VOLTIAMO PAGINA PRIMI GIORNI

Una scuola senza confini Mi sembrava di stare nel buioNon tutti hanno gli stessi motivi per emigrare, ma una persona decide di lasciare il proprio Paese quando veramente ha qualcosa che causa gravi problemi; il motivo può essere politico, di lavoro o per vivere meglio in Paesi che offrono maggiori possibilità di studio, cure mediche, ecc.Papà aveva deciso di lasciare il Bangladesh1 per assicurare a noi figli un futuro più tranquillo.Il giorno in cui dovevamo partire fu molto faticoso, eravamo tutti occupati a fare qualcosa e i parenti stavano intorno a noi come se li dovessimo lasciare per sempre.Non immaginavamo proprio di essere in Italia il giorno seguente, ma era vero, stavo sull’aereo quando capii che ormai non potevo più ritornare e andavo verso un altro Paese che non sapevo neanche da quale parte si trovava.Arrivata in Italia, mi trovai in un mondo tutto diverso dal mio: la verità è che mi sembrava di essere nata allora e di dover apprendere tutto come un neonato che non sa niente del mondo che vede per la prima volta: mi sembrava di stare nel buio.Non capivo gli altri quando parlavano, non riuscivo a farmi capire dagli altri bambini; dovevo vestire in modo diverso sia per il clima sia per sembrare “uguale”; avevamo cambiato il modo di mangiare; avevamo difficoltà a rispettare le nostre ricorrenze religiose perché non erano le stesse degli italiani.Io e i miei fratelli iniziammo a imparare la lingua italiana da un amico indiano di papà che stava da tempo in Sicilia e fummo iscritti alla scuola italiana. Ero piccola e non riuscivo a distinguere bene se gli italiani erano contenti di avermi tra loro. Comunque, riuscii facilmente a inserirmi nella classe, nonostante la difficoltà della comunicazione che spesso mi faceva stare in silenzio.Una cosa molto particolare, che non notavo all’inizio e che invece oggi noto, è che in Italia mi sento più a contatto con la mia famiglia, perché qua è l’unica cosa che ho. A questo proposito mi viene subito da pensare a tutte quelle persone straniere in Italia che non hanno con loro la propria famiglia e a quanto faticano per trovare un lavoro, e non tutti sono fortunati; ognuno non vede l’ora di tornare al proprio Paese.Forse è falso, però devo dire che è molto difficile avere amici tra i coetanei perché non ho ancora capito il modo di pensare degli italiani.Certo ognuno di noi è “diverso”, ma siamo anche tutti “uguali”.Spesso sento dire così, però non si riesce a trovare l’uguaglianza vera.(Tratto da: Sconfiniamoci: storie di giovani migranti, a cura di P. Gabbrielli, M. Mannino, L. Detti, Nuove Edizioni Romane) Il testoLa scuola è un luogo di socializzazione e di crescita, importantissimo per imparare a stare con gli altri in modo armonioso, accettando chi ci sta vicino, anche persone che ci sembrano diverse da noi, con semplicità.Ti proponiamo la lettura dei due testi che seguono per aiutarti a riflettere sul fatto che tutti, magari da punti di vista differenti, possiamo essere considerati “diversi”, anche perché, purtroppo, difficoltà sociali o economiche, incidenti o malattie possono modificare di colpo la vita di ciascuno di noi. 1. Bangladesh: piccolo Paese dell’Asia, a est dell’India, densamente popolato e molto povero. Un gesto conta più di tante paroleUn morso al cuore, una stretta allo stomaco. Vide il ragazzo che disegnava una grande mela su un foglio di carta da pacchi rosa. Vide che piangeva, aveva gli occhi rossi e pieni di lacrime che colavano sulle guance. Un pianto senza singhiozzo, silenzioso, di sole lacrime.Il pianto di un ragazzo ben vestito, pulito, grande nel corpo e piccino nella mente, piccolino, da coccolare, da tenere in braccio.Un ragazzo down.Non piangeva a dirotto, ma piangeva di una sofferenza interiore inaudita. A piangere era la sua storia, il suo romanzo, la sua vita.Si accorse che dopo la stretta allo stomaco le era venuto da piangere.E stava piangendo.«Perché questo ragazzo piange così disperatamente?» si chiese.«Forse perché il suo cuore non è stato a sufficienza riempito quando doveva esserlo? Forse perché la sua casa era avara di calore? O perché non riesce a finire quel disegno?».E che risposta dà chi ha sempre risposte pronte? Lei non lo sapeva.Lei guardava in alto il cielo seminato di stelle e le veniva soltanto una costellazione di domande.Intanto il ragazzo non si arrendeva. Continuava a combattere col suo disegno.