VOLTIAMO PAGINA ANTOLOGIA 2

Una nuova rotta Cristoforo Colombo Questo è il primo viaggio e le rotte e il percorso che fece l’Ammiraglio don Cristoforo Colombo quando scoprì le Indie, con il prologo che rivolse ai Re di Spagna, riportato alla lettera. «E mi partii dalla città di Granada, il giorno dodici del mese di maggio dello stesso anno 1492, di sabato, e venni alla città di Palos, che è porto di mare, dove armai tre navi assai atte1 a simile impresa. E partii dal detto porto, assai ben rifornito di molte provviste e ciurme2 il giorno tre del mese di agosto del detto anno, un venerdì, mez’ora prima del levar del sole, e presi la via delle isole Canarie3 delle Vostre Altezze, che sono nel detto mare Oceano, per prendere da lì la mia rotta e navigare tanto da giungere alle Indie, e portare l’ambasciata4 delle Vostre Altezze a quei principi e adempiere a ciò che così mi era stato ordinato, e per questo pensai di tenere scrittura di tutto questo viaggio assai puntualmente, giorno per giorno e di tutto quanto facessi e vedessi e succedesse. E ugualmente, Signori Principi, oltre a scrivere ogni notte ciò che succederà di giorno e di giorno quanto si navigherà di notte, ho in proposito di fare una nuova carta di navigazione, sulla quale segnerò il mare intero, e tutte le terre del mare Oceano e tutto al suo posto, e con il loro vento, e di comporre un libro e mettere tutto, conforme al vero, con la latitudine dall’equatore e la longitudine occidentale». Venerdì, 3 agosto Partimmo il venerdì 3 agosto del 1492, dalla barra di Saltés5 alle otto del mattino. Andammo con forte vento di mare fino al tramonto verso sud sessanta miglia, che sono 15 leghe6 ; quindi a sud-ovest e a sud quarta7 di sud ovest, che era la rotta per le Canarie. Sabato, 4 agosto Andammo a sud-ovest quarta del sud. Domenica, 5 agosto Percorremmo sulla rotta fra giorno e notte più di quaranta leghe. […] Mercoledì, 10 ottobre Navigammo a ovest-sud-ovest. Percorremmo dieci miglia, ogni ora e a tratti 12 e talora 7 e, fra il giorno e la notte, 59 leghe. Agli uomini ne notificai non più di 44. A questo punto, la gente mi aveva in grande dispetto, era allo stremo e si lamentava del lungo viaggio. Ma tutti rincuorai come meglio potei dando loro buona speranza dei guadagni che ne avrebbero potuto ricavare; e aggiunsi che era vano lamentarsi, ché io ero venuto alle Indie e avrei seguitato fino a trovarle con l’aiuto di Nostro Signore. Giovedì, 11 ottobre Navigammo a ovest-sud-ovest. Ci fu mare grosso, quale mai avevamo avuto durante il viaggio. Vedemmo gabbianelli e un giunco verde vicino alla nave. Quelli della caravella Pinta scorsero una canna e un tronco e raccolsero un altro piccolo tronco, intagliato a quanto sembrava con ferro, e un pezzo di altra canna e altra erba, di quella di terra e una piccola tavola. Quelli della caravella Niña videro anche altri segnali di terra e un piccolo ramoscello carico di rose canine. Visti che ebbero questi segnali, tutti si rincuorarono e andarono lieti. […] Quando intonarono la Salve Regina che i marinai sono usi dire e cantare a modo loro e si riunirono tutti, l’Ammiraglio li pregò ed esortò a fare buona guardia dal castello di prua8 e che scrutassero per cercare terra e che a colui il quale per primo dicesse che la vedeva, avrebbe dato immediatamente un giubbone di seta, senza contare le altre ricompense promesse dai Re, che erano diecimila maravedìs9 dati in possesso perpetuo a chi per primo la vedesse. Alle due, passata la mezzanotte, apparve terra, dalla quale saranno stati distanti due leghe. Ammainarono