VOLTIAMO PAGINA ANTOLOGIA 2

Un grande balzo per l’umanità Oriana Fallaci Era una notte tersa1, trafitta di stelle, e la luna era bianchissima, piena: non mi sarebbe mai più apparsa così bianca, così piena. La guardavi e ti chiedevi: possibile? Poi guardavi il gran razzo illuminato dai riflettori, quasi una ciclopica2 candela di marmo messa lì per un magico rito. Per vederlo erano venuti da ogni stato d’America, dal Messico, dal Canada, addirittura dall'Europa e dal Giappone; le strade che conducevano a Capo Kennedy erano tutte intasate dalle automobili, dalle roulottes, dalle motociclette, dai camion, e a decine di migliaia s’erano attendati sui prati, nei campi. Molti, pur di avvicinarsi, procedevano a piedi, in file ininterrotte, compatte come quelle dei pellegrini che vanno alla Mecca3. Non ricordo molto delle ore notturne trascorse nel recinto riservato alla stampa, il più vicino alla pista di lancio. Non ricordo molto perché ogni immagine è spazzata dall’immagine del gran razzo illuminato dai riflettori, ogni sensazione è cancellata dalla sensazione di attesa. Ricordo un litigio tra un francese e un tedesco sul costo del viaggio sulla Luna paragonato al costo della guerra in Vietnam, il tedesco dice che costa più la Luna, il francese sostiene che costa più il Vietnam, ma ha ragione il francese. Ho fatto questa ricerca con un ufficiale del Pentagono4 e la cifra spesa dal 1958 a oggi per andar sulla Luna è di circa venticinquemila miliardi di lire italiane, la cifra spesa dal 1966 a oggi per fare la guerra in Vietnam è di quasi cinquantamila miliardi. Cioè più del doppio. E poi ricordo l’ultima conferenza stampa con Neil Armstrong, Buzz Aldrin, Mike Collins, via televisione. Quesiti scientifici, inutili: qual è il vostro stipendio mensile, quanto carburante ci vuole per accendere i motori del Saturno, che cosa mangerete nello spazio. A un certo punto sono insorta. Ho tirato la giacca di uno dei quattro autorizzati a interrogarli, e gli ho passato un bigliettino. Lo ha letto con una smorfia maliziosa e: - Ecco una domanda che, ne sono certo, chiunque vorrebbe porvi: Are you scared? Avete paura? Sia Neil che Mike che Buzz sono rimasti zitti qualche secondo, poi hanno confabulato5 fra loro e si son messi a parlare di adrenalina6, ovvio che a compiere un’impresa mai compiuta dall’uomo aumenta il tasso di adrenalina, ma ciò non significa aver paura, l’allenamento ci ha preparato a qualsiasi eventualità, siamo pronti eccetera. Bugiardi. O pazzi? Io avrei paura! Con le prime luci dell’alba giunse un amico per tenermi il posto. Subito lasciai il recinto e corsi al building7 dove dormivano Neil e Mike e Buzz, per vederli uscire. Uscirono verso le sette, tutti infagottati nella tuta spaziale, il casco già calato sul volto. Erano molto belli perché erano molto felici, e sorridevano un sorriso di fanciulli che vanno in vacanza. Camminavano con difficoltà, per via della tuta che era molto dura e ingombrante, le loro mani erano inguantate, e con la sinistra stringevano una valigetta, con la destra ci salutavano: pollice e indice levati a segno di V. Cercai gli occhi di Buzz che attraverso il plexiglas del casco apparivano lucidi, febbricitanti, e gli gridai: - See you in a week! Arrivederci fra una settimana! Ma non credo che mi abbia sentito. Salirono su un camioncino che assomigliava al camioncino del lattaio, sparirono in direzione del razzo che alla luce del giorno non sembrava più una ciclopica candela di marmo messa lì per un magico rito: sembrava una bomba mostruosa, carica di minacce. Alle sette e mezzo furono a bordo, con gli sportelli chiusi, e Frank Borman disse: - A questo punto possiamo dirgli soltanto good luck, buona fortuna. Abbiamo fatto tutto ciò che era possibile fare perché tutto andasse bene ma sappiamo che molte cose potrebbero andare male. Frank Borman era l’astronauta che aveva guidato l’Apollo Otto. Quel giorno aveva un’aria molto severa perché le probabilità di successo non erano del novantanove per cento come ci era stato sempre