VOLTIAMO PAGINA ANTOLOGIA 2

Un richiamo irresistibile Jack London I cani erano ormai sfiniti, Mercedes piangeva abbandonata sulla slitta, Hal bestemmiava senza costrutto, e lo sguardo acquoso di Charles vagava ansiosamente quando giunsero barcollando al campo di John Thornton, alle foci del Fiume Bianco. Appena fermi, i cani caddero come colpiti a morte; Mercedes si asciugò gli occhi guardando John Thornton, e Charles si sedette per riposare su di un tronco. Si sedette lentamente e a fatica perché era irrigidito. Hal parlò. John Thornton stava dando gli ultimi tocchi a un manico di scure che aveva fatto con un ramo di betulla. Lavorava e ascoltava rispondendo a monosillabi, e, quando ne era richiesto, dando brevi consigli. Conosceva quei tipi ed esprimeva il proprio parere con la certezza che non sarebbe stato seguito. - Ci hanno già detto che il fondo sta cedendo e che la miglior cosa per noi sarebbe fermarci - disse Hal rispondendo all’esortazione di Thornton di non avventurarsi oltre sul ghiaccio rotto. - Ci hanno detto che non avremmo potuto fare il Fiume Bianco, ed eccoci qua. Quest’ultima frase fu pronunciata con un ghigno trionfante. - E vi hanno detto il vero - rispose John Thornton. - Il fondo può spezzarsi da un momento all’altro. Solo dei matti, con la cieca fortuna dei matti, potrebbero riuscirvi. Vi dico chiaro che non arrischierei la mia carcassa su quel ghiaccio per tutto l’oro dell’Alaska. - Sarà perché non sei matto - disse Hal. - Tuttavia noi andremo a Dawson. Prese la frusta. - Su, Buck! Hi! In piedi! Mush1. Thornton continuò il suo lavoro. Sapeva che era inutile intromettersi tra un pazzo e la sua pazzia; due o tre matti di più o di meno non avrebbero modificato l’ordine delle cose. Ma la muta2 non si alzò al comando. I cani erano entrati da un pezzo in quello stato in cui solo le percosse potevano farli muovere. La frusta sibilò qua e là senza misericordia. John Thornton strinse le labbra. Sol-leks fu il primo a rialzarsi penosamente. Teek lo seguì. Poi si alzò Joe guaendo di dolore. Pike fece penosi sforzi: cadde due volte quando si era già per metà rialzato e alla terza ci riuscì. Buck non fece alcuno sforzo e rimase tranquillo là dov’era caduto. La frusta si abbatté ripetutamente su di lui, ma egli non gemette e non si mosse. Più volte Thornton sussultò come se volesse parlare, ma poi cambiò idea. I suoi occhi si inumidirono e, mentre la frusta continuava ad abbattersi, si alzò e si mise a passeggiare senza scopo in su e in giù. Era la prima volta che Buck veniva meno3, ed era questa una ragione sufficiente per far divenire furibondo Hal. Lasciò la frusta per prendere il solito bastone. Ma Buck si rifiutò di muoversi anche sotto la pioggia di dolorosi colpi. Al pari dei suoi compagni aveva appena la forza di alzarsi, ma diversamente da loro, aveva deciso di restare a terra. Aveva la vaga sensazione di una condanna imminente. Lo aveva sentito nell’intimo mentre tirava lungo la riva, e quella sensazione non lo aveva più lasciato. Sembrava che il ghiaccio sottile e screpolato che si era sentito sotto i piedi per tutto il giorno, gli facesse intuire il disastro vicino, là su quel ghiaccio dove il suo padrone avrebbe voluto spingerlo. Si rifiutò di muoversi. Aveva sofferto tanto ed era ormai così stremato, che i colpi non gli facevano molto male. E, poiché continuavano a cadere su di lui, la scintilla di vita nel suo intimo vacillò e si abbassò: quasi si spense. Si sentiva stranamente intorpidito. Aveva l’impressione di essere percosso come attraverso una grande distanza. Le ultime sensazioni di dolore lo abbandonarono. Non sentì più nulla sebbene molto debolmente potesse udire i colpi del bastone sul suo corpo. Ma non era più il suo corpo, tanto sembrava lontano. E allora, d’un tratto, senza preavviso, con un grido inarticolato, simile a quello di un animale, John Thornton si scagliò sull’uomo che impugnava il bastone. Hal fu spinto indietro come colpito da un albero abbattuto. Mercedes diede uno strido. Charles guardava smarrito asciugandosi gli occhi acquosi, ma non si alzò. John Thornton era chino su Buck tentando di dominarsi, troppo preso dal furore per poter parlare. - Se batti ancora questo cane, ti ammazzo - riuscì finalmente a dire con voce soffocata. - Il cane è mio - rispose Hal asciugandosi il sangue che gli usciva dalla bocca e tornando verso di lui. - Togliti dai piedi o ti faccio fuori. Vado a Dawson. Thornton stava tra lui e Buck e non mostrava alcuna intenzione di levarsi di mezzo. Hal trasse il suo lungo coltello da caccia. Mercedes strillava, piangeva, rideva abbandonandosi a un confuso attacco di isterismo. Thornton colpì le dita di Hal con il manico della scure facendogli cadere il coltello, e gliele colpì ancora mentre tentava di raccoglierlo. Poi si chinò, lo raccolse egli stesso, e con due colpi recise le tirelle4 di Buck. Hal non aveva più voglia di combattere. Inoltre la sorella gli teneva ferme le mani, o meglio le braccia. Buck era troppo vicino alla morte per poter ancora tirare la slitta. Pochi minuti dopo essi se ne andarono lungo il fiume. Buck li udì allontanarsi e alzò la testa per vedere. Pike guidava, seguivano Sol-leks, Joe e Teek. Zoppicavano