VOLTIAMO PAGINA ANTOLOGIA 2

VERIFICA FORMATIVA con autovalutazione LETTERA PERSONALE Cara Myriam, leggi questa storia David Grossman 20 agosto Cara Myriam, dici che vuoi incontrare il bambino che ero, dici che sei sicura che è un bel bambino… Allora leggi questa storia. Una volta, una sera, quando aveva all’incirca dodici anni, quel bambino rientrò dopo aver visto un film con Shay, il suo migliore amico. Si separarono vicino alla casa di Shay e il bambino proseguì da solo. Guardalo. Cammina da solo in una via secondaria, cercando di conservare la dolcezza del film che, sull’autobus, gli scherni e le risatine di tre teppistelli hanno un po’ vanificato. Se la sono presa con lui, mentre Shay è rimasto seduto con le gambe che tremavano. E lì, come una bolla di chewingum che scoppia all’improvviso e ti si spiaccica in faccia, in un lampo è svanita la loro celebre arguzia, la prontezza con cui rispondevano ai compagni e agli insegnanti. Il bambino camminava per la strada deserta sforzandosi di dimenticare la sensazione provata quando Shay si era girato dall’altra parte, cercando di non farsi notare. Sapeva che avrebbe fatto lo stesso al posto suo. E pianse, maledicendo la sua debolezza… Mentre era immerso in queste riflessioni, vide due donne venirgli incontro, una giovane e una vecchia. Non proprio vecchia, anziana. Camminavano tranquillamente a braccetto, conversando tra loro sottovoce e irradiando un certo calore che lui sapeva subito percepire. Quando passò accanto a loro gli parve che una, non riuscì a vedere quale, mormorasse all’altra: «Che bel bambino». Il bambino fece ancora qualche passo prima di realizzare cos’avevano detto, poi si fermò. Ma siccome si vergognava di rimanere impalato in mezzo alla via, si trascinò fino a un portone e rimase là, al buio, tremando e assaporando quelle tre parole… Naturalmente, dopo un secondo, cominciò a torturarlo il dubbio di non aver sentito bene - chissà se una di quelle signore aveva realmente pronunciato quella frase. Magari l’avesse detta la giovane! Sapeva che le donne anziane sono più indulgenti con i bambini, e se fosse stata la giovane, la bella, la moderna, allora, forse, la sua situazione non era disperata, perché lei era obiettiva. Non lo conosceva e non lo aveva mai visto. Eppure aveva sentito il bisogno di dire quella frase, senza nemmeno pensarci, e quindi ciò che aveva detto assumeva un valore quasi scientifico. Ma l’aveva detto davvero? Il bambino non ne era affatto sicuro. Forse stavano parlando di un film che avevano visto e avevano fatto un commento in proposito. Oppure avevano solo detto: «Che bel giardino» o «Chissà se c’è un medico vicino». Forse stavano parlando di un altro bambino. Cosa fece allora il bambino? Rimase in quell’androne scuro, tremando. Stava male e si sentiva confuso, indeciso se rincorrere le due donne e dire loro, con voce pacata e adulta: «Scusatemi, ma prima, quando vi sono passato vicino, una di voi ha fatto un’osservazione riguardo a un certo bambino. Un’osservazione casuale, è vero, ma per una rara coincidenza ha una suprema importanza. Rappresenta una questione di vita o di morte che è difficile spiegare in questo momento. Qualcosa che ha a che vedere con la sicurezza. Allora, per favore, anche se vi sembra un po’ strano, potreste ripetere quello che vi è sfuggito mentre vi passavo accanto?». Si mise a seguirle, adagio, e poi, di colpo, cominciò a correre. Si fermò, poi riprese la corsa, confuso e ansimante, per poi voltarsi di scatto e tornare velocemente nell’androne, immobile davanti al muro, fremendo come una preda che è appena scampata alla morte. Non gli importava più che qualcuno passasse e lo vedesse: quelle tre parole - che forse aveva sentito, che sperava di aver sentito - aleggiavano1 intorno a lui con folle gaiezza2, come tre uccelli in un giardino ghiacciato… Cosa avresti fatto al suo posto? Lui sapeva che, se avesse ritrovato le due donne, non avrebbe osato chiedere nulla, perché chi chiede anche apertamente una cosa del genere si condanna al disonore per l’eternità. Se poi entrambe (anche la giovane) gli avessero detto che il bambino, il bel bambino, era proprio lui, non avrebbe comunque potuto crederlo, perché le donne avrebbero avuto tutto il tempo di guardarlo e di capire tutto. Era impossibile guardarlo senza capire, e a quel punto gli avrebbero mentito, per pietà. Credi che oggi non le rincorrerei, supplicandole di dirmelo? Le rincorro ancora, non è trascorso nemmeno un giorno da allora. Di colpo mi sento tanto debole. Ho bisogno di rimanere solo con me stesso. Shalom3, Myriam. Yair (Tratto da: D. Grossman, Che tu sia per me il coltello, Mondadori) 1. aleggiavano: muovevano le ali, volavano. 