4. LA POESIA EPICA

STRUMENTI PER ANALIZZARE IL GENERE 4. LA POESIA EPICA I poemi epici raccontano un patrimonio collettivo di fatti storici e leggende, d’imprese straordinarie di eroi e personaggi soprannaturali. Rispecchiano gli ideali e i valori della civiltà in cui sono nati e offrono molte informazioni sulla vita quotidiana e le usanze dei popoli antichi. L’Iliade e l’Odissea sono state scritte in greco, l’Eneide in latino. Quelle che noi leggiamo sono traduzioni, che ci danno comunque l’idea del tipo di linguaggio usato: il linguaggio epico. I temi della poesia epicaLa grande ricchezza di situazioni e di episodi presente nei poemi classici è riconducibile ad alcuni temi fondamentali, da cui si sviluppano altri importanti motivi che percorrono la narrazione. • Fondamentale nei poemi epici è la centralità dell’eroe: egli lotta per l’affermazione di tutti i valori ritenuti positivi. L’eroe è di volta in volta forte, coraggioso, feroce, leale nell’amicizia, tenero negli affetti, desideroso di conoscere, dedito alla missione assegnatagli, consapevole del rispetto dovuto agli dèi, agli antenati, ai genitori. • La guerra è spesso il tema dominante. È una sciagura imposta dalla volontà misteriosa del Fato, a cui uomini e dèi non possono sottrarsi. Pur essendo desiderosi di pace, gli eroi epici hanno il dovere di combattere, mostrando disprezzo per la viltà e affermando il valore assoluto della fedeltà alla patria e la necessità di vendicare i compagni caduti in duello. • Alla guerra si aggiungono altri temi: il dolore per la schiavitù a cui sono destinati gli sconfitti, il rispetto per i defunti e l’importanza dei riti funebri. • Altro tema ricorrente è quello della sottomissione agli dèi, i quali decidono in diversi casi l’esito degli scontri. • Il viaggio alimenta, insieme alle relative scoperte, gli episodi più avventurosi. La paura dell’ignoto è spesso vinta dall’ansia di conoscere, che induce l’eroe a tentare nuove imprese. Al viaggio si lega il tema del ritorno alla famiglia e alla terra natale, che percorre l’intera Odissea, o quello della volontà di portare a compimento una missione, che ispira le azioni di Enea, protagonista dell’epica latina. • Con il viaggio si trova inoltre l’affermazione dell’ospitalità, valore sacro e fondamentale in un mondo ancora poco conosciuto e dominato da una natura spesso ostile. Le caratteristiche del linguaggio epico I poemi epici classici presentano somiglianze di linguaggio, di stile e di struttura, come l’uso di formule e sequenze ricorrenti adatte a essere recitate. Essi dovevano infatti catturare l’attenzione degli ascoltatori, stimolare la loro immaginazione attraverso l’uso di paragoni riferibili alle comuni esperienze quotidiane. Per facilitare invece la comprensione e il collegamento dei vari episodi erano piuttosto frequenti le ripetizioni di alcuni fatti o di qualche concetto. Epiteti Sono gli aggettivi e le espressioni riferiti ai vari personaggi in modo ripetitivo (Achille divino, Andromaca dalle candide braccia, l’ingegnoso Ulisse, il pio Enea). Patronimici Così si chiamano gli appellativi derivati dal nome del padre di un personaggio: suffisso -ide aggiunto al nome del padre (Pelìde, figlio di Peleo). Similitudini Sono paragoni espliciti: stabiliscono un confronto fra immagini o situazioni che hanno caratteristiche simili, collegate con un “come” o con altro avverbio di paragone (i due si precipitarono l’uno sull’altro come due avvoltoi che sopra un alto roccione combattono stridendo, a colpi di becco e di artigli terribili; Achille inseguiva sempre Ettore, rapidamente e senza riposo, come un cane segue un cervo per valli e per gole, dopo averlo snidato). Metafore Il termine deriva dal greco metaphérein, “trasferire”, ovvero sostituire un termine con un altro; si ha una metafora quando si parla di un oggetto nominandone un altro che ha in comune con il primo la caratteristica che si vuole evidenziare (sei un fulmine significa “sei veloce come un fulmine”). È un paragone implicito: la parola “come” viene eliminata, la persona o la cosa diventano l’altra persona o l’altra cosa (parole di miele, capelli d’oro, cuore di cervo). Descrizioni particolareggiate I paesaggi e alcune scene vengono descritti con una grande ricchezza di particolari, in