VOLTIAMO PAGINA ANTOLOGIA 2

STRUMENTI PER ANALIZZARE IL GENERE 2. IL RACCONTO UMORISTICO Che cos’è l’arte del divertire? L'umorismo è la capacità di cogliere il lato ridicolo di certe situazioni o di alcuni comportamenti ed è sicuramente una manifestazione dell'intelligenza umana. Infatti è diventato anche un genere letterario, in cui questa capacità è esercitata da bravi scrittori, come puoi vedere nei testi di questa sezione. La vita quotidiana offre diverse occasioni per sorridere: l'umorismo può, infatti, nascere da un atto intenzionale (una battuta, il racconto di un episodio divertente), oppure da una situazione inattesa, che rende improvvisamente ridicola una circostanza seria o svela aspetti divertenti di qualcuno. Solitamente si distingue la comicità dall'umorismo: la prima muove alla risata aperta; l'umorismo, invece, suscita, dietro il sorriso, la riflessione sulla natura dell'uomo e delle cose, pertanto nasce da un'intelligenza viva e raffinata. La vita culturale di ogni tempo si è arricchita delle più diverse espressioni dell'"arte del divertire". Ci sono commedie vecchie di secoli che rivelano una comicità ancora attuale. Molti racconti e molti romanzi sono ricchi di motivi umoristici, così come alcune poesie e persino qualche opera figurativa e musicale. Oggi la comicità sembra aver trovato i canali espressivi più potenti nella televisione e nel cinema; purtroppo, però, pur di far presa sul pubblico si scade, spesso, nella superficialità e nel cattivo gusto. Le caratteristiche del racconto umoristico Le situazioni potenzialmente divertenti sono davvero molte. Alcune situazioni possono diventare comiche... • per un equivoco; • perché avviene l’esatto contrario di ciò che ci si attende, cioè si verifica un rovesciamento delle aspettative e dei ruoli; • quando viene pronunciata un’affermazione ovvia, talmente chiara ed evidente da risultare scontata e ridicola; • per il comportamento inadeguato alla situazione di uno o più personaggi; • per un evento inatteso che semina scompiglio e mette in evidenza alcuni difetti dei protagonisti. La tecnica narrativa Alla comicità delle situazioni corrisponde la scelta di particolari tecniche narrative e di uno stile adeguato. • Effetti di suspense, colpi di scena, contrattempi, equivoci vivacizzano la narrazione, favorendo l'irruzione improvvisa della comicità. • Ripetizione di situazioni: è un espediente di facile effetto che consiste nel ripetere, magari in modo accentuato e con qualche piccola variante, una situazione comica che si è già presentata in precedenza. • Personificazione degli oggetti: in alcuni momenti gli oggetti sembrano animarsi e sfuggire al controllo dei malcapitati protagonisti, che si trovano così coinvolti in situazioni molto buffe. • Esagerazione o iperbole: realizza una forzatura, una deformazione della realtà, che arriva, talvolta, a sfiorare l'assurdo. • Caricatura: si ha quando il gusto dell'esagerazione riguarda tipi e comportamenti umani, di cui viene accentuato ed evidenziato il lato ridicolo. • Creazione di contrasti: di solito si oppongono le buone intenzioni ai cattivi risultati ottenuti; spesso si ha anche una sproporzione tra il tipo di linguaggio usato e la situazione da narrare. • Ritmo incalzante: consente di concatenare efficacemente più situazioni o momenti divertenti. • Ironia: è un particolare modo di esprimersi con cui si assegna alle proprie parole un significato contrario, per ottenere un effetto derisorio. • Creazione di paradossi: sono ragionamenti o situazioni che si pongono in netta contraddizione con l'esperienza comune. Il linguaggio I personaggi possono far ridere per ciò che dicono e per come lo dicono. Si servono di: • battute di spirito, nonsense, frasi prive di logica, significati scambiati, giochi di parole, parole ed espressioni dal doppio senso; • soprannomi e nomi particolari; • neologismi buffi; • dialoghi che portano a una falsa comunicazione, a un fraintendimento; • toni di voce esasperati, striduli, sussurrati… Soffermiamoci su un racconto umoristico classico, tratto dal romanzo Tre uomini in barca di Jerome Klapka Jerome, per analizzarne le caratteristiche principali. AL CINEMA Anche la comicità al cinema scaturisce dall’esagerazione e dalla ripetizione: ne è un esempio classico e celebre questa scena, che ha come protagonista Charlot. • Quinto reparto, aumentare