2. gaiezza: allegria, gioia, festosità. 3. Shalom: termine ebraico che significa “pace”, usato come formula di saluto («pace a te, Myriam»). COMPRENSIONE 1. Il fatto accaduto sull’autobus si può definire A. un esempio di amicizia B. un esempio di coraggio C. un episodio di bullismo D. un episodio di solidarietà 2. Indica la frase che ha il significato più vicino all’espressione del testo «è svanita la loro celebre arguzia, la prontezza con cui rispondevano ai compagni e agli insegnanti» (righe 14-15). A. È sparita la loro monotonia nel parlare con insegnanti e compagni. B. La loro celebre serietà nel parlare con insegnanti e compagni è sparita. C. È sparita la celebre disinvolta prontezza che avevano con compagni e insegnanti. D. Non riescono più a esprimersi con la furbizia per cui erano celebri. 3. Camminando da solo per strada, il ragazzo Yair cerca di dimenticare quel che ha provato quando A. i tre teppistelli l’hanno preso in giro B. si è sentito tremare le gambe C. il suo amico Shay non l’ha difeso D. non ha saputo rispondere per le rime 4. Al posto di Shay, Yair sa che A. si sarebbe messo a piangere B. avrebbe reagito con disinvoltura C. lo avrebbe difeso con coraggio D. avrebbe reagito allo stesso modo 5. Il bambino Yair dà molta importanza alle parole «Che bel bambino» (riga 25). Per quale motivo? Perché è… A. vanitoso B. insicuro C. pauroso D. superbo 6. Con quale delle seguenti motivazioni confermi la scelta precedente? Il ragazzo… A. ama i complimenti B. è contento di sé C. sa già di essere bello D. ha bisogno di conferme 7. Il bambino, però, riguardo alle parole sentite, nutre una serie di dubbi… Indica se ciascuna affermazione è vera o falsa. a. Pensa che forse la frase giusta potrebbe essere «Che bel giardino!» oppure «Chissà se c’è un medico vicino». b. Sicuramente quella frase era stata pronunciata dalla più giovane. c. Sarebbe stato bello se fosse stata la più giovane a pronunciare quelle parole. d. Le donne anziane sono più indulgenti con i bambini: perciò quelle parole, se fossero state pronunciate dall’anziana, probabilmente non avrebbero corrisposto al vero. e. La donna giovane non era obiettiva. f. La donna giovane, più moderna e imparziale di quella anziana, gli faceva sperare che pensasse veramente quello che aveva detto. g. Se la donna giovane aveva pronunciato quelle parole senza conoscerlo, non diceva la verità. h. Se era stata la giovane a pronunciarle, quelle parole diventavano quasi una verità scientifica. 8. Perché a un certo punto il bambino si mette a seguire le due donne? A. Ha bisogno della loro compagnia gentile B. Ha paura di tornare da solo a casa C. Vuole farsi ripetere le parole e verificare di aver capito bene D. Vuole farsi ripetere le parole dalla più anziana delle due 9. Il tratto di carattere più evidente nel bambino è A. il coraggio B. l’ottimismo C. il pessimismo D. l’insicurezza 10. Qual è il significato profondo della frase «Di colpo mi sento tanto debole» (riga 71)? Ricordare quell’episodio… A. gli ha fatto provare nostalgia per l’infanzia B. ha fatto riemergere in lui la consapevolezza della sua insicurezza C. gli ha procurato stanchezza e vuole smettere di scrivere D. lo ha reso così triste che decide di non scrivere più LESSICO 11. Alla riga 26, il verbo “realizzare” ha il significato di A. eseguire B. rendersi conto C. ricavare D. diventare reale 12. Yair scrive che le tre parole forse pronunciate da una delle due donne «aleggiavano intorno a lui con folle gaiezza, come tre uccelli in un giardino ghiacciato» (righe 58-59). Completa la spiegazione di questa frase, inserendo al posto giusto le parole che ti diamo alla rinfusa. triste • allegria • giardino • ripensare • volo • gelo • cuore Il bambino continuava a .................................... a quelle tre parole. Esse introducevano un senso di ................................ e vivacità nel suo ............................. freddo e ................................: erano come uccelli che, con il loro .................................., portano un elemento di vita in un ..................................... reso come morto dal ..................................... ANALISI DEL TESTO ESPRESSIVO (LETTERA) 13. Yair scrive a Myriam: «dici che vuoi incontrare il bambino che ero, dici che sei sicura che è un bel bambino… Allora leggi questa storia» (righe 3-5). Qual è, dunque, lo scopo della lettera? A. Raccontare a Myriam la sua infanzia perché l’amica possa farsi un’idea di com’era B. Raccontare a Myriam la sua infanzia dimostrandole che ha ragione quando afferma che era un bel bambino C. Raccontare a Myriam un episodio significativo dell’infanzia perché l’amica possa farsi un’idea di com’era D. Descrivere a Myriam il suo aspetto fisico, lasciando che sia lei a verificare se davvero era un bel bambino 14. L’autore scrive A. in prima persona e attraverso lunghi flashback B. in prima persona, presentando i fatti come se stessero succedendo nel momento in cui scrive C. in prima persona, presentando i fatti come fotogrammi di un film che proietta per l’amica D. in prima persona rivolgendosi a Myriam, e in terza persona presentando episodi e stati d’animo di lui bambino 15. Tre dei seguenti elementi, presenti nel brano, sono caratteristici di una lettera personale: quali? Indicali con una crocetta. a. Il mittente e il destinatario b. Il linguaggio ricercato c. I saluti e la firma d. La presenza di flashback e. Il tempo imprecisato in cui si svolgono i fatti narrati f. Il tempo in cui è scritta la lettera, indicato dalla data AUTOVALUTAZIONE • Ho trovato la lettura del testo narrativo ☐ facile ☐ di media difficoltà ☐ difficile • Negli esercizi ☐ ho capito le consegne ☐ non ho capito bene le consegne ☐ conoscevo il significato delle parole ☐ non conoscevo il significato delle parole • Ho avuto difficoltà a rispondere alle domande n° ..........
VERIFICA FORMATIVA con autovalutazione LETTERA PERSONALE Cara Myriam, leggi questa storia David Grossman 20 agosto Cara Myriam, dici che vuoi incontrare il bambino che ero, dici che sei sicura che è un bel bambino… Allora leggi questa storia. Una volta, una sera, quando aveva all’incirca dodici anni, quel bambino rientrò dopo aver visto un film con Shay, il suo migliore amico. Si separarono vicino alla casa di Shay e il bambino proseguì da solo. Guardalo. Cammina da solo in una via secondaria, cercando di conservare la dolcezza del film che, sull’autobus, gli scherni e le risatine di tre teppistelli hanno un po’ vanificato. Se la sono presa con lui, mentre Shay è rimasto seduto con le gambe che tremavano. E lì, come una bolla di chewingum che scoppia all’improvviso e ti si spiaccica in faccia, in un lampo è svanita la loro celebre arguzia, la prontezza con cui rispondevano ai compagni e agli insegnanti. Il bambino camminava per la strada deserta sforzandosi di dimenticare la sensazione provata quando Shay si era girato dall’altra parte, cercando di non farsi notare. Sapeva che avrebbe fatto lo stesso al posto suo. E pianse, maledicendo la sua debolezza… Mentre era immerso in queste riflessioni, vide due donne venirgli incontro, una giovane e una vecchia. Non proprio vecchia, anziana. Camminavano tranquillamente a braccetto, conversando tra loro sottovoce e irradiando un certo calore che lui sapeva subito percepire. Quando passò accanto a loro gli parve che una, non riuscì a vedere quale, mormorasse all’altra: «Che bel bambino». Il bambino fece ancora qualche passo prima di realizzare cos’avevano detto, poi si fermò. Ma siccome si vergognava di rimanere impalato in mezzo alla via, si trascinò fino a un portone e rimase là, al buio, tremando e assaporando quelle tre parole… Naturalmente, dopo un secondo, cominciò a torturarlo il dubbio di non aver sentito bene - chissà se una di quelle signore aveva realmente pronunciato quella frase. Magari l’avesse detta la giovane! Sapeva che le donne anziane sono più indulgenti con i bambini, e se fosse stata la