VOLTIAMO PAGINA MITO EPICA TEATRO

Teseo e il Minotauro (mito greco) L’ANTEFATTO Molti anni prima della nascita di Teseo, Androgeo, un giovane cretese, figlio del re di Creta Minosse, era stato ucciso ad Atene durante i giochi in onore della dea Atena. L’invidia era stata la causa del delitto: Androgeo aveva battuto gli Ateniesi nelle gare cui aveva partecipato. Minosse, per vendicare il figlio, aveva scatenato una guerra, al termine della quale aveva imposto dure clausole di pace: ogni nove anni, Atene doveva mandare a Creta sette ragazzi e sette ragazze che sarebbero stati dati in pasto al Minotauro, un mostro dal corpo di uomo e dalla testa di toro. Era questi nato da Pasifae, moglie di Minosse, per una crudele vendetta del dio Poseidone, infuriato con il re di Creta. Per il terribile mostro, Minosse aveva fatto costruire da Dedalo uno strano palazzo, con un tale andirivieni di stanze e corridoi che chiunque vi si fosse avventurato non sarebbe più riuscito a uscirne e sarebbe finito in bocca al Minotauro. Assistiamo all’incontro tra Dedalo, accompagnato da Minosse, e lo strano essere per cui dovrà essere costruito il Labirinto. Un mostro. Un uomo enorme, due volte almeno più alto e grosso e massiccio di Minosse. Dai piedi grandi, dalle gambe arcuate e villose1, come le braccia muscolose. Aveva mani le cui dita unghiate parevano artigli. Aveva spalle larghissime, e il petto s’alzava e s’abbassava nel respiro profondo, e ogni respiro era come un minaccioso sussurro di vento. Un gigante, dunque… … Ma non era questo a tener Dedalo immobile, come pietrificato, e ad averlo riempito d’orrore. Era che su quel corpo umano, troneggiava2 una nera ed enorme testa di toro. Il respiro usciva, in fiati puzzolenti, da due umide nari; la bocca bavosa era aperta in una sorta di dolente sogghigno: i tondi occhi bianchi e iniettati di sangue si fissavano, attenti, sospettosi e malvagi su Minosse e Dedalo, da uno passando all’altro. La testa si muoveva lentamente ondeggiando, e le corna formidabili pareva dovessero da un istante all’altro puntarsi in avanti e ferire… - Plàcati, mio prediletto - disse con solennità Minosse, alzando la destra - l’uomo che è con me non ti è destinato. È mio ospite. Un muggito breve uscì da quelle fauci, e gli occhi della orribile creatura scintillarono. Continuò Minosse: - Io farò preparare per te, mio prediletto, una casa che, tranne in qualche stanza, non avrà tetto, in modo che tu possa finalmente vedere il cielo che ancora non conosci. Il Minotauro aprì e chiuse le dita, che avrebbero facilmente stritolato un uomo, fece roteare gli occhi, muggì più d’una volta, scuotendo il capo: così dimostrava la sua gioia. Il Minotauro tese poi la destra, che Minosse toccò con atto solenne; dalla mostruosa bocca socchiusa, uscì nuovamente un cupo brontolìo: non più minaccioso, ora, ma come di ringraziamento, e quegli occhi acquosi parvero brillare per un attimo d’una luce non più cattiva, alla quale Dedalo si sentì inaspettatamente commosso: dunque non aveva in cuore soltanto ferocia, quel mostro! Il testo Il mito che leggerai riflette molto probabilmente il ricordo di qualche evento storico: nella tarda Età del bronzo, alcune zone dell’Attica furono per qualche tempo sotto il dominio cretese, ma i Greci achei riuscirono ad assumere il controllo di Creta intorno al 1500 a.C. Si pensa sempre al Minotauro come a una creatura mostruosa, cattiva e crudele. Ma è proprio così? Lo scrittore Mino Milani ci offre un’affascinante versione dell’antico mito. 1. villose: ricoperte di peli. 2. troneggiava: spiccava per la sua mole. Tre volte era già stato pagato il tributo dovuto da Atene, quando Teseo, figlio di Egeo, re di Atene, decise d’intervenire. Commosso da tutti quei giovani votati alla morte e dallo strazio delle famiglie dei prescelti, si offrì di partire con i quattordici ostaggi per mettere fine all’atroce tributo, uccidendo