modo che gli ascoltatori possano facilmente rappresentarseli nella mente (E dentro la spelonca guardavamo stupiti ogni cosa: colmi di caci i graticci, e fitti i recinti d’agnelli e capretti, gli uni distinti dagli altri: a parte i primi nati, a parte i secondi, e poi gli ultimi…). Personificazioni Le personificazioni sono utili per rendere la narrazione più varia e interessante. Si hanno quando si attribuisce a una cosa inanimata o astratta un’azione o una qualità che sono proprie di un essere vivente (il sole si sveglia; tacita luna; la vita allor, per l’aria, fuggì angosciata; lo scettro ha lasciato il tronco sui monti, tempeste rapaci…). Formule fisse In genere testimoniano l’origine orale dei testi, quando il narratore, per farsi capire meglio o per fare in modo che anche gli ascoltatori distratti potessero ritrovare il filo della narrazione, utilizzava non solo gli epiteti ricorrenti ma anche le stesse parole per descrivere eventi di uno stesso tipo, come per esempio la morte di un eroe (la vita volò via… e scese nell’Ade…). La poesia epica presenta uno stile particolare, che ha lo scopo di mantenere viva l’attenzione dell’ascoltatore, aiutandolo a immaginare con immediatezza le scene raccontate e coinvolgendolo emotivamente nelle vicende dei suoi eroi. Il duello tra Ettore e Achille è il punto culminante delle imprese di guerra narrate nell’Iliade. La ferocia di Achille, la sua volontà di vendetta sono scaturite dalla morte dell’amico Patroclo per mano dell’eroe troiano. Ettore, colto da un primo momento di smarrimento, sa poi affrontare con dignità lo scontro, mostrando disprezzo per la viltà e consapevolezza di agire in difesa della propria famiglia e della patria. Un esempio, per capire meglio. L’inizio del duello tra Ettore e Achille Achille gli fu vicino, pari a Enialio1 guerriero, agitatore dell’elmo, alto scuotendo sopra la spalla destra il faggio del Pelio2, terribile: il bronzo gli lampeggiava intorno, simile al raggio del fuoco ardente o del sole che sorge. Come lo vide, spavento prese Ettore, non seppe più attenderlo fermo, si lasciò dietro le porte e fuggì: si slanciò pure il Pelìde, fidando nei piedi veloci: come il nibbio sui monti, ch’è tra gli uccelli il più rapido, facilmente insegue una tremante colomba, e quella gli fugge di sotto, ma il nibbio stridendole addosso vola fitto, il cuore lo sprona a ghermirla; così Achille volava, furioso: tremò Ettore sotto il muro dei Teucri3 e moveva rapidamente i ginocchi. Corsero oltre la torre di guardia e il caprifico4 ventoso lungo la strada dei carri, allontanandosi sempre dal muro, e giunsero alle due belle fontane; sgorgano qui le sorgenti del vorticoso Scamandro5: una scorre acqua calda e fumo all’intorno sale da essa, come di fuoco avvampante; l’altra anche d’estate scorre pari alla grandine o al ghiaccio o anche alla gelida neve. E intorno ci son lavatoi ricchi d’acqua, belli, di pietra, dove le vesti vivaci lavavan le spose dei Teucri e le belle figliuole un tempo, in pace, prima che i figli degli Achei6 giungessero. Là correvano i due, uno fuggendo, l’altro inseguendo: uno forte fuggiva davanti e l’inseguiva uno molto più forte, rapidissimo; ché non d’una vittima o d’una pelle era contesa - questi sono di solito i premi ai piedi degli uomini7: correvano per la vita di Ettore domatore di cavalli. (Tratto da: Iliade, libro XXII, trad. di R. Calzecchi Onesti, Einaudi) eroe forte e coraggioso epiteto similitudine patronimico descrizioni particolareggiate Un particolare descrittivo del testo consente di cogliere un tema che ha un suo rilievo nel poema: nell’immagine delle giovani donne troiane che un tempo, prima dell’arrivo degli Achei, lavavano le «vesti vivaci» presso le due sorgenti, si avverte l’amore e il rimpianto per la pace perduta. 1. Enialio: attributo di Ares (Marte), il bellicoso dio della guerra. 2. il faggio del Pelio: l’asta di legno ricavata da un faggio del monte Pelio. 3. Teucri: Troiani. 4. caprifico: pianta di fico selvatico. 5. Scamandro: fiume che bagna Troia. 6. Achei: Greci. 7. ché non d’una vittima… degli uomini: perché ciò che veniva conteso non era uno degli animali che in genere si offrono in sacrificio agli dèi (toro, pecora, ecc.) o una pelle - questi sono di solito i premi dati nelle corse.
