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L Epica classica 240 245 250 255 Egli nella vasta caverna spinse il gregge da mungere; e i maschi, capri e arieti, lasciò nell alto recinto. Poi contro la porta dell antro9, sollevatolo in alto, benché grave di peso10 , mise un enorme macigno. Ventidue carri ben saldi a quattro ruote non l avrebbero smossa da terra: tale la rupe che pose contro la porta. Poi, seduto, mungeva una dopo l altra e pecore e capre belanti, e un piccolo nato metteva sotto ad ognuna. Quindi rappreso11 metà di quel candido latte lo costrinse12 in canestri di vimini, e l altra metà versò nelle conche per berlo durante la cena. Accese poi il fuoco, e allora scorgendoci disse: «O stranieri, chi siete? E da che lido13 navigate le vie dell acqua? Siete forse mercanti? O vagate alla ventura sul mare come pirati che rischiano la vita assalendo i naviganti? . Così disse; e sentimmo ancora uno schianto nel cuore spaventati dalla cupa14 voce e dall orrido volto. (Tratto da: Odissea, libro IX, trad. di S. Quasimodo, Mondadori) 9. antro: caverna. 10. grave di peso: molto pesante. 11. rappreso: coagulato, solidificato. 12. costrinse: fece stare. 13. lido: costa, spiaggia; in questo caso terra, Paese. 14. cupa: profonda. Ulisse spiega che lui e i suoi compagni sono Greci di ritorno da Troia, perdutisi per mare; quindi chiede ospitalità al Ciclope, ricordandogli che gli ospiti sono protetti da Zeus, il padre degli dèi. Polifemo risponde di non temere gli dèi e di seguire solo la propria volontà, poi cerca di farsi dire dov è ormeggiata la nave di Ulisse. L eroe greco, messo in guardia dal tono arrogante e spietato del Ciclope, comprende che anche i suoi compagni rimasti alla nave sono in pericolo e perciò racconta che una tempesta ha distrutto la nave gettandola contro una scogliera e che i pochi compagni che ha con sé sono gli unici sopravvissuti al naufragio. Polifemo allora tronca bruscamente il dialogo 161 5394B_MET Mi_Ep.indd 161 26/01/18 13:15
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