quattro uno! (da Tempi moderni di Charlie Chaplin) La preparazione dei bagagli Facemmo l’elenco delle cose che dovevamo portarci e che, prima di lasciarci quella sera, era diventato molto lungo. Il giorno dopo, venerdì, raccogliemmo tutto e alla sera ci riunimmo per fare i bagagli. Per il vestiario prendemmo un grosso valigione e per le vettovaglie e gli utensili di cucina un paio di ceste. Accostammo il tavolo contro la parete, ammucchiammo tutto in mezzo alla stanza e ci sedemmo attorno in ammirazione. Dissi che i bagagli li avrei fatti io. Confesso che sono un po’ fiero della mia abilità nel fare i bagagli. È una di quelle cose che sento di saper far meglio di chiunque altro nel mondo (a volte mi meraviglio con me stesso dell’enorme numero di cose che so fare meglio degli altri). Comunicai a George e ad Harris questa realtà e dissi loro che era meglio lasciassero a me il lavoro dei bagagli. Essi accettarono il mio consiglio con una prontezza che direi impudente. George si sistemò sulla sedia a sdraio ed accese la pipa; Harris appoggiò i piedi sul tavolo e si accese un sigaro. Ma non era così che la intendevo io. Io pensavo di dover essere il direttore del lavoro e che George ed Harris lavorassero al mio comando perché io li avrei mandati di qua e di là. Ciò malgrado, non dissi una parola e cominciai a metter la roba dentro. Mi accorsi subito che era una sfacchinata peggiore di quanto avessi immaginato; ma finalmente chiusi il valigione, mi ci sedetti sopra e strinsi bene le cinghie. - Ma gli stivali non li metti dentro? - disse Harris. Mi guardai intorno e vidi che me ne ero dimenticato. Harris è sempre lo stesso! Lui, si capisce, non avrebbe potuto avvisarmi prima che avessi chiuso la valigia e l’avessi legata. E George se la rideva, una di quelle risate irritanti, stupide, ghignanti del suo repertorio. Divenni furioso. Riaprii la valigia e vi posi dentro gli stivali e, proprio quando stavo stringendo le cinghie, mi spuntò un’idea tremenda. Lo spazzolino da denti. Lo avevo messo dentro o no? Non so come succeda ma io non so mai se ho messo o no lo spazzolino da denti in valigia. Lo spazzolino da denti è una cosa che quando viaggio riesce a stregarmi e a rovinarmi l’esistenza. Arrivo persino a sognare di notte che non l’ho messo in valigia; e mi sveglio sudando freddo, salto dal letto e mi metto alla sua caccia. Perciò la mattina seguente lo chiudo in valigia prima di usarlo e allora sono obbligato a disfare tutto per ritrovarlo e lui è sempre l’ultimo oggetto che riesco a tirar fuori. Poi rifaccio la valigia e me lo dimentico di nuovo e quindi all’ultimo momento devo correr su e portarmelo alla stazione avvolto in un fazzoletto! Ora misi tutto sottosopra e, naturalmente, non lo trovai. Rovistai ogni cosa riducendo quella roba allo stesso aspetto che doveva aver avuto il mondo quando non era ancora stato creato e su tutto regnava il caos. Inutile dire che quelli di Harris e di George li trovai diciotto volte di seguito, il mio, mai. Ricollocai tutto nella valigia, una cosa per volta, tenendo ogni indumento sospeso per aria e scuotendolo. Finalmente uscì da una scarpa. E feci il bagaglio di nuovo. Quand’ebbi finito ecco che George mi chiede se il sapone era dentro. Gli dissi che non me ne importava un accidente se il sapone fosse o non fosse dentro; strinsi la valigia di nuovo e la legai e subito mi ricordai che vi avevo lasciato dentro la borsa del tabacco e quindi dovevo riaprirla. Finalmente la chiusi definitivamente alle 10,05. (Tratto da: J. K. Jerome, Tre uomini in barca, Mursia) ironia contrasto aspettativa/ risultato contrattempo deformazione della realtà (caricatura) ripetizione delle situazioni esagerazione (iperbole) FLIPPED CLASSROOM UN PO’ DI UMORISMO A CLASSE CAPOVOLTA A CASA Guarda la Lezione interattiva Il racconto umoristico. Guarda anche le scene di due classici del cinema a p. 162 e 173, per capire subito gli elementi fondamentali della comicità. IN CLASSE L’insegnante assegna in lettura il testo Il tema è volato via… (da p. 165 oppure da p. 168) e dopo la lettura, ognuno svolge gli esercizi 1-10 di p. 167 oppure gli esercizi 1-11 alle pp. 172-173. A CASA Guarda più volte la Mappa interattiva e poi completa la Mappa di p. 207. Leggi i fumetti del divertente Libro da gustare alle pp. 215-218! IN CLASSE Divisi in gruppi, affrontate il COMPITO DI REALTÀ a p. 203.