giovane, la bella, la moderna, allora, forse, la sua situazione non era disperata, perché lei era obiettiva. Non lo conosceva e non lo aveva mai visto. Eppure aveva sentito il bisogno di dire quella frase, senza nemmeno pensarci, e quindi ciò che aveva detto assumeva un valore quasi scientifico. Ma l’aveva detto davvero? Il bambino non ne era affatto sicuro. Forse stavano parlando di un film che avevano visto e avevano fatto un commento in proposito. Oppure avevano solo detto: «Che bel giardino» o «Chissà se c’è un medico vicino». Forse stavano parlando di un altro bambino. Cosa fece allora il bambino? Rimase in quell’androne scuro, tremando. Stava male e si sentiva confuso, indeciso se rincorrere le due donne e dire loro, con voce pacata e adulta: «Scusatemi, ma prima, quando vi sono passato vicino, una di voi ha fatto un’osservazione riguardo a un certo bambino. Un’osservazione casuale, è vero, ma per una rara coincidenza ha una suprema importanza. Rappresenta una questione di vita o di morte che è difficile spiegare in questo momento. Qualcosa che ha a che vedere con la sicurezza. Allora, per favore, anche se vi sembra un po’ strano, potreste ripetere quello che vi è sfuggito mentre vi passavo accanto?». Si mise a seguirle, adagio, e poi, di colpo, cominciò a correre. Si fermò, poi riprese la corsa, confuso e ansimante, per poi voltarsi di scatto e tornare velocemente nell’androne, immobile davanti al muro, fremendo come una preda che è appena scampata alla morte. Non gli importava più che qualcuno passasse e lo vedesse: quelle tre parole - che forse aveva sentito, che sperava di aver sentito - aleggiavano1 intorno a lui con folle gaiezza2, come tre uccelli in un giardino ghiacciato… Cosa avresti fatto al suo posto? Lui sapeva che, se avesse ritrovato le due donne, non avrebbe osato chiedere nulla, perché chi chiede anche apertamente una cosa del genere si condanna al disonore per l’eternità. Se poi entrambe (anche la giovane) gli avessero detto che il bambino, il bel bambino, era proprio lui, non avrebbe comunque potuto crederlo, perché le donne avrebbero avuto tutto il tempo di guardarlo e di capire tutto. Era impossibile guardarlo senza capire, e a quel punto gli avrebbero mentito, per pietà. Credi che oggi non le rincorrerei, supplicandole di dirmelo? Le rincorro ancora, non è trascorso nemmeno un giorno da allora. Di colpo mi sento tanto debole. Ho bisogno di rimanere solo con me stesso. Shalom3, Myriam. Yair (Tratto da: D. Grossman, Che tu sia per me il coltello, Mondadori) 1. aleggiavano: muovevano le ali, volavano. 2. gaiezza: allegria, gioia, festosità. 3. Shalom: termine ebraico che significa “pace”, usato come formula di saluto («pace a te, Myriam»). COMPRENSIONE 1. Il fatto accaduto sull’autobus si può definire A. un esempio di amicizia B. un esempio di coraggio C. un episodio di bullismo D. un episodio di solidarietà 2. Indica la frase che ha il significato più vicino all’espressione del testo «è svanita la loro celebre arguzia, la prontezza con cui rispondevano ai compagni e agli insegnanti» (righe 14-15). A. È sparita la loro monotonia nel parlare con insegnanti e compagni. B. La loro celebre serietà nel parlare con insegnanti e compagni è sparita. C. È sparita la celebre disinvolta prontezza che avevano con compagni e insegnanti. D. Non riescono più a esprimersi con la furbizia per cui erano celebri. 3. Camminando da solo per strada, il ragazzo Yair cerca di dimenticare quel che ha provato quando A. i tre teppistelli l’hanno preso in giro B. si è sentito tremare le gambe C. il suo amico Shay non l’ha difeso D. non ha saputo rispondere per le rime 4. Al posto di Shay, Yair sa che A. si sarebbe messo a piangere B. avrebbe reagito con disinvoltura C. lo avrebbe difeso con coraggio D. avrebbe reagito allo stesso modo 5. Il bambino Yair dà molta importanza alle parole «Che bel bambino» (riga 25). Per quale motivo? Perché è… A. vanitoso B. insicuro C. pauroso D. superbo 6. Con quale delle seguenti motivazioni confermi la scelta precedente? Il ragazzo… A. ama i complimenti B. è contento di sé C. sa già di essere bello D. ha bisogno di conferme 7. Il bambino, però, riguardo alle parole sentite, nutre una serie di dubbi… Indica