STRUMENTI PER ANALIZZARE IL GENERE 4. LA POESIA EPICA I poemi epici raccontano un patrimonio collettivo di fatti storici e leggende, d’imprese straordinarie di eroi e personaggi soprannaturali. Rispecchiano gli ideali e i valori della civiltà in cui sono nati e offrono molte informazioni sulla vita quotidiana e le usanze dei popoli antichi. L’Iliade e l’Odissea sono state scritte in greco, l’Eneide in latino. Quelle che noi leggiamo sono traduzioni, che ci danno comunque l’idea del tipo di linguaggio usato: il linguaggio epico. I temi della poesia epicaLa grande ricchezza di situazioni e di episodi presente nei poemi classici è riconducibile ad alcuni temi fondamentali, da cui si sviluppano altri importanti motivi che percorrono la narrazione. • Fondamentale nei poemi epici è la centralità dell’eroe: egli lotta per l’affermazione di tutti i valori ritenuti positivi. L’eroe è di volta in volta forte, coraggioso, feroce, leale nell’amicizia, tenero negli affetti, desideroso di conoscere, dedito alla missione assegnatagli, consapevole del rispetto dovuto agli dèi, agli antenati, ai genitori.  • La guerra è spesso il tema dominante. È una sciagura imposta dalla volontà misteriosa del Fato, a cui uomini e dèi non possono sottrarsi. Pur essendo desiderosi di pace, gli eroi epici hanno il dovere di combattere, mostrando disprezzo per la viltà e affermando il valore assoluto della fedeltà alla patria e la necessità di vendicare i compagni caduti in duello.  • Alla guerra si aggiungono altri temi: il dolore per la schiavitù a cui sono destinati gli sconfitti, il rispetto per i defunti e l’importanza dei riti funebri.  • Altro tema ricorrente è quello della sottomissione agli dèi, i quali decidono in diversi casi l’esito degli scontri. • Il viaggio alimenta, insieme alle relative scoperte, gli episodi più avventurosi. La paura dell’ignoto è spesso vinta dall’ansia di conoscere, che induce l’eroe a tentare nuove imprese. Al viaggio si lega il tema del ritorno alla famiglia e alla terra natale, che percorre l’intera Odissea, o quello della volontà di portare a compimento una missione, che ispira le azioni di Enea, protagonista dell’epica latina.  • Con il viaggio si trova inoltre l’affermazione dell’ospitalità, valore sacro e fondamentale in un mondo ancora poco conosciuto e dominato da una natura spesso ostile. Le caratteristiche del linguaggio epico I poemi epici classici presentano somiglianze di linguaggio, di stile e di struttura, come l’uso di formule e sequenze ricorrenti adatte a essere recitate. Essi dovevano infatti catturare l’attenzione degli ascoltatori, stimolare la loro immaginazione attraverso l’uso di paragoni riferibili alle comuni esperienze quotidiane. Per facilitare invece la comprensione e il collegamento dei vari episodi erano piuttosto frequenti le ripetizioni di alcuni fatti o di qualche concetto. Epiteti Sono gli aggettivi e le espressioni riferiti ai vari personaggi in modo ripetitivo (Achille divino, Andromaca dalle candide braccia, l’ingegnoso Ulisse, il pio Enea). Patronimici Così si chiamano gli appellativi derivati dal nome del padre di un personaggio: suffisso -ide aggiunto al nome del padre (Pelìde, figlio di Peleo). Similitudini Sono paragoni espliciti: stabiliscono un confronto fra immagini o situazioni che hanno caratteristiche simili, collegate con un “come” o con altro avverbio di paragone (i due si precipitarono l’uno sull’altro come due avvoltoi che sopra un alto roccione combattono stridendo, a colpi di becco e di artigli terribili; Achille inseguiva sempre Ettore, rapidamente e senza riposo, come un cane segue un cervo per valli e per gole, dopo averlo snidato). Metafore Il termine deriva dal greco metaphérein, “trasferire”, ovvero sostituire un termine con un altro; si ha una metafora quando si parla di un oggetto nominandone un altro che ha in comune con il primo la caratteristica che si vuole evidenziare (sei un fulmine significa “sei veloce come un fulmine”). È un paragone implicito: la parola “come” viene eliminata, la persona o la cosa diventano l’altra persona o l’altra cosa (parole di miele, capelli d’oro, cuore di cervo).  