e barcollavano. Mercedes si faceva trascinare sulla slitta carica. Hal era al timone e Charles veniva dietro incespicando. Mentre Buck li guardava. Thornton si inginocchiò a lui, e con le sue rozze e affettuose mani cercò se vi fossero ossa rotte. Quando fu sicuro che non vi era niente altro se non molte contusioni e un terribile stato di inedia5, la slitta si era allontanata di un quarto di miglia. Il cane e l’uomo la guardavano strisciare sul ghiaccio. Improvvisamente videro sprofondare la parte posteriore e il timone, con Hal aggrappato, ergersi nell’aria. Giunse alle loro orecchie l’urlo di Mercedes. Videro Charles voltarsi e fare un passo per tornare indietro, poi un’intera lastra di ghiaccio cedette, e i cani e gli uomini scomparvero. Rimase solo una buca aperta. La pista aveva ceduto. John Thornton e Buck si guardarono. - Poveri diavoli - disse John Thornton. E Buck gli leccò la mano. Il dicembre precedente, quando John Thornton aveva avuto i piedi congelati i suoi compagni lo avevano sistemato con cura e lo avevano lasciato perché si ristabilisse, risalendo poi il fiume per prendere una partita di tronchi da portarsi a Dawson lungo il fiume. Quando salvò Buck zoppicava ancora un poco, ma con l’inoltrarsi della nuova stagione anche questo leggero inconveniente scomparve. E là, sdraiato sulla riva del fiume, nei lunghi giorni di primavera, osservando il fluire delle acque, ascoltando pigramente il canto degli uccelli e il mormorio della natura, Buck a poco a poco ricuperò le forze. Un buon riposo viene molto a proposito quando uno ha viaggiato per tremila miglia. E bisogna confessare che Buck divenne pigro, mentre le sue ferite rimarginavano, i suoi muscoli tornavano a farsi turgidi6 e la carne copriva nuovamente le sue ossa. A dire il vero, tutti loro stavano tranquillamente in ozio: Buck, John Thornton e Skeet e Nig, aspettando il carico di tronchi che doveva portarli a Dawson. Skeet era una piccola setter irlandese, che fece presto amicizia con Buck: mezzo morto com’era, egli non poteva respingere i suoi approcci. Essa aveva quelle facoltà risanatrici che alcuni cani posseggono; e come una gatta lava i suoi gattini, così ella lavava e puliva le ferite di Buck. Ogni mattina, quando lui aveva finito la colazione, Skeet veniva regolarmente ad adempiere al compito che si era prefissa, finché egli cominciò a desiderare le sue cure non meno di quelle di Thornton. Nig, egualmente amichevole, sebbene meno espansivo, era un grande cane nero, mezzo alano e mezzo segugio, con gli occhi ridenti e una bonarietà senza limiti. Con molta sorpresa di Buck, questi cani non apparivano affatto gelosi di lui. Sembravano condividere la bontà e la generosità di John Thornton. Via via che Buck riprendeva le forze, essi lo invitarono a buffi giochi di ogni sorta, ai quali lo stesso Thornton non poteva fare a meno di unirsi; e in questo modo Buck durante la sua convalescenza giunse a un nuovo periodo della sua vita. Per la prima volta conobbe l’amore, l’amore schietto e appassionato. Non ne aveva avuto esperienza nella casa del giudice Miller, laggiù, nella California baciata dal sole. Con i figli del giudice, andando a caccia o a passeggio, era stato un compagno di lavoro; per i nipoti del giudice una specie di solenne guardiano; e per il giudice stesso un dignitoso e serio amico; ma l’amore, febbre ardente, adorazione, follia, lo aveva fatto sorgere in lui solo John Thornton. Quell’uomo gli aveva salvato la vita, e questo era qualche cosa; ma inoltre era il padrone ideale. Gli altri provvedevano al benessere dei loro cani per un senso di dovere e di pratica utilità; lui invece lo faceva come se fossero stati suoi figli, perché non poteva fare altrimenti. E andava anche oltre. Non dimenticava mai di dar loro un saluto benevolo, di rivolger loro una buona parola, e si divertiva non meno di loro a sedersi in mezzo ai suoi cani facendo con loro lunghe conversazioni. […] IL ROMANZO - IL RICHIAMO DELLA FORESTA Autore Jack London 1ª ed. originale 1903 Genere romanzo d’avventura Lingua originale inglese Titolo originale The Call of the Wild Ambientazione Canada nord-occidentale, terrritori dei fiumi Klondike e Yukon Il testo Seguiamo le avventure di Buck attraverso tre momenti del romanzo. Buck, un cane da slitta, viene venduto a un uomo di nome Charles, che si mette in viaggio con la moglie Mercedes e suo fratello Hal verso l’Alaska. I tre sono inesperti sia dei trasporti su slitta sia delle tecniche di sopravvivenza nei territori del Grande Nord. Ma nonostante ciò ignorano l’avvertimento di non viaggiare durante il disgelo nella stagione primaverile. E quando i viveri cominciano a scarseggiare, non nutrono più i cani. Un giorno si imbattono in John Thornton, un esperto conoscitore della natura selvaggia di quei luoghi… L’autore Jack London nacque in California nel 1876. Condusse una vita avventurosa, di cui spesso si ritrovano tracce nelle sue opere. Cominciò a viaggiare a quindici anni e fece ogni genere di mestiere: venditore di giornali, mozzo sulle navi, cacciatore di foche in Siberia, cercatore d’oro in Alaska. Le sue opere (tra cui ricordiamo anche Zanna Bianca e Martin Eden) continuano ad avere uno straordinario successo in tutto il mondo. Morì nel 1916. Dove? I territori dello Yukon si estendono nella zona nord-occidentale del Canada. 