VOLTIAMO PAGINA PRIMI GIORNI

Che ansia… Domani entrerò in classe! Antonella Landi Avevo venticinque anni, ero laureata a pieni voti da sette mesi, ma di autostima al momento ne avevo poca. L’autostima, a me, l’hanno data gli studenti, mica i genitori come tutti si potrebbero aspettare. Mia madre ha sempre detto che, «a parte tenere la penna in mano», poi nella vita non sapevo fare altro. Il babbo mi ha tormentata negli anni adolescenziali con l’adagio popolare «al brodo si vede se l’è pecora», che insinuava in me una paurosa insicurezza. Invece gli studenti s’innamorarono subito di me, fecero mostra di credere ciecamente a quello che dicevo e si abbandonarono fiduciosi ed entusiasti alle mie lezioni di supplente annuale. Io, da parte mia, persi la testa per loro, li vidi e mi convinsi che fossero loro, la mia famiglia vera. Domani entrerò in classe e ho l’ansia, ma non da prestazione: da sorpresa. Non so cosa m’aspetta, chi sono e come sono fatti gli undicenni. Non credo di averne mai visto uno perché, dal momento che i ragazzini di quell’età professionalmente non m’interessavano, non li ho mai guardati nemmeno passare per la strada. Non so come si vestono, come parlano, cosa pensano. Credo anzi che non pensino niente, che siano stupidi e noiosi. Le bambine me le immagino smorfiose, insopportabili, i maschi infantili, imbecilli. Non saprò di cosa discorrere, non mi capiranno, non mi divertirò. Sarà un anno infame e rimpiangerò quando ero coi miei studenti grandi e mi sentivo tra amici. Quando quasi tutti i semi che lasciavo cadere buttavano un germoglio. Quando facevo dell’ironia e venivo subito capita. Di cosa parlerò domani? Di cosa si parla alle scuole medie? So solo che conoscerò diciassette ragazzi nuovi e che, in un’ora, dovrò fare di tutto per dare di me un’immagine terribile, temibile, implacabile. Il segreto è tutto lì: farli pesantemente preoccupare il primo giorno, la prima settimana, il primo mese. Poi, quando senti di esserti innamorata anche di questi, gli sganci il primo sorriso e lasci che anche loro si affezionino a te. A quel punto sei perduta, però va be’, pace. (Tratto da: A. Landi, La Profe. Diario di un’insegnante con gli anfibi, Mondadori) Il testo Anche i professori possono essere colti dall’ansia del primo giorno di scuola. Dopo dieci anni di supplenze alle Superiori, questa insegnante ottiene il posto definitivo in una Scuola media: che cosa l’aspetta? L’autrice Antonella Landi è nata nel 1966 in Toscana. Ha incominciato a descrivere, in chiave umoristica e ironica, la sua esperienza di insegnante di Scuola media aprendo un blog in Internet. Il blog ottiene un grande successo e diventa un libro, da cui è tratto il brano che leggerai. COMPRENDERE 1. Perché la professoressa è preoccupata?2. Quale sensazione le suscita l’idea di dover spiegare a una classe di ragazzini undicenni?3. Come immagina gli undicenni? Le bambine… I maschi…4. Perché è convinta che rimpiangerà gli studenti grandi?5. Quale immagine di sé si propone di dare ai suoi studenti l’indomani?6. La professoressa manterrà il suo atteggiamento per tutto l’anno? ATTIVITÀ PER CONOSCERSIUna carta d’identità specialeLa professoressa del testo che hai letto ha paura degli undicenni perché non li conosce. Forse anche la tua insegnante non ti conosce ancora bene.Aiutala, allora, preparando per lei una tua carta d’identità un po’ particolare.Per la tua carta d’identità speciale devi procurarti un foglio protocollo.1. Scrivi il tuo nome ed eventualmente il tuo soprannome sulla prima facciata del foglio.Dividi le altre tre facciate del foglio in tre parti orizzontali.2. Nella seconda facciata scrivi:• un luogo, un momento o un’attività in cui ti senti bene• un luogo, un momento o un’attività in cui non ti senti a tuo agio• un desiderio che non hai ancora realizzato3. Nella terza facciata scrivi:• un oggetto che hai fabbricato con le tue mani• un comportamento per il quale hai ricevuto dei complimenti• una cosa che non sai fare e che vorresti imparare4. Nella quarta facciata scrivi:• il punto di forza del tuo carattere• un tuo punto debole• un’azione che non rifarestiAlla fine, piega il tuo foglio e consegnalo all’insegnante. Sarà un primo passo per farti conoscere meglio, non soltanto per la tua vita scolastica!