Descrizioni particolareggiate I paesaggi e alcune scene vengono descritti con una grande ricchezza di particolari, in modo che gli ascoltatori possano facilmente rappresentarseli nella mente (E dentro la spelonca guardavamo stupiti ogni cosa: colmi di caci i graticci, e fitti i recinti d’agnelli e capretti, gli uni distinti dagli altri: a parte i primi nati, a parte i secondi, e poi gli ultimi…).  Personificazioni Le personificazioni sono utili per rendere la narrazione più varia e interessante. Si hanno quando si attribuisce a una cosa inanimata o astratta un’azione o una qualità che sono proprie di un essere vivente (il sole si sveglia; tacita luna; la vita allor, per l’aria, fuggì angosciata; lo scettro ha lasciato il tronco sui monti, tempeste rapaci…).  Formule fisse In genere testimoniano l’origine orale dei testi, quando il narratore, per farsi capire meglio o per fare in modo che anche gli ascoltatori distratti potessero ritrovare il filo della narrazione, utilizzava non solo gli epiteti ricorrenti ma anche le stesse parole per descrivere eventi di uno stesso tipo, come per esempio la morte di un eroe (la vita volò via… e scese nell’Ade…). La poesia epica presenta uno stile particolare, che ha lo scopo di mantenere viva l’attenzione dell’ascoltatore, aiutandolo a immaginare con immediatezza le scene raccontate e coinvolgendolo emotivamente nelle vicende dei suoi eroi.  Il duello tra Ettore e Achille è il punto culminante delle imprese di guerra narrate nell’Iliade. La ferocia di Achille, la sua volontà di vendetta sono scaturite dalla morte dell’amico Patroclo per mano dell’eroe troiano. Ettore, colto da un primo momento di smarrimento, sa poi affrontare con dignità lo scontro, mostrando disprezzo per la viltà e consapevolezza di agire in difesa della propria famiglia e della patria. Un esempio, per capire meglio. L’inizio del duello tra Ettore e Achille Achille gli fu vicino, pari a Enialio1 guerriero, agitatore dell’elmo, alto scuotendo sopra la spalla destra il faggio del Pelio2, terribile: il bronzo gli lampeggiava intorno, simile al raggio del fuoco ardente o del sole che sorge. Come lo vide, spavento prese Ettore, non seppe più attenderlo fermo, si lasciò dietro le porte e fuggì: si slanciò pure il Pelìde, fidando nei piedi veloci: come il nibbio sui monti, ch’è tra gli uccelli il più rapido, facilmente insegue una tremante colomba, e quella gli fugge di sotto, ma il nibbio stridendole addosso vola fitto, il cuore lo sprona a ghermirla; così Achille volava, furioso: tremò Ettore sotto il muro dei Teucri3 e moveva rapidamente i ginocchi. Corsero oltre la torre di guardia e il caprifico4 ventoso lungo la strada dei carri, allontanandosi sempre dal muro, e giunsero alle due belle fontane; sgorgano qui le sorgenti del vorticoso Scamandro5: una scorre acqua calda e fumo all’intorno sale da essa, come di fuoco avvampante; l’altra anche d’estate scorre pari alla grandine o al ghiaccio o anche alla gelida neve. E intorno ci son lavatoi ricchi d’acqua, belli, di pietra, dove le vesti vivaci lavavan le spose dei Teucri e le belle figliuole un tempo, in pace, prima che i figli degli Achei6 giungessero. Là correvano i due, uno fuggendo, l’altro inseguendo: uno forte fuggiva davanti e l’inseguiva uno molto più forte, rapidissimo; ché non d’una vittima o d’una pelle era contesa - questi sono di solito i premi ai piedi degli uomini7: correvano per la vita di Ettore domatore di cavalli. (Tratto da: Iliade, libro XXII, trad. di R. Calzecchi Onesti, Einaudi) eroe forte e coraggioso  epiteto  similitudine  patronimico  descrizioni particolareggiate  Un particolare descrittivo del testo consente di cogliere un tema che ha un suo rilievo nel poema: nell’immagine delle giovani donne troiane che un tempo, prima dell’arrivo degli Achei, lavavano le «vesti vivaci» presso le due sorgenti, si avverte l’amore e il rimpianto per la pace perduta. 1. Enialio: attributo di Ares (Marte), il bellicoso dio della guerra. 2. il faggio del Pelio: l’asta di legno ricavata da un faggio del monte Pelio. 3. Teucri: Troiani. 4. caprifico: pianta di fico selvatico. 5. Scamandro: fiume che bagna Troia. 6. Achei: Greci. 7. ché non d’una vittima… degli uomini: perché ciò che veniva conteso non era uno degli animali che in genere si offrono in sacrificio agli dèi (toro, pecora, ecc.) o una pelle - questi sono di solito i premi dati nelle corse.