detto: erano dell’ottanta per cento e forse del settanta. Lo dicevano tutti quando tornai nel recinto e ripresi il mio posto col telefono. Nessuno poteva giurare, infatti, che il LEM8 sarebbe riuscito ad allunare9 e poi a ripartire. E se la gravità ridotta a un quinto avesse ostacolato l’accensione? In tal caso nessuno avrebbe potuto salvarli, la capsula Apollo sarebbe tornata sulla Terra con Mike Collins e basta; esaurite le scorte d’ossigeno, Neil e Buzz sarebbero morti soffocati. Se non vuoi morir soffocato, devi sollevare il casco e scoppiare. Per non ascoltare quei discorsi io chiamavo continuamente il giornale, davo notizie, raccontavo ciò che accadeva dentro il recinto dove in attesa delle 9 e 32, l’ora in cui il razzo sarebbe partito, il tempo gocciolava lentissimo. Faceva un caldo soffocante: la Florida è molto calda d’estate. E poi parlavo di Jules Verne che nel suo libro Dalla Terra alla Luna faceva partire il suo razzo proprio da questo punto della Florida ed era un razzo identico al razzo di Werner von Braun10 ; anche la durata del viaggio era identica a quella studiata da Werner von Braun, centododici ore, sicché non avrebbero dovuto chiamarlo Apollo Undici, avrebbero dovuto chiamarlo Jules Verne. Un americano mi chiese: - Who is Verne? Chi è Verne? D’un tratto il tempo prese a scorrere con velocità folle, e la tensione divenne insopportabile. Erano le nove e quindici, no, le nove e venti, no, le nove e venticinque, no, le nove e trenta, no, le nove e trentuno. Ancora un minuto e sarebbe partito. Sui quadranti luminosi i numeri della conta a rovescio si susseguivano precipitosamente, dagli altoparlanti una voce li scandiva con gelida inesorabilità11 , il silenzio ci pesava addosso come una tonnellata di piombo. Minus ten, meno dieci… Minus nine, meno nove… Minus eight, meno otto… Minus seven, meno sette… Minus six, meno sei… Meno cinque… meno quattro… meno tre… meno due… meno uno… Accensione, lit-off ! E una ghirlanda12 di fuoco s’accese intorno al razzo avvolgendo i motori in fiammate d’oro e arancioni, una nuvola rosa gli si gonfiò giro giro a ciambella. Poi uno schianto, un mastodontico13 schiaffo che ci spacca i timpani e ci annebbia le pupille sebbene il razzo resti fermo. Non parte, penso terrorizzata. Invece parte, si solleva molto lentamente, così lentamente che non sembra nemmeno sollevarsi, sembra levitare14 con incertezza, e a un certo punto ha un brivido, si riabbassa come se non ce la facesse e volesse tornare giù. Ma subito si riprende e sale, sale, sale sempre più svelto, tuonando un boato di mille cannonate, assordandoci. Va su dritto nell’azzurro, con le sue cinque comete di fuoco, si piega un po’ a destra, punta verso la stratosfera, e tutti gridano: - Go! Go! Go! Go! Vai! Vai! Vai! Vai! Proprio tutti, sai, e molti piangono. Piango anch’io. E piangendo urlo “Go, vai, go!”. (Tratto da: O. Fallaci, Il primo viaggio sulla Luna, in «Europeo») Il testo Nel 1969 i tre astronauti Armstrong, Aldrin e Collins furono a bordo della nave spaziale Apollo 11 diretta verso la Luna. Sulla Luna lasciarono una targa: Qui uomini del pianeta Terra per la prima volta scesero sul suolo lunare. - 20 luglio 1969 - In nome di tutta l’Umanità. L’evento fu seguito con ansia e grande emozione da tutto il mondo. Attraverso il reportage di una giornalista, possiamo rivivere minuto per minuto i momenti indimenticabili della partenza della nave spaziale. L’autrice Oriana Fallaci (Firenze 1929-2006) è stata una giornalista e scrittrice. Durante la guerra del Vietnam divenne la prima donna in Italia inviata di guerra. Celebri sono le sue interviste a personaggi di primissimo piano della scena politica mondiale. È autrice anche di alcuni libri di successo (Lettera a un bambino mai nato, Un uomo) e di altri, scritti soprattutto negli ultimi anni della sua vita, che la posero al centro di accese polemiche per le sue prese di posizione contro l’Islam. 1. tersa: limpida. 2. ciclopica: enorme, colossale, gigantesca. 