VOLTIAMO PAGINA ANTOLOGIA 2

Il polpo infelice Achille Campanile Una folla multicolore, incessante, entrava lentamente nello stabilimento, con borse, palloni di gomma e altri oggetti inerenti al bagno. Si sarebbero detti i fedeli di una misteriosa divinità che entravano nel tempio. I bagnini scalzi correvano ad aprir le cabine e a spingere nell’acqua le barche e i “mosconi” presi in affitto. Presso l’entrata un pescatore sbatacchiava sul parapetto di pietra, con straordinaria violenza, un polpo appena pescato e ancora vivo. Si sa che con questo sistema vengono uccisi i polpi. - Che barbara usanza! - esclamò Suarez, che, con i compagni, entrava in quel momento. - Le parrebbe anche più barbara - disse un bagnante assiduo dello stabilimento - se sapesse che quel polpo è sempre lo stesso, che ogni giorno viene pescato vivo e sbatacchiato per un certo tempo sotto gli occhi dei villeggianti. - Come sarebbe a dire? - chiese Suarez. - Lei sa - spiegò l’altro - che nessuno si fida a mangiare il pesce in uno stabilimento dove non si veda almeno un polpo ucciso sotto gli occhi dei clienti. Qui, poiché non si può ogni giorno pescare un polpo diverso, la direzione dello stabilimento ha pensato di usare sempre lo stesso polpo, che dopo essere stato sbatacchiato per un certo tempo e prima che esali l’ultimo respiro, viene di nuovo gettato nel mare, in un recinto chiuso, dove è facile pescarlo a ogni occorrenza. Era vero. Il povero animale, come se non bastassero gli sbatacchiamenti quotidiani della mattina, doveva spesso sottoporsi a penosi extra nel corso della giornata. Appena si presentava qualcuno e chiedeva di mangiare pesce fresco, pescato sotto i suoi occhi, il polpo veniva tirato fuori e sbatacchiato per alcuni minuti sul muricciolo. Poi, dopo essere stato sostituito sui piatti dei clienti con polpi venuti da Milano, era di nuovo gettato in acqua per servire in altra occasione. Ormai, il poverino, sentiva delle voci quando era giunto il momento di essere tirato fuori e sbatacchiato. I primi tempi, appena udiva gridare «Ehi, c’è da mangiare pesce fresco?», mormorava: - Ci siamo! - E si faceva piccino piccino, rimpiattandosi sui bassifondi. Ma tutto era vano. Ben presto veniva scovato, tratto alla luce e violentemente sbatacchiato sul muricciuolo, con soddisfazione della clientela. Poi l’infelice mollusco, per abbreviare quei momenti terribili, appena sentiva chiedere pesce fresco veniva a galla spontaneamente e si metteva vicino al parapetto, con meravigliosa abnegazione1. Ormai il disgraziato animale era diventato durissimo e non desiderava che di farla finita con la sua misera esistenza. Vero è che non gli mancava nulla. Anzi, per conservarlo in vita, la direzione non gli lesinava2 i buoni bocconi e le comodità d’ogni sorta. Ma quella storia di essere sbatacchiato in così barbaro modo faceva passare tutto il resto in seconda linea. Ogni mattina diceva: - Speriamo che sia per oggi - ma quando, dopo essere stato duramente sbatacchiato, si sentiva gettare di nuovo in mare, invece che in padella, rabbrividiva pensando: «Ancora domani saremo daccapo». Qualche volta, dopo essere stato sbatacchiato, faceva il distratto e si avviava zitto zitto verso la cucina. Ma il pescatore lo afferrava in tempo per restituirlo agli abissi marini. (Tratto da: A. Campanile, Agosto, moglie mia non ti conosco, Rizzoli) Il testo Siamo in una località marina in piena estate. Folle di turisti affollano le spiagge, fanno il bagno e vanno in barca. Molti di loro pranzano nel ristorante di un rinomato stabilimento balneare, dove si serve pesce freschissimo, “appena pescato”… L’autore Achille Campanile (1899-1977) è considerato uno dei maggiori umoristi italiani. Cominciò la carriera come giornalista, poi si dedicò alla narrativa e al teatro. Sono celebri le sue “tragedie in due battute”, brevissimi testi teatrali basati su giochi di parole e situazioni assurde. È autore di numerosi romanzi e racconti umoristici, da Ma cos’è questo amore? (1927) a Vite di uomini illustri (1975). 1. abnegazione: spirito di sacrificio. 2. lesinava: risparmiava. COMPRENDERE 1. Perché il polpo viene ogni giorno pescato e sbatacchiato sul muricciolo? 2. Di quale truffa sono vittima i clienti che mangiano nello stabilimento? 3. Perché il polpo vorrebbe finire in padella? 