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L Epica classica 10. graverà: incomberà. 45 11. vaste caverne: ampie cavità del ventre vuoto del cavallo. 12. E se i fati di Priamo!: e se il destino (i fati dei numi) non fosse stato avverso a Troia, se le nostre menti fossero state lucide (se malaugurosa non era la mente), Laocoonte ci avrebbe spinti a distruggere (sconciare) con le armi il nascondiglio dei Greci (argoliche làtebre), e Troia, con l alta rocca di Priamo, sarebbe sopravvissuta. PER SAPERNE DI PI Secondo la recente ipotesi di un archeologo, il cavallo di Troia era una nave, un tipo di imbarcazione fenicia. F. Tiboni, Il cavallo? Era una nave! 50 55 O in questo legno racchiusi si nascondono Achei, o questa è macchina contro le nostre mura innalzata, e spierà le case, e sulla città graverà10: un inganno v è certo. Non vi fidate, Troiani. Sia ciò che vuole, temo i Dànai, e più quand offrono doni . E detto così, con tutte le forze la sua grande asta scagliò nel fianco del mostro, nel ventre ricurvo, compatto. Si conficcò l asta vibrando, sonarono, percosso il ventre, le vaste caverne11 e gemettero. E se i fati dei numi, se malaugurosa non era la mente, già spinti ci aveva a sconciare col ferro le argoliche làtebre, e Troia ora salda starebbe, e tu dureresti, alta rocca di Priamo!12 (Tratto da: Virgilio, Eneide, libro II, trad. di R. Calzecchi Onesti, Einaudi) Ma ecco nel frattempo dei pastori trascinare un giovane sconosciuto, con le braccia legate sulla schiena. Lo interroghiamo e quello, fra suppliche e lamenti, ci fa credere di essere un traditore, fuggito dagli Achei e dall odio che per lui provava Ulisse. Ci confida poi, come fosse un gran segreto, che qualora conducessimo il cavallo entro le mura, al tempio di Minerva, grande sventura seguirebbe ai Dànai sul mare e grande gloria per la città di Troia. A questo punto un altro evento, ben più fosco, viene a sconvolgere i nostri cuori confusi: Laocoonte sacrificava sull altare un grande toro, ed ecco spuntare dalla superficie del mare due serpenti dalle enormi spire. I loro petti creano gorghi d acqua scura e le creste color sangue oscillano paurose; ormai prendono terra, gli occhi ardenti di sangue e fuoco, leccandosi le labbra con le lingue sibilanti. Fuggiamo pallidi, ma quelli si dirigono sicuri verso Laocoonte; subito avvolgono i suoi figli fra le spire, e a morsi si saziano di quei poveri corpi. Si avventano poi su Laocoonte, che armato accorreva in loro aiuto, avvolgendolo due volte fra le spire. Invano, misero, tenta di sciogliere i nodi con le mani, ormai imbrattato di bava nera e veleno, e leva al cielo alte e orrende grida, quali muggiti di toro ferito. Poi entrambi i serpenti guizzan via veloci e si ritraggono nel tempio di Minerva. Terrorizzati, tutti concordiamo che questa fu la punizione della dea per il gesto sacrilego contro il legno del cavallo. Si grida di porre la statua del cavallo dentro al tempio e di invocare la protezione della dea. Squarciamo un tratto di mura, apriamo la cinta urbana. Tutti lavorano, si pongono rulli sotto i piedi del cavallo; fanciulli e vergini cantano inni, e fanno a gara per toccare la fune con la mano. Quattro volte si incaglia sulla soglia e quattro volte tintinnano le armi 205 5394B_MET Mi_Ep.indd 205 26/01/18 13:20
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