3. La Mecca: città dell’Arabia Saudita, luogo di nascita di Maometto, è considerata la Città santa della religione islamica. Per questo motivo ogni anno migliaia di pellegrini musulmani si recano lì da ogni parte del mondo. 4. Pentagono: la sede del dipartimento statunitense della Difesa a Washington, così chiamato dalla pianta pentagonale del complesso dei suoi edifici. 5. confabulato: parlato sottovoce. 6. adrenalina: sostanza prodotta dalle ghiandole surrenali, che aumenta la pressione sanguigna e la capacità di lavoro dei muscoli per aiutare l’organismo a superare situazioni di emergenza. 7. building: parola inglese che significa “edificio”. 8. LEM: è il nome della navicella (modulo lunare) che si posò sulla Luna. 9. allunare: posarsi sulla Luna. 10. Werner von Braun: uno degli scienziati che parteciparono allo studio e alla preparazione dei voli spaziali americani negli anni Sessanta-Settanta. 11. inesorabilità: carattere di ciò che è inevitabile, inarrestabile. 12. ghirlanda: corona, cerchio. 13. mastodontico: enorme, gigantesco. 14. levitare: alzarsi lentamente, quasi contro le leggi di gravità. COMPRENDERE 1. Dove si svolgono i fatti raccontati da Oriana Fallaci? 2. La durata delle vicende narrate è di ☐ una settimana ☐ alcuni giorni ☐ meno di 24 ore LESSICO 3. Il gigantesco razzo colpisce l’immaginazione ed emoziona la giornalista che, come migliaia di persone, era accorsa per assistere al grande lancio. A che cosa viene paragonato? Completa: • nel buio della notte appare come .................................................................., pronta per una cerimonia .................................................................. • alla luce del giorno invece pare ................................., dall’aspetto ................................. 4. Il linguaggio usato dall’autrice è ricco di paragoni, metafore, similitudini, creati per coinvolgere maggiormente i lettori nell’atmosfera del grande evento. Ritrova nel testo e riscrivi le espressioni usate per indicare a. il sorriso dei tre astronauti = b. il trascorrere del tempo in attesa delle 9 e 32 = c. il silenzio durante il conteggio alla rovescia = d. il boato del razzo che sale nel cielo = e. le scie del motore = ANALIZZARE 5. Quesito INVALSI Con le parole «e la luna era bianchissima, piena: non mi sarebbe mai più apparsa così bianca, così piena» (r. 1-2) la scrittrice vuole dire che A. quella notte la Luna era piena e per questo la si vedeva così bene B. la Luna sembrava più bianca e più piena perché quella era una sera eccezionale e irripetibile C. potendo utilizzare gli strumenti scientifici di Capo Kennedy poteva osservare meglio la Luna D. le stelle illuminavano completamente la Luna 6. Quesito INVAL SI Nel testo l’autrice si sofferma soprattutto A. sul viaggio degli astronauti B. sul lancio del razzo C. sulle difficoltà che potrebbero incontrare gli astronauti nello spazio D. sulle ore di trepida attesa per la partenza del razzo 7. L’autrice partecipa emotivamente alla grande impresa che ha inizio sotto i suoi occhi oppure rimane indifferente a essa? ☐ È partecipe ☐ È indifferente Sottolinea alcune espressioni del testo che confermino la tua risposta. 8. Perché alla giornalista viene in mente lo scrittore Jules Verne? 9. Qual è lo stato d’animo degli astronauti prima della loro partenza sull’Apollo 11? 10. Quali fra i tre astronauti dovevano scendere sulla Luna? Quali informazioni ti aiutano a rispondere? 11. Raccontando fatti avvenuti in passato, l’autrice usa i tempi passati dei verbi, imperfetto e passato remoto soprattutto. In alcuni punti, tuttavia, passa al tempo presente: «Parte, si solleva molto lentamente… sembra levitare… si riprende e sale…» (r. 95-98). Perché, secondo te? Quale effetto vuole ottenere sui lettori? ESPRIMERE E VALUTARE 12. Parlare Nella prima parte del testo vi è un rapido accenno alla guerra del Vietnam: ne hai già sentito parlare? Al di là delle conoscenze di storia su questa guerra, quali informazioni ti dà il testo? Costa di più una guerra o una spedizione nello spazio? Che cosa ne pensi?