se ciascuna affermazione è vera o falsa. a. Pensa che forse la frase giusta potrebbe essere «Che bel giardino!» oppure «Chissà se c’è un medico vicino». b. Sicuramente quella frase era stata pronunciata dalla più giovane. c. Sarebbe stato bello se fosse stata la più giovane a pronunciare quelle parole. d. Le donne anziane sono più indulgenti con i bambini: perciò quelle parole, se fossero state pronunciate dall’anziana, probabilmente non avrebbero corrisposto al vero. e. La donna giovane non era obiettiva. f. La donna giovane, più moderna e imparziale di quella anziana, gli faceva sperare che pensasse veramente quello che aveva detto. g. Se la donna giovane aveva pronunciato quelle parole senza conoscerlo, non diceva la verità. h. Se era stata la giovane a pronunciarle, quelle parole diventavano quasi una verità scientifica. 8. Perché a un certo punto il bambino si mette a seguire le due donne? A. Ha bisogno della loro compagnia gentile B. Ha paura di tornare da solo a casa C. Vuole farsi ripetere le parole e verificare di aver capito bene D. Vuole farsi ripetere le parole dalla più anziana delle due 9. Il tratto di carattere più evidente nel bambino è A. il coraggio B. l’ottimismo C. il pessimismo D. l’insicurezza 10. Qual è il significato profondo della frase «Di colpo mi sento tanto debole» (riga 71)? Ricordare quell’episodio… A. gli ha fatto provare nostalgia per l’infanzia B. ha fatto riemergere in lui la consapevolezza della sua insicurezza C. gli ha procurato stanchezza e vuole smettere di scrivere D. lo ha reso così triste che decide di non scrivere più LESSICO 11. Alla riga 26, il verbo “realizzare” ha il significato di A. eseguire B. rendersi conto C. ricavare D. diventare reale 12. Yair scrive che le tre parole forse pronunciate da una delle due donne «aleggiavano intorno a lui con folle gaiezza, come tre uccelli in un giardino ghiacciato» (righe 58-59). Completa la spiegazione di questa frase, inserendo al posto giusto le parole che ti diamo alla rinfusa. triste • allegria • giardino • ripensare • volo • gelo • cuore Il bambino continuava a .................................... a quelle tre parole. Esse introducevano un senso di ................................ e vivacità nel suo ............................. freddo e ................................: erano come uccelli che, con il loro .................................., portano un elemento di vita in un ..................................... reso come morto dal ..................................... ANALISI DEL TESTO ESPRESSIVO (LETTERA) 13. Yair scrive a Myriam: «dici che vuoi incontrare il bambino che ero, dici che sei sicura che è un bel bambino… Allora leggi questa storia» (righe 3-5). Qual è, dunque, lo scopo della lettera? A. Raccontare a Myriam la sua infanzia perché l’amica possa farsi un’idea di com’era B. Raccontare a Myriam la sua infanzia dimostrandole che ha ragione quando afferma che era un bel bambino C. Raccontare a Myriam un episodio significativo dell’infanzia perché l’amica possa farsi un’idea di com’era D. Descrivere a Myriam il suo aspetto fisico, lasciando che sia lei a verificare se davvero era un bel bambino 14. L’autore scrive A. in prima persona e attraverso lunghi flashback B. in prima persona, presentando i fatti come se stessero succedendo nel momento in cui scrive C. in prima persona, presentando i fatti come fotogrammi di un film che proietta per l’amica D. in prima persona rivolgendosi a Myriam, e in terza persona presentando episodi e stati d’animo di lui bambino 15. Tre dei seguenti elementi, presenti nel brano, sono caratteristici di una lettera personale: quali? Indicali con una crocetta. a. Il mittente e il destinatario b. Il linguaggio ricercato c. I saluti e la firma d. La presenza di flashback e. Il tempo imprecisato in cui si svolgono i fatti narrati f. Il tempo in cui è scritta la lettera, indicato dalla data AUTOVALUTAZIONE • Ho trovato la lettura del testo narrativo ☐ facile ☐ di media difficoltà ☐ difficile • Negli esercizi ☐ ho capito le consegne ☐ non ho capito bene le consegne ☐ conoscevo il significato delle parole ☐ non conoscevo il significato delle parole • Ho avuto difficoltà a rispondere alle domande n° ..........