VOLTIAMO PAGINA PRIMI GIORNI

Il grembiule neroSusanna Agnelli Ho dieci anni. Vado a scuola, tutto è nero. Fuori è scuro come una minestra di lenticchie, la nebbia ti fa solletico in gola. Si accende la luce al centro della stanza. Corriamo in bagno, ci laviamo i denti, ci infiliamo i vestiti preparati ieri sera sulla seggiola (pesanti mutande nere di lana sotto la scura gonna alla marinara, calzettoni di lana nera fino al ginocchio). La cameriera mi spazzola i capelli e li lega con un nastro nero; i miei capelli si gonfiano intorno alle spalle, crespi, ricci, dorati e coprono il colletto della mia blusa alla marinara.La mia cartella nera è piena di libri scelti per le lezioni di oggi: quaderni, vocabolario, penna stilografica, riga, una metà dei libri da una parte, l’altra metà dall’altra. Al centro, nello spazio, faccio scivolare un pacchetto, che ci viene portato a tavola insieme alla prima colazione.Seduti educatamente intorno al tavolo beviamo il latte caldo, mastichiamo i toast col burro e la marmellata. Poi ci infiliamo il paltò blu scuro alla marinara: Miss Parker è già pronta col paltò e il cappello e insieme ci incamminiamo verso la scuola. La cartella è molto pesante. La mia mano diventa molto fredda.Mentre salgo di corsa gli scalini della scuola comincia ad apparire una specie di giorno. Mio fratello entra dalla porta dei maschi.Scompare, ci rivedremo a mezzogiorno quando Miss Parker verrà a riprenderci davanti alla porta dove ora mi ha lasciato.Quasi tutti i bambini vengono a scuola da soli; qualcuno è accompagnato dalla mamma, qualcuno dalla cameriera. Qualche bambino arriva a scuola in automobile, guidata dallo chauffeur; Miss Parker trova che questo è molto volgare. Mai e poi mai a noi verrebbe permesso di andare a scuola in automobile; nemmeno col temporale, la pioggia battente, o la neve.Sediamo in una classe brutta e triste, dieci o dodici ragazze insieme, il grembiule nero che copre il vestito, in mezzo a trenta ragazzi.Le lezioni sono noiose e anonime. Consistono generalmente nell’interrogazione alla lavagna di uno studente che espone all’insegnante la lezione imparata a casa, poi il professore annota in gran segreto un voto sul registro di classe. Tutti trattengono il respiro finché non viene letto il nome dello studente, poi si abbandonano a fantasticare fino alla fine dell’interrogazione. Il tempo che l’insegnante dedica all’insegnare o allo spiegare, o al leggere, o al comunicare con i ragazzi è il più breve possibile. È una relazione basata sulla minaccia di quel piccolo voto scritto su quel registro misterioso.Alle dieci c’è l’intervallo; le ragazze vanno tutte in uno stanzone squallido che dà su un balcone con ai due lati un gabinetto sporco e puzzolente. La puzza filtra nello stanzone vuoto dove è permesso mangiare, durante quei dieci minuti d’intervallo, in piedi, il proprio panino. Le ragazze guardano con invidia il mio pacchetto bianco che contiene un sandwich di pane bianco ricoperto di burro e pollo, che io detesto. Io guardo con invidia il loro pane scuro con due fette di salame o la loro fetta di castagnaccio o il loro pane e cioccolato. Con il tempo imparo a barattare la mia merenda con la loro.Poi si torna in classe e le lezioni continuano nella stessa monotona noia finché suona il campanello di mezzogiorno e tutti ci precipitiamo giù per le scale, fuori nella strada grigia. Miss Parker è lì che aspetta. Troviamo Gianni e camminiamo fino a casa. Odio la scuola, le lezioni, i compiti, la mancanza di interesse e di amore. Odio il nero.