1. Mush: termine inglese che corrisponde all’italiano “avanti”. 2. la muta: il gruppo di cani impiegati per il traino della slitta. 3. veniva meno: si rifiutava di obbedire. 4. tirelle: le due strisce di cuoio che dal pettorale o dal collare del cane vanno ad agganciarsi alle stanghe della slitta, e servono a tirarla. 5. inedia: stato di esaurimento e debolezza conseguente a un prolungato digiuno. 6. turgidi: ingrossati e tesi. La convalescenza di Buck si protrae per un lungo periodo, durante il quale il cane riacquista via via forza e salute. Ma insieme al ritrovato vigore, comincia ad avvertire uno strano richiamo… E vicinissimo era il richiamo che sempre risuonava nelle profondità della foresta. Quell’appello lo colmava di una grande irrequietudine e di strani desideri, provocava in lui una vaga, dolce felicità, e Buck si rendeva conto di selvaggi desideri e impulsi per cose che non conosceva. Qualche volta seguiva il richiamo della foresta, cercandolo come se fosse una cosa tangibile. Cacciava il naso nel fresco muschio del bosco, o nella nera terra dove crescevano alte erbe, e fiutava con gioia i grassi odori del terreno; oppure stava acquattato per ore, come se si nascondesse, dietro i tronchi ricoperti di funghi o gli alberi abbattuti, con gli occhi e gli orecchi tesi a tutto ciò che si muoveva o risuonava intorno a lui. Forse, standosene così, sperava di sorprendere quel richiamo che non riusciva a capire. Ma non sapeva perché facesse tutto ciò. Era costretto a farlo, ma non poteva afferrarlo con il pensiero. Impulsi irresistibili lo afferrarono. Se ne stava magari tranquillo nell’accampamento, sonnecchiando oziosamente nel caldo pomeriggio, quando a un tratto ergeva la testa con le orecchie dritte, tutte intese ad ascoltare, e poi balzava in piedi e si slanciava avanti, sempre avanti, per ore, attraverso la foresta e le aperte radure dove crescevano folti i canneti. Gli piaceva correre nei letti asciutti dei torrenti, spiare la vita degli uccelli del bosco. A volte per un giorno intero se ne stava sdraiato nel sottobosco dove poteva osservare le pernici che andavano in su e in giù becchettando. Ma soprattutto gli piaceva correre nel cupo crepuscolo delle mezzenotti estive, ascoltando i soffocati e sonnolenti sussurri della foresta, interpretando segni e suoni così come un uomo può leggere un libro, e cercando quella misteriosa cosa che continuava, continuava a chiamarlo, nel sogno e nella veglia, ad ogni ora, perché la raggiungesse. Una notte balzò dal sonno sussultando, l’occhio intento, le narici frementi, la criniera irta in onde fuggenti. Dalla foresta giungeva il richiamo (o per lo meno una nota di esso, ché il richiamo aveva molte note) distinto e definito come non mai: un lungo ululato, simile a un qualsiasi suono emesso da un cane eschimese, e tuttavia diverso. Ed egli lo riconobbe come suono già udito. Balzò attraverso il campo addormentato, e rapido e silenzioso si precipitò tra i boschi. Via via che si avvicinava al grido rallentava la sua corsa, divenendo cauto in ogni movimento, finché giunse a una radura fra gli alberi e, spiando, vide, eretto sulle anche, il muso puntato al cielo, un lungo e sottile lupo dei boschi. Non aveva fatto alcun rumore, e tuttavia il lupo cessò di ululare e cercò di sentire la sua presenza. Buck avanzò decisamente nello spazio aperto, un poco piegato, col corpo raccolto, la coda dritta e rigida, mentre i piedi si posavano a terra con inconsueta cura. Ogni movimento esprimeva minacce frammiste con profferte di amicizia. Era la minacciosa tregua propria dell’incontro tra bestie selvagge. (Tratto da: J. London, Il richiamo della foresta, BUR) LIBRI PER TE Jack London, Il richiamo della foresta, BUR Il romanzo si svolge prevalentemente nel Nord America, durante la “Corsa all’oro”, esperienza che London aveva vissuto in prima persona. Il protagonista è Buck, un grosso cane, frutto di un incrocio tra un San Bernardo e un pastore scozzese. La sua tranquilla e agiata vita in California, nella villa del giudice Miller, è brutalmente interrotta allorché viene rapito e venduto dal giardiniere del giudice per pagare dei debiti di gioco. Buck è quindi portato nelle fredde lande del Nord per essere usato come cane da slitta. Viene poi rivenduto a diversi proprietari, con i quali impara velocemente come sopravvivere alla fatica, al freddo, all’aggressività degli altri cani della muta. Dopo diverse drammatiche avventure, che lo portano quasi alla morte, Buck è salvato e curato da John Thornton, con cui instaura un rapporto di fedele amicizia, amore e devozione. Nonostante la forza di questo legame, Buck sente riaffiorare con forza crescente i suoi istinti primordiali, che lo spingono a esplorare la natura circostante sino a farlo incontrare con un lupo nella foresta… LESSICO 1. Alla riga 1 del testo leggiamo «I cani erano ormai sfiniti». Qualche riga dopo, quale similitudine usa l’autore per rendere ancora meglio l’idea? Sottolineala. 