il Minotauro. Egeo tentò invano di fermarlo, infine lo pregò almeno di una cosa: la nave con gli ostaggi issava vele nere in segno di lutto; se fosse riuscito nell’impresa, Teseo al ritorno avrebbe dovuto sostituire le vele nere con altre bianche. La nave partì e per il giovane principe la sorte sarebbe stata segnata, ma… Il destino prese, per Teseo, l’aspetto d’una bellissima fanciulla dai lunghi capelli rossi come il sole al tramonto, dagli occhi verdi come l’acqua del mare, dalle labbra scarlatte come corallo e dalle braccia bianche come marmo. Era Arianna, la giovane figlia di Minosse. Ella sedeva ai piedi del padre, quando Teseo era stato condotto nella sala del trono; e guardando quel giovane fiero, dal volto pallido e bello, sentendolo parlare senza ombra di paura, e vedendo la luce indomabile dei suoi occhi, aveva sentito qualcosa di sconosciuto. Una sorta di fuoco e di dolcezza insieme, di gioia e di dolore, di voglia di ridere e di piangere, di correre lungo il mare e di abbandonarsi nella sabbia; e s’era domandata: - Come ho potuto vivere, prima di vedere questo giovane? - e ancora: - Come vivrò senza di lui? […] Distesa nel suo letto, quella notte, incapace di dormire, di continuo agitandosi, gli occhi aperti nel buio, la fanciulla pensava alla sorte che attendeva quel nobile giovane, e sentiva che non sarebbe sopravvissuta alla sua morte. […] Ah, era l’amore che l’aveva presa. Nel cuore della notte Arianna si alzò, prese due cose da una cassa nell’angolo della sua stanza e sulla punta dei piedi nudi camminò svelta e senza rumore nella reggia silente. […] - Ateniese! A questa parola, sussurrata appena, Teseo si volse: nella luce incerta della torcia infilata ad un anello di ferro, vide una bianca ombra ondeggiare nel buio del carcere. Si alzò e chiese, lui pure sussurrando: - Chi sei? Avvicinandosi all’inferriata3, Arianna mormorò: - Sono una persona che non vuole la tua morte. […] Teseo, ho portato due cose per te. Questa è la prima - e così dicendo trasse di sotto la tunica una forte spada e la porse. Impugnandola il giovane esclamò sommessamente: - Ah! Non temo più nessuno, ora, e meno che mai il Minotauro! E quale altra cosa mi hai portato, dolce Arianna? - Eccola - rispose la fanciulla. Teseo prese quanto ella gli porse e chiese sorpreso: - Un gomitolo di corda? E a che mi servirà? - Anche vincendo il Minotauro - spiegò Arianna - saresti perduto, perché non riusciresti mai ad uscire dal Labirinto. Con questo invece potrai facilmente ritrovare la strada, comprendi come? - Ah - e il giovane s’illuminò in volto - certo! Lo svolgerò cammin facendo, e riavvolgendolo troverò la strada percorsa! […] Questo filo ti renderà sacra alla leggenda, Arianna. - Forse, Teseo. Ma ora devo andare perché già canta l’allodola e l’alba s’avvicina… Arianna stava per andarsene, ma lui la trattenne prendendola per una mano e le chiese: - Perché fai questo? Rispose lei guardandolo fissamente: - Non lo so. - Quando sarò uscito dal Labirinto andrò alla mia nave. Ti prego, sali su di essa e aspettami là. Ti porterò con me. - Perché lo faresti? - domandò Arianna in un soffio. Teseo rispose: - Non lo so. Invece essi sapevano benissimo, ormai, di amarsi. 3. inferriata: grata di ferro che chiude l’ingresso della cella. Teseo e gli ostaggi sono condotti al Labirinto, ma solo Teseo avanza nei corridoi svolgendo il filo; gli altri si fermano poco oltre l’ingresso. Dopo essersi aggirato a lungo tra le stanze, Teseo sente dei passi e un cupo brontolio… L’eroe aveva pensato a lungo a quel momento e a come affrontarlo. Nelle sue avventure, aveva sostenuto molti duelli e quindi visto molti combattenti: qualcuno attendeva immobile d’essere attaccato, altri indietreggiavano di qualche passo e subito di qualche passo avanzavano, per confondere l’avversario; altri attaccavano, invece, ed erano questi che più spesso vincevano. Teseo però sapeva di non poter