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Antigone, una donna moderna AUDIO la tragedia Sofocle Il testo Antigone è una delle più belle e commoventi tragedie greche. L opera mette in scena il contrasto fra la legge umana, che risponde alla ragione, e la legge di natura, dettata dal cuore. Si affrontano inoltre due forze molto importanti: la famiglia, rappresentata da Antigone, e lo Stato, rappresentato da Creonte. L autore Sofocle (496-406 a.C.) nacque a Colono, nei pressi di Atene. Scrisse probabilmente più di cento opere teatrali, ma ci restano soltanto sette tragedie e un dramma satiresco. Le sue tragedie più celebri sono Antigone ed Edipo re. 1. grave imputazione: la guardia era accusata di essere complice di Antigone nella sepoltura di Polinice. 2. Dike: dea greca della giustizia. LA TRAMA Eteocle e Polinice, fratelli di Antigone, si sono uccisi l un l altro per conquistare il trono di Tebe. Il nuovo re della città è Creonte, zio di entrambi. Il re non vuole che il corpo di Polinice sia seppellito, perché lo considera un traditore. Antigone, invece, vuole dare sepoltura al fratello: non rispetta il divieto del re e per questo viene condannata a morte. Rinchiusa in carcere, si uccide. Il suo fidanzato Emone, figlio di Creonte, si trafigge accanto al cadavere di lei. Riportiamo il brano in cui Antigone spiega a Creonte i motivi che l hanno spinta a dare sepoltura a Polinice e il dialogo teso e serrato tra lei e il re. CREONTE Creonte (ad Antigone) Dico a te, sì a te che abbassi il capo: neghi o ammetti di aver compiuto il fatto? ANTIGONE Antigone Sì, sono stata io, non lo nego. CREONTE Creonte (alla guardia) Vattene, tu, dove ti pare: ormai sei libero; sei prosciolto da quella grave imputazione1. (la guardia esce, ad Antigone) Quanto a te, dimmi semplicemente, e senza giri di frase: conoscevi la legge, che vietava proprio ciò che hai fatto? ANTIGONE Antigone Sì, la conoscevo. CREONTE reonte C Eppure hai osato trasgredire questa norma? ANTIGONE Antigone S ì, perché questa legge non Zeus proclamò per me, né Dike2, che abita con gli dèi sotterranei. No, essi, non hanno stabilito per gli uomini queste leggi. Non attribuisco ai tuoi proclami tanta forza da violare le leggi non scritte, incrollabili, degli dèi, che non da oggi né da ieri, ma da sempre sono in vita, né alcuno sa quando vennero alla luce. Io non potevo, per paura di un uomo arrogante, attirarmi il castigo degli dèi. Sapevo bene cosa credi? che la morte mi attende. Ma se devo morire prima del tempo, io lo dichiaro un guadagno: chi, come me, vive immerso in tanti dolori, non ricava forse un guadagno a morire? Affrontare questa fine è quindi per me un dolore da nulla; 308 5394B_MET Teatro.indd 308 21/02/18 09:59
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