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L Epica classica dolci parole, perché gli indicasse la strada, perché gli desse una veste. Meglio ritenne parlarle soltanto, usare parole di miele, perché non si dovesse sdegnare. E accortamente così a lei si rivolse (Tratto da: E. Barelli, Odissea, Mondadori) 150 155 160 170 1. Artemide: Diana, dea della caccia. 2. boccio: simile al bocciolo di un fiore. 3. chi sua: colui che ti sposerà, superando, con i doni, gli altri pretendenti. 175 4. e riverenza mi vince: guardandoti, sono vinto da un senso di rispetto. 5. livido: cupo, perché tempestoso. 180 6. procelle rapaci: le tempeste che travolgono i naviganti. 7. dall isola Ogigia: l isola abitata da Calipso. 8. un dio: Poseidone. 9. mi prostro: mi inchino. 185 10. La rocca insegnami: mostrami la via per la rocca, ossia la parte più alta della città. 11. Olimpio: che vive sull Olimpo. 190 «Io mi t inchino, signora: sei dea o sei mortale? Se dea tu sei, di quelli che il cielo vasto possiedono, Artemide1, certo, la figlia del massimo Zeus, per bellezza e grandezza e figura mi sembri. Ma se tu sei mortale, di quelli che vivono in terra, tre volte beati il padre e la madre sovrana, tre volte beati i fratelli: perché sempre il cuore s intenerisce loro di gioia, in grazia di te, quando contemplano un tal boccio2 muovere a danza. Ma soprattutto beatissimo in cuore, senza confronto, chi soverchiando coi doni, ti porterà a casa sua3. Mai cosa simile ho veduto con gli occhi, né uomo, né donna: e riverenza a guardarti mi vince4. [ ] Ieri scampai dopo venti giornate dal livido5 mare: fin qui l onda sempre m ha spinto e le procelle rapaci6, dall isola Ogigia7; e qui m ha gettato ora un dio8, certo perché soffra ancora dolori: non credo che finiranno, ma molti ancora vorranno darmene i numi. Ma tu, signora, abbi pietà; dopo molto soffrire, a te per prima mi prostro9, nessuno conosco degli altri uomini, che hanno questa città e questa terra. La rocca insegnami10 e dammi un cencio da mettermi addosso, se avevi un cencio da avvolgere i panni, venendo. A te tanti doni facciano i numi, quanti in cuore desideri, marito, casa ti diano, e la concordia gloriosa a compagna; niente è più bello, più prezioso di questo, quando con un anima sola dirigono la casa l uomo e la donna: molta rabbia ai maligni, ma per gli amici è gioia, e loro han fama splendida . Gli replicò Nausicaa braccio bianco: «Straniero, non sembri uomo stolto o malvagio, ma Zeus Olimpio11, lui stesso, divide fortuna tra gli uomini, buoni e cattivi, come vuole a ciascuno: a te ha dato questo, bisogna che tu lo sopporti. 157 5394B_MET Mi_Ep.indd 157 26/01/18 13:15
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