2. Rileggi la parte di testo da «Ma la muta non si alzò» (r. 29) a «ma non si alzò» (r. 63), in cui le scelte linguistiche contribuiscono a mantenere alta la tensione narrativa. Rispondi o completa, con le parole del testo. • Quale verbo viene usato per indicare il movimento e il rumore della frusta? • Le bastonate colpiscono Buck come una • Quale frase indica che, sotto i colpi, Buck è quasi in punto di morte? • Thornton si scaglia su Hal con un grido indistinto, definito • Hal viene gettato all’indietro 3. Quesito INVALSI La frase «Ci hanno detto che non avremmo potuto fare il Fiume Bianco, ed eccoci qua» (r. 15-17), pronunciata da Hal con un “ghigno trionfante”, ci fa capire che A. il Fiume Bianco ghiacciato non era in realtà pericoloso da attraversare B. chi aveva suggerito loro di non fidarsi aveva dato un consiglio sbagliato C. Hal, presuntuoso e arrogante, sottovaluta il reale pericolo del disgelo D. Hal e i suoi compagni sanno bene come affrontare la natura ostile 4. Quesito INVALSI Thornton si rivolge ad Hal «con voce soffocata» (r. 67) perché A. ha difficoltà a respirare per lo sforzo B. ha difficoltà a respirare per la rabbia C. cerca di dominare la sua rabbia D. cerca di soffocare la crisi di violenza ANALIZZARE 5. Compaiono nel testo precise indicazioni geografiche? Quali? • I luoghi in cui si svolgono i fatti sono interni esterni • Qual è l’ambiente principale in cui si svolge la narrazione? • In quale parte del testo vi sono descrizioni più dettagliate dell’ambiente? Sottolinea qualche esempio. 6. Individua ed evidenzia nel testo tutte le indicazioni legate al tempo in cui si svolge la vicenda. Ti sarà più facile trovarle seguendo la traccia delle domande, come nell’esempio. • Quanto tempo trascorre tra il momento in cui Thornton blocca Hal e quello in cui il gruppo riparte lungo il fiume? • Quando Thornton aveva subito il congelamento dei piedi? • Quando Thornton smette di zoppicare? • Quando Skeet va a curare Buck? • Quando Buck sonnecchiava oziosamente? • Quanto tempo Buck se ne stava sdraiato a osservare le pernici? • Quando gli piaceva soprattutto correre? • Quando Buck sente il richiamo in modo più distinto che mai? 7. Possiamo perciò capire che a. il primo episodio si svolge ☐ in pieno inverno ☐ all’inizio della primavera ☐ d’estate ☐ a primavera inoltrata b. il secondo episodio (Buck presso l’accampamento di Thornton) si svolge ☐ in pieno inverno ☐ all’inizio della primavera ☐ d’estate ☐ a primavera inoltrata c. il terzo episodio si svolge ☐ in pieno inverno ☐ all’inizio della primavera ☐ d’estate ☐ a primavera inoltrata 8. Il protagonista del romanzo e anche degli episodi che ti abbiamo presentato è Buck. a. Anche se il suo aspetto fisico è descritto in altre parti del romanzo, sapresti definire la sua corporatura con due aggettivi? b. Molto più approfonditi sono i suoi stati d’animo. Per ognuno dei seguenti aggettivi o espressioni, trova il punto del testo che lo esemplifica ed evidenzialo. Poi scrivi una frase che spieghi ciascuno stato d’animo, come nell’esempio. BUCK È: intuitivo • rassegnato • riconoscente • molto sorpreso • pieno d’amore • irrequieto • confuso • incontenibile • minaccioso e amichevole 9. Quali sono le due qualità principali di John Thornton? 10. Una rapida ma efficace immagine di Thornton ci viene già data nel primo episodio, quando esamina Buck per capire se è ferito gravemente. Come sono definite le sue mani? 11. Trova la sequenza riflessiva in cui si spiega come John Thornton fosse il padrone ideale: quali erano i motivi che lo rendevano così unico? Puoi rispondere usando qualche parola del testo. 12. La piccola, simpatica Skeet si prende cura delle ferite di Buck, come… Trascrivi la similitudine del testo, dalla quale traspare il grande affetto dimostrato dalla cagnolina. 13. Ricostruisci la trama, scrivendo il riassunto del brano. Ti diamo un aiuto, con la scaletta delle informazioni essenziali da completare. • Thornton avverte … di non attraversare il fiume gelato, ma essi non intendono ascoltare … • Anzi, ordinano alla muta … • Buck, esausto, affamato e percependo il pericolo, si rifiuta di obbedire e continua a giacere sulla neve, immobile; Hal allora … • Thornton, riconosciuto il cane come una bestia di grande valore e disgustato dall’atteggiamento violento dei suoi padroni, libera Buck … • I tre ripartono lungo il fiume, ma … • Buck conosce finalmente le cure e l’affetto di … • Ma l’istinto di Buck … ESPRIMERE E VALUTARE 14. Scrivere Mettiti nei panni di Buck e prova a riscrivere dal suo punto di vista, in prima persona, la scena intensa e commovente in cui si rifiuta di rialzarsi nonostante le percosse. CITTADINANZA ATTIVA E CONSAPEVOLE 15. Parlare «Il cane è mio» risponde Hal a Thornton che gli ordina di smettere di picchiare Buck. • È una risposta legittima, secondo te? • Il fatto che un animale ci appartenga ci dà il diritto di disporne come vogliamo, oppure siamo tenuti ad averne cura, sia dal punto di vista fisico sia dal lato affettivo? Che cosa ne pensi? Confronta le idee in classe. AL CINEMA Una bambina trova un cane lupo ferito e vorrebbe portarlo con sé in città. Ma il nonno è perplesso e tutte le sere le legge alcune pagine di Il richiamo della foresta. • C’era qualcosa nella foresta che lo chiamava (da Il richiamo della foresta di Richard Gabai)