Un grande balzo per l’umanità Oriana Fallaci Era una notte tersa1, trafitta di stelle, e la luna era bianchissima, piena: non mi sarebbe mai più apparsa così bianca, così piena. La guardavi e ti chiedevi: possibile? Poi guardavi il gran razzo illuminato dai riflettori, quasi una ciclopica2 candela di marmo messa lì per un magico rito. Per vederlo erano venuti da ogni stato d’America, dal Messico, dal Canada, addirittura dall'Europa e dal Giappone; le strade che conducevano a Capo Kennedy erano tutte intasate dalle automobili, dalle roulottes, dalle motociclette, dai camion, e a decine di migliaia s’erano attendati sui prati, nei campi. Molti, pur di avvicinarsi, procedevano a piedi, in file ininterrotte, compatte come quelle dei pellegrini che vanno alla Mecca3. Non ricordo molto delle ore notturne trascorse nel recinto riservato alla stampa, il più vicino alla pista di lancio. Non ricordo molto perché ogni immagine è spazzata dall’immagine del gran razzo illuminato dai riflettori, ogni sensazione è cancellata dalla sensazione di attesa. Ricordo un litigio tra un francese e un tedesco sul costo del viaggio sulla Luna paragonato al costo della guerra in Vietnam, il tedesco dice che costa più la Luna, il francese sostiene che costa più il Vietnam, ma ha ragione il francese. Ho fatto questa ricerca con un ufficiale del Pentagono4 e la cifra spesa dal 1958 a oggi per andar sulla Luna è di circa venticinquemila miliardi di lire italiane, la cifra spesa dal 1966 a oggi per fare la guerra in Vietnam è di quasi cinquantamila miliardi. Cioè più del doppio. E poi ricordo l’ultima conferenza stampa con Neil Armstrong, Buzz Aldrin, Mike Collins, via televisione. Quesiti scientifici, inutili: qual è il vostro stipendio mensile, quanto carburante ci vuole per accendere i motori del Saturno, che cosa mangerete nello spazio. A un certo punto sono insorta. Ho tirato la giacca di uno dei quattro autorizzati a interrogarli, e gli ho passato un bigliettino. Lo ha letto con una smorfia maliziosa e: - Ecco una domanda che, ne sono certo, chiunque vorrebbe porvi: Are you scared? Avete paura? Sia Neil che Mike che Buzz sono rimasti zitti qualche secondo, poi hanno confabulato5 fra loro e si son messi a parlare di adrenalina6, ovvio che a compiere un’impresa mai compiuta dall’uomo aumenta il tasso di adrenalina, ma ciò non significa aver paura, l’allenamento ci ha preparato a qualsiasi eventualità, siamo pronti eccetera. Bugiardi. O pazzi? Io avrei paura! Con le prime luci dell’alba giunse un amico per tenermi il posto. Subito lasciai il recinto e corsi al building7 dove dormivano Neil e Mike e Buzz, per vederli uscire. Uscirono verso le sette, tutti infagottati nella tuta spaziale, il casco già calato sul volto. Erano molto belli perché erano molto felici, e sorridevano un sorriso di fanciulli che vanno in vacanza. Camminavano con difficoltà, per via della tuta che era molto dura e ingombrante, le loro mani erano inguantate, e con la sinistra stringevano una valigetta, con la destra ci salutavano: pollice e indice levati a segno di V. Cercai gli occhi di Buzz che attraverso il plexiglas del casco apparivano lucidi, febbricitanti, e gli gridai: - See you in a week! Arrivederci fra una settimana! Ma non credo che mi abbia sentito. Salirono su un camioncino che assomigliava al camioncino del lattaio, sparirono in direzione del razzo che alla luce del giorno non sembrava più una ciclopica candela di marmo messa lì per un magico rito: sembrava una bomba mostruosa, carica di minacce. Alle sette e mezzo furono a bordo, con gli sportelli chiusi, e Frank Borman disse: - A questo punto possiamo dirgli soltanto good luck, buona fortuna. Abbiamo fatto tutto ciò che era possibile fare perché tutto andasse bene ma sappiamo che molte cose potrebbero andare male. Frank Borman era l’astronauta che aveva guidato l’Apollo Otto. Quel giorno aveva un’aria molto severa perché le probabilità di successo non erano del novantanove per cento come ci era stato sempre detto: erano