attaccare subito, perché rischiava di uscire dallo slargo ed essere condotto in qualche vicolo senza ritorno; restò quindi immobile mentre il Minotauro, senza la minima esitazione e senza nessuna fretta, gli andava incontro. I suoi occhi parevano fuoco rosso, le sue fauci s’aprivano enormi e bavose, le sue mani s’erano arcuate per afferrare… Delle vittime che gli erano state gettate, quasi tutte, pietrificate dall’orrore, s’erano fatte prendere facilmente; qualcuna aveva cercato di fuggire, ma le gambe le erano cedute dopo i primi passi, e lui, il Minotauro, non aveva fatto altro che sollevarla da terra… Quest’uomo invece non sembrava atterrito né accennava a fuggire. Il mostro sentì un vago pericolo, e si fermò, quindi, a pochi passi da Teseo, fissamente guardandolo: per spaventarlo del tutto, poi, emise di nuovo il suo urlo… … Ma a esso, il giovane rispose a sua volta con un urlo, e si scagliò contro di lui con la spada in mano! Il Minotauro, colto di sorpresa, ebbe un istante d’esitazione: bastò a Teseo per vibrare un primo colpo, che ferì profondamente una di quelle braccia gigantesche; con un grido di dolore e di rabbia, il gigante abbassò la testa e si gettò in avanti, cercando d’incornare il suo nemico; Teseo fu pronto a scansarsi, e le corna cozzarono contro un muro: la spada si levò e s’abbassò, aprendo una nuova ferita. Il Minotauro si volse, tese le mani… … E seguì un duello selvaggio e terribile. Teseo non seppe quanto a lungo durò. Seppe però che finì, quando il mostro giacque ferito a morte ai suoi piedi. Immerso nel suo sangue, il Minotauro alzò gli occhi verso Teseo e questi, che stava per lanciare il suo grido di battaglia e per vibrare l’ultimo colpo, a quello sguardo rimase immobile. Poi adagio abbassò la spada. Restò a rispondere al muto messaggio che gli mandavano quei grandi, tondi occhi di bestia e di uomo insieme. Non c’era più crudeltà o minaccia, in essi, ma solo dolore e disperazione… C’era dell’altro. Che cosa? Teseo se lo chiese e con grande stupore lo scoprì: era gratitudine. Depose la spada e si chinò sul Minotauro morente; questi mosse allora la grossa testa, come a far segno di sì, e levando4 con gran fatica una mano insanguinata la posò sulle spalle di Teseo. Mormorò questi:- Minotauro, sono stato costretto a farlo. Un gemito in risposta, un lieve scintillio in quegli occhi che stavano perdendo ogni luce. - Ti odiavo, prima - aggiunse Teseo - ma ora non più - e con la mano carezzò quella fronte taurina; il Minotauro socchiuse la gran bocca, come se volesse parlare, poi con il capo fece un lento segno di no, trasse un lungo sospiro e chiuse adagio gli occhi. Era morto. E prima di morire, aveva cercato d’esprimere gratitudine all’uomo che, uccidendolo senza odio, l’aveva finalmente sottratto alla vita orribile e feroce cui era stato destinato per maledizione degli dèi. Disse Teseo alzandosi: - Addio, amico. Poi riprese il capo del filo di Arianna e, avvolgendolo, trovò facilmente la via del ritorno. Teseo, Arianna e gli ostaggi salgono sulla nave in attesa nel porto e prendono il largo. Teseo regala ad Arianna una corona nuziale e tutto sembra volgere verso un lieto fine, ma… Teseo abbandona Arianna! Forse pentito, forse reso smemorato da un dio geloso della sua felicità, il principe ateniese approfitta di uno scalo a Nasso e del fatto che la fanciulla si è addormentata sulla spiaggia per fuggire senza di lei. Fortunatamente il dio Dioniso, capitato sull’isola di lì a poco, la vede, se ne innamora e la fa sua sposa. La slealtà di Teseo verrà duramente punita. Preso dalla gioia di tornare vittorioso in patria, dimentica di cambiare le vele. Il buon Egeo, che scrutava ansioso il mare dall’alto di un promontorio, vede una vela nera e, pensando che il figlio sia morto, si lascia cadere dalla rupe nel mare, che da quel giorno porta il suo nome. Quando Teseo viene a saperlo scoppia in un pianto dirotto, vinto dal rimorso per la sua distrazione e per la sua ingratitudine. (Tratto da: Mino Milani, Storia di Dedalo e Icaro, Einaudi Ragazzi) 4. levando: alzando. COMPRENDERE 1. Per quale motivo la moglie di Minosse aveva partorito un mostro? 