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L Epica classica 170 175 Lettura attiva Secondo te, Ulisse chiederà ai compagni di slegarlo? 180 4. scalmi: i sostegni metallici, posti sul bordo di un imbarcazione, dove poggiano i remi. 5. imbiancavano politi: i rematori azionavano i lisci (politi) remi di legno d abete e il movimento dei remi imbiancava l acqua di schiuma. 185 6. bronzo: coltello. 7. sire Iperione: il dio del Sole. 190 8. gli orecchi turai: Ulisse tura gli orecchi dei compagni con tappi di cera. 9. Argivi e Teucri: Greci e Troiani. 195 10. terra nutrice: la terra che dà i frutti di cui si nutrono gli uomini. 11. a corpo perduto: con tutte le loro forze. 200 Balzàti in piedi i compagni la vela raccolsero, e in fondo alla nave la posero; quindi agli scalmi4 seduti, imbiancavano l acqua con gli abeti politi5. Ma una gran ruota di cera col bronzo6 affilato io tagliavo a pezzetti, li schiacciavo tra le mani gagliarde. In fretta s ammorbidiva la cera, ché la premeva gran forza e la vampa del sole, del sire Iperione7 così, in fila, gli orecchi a tutti i compagni turai8. Essi poi nella nave legarono me mani e piedi, dritto sulla scarpa dell albero, a questo le corde fissarono. Quindi, seduti, battevano il mare schiumoso coi remi. Ma come tanto fummo lontani, quanto s arriva col grido, correndo in fretta, alle Sirene non sfuggì l agile nave che s accostava: e un armonioso canto intonarono. «Qui, presto, vieni, o glorioso Odisseo, grande vanto degli Achei, ferma la nave, la nostra voce a sentire. Nessuno mai si allontana di qui con la sua nave nera, se prima non sente, suono di miele, dal labbro nostro la voce; poi pieno di gioia riparte, e conoscendo più cose. Noi tutto sappiamo, quanto nell ampia terra di Troia Argivi e Teucri9 patirono per volere dei numi; tutto sappiamo quello che avviene sulla terra nutrice10 . Così dicevano alzando la voce bellissima, e allora il mio cuore voleva sentire, e imponevo ai compagni di sciogliermi, coi sopraccigli accennando; ma essi a corpo perduto11 remavano. E subito alzandosi Perimède ed Eurìloco nuovi nodi legavano e ancora più mi stringevano. Quando alla fine le sorpassarono, e ormai né voce più di Sirene udivamo, né canto, in fretta la cera si tolsero i miei fedeli compagni, che negli orecchi avevo a loro pigiato, e dalle corde mi sciolsero. (Tratto da: Odissea, libro XII, trad. di R. Calzecchi Onesti, Einaudi) 167 5394B_MET Mi_Ep.indd 167 26/01/18 13:16
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