tutte le vele e si misero a navigare alla cappa10, temporeggiando sino al venerdì, quando giunsero a un’isoletta della Lucayas11 che nella lingua degli indigeni era detta Guanahani. Videro quindi gente nuda, e l’Ammiraglio scese a terra con la barca armata, e Martin Alonso Pinçón e Viceinte Anes, suo fratello, che era capitano della Niña. Giunti a terra, videro alberi verdissimi, molte fonti e frutti di varie sorte. L’Ammiraglio chiamò i due capitani e gli altri e chiese loro che dessero fede e testimonianza di com’egli davanti a tutti prendeva possesso di detta isola in nome del Re e della Regina suoi signori. Quindi, si raccolse in quel punto molta gente dell’isola. Questo che segue sono parole dell’Ammiraglio scritte nel libro della sua prima navigazione e scoperta di queste Indie. “Io, affinché ci accogliessero in grande amicizia, poiché conobbi che era gente che meglio si sarebbe data e convertita alla nostra Santa Fede con l’amore che non con la forza, detti ad alcuni di loro berretti colorati e palline di vetro che si mettevano al collo e altre bagatelle12, di cui mostrarono molto piacere, e ce li guadagnammo a tal punto che era meraviglia. I quali, in seguito, venivano a nuoto alle barche sulle quali ci trovavamo e ci portavano pappagalli, filo di cotone in matasse, zagaglie13 e molte altre cose ancora che scambiavano con ciò che davamo loro come piccole palline di vetro e sonagli. Insomma, prendevano tutto e davano ciò che avevano di buon grado, ma parve a me fosse gente poverissima di ogni cosa. Essi vanno nudi come la madre loro li partorì e ugualmente le donne, ancorché non ne vidi nessuno che fosse maggiore di XXX anni e molto ben fatti e di bellissimi corpi e di bei sembianti, i capelli grossi quasi come i crini della coda dei cavalli, e corti. I capelli li portano buttati in avanti, fin quasi sugli occhi salvo qualche ciocca di dietro che lasciano lunga e non tagliano mai. Ve ne sono che si dipingono di nero; altri che hanno il colore dei canarios14, né neri né bianchi; ve ne sono che si pitturano di bianco; altri di rosso e altri ancora solo gli occhi, altri il naso. Non usano armi, né le conoscono, tanto che mostrai loro le spade e le prendevano dalla parte del filo e si ferivano per ignoranza. Non hanno nessuna sorta di ferro, le zagaglie loro sono aste senza ferro, talune portano sulla cima un dente di pesce. Generalmente sono tutti di buona statura, di modi gentili e ben fatti. Notai di alcuni di loro che portavano sul corpo come segni di ferite, domandai a gesti che fosse mai ed essi mi fecero intendere come arrivasse gente da isole vicine per catturarli e loro se ne difendevano. Devono essere buoni e di ingegno vivace che m’avvidi che in breve tempo ripetevano ciò che dicevo loro. E credo che facilmente si farebbero cristiani perché mi parve non avere essi alcuna religione. Io, a Nostro Signore piacendo, quando mi partirò da qui, porterò con me sei di questi uomini che condurrò alle Vostre Altezze affinché imparino a parlare. Nessuna bestia di nessuna sorta vidi, salvo pappagalli, in questa isola”. (Tratto da: C. Colombo, Gli scritti, Einaudi) Il testo Il 3 agosto 1492, dal porto spagnolo di Palos salparono tre caravelle con poco più di un centinaio di uomini a bordo: erano le navi di Cristoforo Colombo. La loro avventura alla ricerca di una nuova rotta per raggiungere le Indie si sarebbe conclusa circa due mesi dopo: il 12 ottobre 1492. Nel testo che segue si alternano parti tratte dal diario di viaggio dello stesso Colombo e parti trascritte dal frate missionario Bartolomé de Las Casas