2. Il Minotauro ha il corpo di un gigante, ma non sono le dimensioni a impressionare Dedalo. Che cosa lo riempie di orrore? 3. Chi si propone di uccidere il Minotauro e mettere fine alle morti dei giovani ateniesi? 4. Egeo non vuole che Teseo parta, ma poi lo prega almeno di fare una cosa: quale? 5. Arianna porta in dono a Teseo due oggetti: che cosa sono? 6. Teseo abbandona Arianna su un’isola ma viene duramente punito. In che modo? LESSICO 7. La descrizione del Minotauro (r. 1-15) è resa precisa dall’uso di molti aggettivi. Trascrivi quelli che corrispondono a ciascuno dei seguenti aspetti. Cerca sul dizionario gli aggettivi che non conosci. • corporatura: • piedi: • gambe: • dita: • spalle: • testa di toro: • fiati: • narici: • bocca: • occhi: • corna: 8. Quesito INVALSI Il Minotauro tiene la bocca aperta in una specie di “dolente sogghigno” (r. 11), cioè A. una smorfia maligna e al tempo stesso sofferente B. un sorriso dolorante e un po’ cattivo C. una smorfia imbarazzata D. un sorriso doloroso e commosso 9. Quale espressione usa Minosse, nella prima parte del testo, quando si rivolge al Minotauro? Che cosa significa? ANALIZZARE 10. Il testo è suddiviso in tre parti. Completa la tabella: scrivi nelle caselle relative a ciascuna parte il luogo in cui è ambientata la narrazione e i personaggi che ne fanno parte. 11. Quale sentimento scopre Teseo, con enorme stupore, negli occhi del Minotauro morente? Perché il Minotauro prova questo sentimento? ESPRIMERE E VALUTARE 12. Parlare Secondo te, in questo mito il Minotauro è raffigurato soprattutto come un crudele divoratore di vittime umane oppure come una vittima di un crudele destino? Motiva la tua risposta e confronta la tua opinione in classe.
Teseo e il Minotauro (mito greco) L’ANTEFATTO Molti anni prima della nascita di Teseo, Androgeo, un giovane cretese, figlio del re di Creta Minosse, era stato ucciso ad Atene durante i giochi in onore della dea Atena. L’invidia era stata la causa del delitto: Androgeo aveva battuto gli Ateniesi nelle gare cui aveva partecipato. Minosse, per vendicare il figlio, aveva scatenato una guerra, al termine della quale aveva imposto dure clausole di pace: ogni nove anni, Atene doveva mandare a Creta sette ragazzi e sette ragazze che sarebbero stati dati in pasto al Minotauro, un mostro dal corpo di uomo e dalla testa di toro. Era questi nato da Pasifae, moglie di Minosse, per una crudele vendetta del dio Poseidone, infuriato con il re di Creta. Per il terribile mostro, Minosse aveva fatto costruire da Dedalo uno strano palazzo, con un tale andirivieni di stanze e corridoi che chiunque vi si fosse avventurato non sarebbe più riuscito a uscirne e sarebbe finito in bocca al Minotauro. Assistiamo all’incontro tra Dedalo, accompagnato da Minosse, e lo strano essere per cui dovrà essere costruito il Labirinto. Un mostro. Un uomo enorme, due volte almeno più alto e grosso e massiccio di Minosse. Dai piedi grandi, dalle gambe arcuate e villose1, come le braccia muscolose. Aveva mani le cui dita unghiate parevano artigli. Aveva spalle larghissime, e il petto s’alzava e s’abbassava nel respiro profondo, e ogni respiro era come un minaccioso sussurro di vento. Un gigante, dunque… … Ma non era questo a tener Dedalo immobile, come pietrificato, e ad averlo riempito d’orrore. Era che su quel corpo umano, troneggiava2 una nera ed enorme testa di toro. Il respiro usciva, in fiati puzzolenti, da due umide nari; la bocca bavosa era aperta in una sorta di dolente sogghigno: i tondi occhi bianchi e iniettati di sangue si fissavano, attenti, sospettosi e malvagi su Minosse e Dedalo, da uno passando all’altro. La testa si muoveva