacchiere, di fantasie scientifiche e letterarie! L’assurdità della situazione lo diverte. E ha ragione, visto quanto è stata ridicola la nostra partenza.Mi sono svegliato prima dell’alba e ho visto la neve: fitta, densa, soffocante.Come plancton sospeso in fondo al mare buio, quel biancore volteggiava nel raggio della mia torcia. Era polvere. Una nuvola sottile come il talco sollevata dalle centinaia di animali del villaggio di Elema: capre, pecore e anche dromedari, ma purtroppo non i nostri.Gli animali da soma che avevo prenotato mesi prima non c’erano. E non si vedevano nemmeno i due nomadi che dovevano occuparsene. Così, siamo rimasti seduti ad aspettare in mezzo alla polvere. È sorto il sole. Faceva sempre più caldo. Le mosche ronzavano.Siete impazziti? Vi sentite male? Sì, no, forse?Abbiamo trovato e noleggiato altri due cammelli. Arranchiamo in una macchia di acacie che la pioggia calda e la polvere hanno fatto diventare color cioccolato.[…]Vicino al confine tra Etiopia e GibutiCi accampiamo sul fianco del monte Fatuma. Sotto di noi si estende la piccola Repubblica di Gibuti: una pianura bruciata dal sole, più calda e arida del deserto dell’Etiopia, con laghi asciutti ricoperti di sale bianco accecante. È qui che comincio a dire addio ai cammellieri con i quali ho condiviso questa prima parte del viaggio. Elema, Yarri e Aidahis si dicono pronti a proseguire il viaggio. Vogliono camminare con me fino alle spiagge del Golfo di Aden. Ma non è possibile, due di loro non hanno nemmeno il passaporto, un documento, un qualsiasi pezzo di carta che attesti la loro esistenza. Fra poche ore ci separeremo. Com’è girare il mondo a piedi? In mattine come questa è così: aprire gli occhi e non vedere altro che un cielo ininterrotto, un vuoto pallido. È la chiarezza della fame, una trasparenza che sembra gonfiarsi con il vento, come una zampogna si gonfia quando ci si soffia dentro per suonare. Ieri abbiamo camminato 29 chilometri con il cibo razionato, solo una ciotola di pasta e qualche biscotto ciascuno. La fede matrimoniale, prima strettissima, già mi balla intorno al dito. Camminare significa imparare a leggere il paesaggio con tutto il corpo, con la pelle e non solo con gli occhi: “sentire” il cibo per i dromedari in un cespuglio, l’arrivo della pioggia nell’odore del vento, e naturalmente la preziosa presenza dell’acqua in qualche piega della terra. Significa guardare l’eternità dell’Africa scivolarti accanto a passo d’uomo, e capire che anche se avanzi a cinque chilometri l’ora stai andando troppo in fretta. Significa condividere il viaggio.(Tratto da: «National Geographic Italia», vol. 32, n. 6)COMPRENSIONE1. Nelle prime due righe il giornalista dice di essere partito per il suo viaggio, per cercare di realizzare un’idea,A. un sogno assurdo, forse una pazziaB. un’impresa pericolosa, forse senza sensoC. una speranza assurda, senza dubbio folleD. un’ipotesi sbagliata, forse senza senso2. Quali sono i tre continenti attraverso i quali camminerà Salopek?A. Africa, Europa, AmericaB. Europa, Asia, AmericaC. Africa, Asia, AmericaD. Africa, Asia, Australia3. Quali sono le caratteristiche umane tramandate dai primi Homo sapiens? Metti una crocetta per ogni riga.a. voglia di viaggiareb. linguaggio complessoc. capacità di camminared. attitudine per l’artee. pensiero astrattof. ostilità ai mutamenti tecnologicig. differenze genetiche4. Nel descrivere le tappe del suo cammino, Salopek cita un caso in cui non andrà a piedi. Quale? Trascrivi le sue parole.5. Elema giudica il progetto del giornalista una colossale barzelletta perchéA. la loro piccola carovana è costituita soltanto da due dromedari ossutiB. pensa sia sciocco affrontare tante difficoltà per nienteC. non capisce il vero motivo del progetto e trova assurda la situazioneD. i pastori che incontrano chiedono se sono impazziti6. Per quale motivo la partenza è stata ridicola?A. L’autore ed Elema si erano dimenticati di noleggiare gli animali da trasportoB. L’autore ed Elema erano seduti in mezzo alla polvere, al caldo e alle moscheC. Un viaggio così lungo e importante non doveva cominciare in mezzo alla polvereD. Doveva essere un gran giorno e invece non c’erano neppure gli animali prenotati7. Le parole «Siete impazziti? Vi sentite male?» e «Sì, no, forse?» (r. 45) non hanno il trattino del discorso diretto. Perché? Chi le pronuncia?A. Salopek, in entrambi i casiB. I pastori e SalopekC. Elema e SalopekD. I pastori, in entrambi i casi8. Nel corso di un lungo viaggio, le persone si incontrano e si separano. A chi deve dire addio il giornalista, dopo la prima parte del cammino?Deve separarsi da ...9. Nell’ultima parte del testo, capiamo che il giornalista lungo il suo cammino dovrà affrontare non soltanto fatica e difficoltà, ma ancheA. confusioneB. pauraC. fameD. solitudine10. Nelle ultime righe del testo, Salopek scrive che camminare vuol dire anche imparare a fare un miglior uso di tutti i sensi, non solo della vista. Scegli e motiva la risposta con le parole del testo.a. È vero, perché ...b. Non è vero perché ...LESSICO E GRAMMATICA11. Alla riga 19, il verbo “imbarcarmi” ha il significato diA. salire a bordoB. intraprendereC. piegarmiD. innamorarmi12. Nelle righe 20-23 il giornalista usa per sei volte una preposizione con valore finale, nell’indicare gli scopi del suo progetto. Di quale preposizione si tratta?13. Salopek descrive il suo risveglio, il giorno della partenza, facendo uso di alcune similitudini (righe 36-40). Completa lo schema.14. Il verbo “Arranchiamo” (r. 46) indica che Salopek e i suoi compagni di camminoA. affondano nella polvereB. avanzano con faticaC. si muovono rapidamenteD. tornano indietroANALISI DEL TESTO ESPRESSIVO-INFORMATIVO15. Quali caratteristiche del diario di viaggio e del reportage sono presenti in questo testo?a. fatti presentati in ordine cronologicob. luoghi precisi e realic. sentimenti, emozioni, impressioni personali di chi scrived. presenza di brevi intervistee. uso prevalente della prima persona singolare o pluralef. largo uso del presente indicativog. lessico colloquialeh. lessico ricercato, letterario AUTOVALUTAZIONE • Ho trovato la lettura del testo narrativo ☐ facile ☐ di media difficoltà ☐ difficile • Negli esercizi ☐ ho capito le consegne ☐ non ho capito bene le consegne ☐ conoscevo il significato delle parole ☐ non conoscevo il significato delle parole • Ho avuto difficoltà a rispondere alle domande n° ..........