all’inizio del Cinquecento. L’autore Cristoforo Colombo è uno dei più importanti navigatori ed esploratori della storia. Nacque a Genova nel 1451 e compì i suoi primi viaggi per mare come mercante. In seguito, grazie alle sue letture, al lavoro del fratello cartografo e ai resoconti dei marinai, si convinse che la Terra fosse rotonda e che fosse dunque possibile arrivare in Asia navigando verso ovest. Seguendo questa rotta, nel 1492 approdò in un’isola che egli credeva appartenere all’Asia e che invece si trova nel mar dei Caraibi, in America centrale. Morì nel 1506 in Spagna, quasi in povertà. 1. atte: adatte. 2. ciurme: equipaggi di una nave. 3. isole Canarie: arcipelago dell’Oceano Atlantico situato a circa 100 chilometri dalle coste dell’Africa nord-occidentale. 4. ambasciata: messaggio che viene portato su incarico di qualcuno. 5. barra di Saltés: la zona sabbiosa dell’isola di Saltés, vicina a Palos, in Spagna. 6. leghe: la lega è una misura di lunghezza di diverso valore a seconda dei Paesi. La lega marina equivale a circa cinque chilometri e mezzo. 7. quarta: nel gergo marinaresco è la trentaduesima parte della rosa dei venti, pari a 11° 15’. 8. castello di prua: ponte sopraelevato situato nella parte anteriore (prua) di una nave. 9. maravedìs: antica moneta spagnola. 10. navigare alla cappa: navigare a velocità minima nel senso contrario al moto delle onde. 11. Lucayas: antico nome spagnolo delle isole Bahamas. 12. bagatelle: cose da nulla, senza valore. 13. zagaglie: armi primitive simili a piccole lance. 14. canarios: gli abitanti delle isole Canarie. LESSICO 1. Le seguenti parole possono assumere significati diversi a seconda del contesto in cui vengono utilizzate. Dopo averle rintracciate nel testo e aver controllato il loro significato sul dizionario, componi con ciascuna di esse due frasi: nella prima usa la parola con lo stesso significato del testo, nella seconda con un significato diverso. armai (r. 6) • rotta (r. 10) • fonti (r. 62) • grado (r. 78) • filo (r. 89) 2. Con l’aiuto del dizionario, spiega il significato delle espressioni o dei termini sottolineati e indica quali a tuo parere sono praticamente scomparsi dal modo di esprimersi di oggi. • A questo punto, la gente mi aveva in grande dispetto, era allo stremo (r. 33-34) • … e aggiunsi che era vano lamentarsi… (r. 36-37) • Ammainarono tutte le vele… (r. 56-57) • … ce li guadagnammo a tal punto che era meraviglia (r. 73-74) • … di bellissimi corpi e di bei sembianti… (r. 81-82) ANALIZZARE 3. I riferimenti di tempo e di spazio sono vaghi o precisi? Fai qualche esempio. 4. Per quale motivo Colombo decide di tenere un diario di viaggio? Trascrivi la frase in cui è contenuta la risposta a questa domanda. 5. Colombo non riporta soltanto informazioni e dati, ma anche stati d’animo e sentimenti: in quali occasioni? 6. Il viaggio realizzato da Colombo non è soltanto un viaggio di esplorazione, ma anche di conquista: quali frasi del suo diario te lo fanno capire? Individuale e sottolineale. 7. Qual è l’atteggiamento dell’Ammiraglio nei confronti degli indigeni? 