dell’ottanta per cento e forse del settanta. Lo dicevano tutti quando tornai nel recinto e ripresi il mio posto col telefono. Nessuno poteva giurare, infatti, che il LEM8 sarebbe riuscito ad allunare9 e poi a ripartire. E se la gravità ridotta a un quinto avesse ostacolato l’accensione? In tal caso nessuno avrebbe potuto salvarli, la capsula Apollo sarebbe tornata sulla Terra con Mike Collins e basta; esaurite le scorte d’ossigeno, Neil e Buzz sarebbero morti soffocati. Se non vuoi morir soffocato, devi sollevare il casco e scoppiare. Per non ascoltare quei discorsi io chiamavo continuamente il giornale, davo notizie, raccontavo ciò che accadeva dentro il recinto dove in attesa delle 9 e 32, l’ora in cui il razzo sarebbe partito, il tempo gocciolava lentissimo. Faceva un caldo soffocante: la Florida è molto calda d’estate. E poi parlavo di Jules Verne che nel suo libro Dalla Terra alla Luna faceva partire il suo razzo proprio da questo punto della Florida ed era un razzo identico al razzo di Werner von Braun10 ; anche la durata del viaggio era identica a quella studiata da Werner von Braun, centododici ore, sicché non avrebbero dovuto chiamarlo Apollo Undici, avrebbero dovuto chiamarlo Jules Verne. Un americano mi chiese: - Who is Verne? Chi è Verne? D’un tratto il tempo prese a scorrere con velocità folle, e la tensione divenne insopportabile. Erano le nove e quindici, no, le nove e venti, no, le nove e venticinque, no, le nove e trenta, no, le nove e trentuno. Ancora un minuto e sarebbe partito. Sui quadranti luminosi i numeri della conta a rovescio si susseguivano precipitosamente, dagli altoparlanti una voce li scandiva con gelida inesorabilità11 , il silenzio ci pesava addosso come una tonnellata di piombo. Minus ten, meno dieci… Minus nine, meno nove… Minus eight, meno otto… Minus seven, meno sette… Minus six, meno sei… Meno cinque… meno quattro… meno tre… meno due… meno uno… Accensione, lit-off ! E una ghirlanda12 di fuoco s’accese intorno al razzo avvolgendo i motori in fiammate d’oro e arancioni, una nuvola rosa gli si gonfiò giro giro a ciambella. Poi uno schianto, un mastodontico13 schiaffo che ci spacca i timpani e ci annebbia le pupille sebbene il razzo resti fermo. Non parte, penso terrorizzata. Invece parte, si solleva molto lentamente, così lentamente che non sembra nemmeno sollevarsi, sembra levitare14 con incertezza, e a un certo punto ha un brivido, si riabbassa come se non ce la facesse e volesse tornare giù. Ma subito si riprende e sale, sale, sale sempre più svelto, tuonando un boato di mille cannonate, assordandoci. Va su dritto nell’azzurro, con le sue cinque comete di fuoco, si piega un po’ a destra, punta verso la stratosfera, e tutti gridano: - Go! Go! Go! Go! Vai! Vai! Vai! Vai! Proprio tutti, sai, e molti piangono. Piango anch’io. E piangendo urlo “Go, vai, go!”. (Tratto da: O. Fallaci, Il primo viaggio sulla Luna, in «Europeo») Il testo Nel 1969 i tre astronauti Armstrong, Aldrin e Collins furono a bordo della nave spaziale Apollo 11 diretta verso la Luna. Sulla Luna lasciarono una targa: Qui uomini del pianeta Terra per la prima volta scesero sul suolo lunare. - 20 luglio 1969 - In nome di tutta l’Umanità. L’evento fu seguito con ansia e grande emozione da tutto il mondo. Attraverso il reportage di una giornalista, possiamo rivivere minuto per minuto i momenti indimenticabili della partenza della nave spaziale. L’autrice Oriana Fallaci (Firenze 1929-2006) è stata una giornalista e scrittrice. Durante la guerra del Vietnam divenne la prima donna in Italia inviata di guerra. Celebri sono le sue interviste a personaggi di primissimo piano della scena politica mondiale. È autrice anche di alcuni libri di successo (Lettera a un bambino mai nato, Un uomo) e di altri, scritti soprattutto negli ultimi anni della sua vita, che la posero al centro di accese polemiche per le sue prese di posizione contro l’Islam. 1. tersa: limpida. 2. ciclopica: enorme, colossale, gigantesca. 