Che ansia… Domani entrerò in classe! Antonella Landi Avevo venticinque anni, ero laureata a pieni voti da sette mesi, ma di autostima al momento ne avevo poca. L’autostima, a me, l’hanno data gli studenti, mica i genitori come tutti si potrebbero aspettare. Mia madre ha sempre detto che, «a parte tenere la penna in mano», poi nella vita non sapevo fare altro. Il babbo mi ha tormentata negli anni adolescenziali con l’adagio popolare «al brodo si vede se l’è pecora», che insinuava in me una paurosa insicurezza. Invece gli studenti s’innamorarono subito di me, fecero mostra di credere ciecamente a quello che dicevo e si abbandonarono fiduciosi ed entusiasti alle mie lezioni di supplente annuale. Io, da parte mia, persi la testa per loro, li vidi e mi convinsi che fossero loro, la mia famiglia vera. Domani entrerò in classe e ho l’ansia, ma non da prestazione: da sorpresa. Non so cosa m’aspetta, chi sono e come sono fatti gli undicenni. Non credo di averne mai visto uno perché, dal momento che i ragazzini di quell’età professionalmente non m’interessavano, non li ho mai guardati nemmeno passare per la strada. Non so come si vestono, come parlano, cosa pensano. Credo anzi che non pensino niente, che siano stupidi e noiosi. Le bambine me le immagino smorfiose, insopportabili, i maschi infantili, imbecilli. Non saprò di cosa discorrere, non mi capiranno, non mi divertirò. Sarà un anno infame e rimpiangerò quando ero coi miei studenti grandi e mi sentivo tra amici. Quando quasi tutti i semi che lasciavo cadere buttavano un germoglio. Quando facevo dell’ironia e venivo subito capita. Di cosa parlerò domani? Di cosa si parla alle scuole medie? So solo che conoscerò diciassette ragazzi nuovi e che, in un’ora, dovrò fare di tutto per dare di me un’immagine terribile, temibile, implacabile. Il segreto è tutto lì: farli pesantemente preoccupare il primo giorno, la prima settimana, il primo mese. Poi, quando senti di esserti innamorata anche di questi, gli sganci il primo sorriso e lasci che anche loro si affezionino a te. A quel punto sei perduta, però va be’, pace. (Tratto da: A. Landi, La Profe. Diario di un’insegnante con gli anfibi, Mondadori) Il testo Anche i professori possono essere colti dall’ansia del primo giorno di scuola. Dopo dieci anni di supplenze alle Superiori, questa insegnante ottiene il posto definitivo in una Scuola media: che cosa l’aspetta? L’autrice Antonella Landi è nata nel 1966 in Toscana. Ha incominciato a descrivere, in chiave umoristica e ironica, la sua esperienza di insegnante di Scuola media aprendo un blog in Internet. Il blog ottiene un grande successo e diventa un libro, da cui è tratto il brano che leggerai. COMPRENDERE 1. Perché la professoressa è preoccupata?2. Quale sensazione le suscita l’idea di dover spiegare a una classe di ragazzini undicenni?3. Come immagina gli undicenni? Le bambine… I maschi…4. Perché è convinta che rimpiangerà gli studenti grandi?5. Quale immagine di sé si propone di dare ai suoi studenti l’indomani?6. La professoressa manterrà il suo atteggiamento per tutto l’anno? ATTIVITÀ PER CONOSCERSIUna carta d’identità specialeLa professoressa del testo che hai letto ha paura degli undicenni perché non li conosce. Forse anche la tua insegnante non ti conosce ancora bene.Aiutala, allora, preparando per lei una tua carta d’identità un po’ particolare.Per la tua carta d’identità speciale devi procurarti un foglio protocollo.1. Scrivi il tuo nome ed eventualmente il tuo soprannome sulla prima facciata del foglio.Dividi le altre tre facciate del foglio in tre parti orizzontali.2. Nella seconda facciata scrivi:• un luogo, un momento o un’attività in cui ti senti bene• un luogo, un momento o un’attività in cui non ti senti a tuo agio• un desiderio che non hai ancora realizzato3. Nella terza facciata scrivi:• un oggetto che hai fabbricato con le tue mani• un comportamento per il quale hai ricevuto dei complimenti• una cosa che non sai fare e che vorresti imparare4. Nella quarta facciata scrivi:• il punto di forza del tuo carattere• un tuo punto debole• un’azione che non rifarestiAlla fine, piega il tuo foglio e consegnalo all’insegnante. Sarà un primo passo per farti conoscere meglio, non soltanto per la tua vita scolastica!