8. Dalle annotazioni lette si possono ricavare diverse informazioni sul paesaggio e sugli abitanti delle terre scoperte. Individuale e trascrivile raggruppandole in base ai punti che seguono. a. Elementi del paesaggio b. Caratteristiche degli indigeni: - aspetto fisico - carattere/comportamento - abbigliamento - cultura (abitudini, usanze…) 9. Quali sono le caratteristiche del diario scritto da Colombo? Riconosci se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F). a. Le vicende narrate sono in parte vere e in parte inventate. b. I luoghi e le persone sono descritti in modo abbastanza preciso. c. L’autore ha scritto il diario solo per sé. d. Gli avvenimenti sono raccontati in ordine cronologico. e. I periodi sono brevi e concisi; vi è abbondante uso di punteggiatura. ESPRIMERE E VALUTARE 10. Parlare Il frate domenicano Bartolomé de Las Casas difese gli Indios dalle violenze degli spagnoli. Egli mise in evidenza come il concetto di barbaro, cioè di primitivo, sia del tutto relativo: «Ogni uomo è “barbaro” agli occhi di un altro» che parla una lingua diversa o che ha una cultura differente. Leggi le sue parole. Chiameremo barbaro un uomo rispetto a un altro, perché gli è estraneo il suo modo di parlare e perché pronuncia male la lingua dell’altro. Non esiste uomo che non sia barbaro rispetto a un altro uomo, o razza che non lo sia rispetto a un’altra razza. Come dice san Paolo: «Se io non capisco una certa lingua, sarò un barbaro per colui che la parla, e colui che la parla sarà un barbaro per me». Così, se prendiamo in considerazione i popoli barbari delle Indie, essi ci giudicano allo stesso modo perché non ci capiscono. Quella di Las Casas è una grande lezione di civiltà, applicabile anche al giorno d’oggi. Che cosa ne pensi? Discutine in classe. AL CINEMA L’equipaggio delle tre caravelle è in preda allo sconforto: il viaggio è molto più lungo del previsto, le riserve di cibo e acqua iniziano a scarseggiare, alcuni marinai vorrebbero tornare indietro. Ma l’ammiraglio Cristoforo Colombo con un discorso incita tutti a proseguire con coraggio, facendo leva sulla consapevolezza di compiere un’impresa che passerà alla storia. • Un giorno potrete dire: ero sulla Pinta! Ero sulla Niña! Sulla Santa Maria! (da 1492 - La scoperta del paradiso di Ridley Scott)
Una nuova rotta Cristoforo Colombo Questo è il primo viaggio e le rotte e il percorso che fece l’Ammiraglio don Cristoforo Colombo quando scoprì le Indie, con il prologo che rivolse ai Re di Spagna, riportato alla lettera. «E mi partii dalla città di Granada, il giorno dodici del mese di maggio dello stesso anno 1492, di sabato, e venni alla città di Palos, che è porto di mare, dove armai tre navi assai atte1 a simile impresa. E partii dal detto porto, assai ben rifornito di molte provviste e ciurme2 il giorno tre del mese di agosto del detto anno, un venerdì, mez’ora prima del levar del sole, e presi la via delle isole Canarie3 delle Vostre Altezze, che sono nel detto mare Oceano, per prendere da lì la mia rotta e navigare tanto da giungere alle Indie, e portare l’ambasciata4 delle Vostre Altezze a quei principi e adempiere a ciò che così mi era stato ordinato, e per questo pensai di tenere scrittura di tutto questo viaggio assai puntualmente, giorno per giorno e di tutto quanto facessi e vedessi e succedesse. E ugualmente, Signori Principi, oltre a scrivere ogni notte ciò che succederà di giorno e di giorno quanto si navigherà di notte, ho in proposito di fare una nuova carta di navigazione, sulla quale segnerò il mare intero, e tutte le terre del mare Oceano e tutto al suo posto, e con il loro vento, e di comporre un libro e mettere tutto, conforme al vero, con la latitudine dall’equatore e la longitudine occidentale». Venerdì, 3 agosto Partimmo il venerdì 3 agosto del 1492, dalla barra di Saltés5 alle otto del mattino. Andammo con forte vento di mare fino al tramonto verso sud sessanta miglia, che sono 15 leghe6 ; quindi a sud-ovest e a sud quarta7 di sud ovest, che era la rotta per le Canarie. Sabato, 4 agosto Andammo a sud-ovest quarta