«Forse le migliori qualità di un essere umano sono combattere e piangere» le veniva da pensare. Ma quelle erano solo chiacchiere. Un bell’abbraccio, ecco cosa ci voleva. E dunque lo abbracciò. Le parole sono solo suono, respiro.Vagano inutilmente, le parole.(Tratto da: A. Ferrara, A braccia aperte, Falzea) L’autoreAntonio Ferrara è un apprezzato autore e illustratore di libri per ragazzi.Si occupa anche di progetti educativi e tiene laboratori di scrittura creativa e illustrazione.È nato vicino a Napoli nel 1957. COMPRENDERE 1. Chi racconta la propria esperienza nel primo testo?2. Perché le “sembrava di stare nel buio”?3. Ti sembra che la ragazzina si sia integrata bene in Italia?4. Nel secondo testo, la ragazza, che vede il ragazzino piangere, piange a sua volta. Perché?5. Come decide di risolvere la situazione? ATTIVITÀ PER CONOSCERSIUn morbido abbraccioOgnuno di noi ha qualità e debolezze, ma tutti abbiamo un identico desiderio di essere accettati e amati.Procurati un foglio da disegno, pennarelli o matite colorate (oppure realizza l’attività con il computer e poi stampa il tuo lavoro). Per svolgere l’intera attività, è bene avere un’ora a disposizione.• Su un foglio disegna o descrivi una situazione, per te triste, in cui ti sei sentito accolto e protetto, come avvolto in un morbido abbraccio.• Aggiungi una frase-slogan significativa. Non firmare il tuo lavoro.• I fogli anonimi sono raccolti e ridistribuiti a caso. A turno ciascuno riflette su ciò che ha ricevuto, cerca di fare ipotesi sulla situazione e si chiede se anche lei/lui abbia vissuto situazioni simili. Al termine, chi vuole può rivelare il proprio lavoro e commentare ciò che è stato detto.• Riprendi e incolla il tuo lavoro sul quaderno.• Infine, rifletti scrivendo le tue risposte alle seguenti domande:- in che cosa siamo simili agli altri e che cosa ci rende diversi?- che cosa ti ha insegnato questa attività?(Adatt. da: AA.VV., Educare le Life Skills, Erickson)
Una scuola senza confini Mi sembrava di stare nel buioNon tutti hanno gli stessi motivi per emigrare, ma una persona decide di lasciare il proprio Paese quando veramente ha qualcosa che causa gravi problemi; il motivo può essere politico, di lavoro o per vivere meglio in Paesi che offrono maggiori possibilità di studio, cure mediche, ecc.Papà aveva deciso di lasciare il Bangladesh1 per assicurare a noi figli un futuro più tranquillo.Il giorno in cui dovevamo partire fu molto faticoso, eravamo tutti occupati a fare qualcosa e i parenti stavano intorno a noi come se li dovessimo lasciare per sempre.Non immaginavamo proprio di essere in Italia il giorno seguente, ma era vero, stavo sull’aereo quando capii che ormai non potevo più ritornare e andavo verso un altro Paese che non sapevo neanche da quale parte si trovava.Arrivata in Italia, mi trovai in un mondo tutto diverso dal mio: la verità è che mi sembrava di essere nata allora e di dover apprendere tutto come un neonato che non sa niente del mondo che vede per la prima volta: mi sembrava di stare nel buio.Non capivo gli altri quando parlavano, non riuscivo a farmi capire dagli altri bambini; dovevo vestire in modo diverso sia per il clima sia per sembrare “uguale”; avevamo cambiato il modo di mangiare; avevamo difficoltà a rispettare le nostre ricorrenze religiose perché non erano le stesse degli italiani.Io e i miei fratelli iniziammo a imparare la lingua italiana da un amico indiano di papà che stava da tempo in Sicilia e fummo iscritti alla scuola italiana. Ero piccola e non riuscivo a distinguere bene se gli italiani erano contenti di avermi tra loro. Comunque, riuscii facilmente a inserirmi nella classe, nonostante la difficoltà della comunicazione che spesso mi faceva stare in silenzio.Una cosa molto particolare, che non notavo all’inizio e che invece oggi noto, è che in Italia mi sento più a contatto con la mia famiglia, perché qua è l’unica cosa che ho. A questo proposito mi viene subito da pensare a tutte quelle persone straniere in Italia che non hanno con loro la propria famiglia e a quanto faticano per trovare un lavoro, e non tutti sono fortunati; ognuno non vede l’ora di tornare al proprio Paese.Forse è falso, però devo dire che è molto difficile avere amici tra i coetanei perché non ho ancora capito il modo di pensare degli italiani.Certo ognuno di noi è “diverso”, ma siamo anche tutti “uguali”.Spesso sento dire così, però non si riesce a trovare l’uguaglianza vera.