STRUMENTI PER ANALIZZARE IL GENERE 2. IL RACCONTO UMORISTICO Che cos’è l’arte del divertire? L'umorismo è la capacità di cogliere il lato ridicolo di certe situazioni o di alcuni comportamenti ed è sicuramente una manifestazione dell'intelligenza umana. Infatti è diventato anche un genere letterario, in cui questa capacità è esercitata da bravi scrittori, come puoi vedere nei testi di questa sezione. La vita quotidiana offre diverse occasioni per sorridere: l'umorismo può, infatti, nascere da un atto intenzionale (una battuta, il racconto di un episodio divertente), oppure da una situazione inattesa, che rende improvvisamente ridicola una circostanza seria o svela aspetti divertenti di qualcuno. Solitamente si distingue la comicità dall'umorismo: la prima muove alla risata aperta; l'umorismo, invece, suscita, dietro il sorriso, la riflessione sulla natura dell'uomo e delle cose, pertanto nasce da un'intelligenza viva e raffinata. La vita culturale di ogni tempo si è arricchita delle più diverse espressioni dell'"arte del divertire". Ci sono commedie vecchie di secoli che rivelano una comicità ancora attuale. Molti racconti e molti romanzi sono ricchi di motivi umoristici, così come alcune poesie e persino qualche opera figurativa e musicale. Oggi la comicità sembra aver trovato i canali espressivi più potenti nella televisione e nel cinema; purtroppo, però, pur di far presa sul pubblico si scade, spesso, nella superficialità e nel cattivo gusto. Le caratteristiche del racconto umoristico Le situazioni potenzialmente divertenti sono davvero molte. Alcune situazioni possono diventare comiche...  • per un equivoco; • perché avviene l’esatto contrario di ciò che ci si attende, cioè si verifica un rovesciamento delle aspettative e dei ruoli; • quando viene pronunciata un’affermazione ovvia, talmente chiara ed evidente da risultare scontata e ridicola; • per il comportamento inadeguato alla situazione di uno o più personaggi; • per un evento inatteso che semina scompiglio e mette in evidenza alcuni difetti dei protagonisti. La tecnica narrativa Alla comicità delle situazioni corrisponde la scelta di particolari tecniche narrative e di uno stile adeguato. • Effetti di suspense, colpi di scena, contrattempi, equivoci vivacizzano la narrazione, favorendo l'irruzione improvvisa della comicità. • Ripetizione di situazioni: è un espediente di facile effetto che consiste nel ripetere, magari in modo accentuato e con qualche piccola variante, una situazione comica che si è già presentata in precedenza. • Personificazione degli oggetti: in alcuni momenti gli oggetti sembrano animarsi e sfuggire al controllo dei malcapitati protagonisti, che si trovano così coinvolti in situazioni molto buffe. • Esagerazione o iperbole: realizza una forzatura, una deformazione della realtà, che arriva, talvolta, a sfiorare l'assurdo. • Caricatura: si ha quando il gusto dell'esagerazione riguarda tipi e comportamenti umani, di cui viene accentuato ed evidenziato il lato ridicolo. • Creazione di contrasti: di solito si oppongono le buone intenzioni ai cattivi risultati ottenuti; spesso si ha anche una sproporzione tra il tipo di linguaggio usato e la situazione da narrare. • Ritmo incalzante: consente di concatenare efficacemente più situazioni o momenti divertenti. • Ironia: è un particolare modo di esprimersi con cui si assegna alle proprie parole un significato contrario, per ottenere un effetto derisorio. • Creazione di paradossi: sono ragionamenti o situazioni che si pongono in netta contraddizione con l'esperienza comune. Il linguaggio I personaggi possono far ridere per ciò che dicono e per come lo dicono. Si servono di: • battute di spirito, nonsense, frasi prive di logica, significati scambiati, giochi di parole, parole ed espressioni dal doppio senso; • soprannomi e nomi particolari; • neologismi buffi; • dialoghi che portano a una falsa comunicazione, a un fraintendimento; • toni di voce esasperati, striduli, sussurrati… Soffermiamoci su un racconto umoristico classico, tratto dal romanzo Tre uomini in barca di Jerome Klapka Jerome, per analizzarne le caratteristiche principali. AL CINEMA Anche la comicità al cinema scaturisce dall’esagerazione e dalla ripetizione: ne è un esempio classico e celebre questa scena, che ha come protagonista Charlot. • Quinto reparto, aumentare quattro uno! (da Tempi moderni di Charlie Chaplin) La preparazione dei bagagli Facemmo l’elenco delle cose che dovevamo portarci e che, prima di lasciarci quella sera, era diventato molto lungo. Il giorno dopo, venerdì, raccogliemmo tutto e alla sera ci riunimmo per fare i bagagli. Per il vestiario prendemmo un grosso valigione e per le vettovaglie e gli utensili di cucina un paio di ceste. Accostammo il tavolo contro la parete,  ammucchiammo tutto in mezzo alla stanza e ci sedemmo attorno in ammirazione.  