4. Il polpo riesce a realizzare il suo proposito di “farla finita”? ☐ Sì ☐ No LESSICO E GRAMMATICA 5. Nella descrizione dei bagnanti che entrano nello stabilimento balneare, l’autore ricorre a un paragone: quale? Riporta le parole del testo. 6. La ripetizione di un aggettivo (“piccino piccino” alla riga 41) è una forma di ☐ diminutivo ☐ comparativo di minoranza ☐ superlativo relativo ☐ superlativo assoluto 7. Sottolinea nel testo le espressioni con cui il narratore manifesta pietà e comprensione per la situazione del polpo. ANALIZZARE 8. La triste storia del polpo è raccontata ☐ dal polpo in prima persona ☐ dal signor Suarez ☐ da un bagnante assiduo dello stabilimento ☐ dal narratore ☐ in parte da un bagnante assiduo dello stabilimento e poi dal narratore 9. La maggior parte degli effetti umoristici è ottenuta tramite la personificazione del polpo. Ricerca nel testo e sottolinea le voci verbali e le espressioni che attribuiscono al polpo qualità e capacità umane. 10. Un altro effetto umoristico è ottenuto mediante la ripetizione della stessa scena, descritta con l’uso ripetuto di uno stesso verbo: quale? 11. La direzione assicura al polpo “comodità d’ogni sorta” (righe 49-50). In questo caso quale tecnica umoristica è usata? ☐ L’iperbole, perché si prestano attenzioni esagerate a un animale ☐ L’assurdo, perché è impossibile fornire “comodità” a un mollusco che vive in acqua ☐ Il rovesciamento delle aspettative, perché il lettore si aspetta che il polpo sia trattato male 12. Spesso l’umorismo ha anche lo scopo di criticare alcuni aspetti della società, mettendoli in ridicolo. L’autore del testo umoristico fa dell’ironia su abitudini, modi di pensare e di comportarsi, categorie di persone. Nel testo che hai letto, l’autore mette in ridicolo (tre risposte esatte): ☐ l’amore per gli animali ☐ la mania dei turisti di mangiare pesce fresco nelle località di mare ☐ l’ingenuità dei turisti che sono convinti di mangiare pesce fresco e non si accorgono di mangiare “polpi venuti da Milano” ☐ la crudeltà di certi pescatori ☐ la disonestà di certi proprietari di alberghi e ristoranti ☐ la cucina delle località marinare 13. Nel complesso questo testo umoristico è basato sulla tecnica ☐ dell’equivoco ☐ dell’assurdo ☐ della caricatura
Il polpo infelice Achille Campanile Una folla multicolore, incessante, entrava lentamente nello stabilimento, con borse, palloni di gomma e altri oggetti inerenti al bagno. Si sarebbero detti i fedeli di una misteriosa divinità che entravano nel tempio. I bagnini scalzi correvano ad aprir le cabine e a spingere nell’acqua le barche e i “mosconi” presi in affitto. Presso l’entrata un pescatore sbatacchiava sul parapetto di pietra, con straordinaria violenza, un polpo appena pescato e ancora vivo. Si sa che con questo sistema vengono uccisi i polpi. - Che barbara usanza! - esclamò Suarez, che, con i compagni, entrava in quel momento. - Le parrebbe anche più barbara - disse un bagnante assiduo dello stabilimento - se sapesse che quel polpo è sempre lo stesso, che ogni giorno viene pescato vivo e sbatacchiato per un certo tempo sotto gli occhi dei villeggianti. - Come sarebbe a dire? - chiese Suarez. - Lei sa - spiegò l’altro - che nessuno si fida a mangiare il pesce in uno stabilimento dove non si veda almeno un polpo ucciso sotto gli occhi dei clienti. Qui, poiché non si può ogni giorno pescare un polpo diverso, la direzione dello stabilimento ha pensato di usare sempre lo stesso polpo, che dopo essere stato sbatacchiato per un certo tempo e prima che esali l’ultimo respiro, viene di nuovo gettato nel mare, in un recinto chiuso, dove è facile pescarlo a ogni occorrenza. Era vero. Il povero animale, come se non bastassero gli sbatacchiamenti quotidiani della mattina, doveva spesso sottoporsi a penosi extra nel corso della giornata. Appena si presentava qualcuno e chiedeva di mangiare pesce fresco, pescato sotto i suoi occhi, il polpo veniva tirato fuori e sbatacchiato per alcuni minuti sul muricciolo. Poi, dopo essere stato sostituito sui piatti dei clienti con polpi venuti da Milano, era di nuovo gettato in acqua per servire in altra occasione. Ormai, il poverino, sentiva delle voci quando era giunto il momento di essere tirato fuori e sbatacchiato. I primi tempi, appena udiva gridare «Ehi, c’è da mangiare pesce fresco?», mormorava: - Ci siamo! - E si faceva piccino piccino, rimpiattandosi sui bassifondi. Ma tutto era vano. Ben