del sud. Domenica, 5 agosto Percorremmo sulla rotta fra giorno e notte più di quaranta leghe. […] Mercoledì, 10 ottobre Navigammo a ovest-sud-ovest. Percorremmo dieci miglia, ogni ora e a tratti 12 e talora 7 e, fra il giorno e la notte, 59 leghe. Agli uomini ne notificai non più di 44. A questo punto, la gente mi aveva in grande dispetto, era allo stremo e si lamentava del lungo viaggio. Ma tutti rincuorai come meglio potei dando loro buona speranza dei guadagni che ne avrebbero potuto ricavare; e aggiunsi che era vano lamentarsi, ché io ero venuto alle Indie e avrei seguitato fino a trovarle con l’aiuto di Nostro Signore. Giovedì, 11 ottobre Navigammo a ovest-sud-ovest. Ci fu mare grosso, quale mai avevamo avuto durante il viaggio. Vedemmo gabbianelli e un giunco verde vicino alla nave. Quelli della caravella Pinta scorsero una canna e un tronco e raccolsero un altro piccolo tronco, intagliato a quanto sembrava con ferro, e un pezzo di altra canna e altra erba, di quella di terra e una piccola tavola. Quelli della caravella Niña videro anche altri segnali di terra e un piccolo ramoscello carico di rose canine. Visti che ebbero questi segnali, tutti si rincuorarono e andarono lieti. […] Quando intonarono la Salve Regina che i marinai sono usi dire e cantare a modo loro e si riunirono tutti, l’Ammiraglio li pregò ed esortò a fare buona guardia dal castello di prua8 e che scrutassero per cercare terra e che a colui il quale per primo dicesse che la vedeva, avrebbe dato immediatamente un giubbone di seta, senza contare le altre ricompense promesse dai Re, che erano diecimila maravedìs9 dati in possesso perpetuo a chi per primo la vedesse. Alle due, passata la mezzanotte, apparve terra, dalla quale saranno stati distanti due leghe. Ammainarono tutte le vele e si misero a navigare alla cappa10, temporeggiando sino al venerdì, quando giunsero a un’isoletta della Lucayas11 che nella lingua degli indigeni era detta Guanahani. Videro quindi gente nuda, e l’Ammiraglio scese a terra con la barca armata, e Martin Alonso Pinçón e Viceinte Anes, suo fratello, che era capitano della Niña. Giunti a terra, videro alberi verdissimi, molte fonti e frutti di varie sorte. L’Ammiraglio chiamò i due capitani e gli altri e chiese loro che dessero fede e testimonianza di com’egli davanti a tutti prendeva possesso di detta isola in nome del Re e della Regina suoi signori. Quindi, si raccolse in quel punto molta gente dell’isola. Questo che segue sono parole dell’Ammiraglio scritte nel libro della sua prima navigazione e scoperta di queste Indie. “Io, affinché ci accogliessero in grande amicizia, poiché conobbi che era gente che meglio si sarebbe data e convertita alla nostra Santa Fede con l’amore che non con la forza, detti ad alcuni di loro berretti colorati e palline di vetro che si mettevano al collo e altre bagatelle12, di cui mostrarono molto piacere, e ce li guadagnammo a tal punto che era meraviglia. I quali, in seguito, venivano a nuoto alle barche sulle quali ci trovavamo e ci portavano pappagalli, filo di cotone in matasse, zagaglie13 e molte altre cose ancora che scambiavano con ciò che davamo loro come piccole palline di vetro e sonagli. Insomma, prendevano tutto e davano ciò che avevano di buon grado, ma parve a me fosse gente poverissima di ogni cosa. Essi vanno nudi come la madre loro li partorì e ugualmente le donne, ancorché non ne vidi nessuno che fosse maggiore di XXX anni e molto ben fatti e di bellissimi corpi e di bei sembianti, i capelli grossi quasi come i crini della coda dei cavalli, e corti. I capelli li