Un richiamo irresistibile Jack London I cani erano ormai sfiniti, Mercedes piangeva abbandonata sulla slitta, Hal bestemmiava senza costrutto, e lo sguardo acquoso di Charles vagava ansiosamente quando giunsero barcollando al campo di John Thornton, alle foci del Fiume Bianco. Appena fermi, i cani caddero come colpiti a morte; Mercedes si asciugò gli occhi guardando John Thornton, e Charles si sedette per riposare su di un tronco. Si sedette lentamente e a fatica perché era irrigidito. Hal parlò. John Thornton stava dando gli ultimi tocchi a un manico di scure che aveva fatto con un ramo di betulla. Lavorava e ascoltava rispondendo a monosillabi, e, quando ne era richiesto, dando brevi consigli. Conosceva quei tipi ed esprimeva il proprio parere con la certezza che non sarebbe stato seguito. - Ci hanno già detto che il fondo sta cedendo e che la miglior cosa per noi sarebbe fermarci - disse Hal rispondendo all’esortazione di Thornton di non avventurarsi oltre sul ghiaccio rotto. - Ci hanno detto che non avremmo potuto fare il Fiume Bianco, ed eccoci qua. Quest’ultima frase fu pronunciata con un ghigno trionfante. - E vi hanno detto il vero - rispose John Thornton. - Il fondo può spezzarsi da un momento all’altro. Solo dei matti, con la cieca fortuna dei matti, potrebbero riuscirvi. Vi dico chiaro che non arrischierei la mia carcassa su quel ghiaccio per tutto l’oro dell’Alaska. - Sarà perché non sei matto - disse Hal. - Tuttavia noi andremo a Dawson. Prese la frusta. - Su, Buck! Hi! In piedi! Mush1. Thornton continuò il suo lavoro. Sapeva che era inutile intromettersi tra un pazzo e la sua pazzia; due o tre matti di più o di meno non avrebbero modificato l’ordine delle cose. Ma la muta2 non si alzò al comando. I cani erano entrati da un pezzo in quello stato in cui solo le percosse potevano farli muovere. La frusta sibilò qua e là senza misericordia. John Thornton strinse le labbra. Sol-leks fu il primo a rialzarsi penosamente. Teek lo seguì. Poi si alzò Joe guaendo di dolore. Pike fece penosi sforzi: cadde due volte quando si era già per metà rialzato e alla terza ci riuscì. Buck non fece alcuno sforzo e rimase tranquillo là dov’era caduto. La frusta si abbatté ripetutamente su di lui, ma egli non gemette e non si mosse. Più volte Thornton sussultò come se volesse parlare, ma poi cambiò idea. I suoi occhi si inumidirono e, mentre la frusta continuava ad abbattersi, si alzò e si mise a passeggiare senza scopo in su e in giù. Era la prima volta che Buck veniva meno3, ed era questa una ragione sufficiente per far divenire furibondo Hal. Lasciò la frusta per prendere il solito bastone. Ma Buck si rifiutò di muoversi anche sotto la pioggia di dolorosi colpi. Al pari dei suoi compagni aveva appena la forza di alzarsi, ma diversamente da loro, aveva deciso di restare a terra. Aveva la vaga sensazione di una condanna imminente. Lo aveva sentito nell’intimo mentre tirava lungo la riva, e quella sensazione non lo aveva più lasciato. Sembrava che il ghiaccio sottile e screpolato che si era sentito sotto i piedi per tutto il giorno, gli facesse intuire il disastro vicino, là su quel ghiaccio dove il suo padrone avrebbe voluto spingerlo. Si rifiutò di muoversi. Aveva sofferto tanto ed era ormai così stremato, che i colpi non gli facevano molto male. E, poiché continuavano a cadere su di lui, la scintilla di vita nel suo intimo vacillò e si abbassò: quasi si spense. Si sentiva stranamente intorpidito. Aveva l’impressione di essere percosso come attraverso una grande distanza. Le ultime sensazioni di dolore lo abbandonarono. Non sentì più nulla sebbene molto debolmente potesse udire i colpi del bastone sul suo corpo. Ma non era più il suo corpo, tanto sembrava lontano. E allora, d’un tratto, senza preavviso, con un grido inarticolato, simile a quello di un animale, John Thornton si scagliò sull’uomo che impugnava il bastone. Hal fu spinto indietro come colpito da un albero abbattuto. Mercedes diede uno strido. Charles guardava smarrito asciugandosi gli occhi acquosi, ma non si alzò. John Thornton era chino su Buck tentando di dominarsi, troppo preso dal furore per poter parlare. - Se batti ancora questo cane, ti ammazzo - riuscì finalmente a dire con voce soffocata. - Il cane è mio - rispose Hal asciugandosi il sangue che gli usciva dalla bocca e tornando verso di lui. - Togliti dai piedi o ti faccio fuori. Vado a Dawson. Thornton stava tra lui e Buck e non mostrava alcuna intenzione di levarsi di mezzo. Hal trasse il suo lungo coltello da caccia. Mercedes strillava, piangeva, rideva abbandonandosi a un confuso attacco di isterismo. Thornton colpì le dita di Hal con il manico della scure facendogli cadere il coltello, e gliele colpì ancora mentre tentava di raccoglierlo. Poi si chinò, lo raccolse egli stesso, e con due colpi recise le tirelle4 di Buck. Hal non aveva più voglia di combattere. Inoltre la sorella gli teneva ferme le mani, o meglio le braccia. Buck era troppo vicino alla morte per poter ancora tirare la slitta. Pochi minuti dopo essi se ne andarono lungo il fiume. Buck li udì allontanarsi e alzò la testa per vedere. Pike guidava, seguivano Sol-leks, Joe e Teek. Zoppicavano e