lentamente ondeggiando, e le corna formidabili pareva dovessero da un istante all’altro puntarsi in avanti e ferire… - Plàcati, mio prediletto - disse con solennità Minosse, alzando la destra - l’uomo che è con me non ti è destinato. È mio ospite. Un muggito breve uscì da quelle fauci, e gli occhi della orribile creatura scintillarono. Continuò Minosse: - Io farò preparare per te, mio prediletto, una casa che, tranne in qualche stanza, non avrà tetto, in modo che tu possa finalmente vedere il cielo che ancora non conosci. Il Minotauro aprì e chiuse le dita, che avrebbero facilmente stritolato un uomo, fece roteare gli occhi, muggì più d’una volta, scuotendo il capo: così dimostrava la sua gioia. Il Minotauro tese poi la destra, che Minosse toccò con atto solenne; dalla mostruosa bocca socchiusa, uscì nuovamente un cupo brontolìo: non più minaccioso, ora, ma come di ringraziamento, e quegli occhi acquosi parvero brillare per un attimo d’una luce non più cattiva, alla quale Dedalo si sentì inaspettatamente commosso: dunque non aveva in cuore soltanto ferocia, quel mostro! Il testo Il mito che leggerai riflette molto probabilmente il ricordo di qualche evento storico: nella tarda Età del bronzo, alcune zone dell’Attica furono per qualche tempo sotto il dominio cretese, ma i Greci achei riuscirono ad assumere il controllo di Creta intorno al 1500 a.C. Si pensa sempre al Minotauro come a una creatura mostruosa, cattiva e crudele. Ma è proprio così? Lo scrittore Mino Milani ci offre un’affascinante versione dell’antico mito. 1. villose: ricoperte di peli. 2. troneggiava: spiccava per la sua mole. Tre volte era già stato pagato il tributo dovuto da Atene, quando Teseo, figlio di Egeo, re di Atene, decise d’intervenire. Commosso da tutti quei giovani votati alla morte e dallo strazio delle famiglie dei prescelti, si offrì di partire con i quattordici ostaggi per mettere fine all’atroce tributo, uccidendo il Minotauro. Egeo tentò invano di fermarlo, infine lo pregò almeno di una cosa: la nave con gli ostaggi issava vele nere in segno di lutto; se fosse riuscito nell’impresa, Teseo al ritorno avrebbe dovuto sostituire le vele nere con altre bianche. La nave partì e per il giovane principe la sorte sarebbe stata segnata, ma… Il destino prese, per Teseo, l’aspetto d’una bellissima fanciulla dai lunghi capelli rossi come il sole al tramonto, dagli occhi verdi come l’acqua del mare, dalle labbra scarlatte come corallo e dalle braccia bianche come marmo. Era Arianna, la giovane figlia di Minosse. Ella sedeva ai piedi del padre, quando Teseo era stato condotto nella sala del trono; e guardando quel giovane fiero, dal volto pallido e bello, sentendolo parlare senza ombra di paura, e vedendo la luce indomabile dei suoi occhi, aveva sentito qualcosa di sconosciuto. Una sorta di fuoco e di dolcezza insieme, di gioia e di dolore, di voglia di ridere e di piangere, di correre lungo il mare e di abbandonarsi nella sabbia; e s’era domandata: - Come ho potuto vivere, prima di vedere questo giovane? - e ancora: - Come vivrò senza di lui? […] Distesa nel suo letto, quella notte, incapace di dormire, di continuo agitandosi, gli occhi aperti nel buio, la fanciulla pensava alla sorte che attendeva quel nobile giovane, e sentiva che non sarebbe sopravvissuta alla sua morte. […] Ah, era l’amore che l’aveva presa. Nel cuore della notte Arianna si alzò, prese due cose da una cassa nell’angolo della sua stanza e sulla punta dei piedi nudi camminò svelta e senza rumore nella reggia silente. […] - Ateniese! A questa parola, sussurrata appena, Teseo si volse: nella luce incerta della torcia infilata ad un anello di ferro, vide una bianca ombra ondeggiare nel buio del carcere. Si alzò e chiese, lui pure sussurrando: - Chi sei? Avvicinandosi all’inferriata3, Arianna mormorò: - Sono una persona che non vuole la tua morte. […] Teseo, ho portato due cose per te. Questa è la