portano buttati in avanti, fin quasi sugli occhi salvo qualche ciocca di dietro che lasciano lunga e non tagliano mai. Ve ne sono che si dipingono di nero; altri che hanno il colore dei canarios14, né neri né bianchi; ve ne sono che si pitturano di bianco; altri di rosso e altri ancora solo gli occhi, altri il naso. Non usano armi, né le conoscono, tanto che mostrai loro le spade e le prendevano dalla parte del filo e si ferivano per ignoranza. Non hanno nessuna sorta di ferro, le zagaglie loro sono aste senza ferro, talune portano sulla cima un dente di pesce. Generalmente sono tutti di buona statura, di modi gentili e ben fatti. Notai di alcuni di loro che portavano sul corpo come segni di ferite, domandai a gesti che fosse mai ed essi mi fecero intendere come arrivasse gente da isole vicine per catturarli e loro se ne difendevano. Devono essere buoni e di ingegno vivace che m’avvidi che in breve tempo ripetevano ciò che dicevo loro. E credo che facilmente si farebbero cristiani perché mi parve non avere essi alcuna religione. Io, a Nostro Signore piacendo, quando mi partirò da qui, porterò con me sei di questi uomini che condurrò alle Vostre Altezze affinché imparino a parlare. Nessuna bestia di nessuna sorta vidi, salvo pappagalli, in questa isola”. (Tratto da: C. Colombo, Gli scritti, Einaudi) Il testo Il 3 agosto 1492, dal porto spagnolo di Palos salparono tre caravelle con poco più di un centinaio di uomini a bordo: erano le navi di Cristoforo Colombo. La loro avventura alla ricerca di una nuova rotta per raggiungere le Indie si sarebbe conclusa circa due mesi dopo: il 12 ottobre 1492. Nel testo che segue si alternano parti tratte dal diario di viaggio dello stesso Colombo e parti trascritte dal frate missionario Bartolomé de Las Casas all’inizio del Cinquecento. L’autore Cristoforo Colombo è uno dei più importanti navigatori ed esploratori della storia. Nacque a Genova nel 1451 e compì i suoi primi viaggi per mare come mercante. In seguito, grazie alle sue letture, al lavoro del fratello cartografo e ai resoconti dei marinai, si convinse che la Terra fosse rotonda e che fosse dunque possibile arrivare in Asia navigando verso ovest. Seguendo questa rotta, nel 1492 approdò in un’isola che egli credeva appartenere all’Asia e che invece si trova nel mar dei Caraibi, in America centrale. Morì nel 1506 in Spagna, quasi in povertà. 1. atte: adatte. 2. ciurme: equipaggi di una nave. 3. isole Canarie: arcipelago dell’Oceano Atlantico situato a circa 100 chilometri dalle coste dell’Africa nord-occidentale. 4. ambasciata: messaggio che viene portato su incarico di qualcuno. 5. barra di Saltés: la zona sabbiosa dell’isola di Saltés, vicina a Palos, in Spagna. 6. leghe: la lega è una misura di lunghezza di diverso valore a seconda dei Paesi. La lega marina equivale a circa cinque chilometri e mezzo. 7. quarta: nel gergo marinaresco è la trentaduesima parte della rosa dei venti, pari a 11° 15’. 8. castello di prua: ponte sopraelevato situato nella parte anteriore (prua) di una nave. 9. maravedìs: antica moneta spagnola. 10. navigare alla cappa: navigare a velocità minima nel senso contrario al moto delle onde. 11. Lucayas: antico nome spagnolo delle isole Bahamas. 12. bagatelle: cose da nulla, senza valore. 13. zagaglie: armi primitive simili a piccole lance. 