barcollavano. Mercedes si faceva trascinare sulla slitta carica. Hal era al timone e Charles veniva dietro incespicando. Mentre Buck li guardava. Thornton si inginocchiò a lui, e con le sue rozze e affettuose mani cercò se vi fossero ossa rotte. Quando fu sicuro che non vi era niente altro se non molte contusioni e un terribile stato di inedia5, la slitta si era allontanata di un quarto di miglia. Il cane e l’uomo la guardavano strisciare sul ghiaccio. Improvvisamente videro sprofondare la parte posteriore e il timone, con Hal aggrappato, ergersi nell’aria. Giunse alle loro orecchie l’urlo di Mercedes. Videro Charles voltarsi e fare un passo per tornare indietro, poi un’intera lastra di ghiaccio cedette, e i cani e gli uomini scomparvero. Rimase solo una buca aperta. La pista aveva ceduto. John Thornton e Buck si guardarono. - Poveri diavoli - disse John Thornton. E Buck gli leccò la mano. Il dicembre precedente, quando John Thornton aveva avuto i piedi congelati i suoi compagni lo avevano sistemato con cura e lo avevano lasciato perché si ristabilisse, risalendo poi il fiume per prendere una partita di tronchi da portarsi a Dawson lungo il fiume. Quando salvò Buck zoppicava ancora un poco, ma con l’inoltrarsi della nuova stagione anche questo leggero inconveniente scomparve. E là, sdraiato sulla riva del fiume, nei lunghi giorni di primavera, osservando il fluire delle acque, ascoltando pigramente il canto degli uccelli e il mormorio della natura, Buck a poco a poco ricuperò le forze. Un buon riposo viene molto a proposito quando uno ha viaggiato per tremila miglia. E bisogna confessare che Buck divenne pigro, mentre le sue ferite rimarginavano, i suoi muscoli tornavano a farsi turgidi6 e la carne copriva nuovamente le sue ossa. A dire il vero, tutti loro stavano tranquillamente in ozio: Buck, John Thornton e Skeet e Nig, aspettando il carico di tronchi che doveva portarli a Dawson. Skeet era una piccola setter irlandese, che fece presto amicizia con Buck: mezzo morto com’era, egli non poteva respingere i suoi approcci. Essa aveva quelle facoltà risanatrici che alcuni cani posseggono; e come una gatta lava i suoi gattini, così ella lavava e puliva le ferite di Buck. Ogni mattina, quando lui aveva finito la colazione, Skeet veniva regolarmente ad adempiere al compito che si era prefissa, finché egli cominciò a desiderare le sue cure non meno di quelle di Thornton. Nig, egualmente amichevole, sebbene meno espansivo, era un grande cane nero, mezzo alano e mezzo segugio, con gli occhi ridenti e una bonarietà senza limiti. Con molta sorpresa di Buck, questi cani non apparivano affatto gelosi di lui. Sembravano condividere la bontà e la generosità di John Thornton. Via via che Buck riprendeva le forze, essi lo invitarono a buffi giochi di ogni sorta, ai quali lo stesso Thornton non poteva fare a meno di unirsi; e in questo modo Buck durante la sua convalescenza giunse a un nuovo periodo della sua vita. Per la prima volta conobbe l’amore, l’amore schietto e appassionato. Non ne aveva avuto esperienza nella casa del giudice Miller, laggiù, nella California baciata dal sole. Con i figli del giudice, andando a caccia o a passeggio, era stato un compagno di lavoro; per i nipoti del giudice una specie di solenne guardiano; e per il giudice stesso un dignitoso e serio amico; ma l’amore, febbre ardente, adorazione, follia, lo aveva fatto sorgere in lui solo John Thornton. Quell’uomo gli aveva salvato la vita, e questo era qualche cosa; ma inoltre era il padrone ideale. Gli altri provvedevano al benessere dei loro cani per un senso di dovere e di pratica utilità; lui invece lo faceva come se fossero stati suoi figli, perché non poteva fare altrimenti. E andava anche oltre. Non dimenticava mai di dar loro un saluto benevolo, di rivolger loro una buona parola, e si divertiva non meno di loro a sedersi in mezzo ai suoi cani facendo con loro lunghe conversazioni. […] IL ROMANZO - IL RICHIAMO DELLA FORESTA Autore Jack London 1ª ed. originale 1903 Genere romanzo d’avventura Lingua originale inglese Titolo originale The Call of the Wild Ambientazione Canada nord-occidentale, terrritori dei fiumi Klondike e Yukon Il testo Seguiamo le avventure di Buck attraverso tre momenti del romanzo. Buck, un cane da slitta, viene venduto a un uomo di nome Charles, che si mette in viaggio con la moglie Mercedes e suo fratello Hal verso l’Alaska. I tre sono inesperti sia dei trasporti su slitta sia delle tecniche di sopravvivenza nei territori del Grande Nord. Ma nonostante ciò ignorano l’avvertimento di non viaggiare durante il disgelo nella stagione primaverile. E quando i viveri cominciano a scarseggiare, non nutrono più i cani. Un giorno si imbattono in John Thornton, un esperto conoscitore della natura selvaggia di quei luoghi… L’autore Jack London nacque in California nel 1876. Condusse una vita avventurosa, di cui spesso si ritrovano tracce nelle sue opere. Cominciò a viaggiare a quindici anni e fece ogni genere di mestiere: venditore di giornali, mozzo sulle navi, cacciatore di foche in Siberia, cercatore d’oro in Alaska. Le sue opere (tra cui ricordiamo anche Zanna Bianca e Martin Eden) continuano ad avere uno straordinario successo in tutto il mondo. Morì nel 1916. Dove? I territori dello Yukon si estendono nella zona nord-occidentale del Canada. 