3. La Mecca: città dell’Arabia Saudita, luogo di nascita di Maometto, è considerata la Città santa della religione islamica. Per questo motivo ogni anno migliaia di pellegrini musulmani si recano lì da ogni parte del mondo. 4. Pentagono: la sede del dipartimento statunitense della Difesa a Washington, così chiamato dalla pianta pentagonale del complesso dei suoi edifici. 5. confabulato: parlato sottovoce. 6. adrenalina: sostanza prodotta dalle ghiandole surrenali, che aumenta la pressione sanguigna e la capacità di lavoro dei muscoli per aiutare l’organismo a superare situazioni di emergenza. 7. building: parola inglese che significa “edificio”. 8. LEM: è il nome della navicella (modulo lunare) che si posò sulla Luna. 9. allunare: posarsi sulla Luna. 10. Werner von Braun: uno degli scienziati che parteciparono allo studio e alla preparazione dei voli spaziali americani negli anni Sessanta-Settanta. 11. inesorabilità: carattere di ciò che è inevitabile, inarrestabile. 12. ghirlanda: corona, cerchio. 13. mastodontico: enorme, gigantesco. 14. levitare: alzarsi lentamente, quasi contro le leggi di gravità. COMPRENDERE 1. Dove si svolgono i fatti raccontati da Oriana Fallaci? 2. La durata delle vicende narrate è di ☐ una settimana ☐ alcuni giorni ☐ meno di 24 ore LESSICO 3. Il gigantesco razzo colpisce l’immaginazione ed emoziona la giornalista che, come migliaia di persone, era accorsa per assistere al grande lancio. A che cosa viene paragonato? Completa: • nel buio della notte appare come .................................................................., pronta per una cerimonia .................................................................. • alla luce del giorno invece pare ................................., dall’aspetto ................................. 4. Il linguaggio usato dall’autrice è ricco di paragoni, metafore, similitudini, creati per coinvolgere maggiormente i lettori nell’atmosfera del grande evento. Ritrova nel testo e riscrivi le espressioni usate per indicare a. il sorriso dei tre astronauti =  b. il trascorrere del tempo in attesa delle 9 e 32 =  c. il silenzio durante il conteggio alla rovescia =  d. il boato del razzo che sale nel cielo =  e. le scie del motore =  ANALIZZARE 5. Quesito INVALSI Con le parole «e la luna era bianchissima, piena: non mi sarebbe mai più apparsa così bianca, così piena» (r. 1-2) la scrittrice vuole dire che A. quella notte la Luna era piena e per questo la si vedeva così bene B. la Luna sembrava più bianca e più piena perché quella era una sera eccezionale e irripetibile C. potendo utilizzare gli strumenti scientifici di Capo Kennedy poteva osservare meglio la Luna D. le stelle illuminavano completamente la Luna 6. Quesito INVAL SI Nel testo l’autrice si sofferma soprattutto A. sul viaggio degli astronauti B. sul lancio del razzo C. sulle difficoltà che potrebbero incontrare gli astronauti nello spazio D. sulle ore di trepida attesa per la partenza del razzo 7. L’autrice partecipa emotivamente alla grande impresa che ha inizio sotto i suoi occhi oppure rimane indifferente a essa? ☐ È partecipe ☐ È indifferente Sottolinea alcune espressioni del testo che confermino la tua risposta. 8. Perché alla giornalista viene in mente lo scrittore Jules Verne? 9. Qual è lo stato d’animo degli astronauti prima della loro partenza sull’Apollo 11? 10. Quali fra i tre astronauti dovevano scendere sulla Luna? Quali informazioni ti aiutano a rispondere? 11. Raccontando fatti avvenuti in passato, l’autrice usa i tempi passati dei verbi, imperfetto e passato remoto soprattutto. In alcuni punti, tuttavia, passa al tempo presente: «Parte, si solleva molto lentamente… sembra levitare… si riprende e sale…» (r. 95-98). Perché, secondo te? Quale effetto vuole ottenere sui lettori? ESPRIMERE E VALUTARE 12. Parlare Nella prima parte del testo vi è un rapido accenno alla guerra del Vietnam: ne hai già sentito parlare? Al di là delle conoscenze di storia su questa guerra, quali informazioni ti dà il testo? Costa di più una guerra o una spedizione nello spazio? Che cosa ne pensi?