prima - e così dicendo trasse di sotto la tunica una forte spada e la porse. Impugnandola il giovane esclamò sommessamente: - Ah! Non temo più nessuno, ora, e meno che mai il Minotauro! E quale altra cosa mi hai portato, dolce Arianna? - Eccola - rispose la fanciulla. Teseo prese quanto ella gli porse e chiese sorpreso: - Un gomitolo di corda? E a che mi servirà? - Anche vincendo il Minotauro - spiegò Arianna - saresti perduto, perché non riusciresti mai ad uscire dal Labirinto. Con questo invece potrai facilmente ritrovare la strada, comprendi come? - Ah - e il giovane s’illuminò in volto - certo! Lo svolgerò cammin facendo, e riavvolgendolo troverò la strada percorsa! […] Questo filo ti renderà sacra alla leggenda, Arianna. - Forse, Teseo. Ma ora devo andare perché già canta l’allodola e l’alba s’avvicina… Arianna stava per andarsene, ma lui la trattenne prendendola per una mano e le chiese: - Perché fai questo? Rispose lei guardandolo fissamente: - Non lo so. - Quando sarò uscito dal Labirinto andrò alla mia nave. Ti prego, sali su di essa e aspettami là. Ti porterò con me. - Perché lo faresti? - domandò Arianna in un soffio. Teseo rispose: - Non lo so. Invece essi sapevano benissimo, ormai, di amarsi. 3. inferriata: grata di ferro che chiude l’ingresso della cella. Teseo e gli ostaggi sono condotti al Labirinto, ma solo Teseo avanza nei corridoi svolgendo il filo; gli altri si fermano poco oltre l’ingresso. Dopo essersi aggirato a lungo tra le stanze, Teseo sente dei passi e un cupo brontolio… L’eroe aveva pensato a lungo a quel momento e a come affrontarlo. Nelle sue avventure, aveva sostenuto molti duelli e quindi visto molti combattenti: qualcuno attendeva immobile d’essere attaccato, altri indietreggiavano di qualche passo e subito di qualche passo avanzavano, per confondere l’avversario; altri attaccavano, invece, ed erano questi che più spesso vincevano. Teseo però sapeva di non poter attaccare subito, perché rischiava di uscire dallo slargo ed essere condotto in qualche vicolo senza ritorno; restò quindi immobile mentre il Minotauro, senza la minima esitazione e senza nessuna fretta, gli andava incontro. I suoi occhi parevano fuoco rosso, le sue fauci s’aprivano enormi e bavose, le sue mani s’erano arcuate per afferrare… Delle vittime che gli erano state gettate, quasi tutte, pietrificate dall’orrore, s’erano fatte prendere facilmente; qualcuna aveva cercato di fuggire, ma le gambe le erano cedute dopo i primi passi, e lui, il Minotauro, non aveva fatto altro che sollevarla da terra… Quest’uomo invece non sembrava atterrito né accennava a fuggire. Il mostro sentì un vago pericolo, e si fermò, quindi, a pochi passi da Teseo, fissamente guardandolo: per spaventarlo del tutto, poi, emise di nuovo il suo urlo… … Ma a esso, il giovane rispose a sua volta con un urlo, e si scagliò contro di lui con la spada in mano! Il Minotauro, colto di sorpresa, ebbe un istante d’esitazione: bastò a Teseo per vibrare un primo colpo, che ferì profondamente una di quelle braccia gigantesche; con un grido di dolore e di rabbia, il gigante abbassò la testa e si gettò in avanti, cercando d’incornare il suo nemico; Teseo fu pronto a scansarsi, e le corna cozzarono contro un muro: la spada si levò e s’abbassò, aprendo una nuova ferita. Il Minotauro si volse, tese le mani… … E seguì un duello selvaggio e terribile. Teseo non seppe quanto a lungo durò. Seppe però che finì, quando il mostro giacque ferito a morte ai suoi piedi. Immerso nel suo sangue, il Minotauro alzò gli occhi verso Teseo e questi, che stava per lanciare il suo grido di battaglia e per vibrare l’ultimo colpo, a quello sguardo rimase immobile. Poi adagio abbassò la spada. Restò a rispondere al muto messaggio che gli mandavano quei grandi, tondi occhi di bestia e di uomo insieme. Non c’era più crudeltà o minaccia, in essi, ma solo dolore e disperazione… C’era dell’altro. Che cosa? Teseo