1. Mush: termine inglese che corrisponde all’italiano “avanti”. 2. la muta: il gruppo di cani impiegati per il traino della slitta. 3. veniva meno: si rifiutava di obbedire. 4. tirelle: le due strisce di cuoio che dal pettorale o dal collare del cane vanno ad agganciarsi alle stanghe della slitta, e servono a tirarla. 5. inedia: stato di esaurimento e debolezza conseguente a un prolungato digiuno. 6. turgidi: ingrossati e tesi. La convalescenza di Buck si protrae per un lungo periodo, durante il quale il cane riacquista via via forza e salute. Ma insieme al ritrovato vigore, comincia ad avvertire uno strano richiamo… E vicinissimo era il richiamo che sempre risuonava nelle profondità della foresta. Quell’appello lo colmava di una grande irrequietudine e di strani desideri, provocava in lui una vaga, dolce felicità, e Buck si rendeva conto di selvaggi desideri e impulsi per cose che non conosceva. Qualche volta seguiva il richiamo della foresta, cercandolo come se fosse una cosa tangibile. Cacciava il naso nel fresco muschio del bosco, o nella nera terra dove crescevano alte erbe, e fiutava con gioia i grassi odori del terreno; oppure stava acquattato per ore, come se si nascondesse, dietro i tronchi ricoperti di funghi o gli alberi abbattuti, con gli occhi e gli orecchi tesi a tutto ciò che si muoveva o risuonava intorno a lui. Forse, standosene così, sperava di sorprendere quel richiamo che non riusciva a capire. Ma non sapeva perché facesse tutto ciò. Era costretto a farlo, ma non poteva afferrarlo con il pensiero. Impulsi irresistibili lo afferrarono. Se ne stava magari tranquillo nell’accampamento, sonnecchiando oziosamente nel caldo pomeriggio, quando a un tratto ergeva la testa con le orecchie dritte, tutte intese ad ascoltare, e poi balzava in piedi e si slanciava avanti, sempre avanti, per ore, attraverso la foresta e le aperte radure dove crescevano folti i canneti. Gli piaceva correre nei letti asciutti dei torrenti, spiare la vita degli uccelli del bosco. A volte per un giorno intero se ne stava sdraiato nel sottobosco dove poteva osservare le pernici che andavano in su e in giù becchettando. Ma soprattutto gli piaceva correre nel cupo crepuscolo delle mezzenotti estive, ascoltando i soffocati e sonnolenti sussurri della foresta, interpretando segni e suoni così come un uomo può leggere un libro, e cercando quella misteriosa cosa che continuava, continuava a chiamarlo, nel sogno e nella veglia, ad ogni ora, perché la raggiungesse. Una notte balzò dal sonno sussultando, l’occhio intento, le narici frementi, la criniera irta in onde fuggenti. Dalla foresta giungeva il richiamo (o per lo meno una nota di esso, ché il richiamo aveva molte note) distinto e definito come non mai: un lungo ululato, simile a un qualsiasi suono emesso da un cane eschimese, e tuttavia diverso. Ed egli lo riconobbe come suono già udito. Balzò attraverso il campo addormentato, e rapido e silenzioso si precipitò tra i boschi. Via via che si avvicinava al grido rallentava la sua corsa, divenendo cauto in ogni movimento, finché giunse a una radura fra gli alberi e, spiando, vide, eretto sulle anche, il muso puntato al cielo, un lungo e sottile lupo dei boschi. Non aveva fatto alcun rumore, e tuttavia il lupo cessò di ululare e cercò di sentire la sua presenza. Buck avanzò decisamente nello spazio aperto, un poco piegato, col corpo raccolto, la coda dritta e rigida, mentre i piedi si posavano a terra con inconsueta cura. Ogni movimento esprimeva minacce frammiste con profferte di amicizia. Era la minacciosa tregua propria dell’incontro tra bestie selvagge. (Tratto da: J. London, Il richiamo della foresta, BUR) LIBRI PER TE Jack London, Il richiamo della foresta, BUR Il romanzo si svolge prevalentemente nel Nord America, durante la “Corsa all’oro”, esperienza che London aveva vissuto in prima persona. Il protagonista è Buck, un grosso cane, frutto di un incrocio tra un San Bernardo e un pastore scozzese. La sua tranquilla e agiata vita in California, nella villa del giudice Miller, è brutalmente interrotta allorché viene rapito e venduto dal giardiniere del giudice per pagare dei debiti di gioco. Buck è quindi portato nelle fredde lande del Nord per essere usato come cane da slitta. Viene poi rivenduto a diversi proprietari, con i quali impara velocemente come sopravvivere alla fatica, al freddo, all’aggressività degli altri cani della muta. Dopo diverse drammatiche avventure, che lo portano quasi alla morte, Buck è salvato e curato da John Thornton, con cui instaura un rapporto di fedele amicizia, amore e devozione. Nonostante la forza di questo legame, Buck sente riaffiorare con forza crescente i suoi istinti primordiali, che lo spingono a esplorare la natura circostante sino a farlo incontrare con un lupo nella foresta… LESSICO 1. Alla riga 1 del testo leggiamo «I cani erano ormai sfiniti». Qualche riga dopo, quale similitudine usa l’autore per rendere ancora meglio l’idea? Sottolineala. 