(Tratto da: Sconfiniamoci: storie di giovani migranti, a cura di P. Gabbrielli, M. Mannino, L. Detti, Nuove Edizioni Romane) Il testoLa scuola è un luogo di socializzazione e di crescita, importantissimo per imparare a stare con gli altri in modo armonioso, accettando chi ci sta vicino, anche persone che ci sembrano diverse da noi, con semplicità.Ti proponiamo la lettura dei due testi che seguono per aiutarti a riflettere sul fatto che tutti, magari da punti di vista differenti, possiamo essere considerati “diversi”, anche perché, purtroppo, difficoltà sociali o economiche, incidenti o malattie possono modificare di colpo la vita di ciascuno di noi. 1. Bangladesh: piccolo Paese dell’Asia, a est dell’India, densamente popolato e molto povero. Un gesto conta più di tante paroleUn morso al cuore, una stretta allo stomaco. Vide il ragazzo che disegnava una grande mela su un foglio di carta da pacchi rosa. Vide che piangeva, aveva gli occhi rossi e pieni di lacrime che colavano sulle guance. Un pianto senza singhiozzo, silenzioso, di sole lacrime.Il pianto di un ragazzo ben vestito, pulito, grande nel corpo e piccino nella mente, piccolino, da coccolare, da tenere in braccio.Un ragazzo down.Non piangeva a dirotto, ma piangeva di una sofferenza interiore inaudita. A piangere era la sua storia, il suo romanzo, la sua vita.Si accorse che dopo la stretta allo stomaco le era venuto da piangere.E stava piangendo.«Perché questo ragazzo piange così disperatamente?» si chiese.«Forse perché il suo cuore non è stato a sufficienza riempito quando doveva esserlo? Forse perché la sua casa era avara di calore? O perché non riesce a finire quel disegno?».E che risposta dà chi ha sempre risposte pronte? Lei non lo sapeva.Lei guardava in alto il cielo seminato di stelle e le veniva soltanto una costellazione di domande.Intanto il ragazzo non si arrendeva. Continuava a combattere col suo disegno.«Forse le migliori qualità di un essere umano sono combattere e piangere» le veniva da pensare. Ma quelle erano solo chiacchiere. Un bell’abbraccio, ecco cosa ci voleva. E dunque lo abbracciò. Le parole sono solo suono, respiro.Vagano inutilmente, le parole.(Tratto da: A. Ferrara, A braccia aperte, Falzea) L’autoreAntonio Ferrara è un apprezzato autore e illustratore di libri per ragazzi.Si occupa anche di progetti educativi e tiene laboratori di scrittura creativa e illustrazione.È nato vicino a Napoli nel 1957. COMPRENDERE 1. Chi racconta la propria esperienza nel primo testo?2. Perché le “sembrava di stare nel buio”?3. Ti sembra che la ragazzina si sia integrata bene in Italia?4. Nel secondo testo, la ragazza, che vede il ragazzino piangere, piange a sua volta. Perché?5. Come decide di risolvere la situazione? ATTIVITÀ PER CONOSCERSIUn morbido abbraccioOgnuno di noi ha qualità e debolezze, ma tutti abbiamo un identico desiderio di essere accettati e amati.Procurati un foglio da disegno, pennarelli o matite colorate (oppure realizza l’attività con il computer e poi stampa il tuo lavoro). Per svolgere l’intera attività, è bene avere un’ora a disposizione.• Su un foglio disegna o descrivi una situazione, per te triste, in cui ti sei sentito accolto e protetto, come avvolto in un morbido abbraccio.• Aggiungi una frase-slogan significativa. Non firmare il tuo lavoro.• I fogli anonimi sono raccolti e ridistribuiti a caso. A turno ciascuno riflette su ciò che ha ricevuto, cerca di fare ipotesi sulla situazione e si chiede se anche lei/lui abbia vissuto situazioni simili. Al termine, chi vuole può rivelare il proprio lavoro e commentare ciò che è stato detto.• Riprendi e incolla il tuo lavoro sul quaderno.• Infine, rifletti scrivendo le tue risposte alle seguenti domande:- in che cosa siamo simili agli altri e che cosa ci rende diversi?- che cosa ti ha insegnato questa attività?(Adatt. da: AA.VV., Educare le Life Skills, Erickson)