(Tratto da: S. Agnelli, Vestivamo alla marinara, Mondadori) Il testoNel famoso libro autobiografico di Susanna Agnelli, Vestivamo alla marinara, l’autrice racconta una sua giornata di scuola che inizia, come per tutti, con la colazione e i preparativi.Tutto sembra simile a oggi ma, a ben vedere, tutto è diverso.L’autriceSusanna Agnelli (Torino 1922 - Roma 2009), scrittrice e memorialista, fu un’esponente di spicco della storica famiglia torinese proprietaria della FIAT, la principale azienda automobilistica italiana. Durante la Seconda guerra mondiale entrò nella Croce Rossa per portare il suo aiuto sulle navi che trasportavano i soldati feriti. Intorno al 1974 entrò in politica e nel 1995 ebbe la carica di Ministro degli Esteri. COMPRENDERE1. Nella colonna di sinistra della tabella leggi alcune frasi del testo, relative al momento della mattina in cui ci si prepara per andare a scuola.Completa la colonna di destra: scrivi le tue abitudini, come negli esempi.IERIOGGIFuori è scuro come una minestra di lenticchieQuando mi alzo…Corriamo in bagno, ci laviamo i dentiCi infiliamo i vestiti preparati ieri sulla seggiolaDi solito non preparo i vestiti la sera prima, ma il mattino apro l’armadio, ancora mezza addormentata, e scelgo che cosa indossare (Risposta indicativa)La mia cartella nera è piena di libri scelti per le lezioni di oggiQuaderni, vocabolario, penna stilografica, rigaSeduti al tavolo beviamo il latte caldo, mastichiamo i toast col burro e la marmellataLa cartella è molto pesanteMio fratello entra dalla porta dei maschiOggi maschi e femmine entrano dallo stesso ingresso, anche perché le classi sono miste.Quasi tutti i bambini vengono a scuola da soli; qualcuno è accompagnato dalla mamma, qualcuno dalla cameriera.Qualche bambino arriva a scuola in automobileSediamo in una classe brutta e triste, dieci o dodici ragazze insiemeIl grembiule nero copre il vestitoLe lezioni sono noiose e anonime: consistono nell’interrogazione alla lavagna di uno studente che espone all’insegnante la lezione imparata a casaIl professore annota in gran segreto un voto sul registro di classeAlle dieci c’è l’intervalloLe ragazze vanno tutte in uno stanzone squallido che dà sul balconeÈ permesso mangiare, durante quei dieci minuti, in piedi, il proprio paninoLa merenda consiste in pane scuro con due fette di salame, o una fetta di castagnaccio o pane e cioccolato.Suona il campanello di mezzogiorno e tutti ci precipitiamo giù dalle scale, fuori nella strada grigia.
Il grembiule neroSusanna Agnelli Ho dieci anni. Vado a scuola, tutto è nero. Fuori è scuro come una minestra di lenticchie, la nebbia ti fa solletico in gola. Si accende la luce al centro della stanza. Corriamo in bagno, ci laviamo i denti, ci infiliamo i vestiti preparati ieri sera sulla seggiola (pesanti mutande nere di lana sotto la scura gonna alla marinara, calzettoni di lana nera fino al ginocchio). La cameriera mi spazzola i capelli e li lega con un nastro nero; i miei capelli si gonfiano intorno alle spalle, crespi, ricci, dorati e coprono il colletto della mia blusa alla marinara.La mia cartella nera è piena di libri scelti per le lezioni di oggi: quaderni, vocabolario, penna stilografica, riga, una metà dei libri da una parte, l’altra metà dall’altra. Al centro, nello spazio, faccio scivolare un pacchetto, che ci viene portato a tavola insieme alla prima colazione.Seduti educatamente intorno al tavolo beviamo il latte caldo, mastichiamo i toast col burro e la marmellata. Poi ci infiliamo il paltò blu scuro alla marinara: Miss Parker è già pronta col paltò e il cappello e insieme ci incamminiamo verso la scuola. La cartella è molto pesante. La mia mano diventa molto fredda.Mentre salgo di corsa gli scalini della scuola comincia ad apparire una specie di giorno. Mio fratello entra dalla porta dei maschi.Scompare, ci rivedremo a mezzogiorno quando Miss Parker verrà a riprenderci davanti alla porta dove ora mi ha lasciato.Quasi tutti i bambini vengono a scuola da soli; qualcuno è accompagnato dalla mamma, qualcuno dalla cameriera. Qualche bambino arriva a scuola in automobile, guidata dallo chauffeur; Miss Parker trova che questo è molto volgare. Mai e poi mai a noi verrebbe permesso di andare a scuola in automobile; nemmeno col temporale, la pioggia battente, o la neve.Sediamo in una classe brutta e triste, dieci o dodici ragazze insieme, il grembiule nero che copre il vestito, in mezzo a trenta ragazzi.Le lezioni sono noiose e anonime. Consistono