2. Rileggi la parte di testo da «Ma la muta non si alzò» (r. 29) a «ma non si alzò» (r. 63), in cui le scelte linguistiche contribuiscono a mantenere alta la tensione narrativa. Rispondi o completa, con le parole del testo. • Quale verbo viene usato per indicare il movimento e il rumore della frusta? • Le bastonate colpiscono Buck come una  • Quale frase indica che, sotto i colpi, Buck è quasi in punto di morte? • Thornton si scaglia su Hal con un grido indistinto, definito  • Hal viene gettato all’indietro  3. Quesito INVALSI La frase «Ci hanno detto che non avremmo potuto fare il Fiume Bianco, ed eccoci qua» (r. 15-17), pronunciata da Hal con un “ghigno trionfante”, ci fa capire che A. il Fiume Bianco ghiacciato non era in realtà pericoloso da attraversare B. chi aveva suggerito loro di non fidarsi aveva dato un consiglio sbagliato C. Hal, presuntuoso e arrogante, sottovaluta il reale pericolo del disgelo D. Hal e i suoi compagni sanno bene come affrontare la natura ostile 4. Quesito INVALSI Thornton si rivolge ad Hal «con voce soffocata» (r. 67) perché A. ha difficoltà a respirare per lo sforzo B. ha difficoltà a respirare per la rabbia C. cerca di dominare la sua rabbia D. cerca di soffocare la crisi di violenza ANALIZZARE 5. Compaiono nel testo precise indicazioni geografiche? Quali? • I luoghi in cui si svolgono i fatti sono interni esterni • Qual è l’ambiente principale in cui si svolge la narrazione? • In quale parte del testo vi sono descrizioni più dettagliate dell’ambiente? Sottolinea qualche esempio. 6. Individua ed evidenzia nel testo tutte le indicazioni legate al tempo in cui si svolge la vicenda. Ti sarà più facile trovarle seguendo la traccia delle domande, come nell’esempio. • Quanto tempo trascorre tra il momento in cui Thornton blocca Hal e quello in cui il gruppo riparte lungo il fiume? • Quando Thornton aveva subito il congelamento dei piedi? • Quando Thornton smette di zoppicare? • Quando Skeet va a curare Buck? • Quando Buck sonnecchiava oziosamente? • Quanto tempo Buck se ne stava sdraiato a osservare le pernici? • Quando gli piaceva soprattutto correre? • Quando Buck sente il richiamo in modo più distinto che mai? 7. Possiamo perciò capire che a. il primo episodio si svolge ☐ in pieno inverno ☐ all’inizio della primavera ☐ d’estate ☐ a primavera inoltrata b. il secondo episodio (Buck presso l’accampamento di Thornton) si svolge ☐ in pieno inverno ☐ all’inizio della primavera ☐ d’estate ☐ a primavera inoltrata c. il terzo episodio si svolge ☐ in pieno inverno ☐ all’inizio della primavera ☐ d’estate ☐ a primavera inoltrata 8. Il protagonista del romanzo e anche degli episodi che ti abbiamo presentato è Buck. a. Anche se il suo aspetto fisico è descritto in altre parti del romanzo, sapresti definire la sua corporatura con due aggettivi? b. Molto più approfonditi sono i suoi stati d’animo. Per ognuno dei seguenti aggettivi o espressioni, trova il punto del testo che lo esemplifica ed evidenzialo. Poi scrivi una frase che spieghi ciascuno stato d’animo, come nell’esempio. BUCK È: intuitivo • rassegnato • riconoscente • molto sorpreso • pieno d’amore • irrequieto • confuso • incontenibile • minaccioso e amichevole 9. Quali sono le due qualità principali di John Thornton? 10. Una rapida ma efficace immagine di Thornton ci viene già data nel primo episodio, quando esamina Buck per capire se è ferito gravemente. Come sono definite le sue mani? 11. Trova la sequenza riflessiva in cui si spiega come John Thornton fosse il padrone ideale: quali erano i motivi che lo rendevano così unico? Puoi rispondere usando qualche parola del testo. 12. La piccola, simpatica Skeet si prende cura delle ferite di Buck, come… Trascrivi la similitudine del testo, dalla quale traspare il grande affetto dimostrato dalla cagnolina. 13. Ricostruisci la trama, scrivendo il riassunto del brano. Ti diamo un aiuto, con la scaletta delle informazioni essenziali da completare. • Thornton avverte … di non attraversare il fiume gelato, ma essi non intendono ascoltare … • Anzi, ordinano alla muta … • Buck, esausto, affamato e percependo il pericolo, si rifiuta di obbedire e continua a giacere sulla neve, immobile; Hal allora … • Thornton, riconosciuto il cane come una bestia di grande valore e disgustato dall’atteggiamento violento dei suoi padroni, libera Buck … • I tre ripartono lungo il fiume, ma … • Buck conosce finalmente le cure e l’affetto di … • Ma l’istinto di Buck … ESPRIMERE E VALUTARE 14. Scrivere Mettiti nei panni di Buck e prova a riscrivere dal suo punto di vista, in prima persona, la scena intensa e commovente in cui si rifiuta di rialzarsi nonostante le percosse. CITTADINANZA ATTIVA E CONSAPEVOLE 15. Parlare «Il cane è mio» risponde Hal a Thornton che gli ordina di smettere di picchiare Buck. • È una risposta legittima, secondo te? • Il fatto che un animale ci appartenga ci dà il diritto di disporne come vogliamo, oppure siamo tenuti ad averne cura, sia dal punto di vista fisico sia dal lato affettivo? Che cosa ne pensi? Confronta le idee in classe. AL CINEMA Una bambina trova un cane lupo ferito e vorrebbe portarlo con sé in città. Ma il nonno è perplesso e tutte le sere le legge alcune pagine di Il richiamo della foresta. • C’era qualcosa nella foresta che lo chiamava (da Il richiamo della foresta di Richard Gabai)