14. canarios: gli abitanti delle isole Canarie. LESSICO 1. Le seguenti parole possono assumere significati diversi a seconda del contesto in cui vengono utilizzate. Dopo averle rintracciate nel testo e aver controllato il loro significato sul dizionario, componi con ciascuna di esse due frasi: nella prima usa la parola con lo stesso significato del testo, nella seconda con un significato diverso. armai (r. 6) • rotta (r. 10) • fonti (r. 62) • grado (r. 78) • filo (r. 89) 2. Con l’aiuto del dizionario, spiega il significato delle espressioni o dei termini sottolineati e indica quali a tuo parere sono praticamente scomparsi dal modo di esprimersi di oggi. • A questo punto, la gente mi aveva in grande dispetto, era allo stremo (r. 33-34) • … e aggiunsi che era vano lamentarsi… (r. 36-37) • Ammainarono tutte le vele… (r. 56-57) • … ce li guadagnammo a tal punto che era meraviglia (r. 73-74) • … di bellissimi corpi e di bei sembianti… (r. 81-82) ANALIZZARE 3. I riferimenti di tempo e di spazio sono vaghi o precisi? Fai qualche esempio. 4. Per quale motivo Colombo decide di tenere un diario di viaggio? Trascrivi la frase in cui è contenuta la risposta a questa domanda.  5. Colombo non riporta soltanto informazioni e dati, ma anche stati d’animo e sentimenti: in quali occasioni?  6. Il viaggio realizzato da Colombo non è soltanto un viaggio di esplorazione, ma anche di conquista: quali frasi del suo diario te lo fanno capire? Individuale e sottolineale. 7. Qual è l’atteggiamento dell’Ammiraglio nei confronti degli indigeni?  8. Dalle annotazioni lette si possono ricavare diverse informazioni sul paesaggio e sugli abitanti delle terre scoperte. Individuale e trascrivile raggruppandole in base ai punti che seguono. a. Elementi del paesaggio b. Caratteristiche degli indigeni: - aspetto fisico - carattere/comportamento - abbigliamento - cultura (abitudini, usanze…) 9. Quali sono le caratteristiche del diario scritto da Colombo? Riconosci se le seguenti affermazioni sono vere (V) o false (F). a. Le vicende narrate sono in parte vere e in parte inventate. b. I luoghi e le persone sono descritti in modo abbastanza preciso. c. L’autore ha scritto il diario solo per sé. d. Gli avvenimenti sono raccontati in ordine cronologico. e. I periodi sono brevi e concisi; vi è abbondante uso di punteggiatura. ESPRIMERE E VALUTARE 10. Parlare Il frate domenicano Bartolomé de Las Casas difese gli Indios dalle violenze degli spagnoli. Egli mise in evidenza come il concetto di barbaro, cioè di primitivo, sia del tutto relativo: «Ogni uomo è “barbaro” agli occhi di un altro» che parla una lingua diversa o che ha una cultura differente. Leggi le sue parole. Chiameremo barbaro un uomo rispetto a un altro, perché gli è estraneo il suo modo di parlare e perché pronuncia male la lingua dell’altro. Non esiste uomo che non sia barbaro rispetto a un altro uomo, o razza che non lo sia rispetto a un’altra razza. Come dice san Paolo: «Se io non capisco una certa lingua, sarò un barbaro per colui che la parla, e colui che la parla sarà un barbaro per me». Così, se prendiamo in considerazione i popoli barbari delle Indie, essi ci giudicano allo stesso modo perché non ci capiscono. Quella di Las Casas è una grande lezione di civiltà, applicabile anche al giorno d’oggi. Che cosa ne pensi? Discutine in classe. AL CINEMA L’equipaggio delle tre caravelle è in preda allo sconforto: il viaggio è molto più lungo del previsto, le riserve di cibo e acqua iniziano a scarseggiare, alcuni marinai vorrebbero tornare indietro. Ma l’ammiraglio Cristoforo Colombo con un discorso incita tutti a proseguire con coraggio, facendo leva sulla consapevolezza di compiere un’impresa che passerà alla storia. • Un giorno potrete dire: ero sulla Pinta! Ero sulla Niña! Sulla Santa Maria! (da 1492 - La scoperta del paradiso di Ridley Scott)