generalmente nell’interrogazione alla lavagna di uno studente che espone all’insegnante la lezione imparata a casa, poi il professore annota in gran segreto un voto sul registro di classe. Tutti trattengono il respiro finché non viene letto il nome dello studente, poi si abbandonano a fantasticare fino alla fine dell’interrogazione. Il tempo che l’insegnante dedica all’insegnare o allo spiegare, o al leggere, o al comunicare con i ragazzi è il più breve possibile. È una relazione basata sulla minaccia di quel piccolo voto scritto su quel registro misterioso.Alle dieci c’è l’intervallo; le ragazze vanno tutte in uno stanzone squallido che dà su un balcone con ai due lati un gabinetto sporco e puzzolente. La puzza filtra nello stanzone vuoto dove è permesso mangiare, durante quei dieci minuti d’intervallo, in piedi, il proprio panino. Le ragazze guardano con invidia il mio pacchetto bianco che contiene un sandwich di pane bianco ricoperto di burro e pollo, che io detesto. Io guardo con invidia il loro pane scuro con due fette di salame o la loro fetta di castagnaccio o il loro pane e cioccolato. Con il tempo imparo a barattare la mia merenda con la loro.Poi si torna in classe e le lezioni continuano nella stessa monotona noia finché suona il campanello di mezzogiorno e tutti ci precipitiamo giù per le scale, fuori nella strada grigia. Miss Parker è lì che aspetta. Troviamo Gianni e camminiamo fino a casa. Odio la scuola, le lezioni, i compiti, la mancanza di interesse e di amore. Odio il nero.(Tratto da: S. Agnelli, Vestivamo alla marinara, Mondadori) Il testoNel famoso libro autobiografico di Susanna Agnelli, Vestivamo alla marinara, l’autrice racconta una sua giornata di scuola che inizia, come per tutti, con la colazione e i preparativi.Tutto sembra simile a oggi ma, a ben vedere, tutto è diverso.L’autriceSusanna Agnelli (Torino 1922 - Roma 2009), scrittrice e memorialista, fu un’esponente di spicco della storica famiglia torinese proprietaria della FIAT, la principale azienda automobilistica italiana. Durante la Seconda guerra mondiale entrò nella Croce Rossa per portare il suo aiuto sulle navi che trasportavano i soldati feriti. Intorno al 1974 entrò in politica e nel 1995 ebbe la carica di Ministro degli Esteri. COMPRENDERE1. Nella colonna di sinistra della tabella leggi alcune frasi del testo, relative al momento della mattina in cui ci si prepara per andare a scuola.Completa la colonna di destra: scrivi le tue abitudini, come negli esempi.IERIOGGIFuori è scuro come una minestra di lenticchieQuando mi alzo…Corriamo in bagno, ci laviamo i dentiCi infiliamo i vestiti preparati ieri sulla seggiolaDi solito non preparo i vestiti la sera prima, ma il mattino apro l’armadio, ancora mezza addormentata, e scelgo che cosa indossare (Risposta indicativa)La mia cartella nera è piena di libri scelti per le lezioni di oggiQuaderni, vocabolario, penna stilografica, rigaSeduti al tavolo beviamo il latte caldo, mastichiamo i toast col burro e la marmellataLa cartella è molto pesanteMio fratello entra dalla porta dei maschiOggi maschi e femmine entrano dallo stesso ingresso, anche perché le classi sono miste.Quasi tutti i bambini vengono a scuola da soli; qualcuno è accompagnato dalla mamma, qualcuno dalla cameriera.Qualche bambino arriva a scuola in automobileSediamo in una classe brutta e triste, dieci o dodici ragazze insiemeIl grembiule nero copre il vestitoLe lezioni sono noiose e anonime: consistono nell’interrogazione alla lavagna di uno studente che espone all’insegnante la lezione imparata a casaIl professore annota in gran segreto un voto sul registro di classeAlle dieci c’è l’intervalloLe ragazze vanno tutte in uno stanzone squallido che dà sul balconeÈ permesso mangiare, durante quei dieci minuti, in piedi, il proprio paninoLa merenda consiste in pane scuro con due fette di salame, o una fetta di castagnaccio o pane e cioccolato.Suona il campanello di mezzogiorno e tutti ci precipitiamo giù dalle scale, fuori nella strada grigia.