se lo chiese e con grande stupore lo scoprì: era gratitudine. Depose la spada e si chinò sul Minotauro morente; questi mosse allora la grossa testa, come a far segno di sì, e levando4 con gran fatica una mano insanguinata la posò sulle spalle di Teseo. Mormorò questi:- Minotauro, sono stato costretto a farlo. Un gemito in risposta, un lieve scintillio in quegli occhi che stavano perdendo ogni luce. - Ti odiavo, prima - aggiunse Teseo - ma ora non più - e con la mano carezzò quella fronte taurina; il Minotauro socchiuse la gran bocca, come se volesse parlare, poi con il capo fece un lento segno di no, trasse un lungo sospiro e chiuse adagio gli occhi. Era morto. E prima di morire, aveva cercato d’esprimere gratitudine all’uomo che, uccidendolo senza odio, l’aveva finalmente sottratto alla vita orribile e feroce cui era stato destinato per maledizione degli dèi. Disse Teseo alzandosi: - Addio, amico. Poi riprese il capo del filo di Arianna e, avvolgendolo, trovò facilmente la via del ritorno. Teseo, Arianna e gli ostaggi salgono sulla nave in attesa nel porto e prendono il largo. Teseo regala ad Arianna una corona nuziale e tutto sembra volgere verso un lieto fine, ma… Teseo abbandona Arianna! Forse pentito, forse reso smemorato da un dio geloso della sua felicità, il principe ateniese approfitta di uno scalo a Nasso e del fatto che la fanciulla si è addormentata sulla spiaggia per fuggire senza di lei. Fortunatamente il dio Dioniso, capitato sull’isola di lì a poco, la vede, se ne innamora e la fa sua sposa. La slealtà di Teseo verrà duramente punita. Preso dalla gioia di tornare vittorioso in patria, dimentica di cambiare le vele. Il buon Egeo, che scrutava ansioso il mare dall’alto di un promontorio, vede una vela nera e, pensando che il figlio sia morto, si lascia cadere dalla rupe nel mare, che da quel giorno porta il suo nome. Quando Teseo viene a saperlo scoppia in un pianto dirotto, vinto dal rimorso per la sua distrazione e per la sua ingratitudine. (Tratto da: Mino Milani, Storia di Dedalo e Icaro, Einaudi Ragazzi) 4. levando: alzando. COMPRENDERE 1. Per quale motivo la moglie di Minosse aveva partorito un mostro? 2. Il Minotauro ha il corpo di un gigante, ma non sono le dimensioni a impressionare Dedalo. Che cosa lo riempie di orrore?  3. Chi si propone di uccidere il Minotauro e mettere fine alle morti dei giovani ateniesi? 4. Egeo non vuole che Teseo parta, ma poi lo prega almeno di fare una cosa: quale? 5. Arianna porta in dono a Teseo due oggetti: che cosa sono?  6. Teseo abbandona Arianna su un’isola ma viene duramente punito. In che modo? LESSICO 7. La descrizione del Minotauro (r. 1-15) è resa precisa dall’uso di molti aggettivi. Trascrivi quelli che corrispondono a ciascuno dei seguenti aspetti. Cerca sul dizionario gli aggettivi che non conosci. • corporatura:  • piedi:  • gambe:  • dita:  • spalle:  • testa di toro:  • fiati:  • narici:  • bocca:  • occhi:  • corna:  8. Quesito INVALSI Il Minotauro tiene la bocca aperta in una specie di “dolente sogghigno” (r. 11), cioè A. una smorfia maligna e al tempo stesso sofferente B. un sorriso dolorante e un po’ cattivo C. una smorfia imbarazzata D. un sorriso doloroso e commosso 9. Quale espressione usa Minosse, nella prima parte del testo, quando si rivolge al Minotauro? Che cosa significa? ANALIZZARE 10. Il testo è suddiviso in tre parti. Completa la tabella: scrivi nelle caselle relative a ciascuna parte il luogo in cui è ambientata la narrazione e i personaggi che ne fanno parte. 11. Quale sentimento scopre Teseo, con enorme stupore, negli occhi del Minotauro morente? Perché il Minotauro prova questo sentimento? ESPRIMERE E VALUTARE 12. Parlare Secondo te, in questo mito il Minotauro è raffigurato soprattutto come un crudele divoratore di vittime umane oppure come una vittima di un crudele destino? Motiva la tua risposta e confronta la tua opinione in classe.