presto veniva scovato, tratto alla luce e violentemente sbatacchiato sul muricciuolo, con soddisfazione della clientela. Poi l’infelice mollusco, per abbreviare quei momenti terribili, appena sentiva chiedere pesce fresco veniva a galla spontaneamente e si metteva vicino al parapetto, con meravigliosa abnegazione1. Ormai il disgraziato animale era diventato durissimo e non desiderava che di farla finita con la sua misera esistenza. Vero è che non gli mancava nulla. Anzi, per conservarlo in vita, la direzione non gli lesinava2 i buoni bocconi e le comodità d’ogni sorta. Ma quella storia di essere sbatacchiato in così barbaro modo faceva passare tutto il resto in seconda linea. Ogni mattina diceva: - Speriamo che sia per oggi - ma quando, dopo essere stato duramente sbatacchiato, si sentiva gettare di nuovo in mare, invece che in padella, rabbrividiva pensando: «Ancora domani saremo daccapo». Qualche volta, dopo essere stato sbatacchiato, faceva il distratto e si avviava zitto zitto verso la cucina. Ma il pescatore lo afferrava in tempo per restituirlo agli abissi marini. (Tratto da: A. Campanile, Agosto, moglie mia non ti conosco, Rizzoli) Il testo Siamo in una località marina in piena estate. Folle di turisti affollano le spiagge, fanno il bagno e vanno in barca. Molti di loro pranzano nel ristorante di un rinomato stabilimento balneare, dove si serve pesce freschissimo, “appena pescato”… L’autore Achille Campanile (1899-1977) è considerato uno dei maggiori umoristi italiani. Cominciò la carriera come giornalista, poi si dedicò alla narrativa e al teatro. Sono celebri le sue “tragedie in due battute”, brevissimi testi teatrali basati su giochi di parole e situazioni assurde. È autore di numerosi romanzi e racconti umoristici, da Ma cos’è questo amore? (1927) a Vite di uomini illustri (1975). 1. abnegazione: spirito di sacrificio. 2. lesinava: risparmiava. COMPRENDERE 1. Perché il polpo viene ogni giorno pescato e sbatacchiato sul muricciolo? 2. Di quale truffa sono vittima i clienti che mangiano nello stabilimento? 3. Perché il polpo vorrebbe finire in padella? 4. Il polpo riesce a realizzare il suo proposito di “farla finita”? ☐ Sì ☐ No LESSICO E GRAMMATICA 5. Nella descrizione dei bagnanti che entrano nello stabilimento balneare, l’autore ricorre a un paragone: quale? Riporta le parole del testo. 6. La ripetizione di un aggettivo (“piccino piccino” alla riga 41) è una forma di ☐ diminutivo ☐ comparativo di minoranza ☐ superlativo relativo ☐ superlativo assoluto 7. Sottolinea nel testo le espressioni con cui il narratore manifesta pietà e comprensione per la situazione del polpo. ANALIZZARE 8. La triste storia del polpo è raccontata ☐ dal polpo in prima persona ☐ dal signor Suarez ☐ da un bagnante assiduo dello stabilimento ☐ dal narratore ☐ in parte da un bagnante assiduo dello stabilimento e poi dal narratore 9. La maggior parte degli effetti umoristici è ottenuta tramite la personificazione del polpo. Ricerca nel testo e sottolinea le voci verbali e le espressioni che attribuiscono al polpo qualità e capacità umane. 10. Un altro effetto umoristico è ottenuto mediante la ripetizione della stessa scena, descritta con l’uso ripetuto di uno stesso verbo: quale? 11. La direzione assicura al polpo “comodità d’ogni sorta” (righe 49-50). In questo caso quale tecnica umoristica è usata? ☐ L’iperbole, perché si prestano attenzioni esagerate a un animale ☐ L’assurdo, perché è impossibile fornire “comodità” a un mollusco che vive in acqua ☐ Il rovesciamento delle aspettative, perché il lettore si aspetta che il polpo sia trattato male 12. Spesso l’umorismo ha anche lo scopo di criticare alcuni aspetti della società, mettendoli in ridicolo. L’autore del testo umoristico fa dell’ironia su abitudini, modi di pensare e di comportarsi, categorie di persone. Nel testo che hai letto, l’autore mette in ridicolo (tre risposte esatte): ☐ l’amore per gli animali ☐ la mania dei turisti di mangiare pesce fresco nelle località di mare ☐ l’ingenuità dei turisti che sono convinti di mangiare pesce fresco e non si accorgono di mangiare “polpi venuti da Milano” ☐ la crudeltà di certi pescatori ☐ la disonestà di certi proprietari di alberghi e ristoranti ☐ la cucina delle località marinare 13. Nel complesso questo testo umoristico è basato sulla tecnica ☐ dell’equivoco ☐ dell’assurdo ☐ della caricatura