3. L’EPICA CLASSICA: IL TEMPO DEGLI DÈI E DEGLI EROI

STRUMENTI PER SCOPRIRE IL GENERE 3. L’EPICA CLASSICA: IL TEMPO DEGLI DÈI E DEGLI EROI La poesia epica antica fu tramandata a voce di generazione in generazione, cantata o recitata con l’accompagnamento di strumenti musicali, e soltanto più tardi fu scritta. Per la civiltà occidentale sono detti “classici” quei poemi greci e latini (il poema è una composizione poetica di ampie dimensioni) che hanno rappresentato da sempre un punto di riferimento per lo sviluppo della cultura e che costituiscono le fonti primarie della tradizione letteraria europea. I poemi omerici I più famosi poemi epici del mondo greco sono l’Iliade e l’Odissea, entrambi attribuiti a Omero. Chi fu Omero?Le notizie biografiche su Omero sono scarse; ci è stato tramandato che fosse un aedo (cantore) che cantava le imprese degli eroi e degli dèi, accompagnandosi con la cetra, presso le corti dei principi greci. Si dice che fosse cieco, quasi a sottolineare come la sua ispirazione provenisse dagli dèi stessi e non dalla sua esperienza umana. Molte città, quali Smirne, Itaca, Argo, Atene, si vantarono di esserne la patria, ma in proposito non sappiamo niente di certo. Fin dall’antichità gli studiosi si sono dedicati alla “questione omerica”, ossia la disputa su chi fosse realmente Omero, arrivando perfino a mettere in dubbio la sua stessa esistenza o ritenendolo autore di uno solo dei poemi a lui attribuiti. Gli studiosi che ritengono che Omero sia realmente esistito, ipotizzano che sia nato nella Troade, in Asia Minore, che sia vissuto verso il IX-VIII secolo a.C., e che abbia scritto i due poemi rielaborando gli antichi canti epici sulle grandi e mitiche gesta del popolo greco, trasmessi fino ad allora soltanto oralmente dai rapsodi (“cucitori di canti”). A essi si deve il passaggio dal canto alla recitazione. Altri studiosi, invece, ritengono che l’Odissea sia stata scritta circa un secolo dopo l’Iliade. A infittire il mistero è il fatto che, se anche fu Omero a riunire materiali preesistenti in due poemi compiuti, essi furono ancora tramandati oralmente per alcuni secoli e trascritti non prima della metà del VI secolo a.C. La validità e l’attualità delle opere omeriche, al di là della questione del loro autore, consistono nell’aver saputo raccontare con immagini straordinarie e profonda partecipazione tutti gli aspetti della vita umana: l’amore e l’odio, la gioia e il dolore, la crudeltà e la pietà, l’ansia di conoscere e la nostalgia, la guerra e la pace. W. A. Bouguereau, Omero e la sua guida, 1874.
STRUMENTI PER SCOPRIRE IL GENERE 3. L’EPICA CLASSICA: IL TEMPO DEGLI DÈI E DEGLI EROI La poesia epica antica fu tramandata a voce di generazione in generazione, cantata o recitata con l’accompagnamento di strumenti musicali, e soltanto più tardi fu scritta. Per la civiltà occidentale sono detti “classici” quei poemi greci e latini (il poema è una composizione poetica di ampie dimensioni) che hanno rappresentato da sempre un punto di riferimento per lo sviluppo della cultura e che costituiscono le fonti primarie della tradizione letteraria europea. I poemi omerici I più famosi poemi epici del mondo greco sono l’Iliade e l’Odissea, entrambi attribuiti a Omero. Chi fu Omero?Le notizie biografiche su Omero sono scarse; ci è stato tramandato che fosse un aedo (cantore) che cantava le imprese degli eroi e degli dèi, accompagnandosi con la cetra, presso le corti dei principi greci. Si dice che fosse cieco, quasi a sottolineare come la sua ispirazione provenisse dagli dèi stessi e non dalla sua esperienza umana. Molte città, quali Smirne, Itaca, Argo, Atene, si vantarono di esserne la patria, ma in proposito non sappiamo niente di certo. Fin dall’antichità gli studiosi si sono dedicati alla “questione omerica”, ossia la disputa su chi fosse realmente Omero, arrivando perfino a mettere in dubbio la sua stessa esistenza o ritenendolo autore di uno solo dei poemi a lui attribuiti. Gli studiosi che ritengono che Omero sia realmente esistito, ipotizzano che sia nato nella Troade, in Asia Minore, che sia vissuto verso il IX-VIII secolo a.C., e che abbia scritto i due poemi rielaborando gli antichi canti epici sulle grandi e mitiche gesta del popolo greco, trasmessi fino ad allora soltanto oralmente dai rapsodi (“cucitori di canti”). A essi si deve il passaggio dal canto alla recitazione. Altri studiosi, invece, ritengono che l’Odissea sia stata scritta circa un secolo dopo l’Iliade. A infittire il mistero è il fatto che, se anche fu Omero a riunire materiali preesistenti in due poemi compiuti, essi furono ancora tramandati oralmente per alcuni secoli e trascritti non prima della metà del VI secolo a.C. La validità e l’attualità delle opere omeriche, al di là della questione del loro autore, consistono nell’aver saputo raccontare con immagini straordinarie e profonda partecipazione tutti gli aspetti della vita umana: l’amore e l’odio, la gioia e il dolore, la crudeltà e la pietà, l’ansia di conoscere e la nostalgia, la guerra e la pace. W. A. Bouguereau, Omero e la sua guida, 1874.