Dissi che i bagagli li avrei fatti io. Confesso che sono un po’ fiero della mia abilità nel fare i bagagli. È una di quelle cose che sento di saper far meglio di chiunque altro nel mondo (a volte mi meraviglio con me stesso dell’enorme numero di cose che so fare meglio degli altri). Comunicai a George e ad Harris questa realtà e dissi loro che era meglio lasciassero a me il lavoro dei bagagli. Essi accettarono il mio consiglio con una prontezza che direi impudente.  George si sistemò sulla sedia a sdraio ed accese la pipa; Harris appoggiò i piedi sul tavolo e si accese un sigaro. Ma non era così che la intendevo io. Io pensavo di dover essere il direttore del lavoro e che George ed Harris lavorassero al mio comando perché io li avrei mandati di qua e di là. Ciò malgrado, non dissi una parola e cominciai a metter la roba dentro. Mi accorsi subito che era una sfacchinata peggiore di quanto avessi immaginato; ma finalmente chiusi il valigione, mi ci sedetti sopra e strinsi bene le cinghie. - Ma gli stivali non li metti dentro? - disse Harris. Mi guardai intorno e vidi che me ne ero dimenticato. Harris è sempre lo stesso! Lui, si capisce, non avrebbe potuto avvisarmi prima che avessi chiuso la valigia e l’avessi legata. E George se la rideva, una di quelle risate irritanti, stupide, ghignanti del suo repertorio. Divenni furioso. Riaprii la valigia e vi posi dentro gli stivali e,  proprio quando stavo stringendo le cinghie, mi spuntò un’idea tremenda. Lo spazzolino da denti. Lo avevo messo dentro o no? Non so come succeda ma io non so mai se ho messo o no lo spazzolino da denti in valigia. Lo spazzolino da denti è una cosa che quando viaggio riesce a stregarmi e a rovinarmi l’esistenza. Arrivo persino a sognare di notte che non l’ho messo in valigia; e mi sveglio sudando freddo, salto dal letto e mi metto alla sua caccia. Perciò la mattina seguente  lo chiudo in valigia prima di usarlo e allora sono obbligato a disfare tutto per ritrovarlo e lui è sempre l’ultimo oggetto che riesco a tirar fuori.  Poi rifaccio la valigia e me lo dimentico di nuovo e quindi all’ultimo momento devo correr su e portarmelo alla stazione avvolto in un fazzoletto! Ora misi tutto sottosopra e, naturalmente, non lo trovai.  Rovistai ogni cosa riducendo quella roba allo stesso aspetto che doveva aver avuto il mondo quando non era ancora stato creato e su tutto regnava il caos. Inutile dire che quelli di Harris e di George li trovai diciotto volte di seguito, il mio, mai. Ricollocai tutto nella valigia, una cosa per volta, tenendo ogni indumento sospeso per aria e scuotendolo.  Finalmente uscì da una scarpa. E feci il bagaglio di nuovo. Quand’ebbi finito ecco che George mi chiede se il sapone era dentro. Gli dissi che non me ne importava un accidente se il sapone fosse o non fosse dentro;  strinsi la valigia di nuovo e la legai e subito mi ricordai che vi avevo lasciato dentro la borsa del tabacco e quindi dovevo riaprirla. Finalmente la chiusi definitivamente alle 10,05. (Tratto da: J. K. Jerome, Tre uomini in barca, Mursia) ironia contrasto aspettativa/ risultato contrattempo deformazione della realtà (caricatura) ripetizione delle situazioni esagerazione (iperbole) FLIPPED CLASSROOM UN PO’ DI UMORISMO A CLASSE CAPOVOLTA A CASA Guarda la Lezione interattiva Il racconto umoristico. Guarda anche le scene di due classici del cinema a p. 162 e 173, per capire subito gli elementi fondamentali della comicità. IN CLASSE L’insegnante assegna in lettura il testo Il tema è volato via… (da p. 165 oppure da p. 168) e dopo la lettura, ognuno svolge gli esercizi 1-10 di p. 167 oppure gli esercizi 1-11 alle pp. 172-173. A CASA Guarda più volte la Mappa interattiva e poi completa la Mappa di p. 207. Leggi i fumetti del divertente Libro da gustare alle pp. 215-218! IN CLASSE Divisi in gruppi, affrontate il COMPITO DI REALTÀ a p. 203.