VOLTIAMO PAGINA MITO EPICA TEATRO

I MITI DELLE METAMORFOSI Ti presentiamo alcuni miti in cui l’origine di elementi e fenomeni naturali viene spiegata come la conseguenza di un premio o di una punizione da parte degli dèi. In questi miti assistiamo a metamòrfosi, cioè a trasformazioni di esseri viventi in oggetti o elementi dalle caratteristiche completamente diverse. Eco e Narciso (mito greco) Questa è la storia di Eco, una ninfa che non sapeva stare zitta e di Narciso, un giovane bellissimo ma davvero troppo superbo. Un tempo Eco era una ninfa come tante altre. Come le sue sorelle viveva nei boschi, correva sui prati e faceva il bagno nelle acque fresche dei torrenti. Eco però aveva una dote particolare: poteva parlare per ore e ore di qualsiasi argomento senza stancarsi mai e soprattutto senza mai stancare chi la ascoltava. Era talmente brava a parlare, che Giove decise di approfittarne. Così, mentre Eco tratteneva sua moglie Giunone con mille discorsi, lui, indisturbato, corteggiava le ninfe dei boschi. Ma un giorno Giunone scoprì l’inganno. - Hai voluto divertirti alle mie spalle! - strillò la regina degli dèi, puntando il dito accusatore contro Eco. - Dolce Giunone, io sono una semplice ninfa dei boschi. Non oserei mai e poi mai ingannarti - si difese Eco. Non solo tu sei la più importante e la più potente tra le dee, ma anche la più gentile, la più amabile e la più… - Ah no! Non riuscirai a farmela di nuovo! - la interruppe Giunone. - Hai finito per sempre di rimbambire la gente con le tue chiacchiere! D’ora in poi non potrai far altro che ripetere le ultime parole che udrai pronunciare! Solo quelle e basta! Eco aveva già in mente un lungo e commovente discorso per giustificarsi, ma quando aprì la bocca, con orrore si accorse di riuscire a dire solo: - Basta, basta… - e poi niente più. Povera Eco, invano provava a parlare. Ma lei, un tempo così abile nell’incantare le persone, non riusciva più a esprimere i suoi pensieri. Fuggì via disperata e si andò a rifugiare nel folto del bosco. Le sue sorelle, vedendola così triste e silenziosa, così diversa dal solito, si affollarono intorno a lei preoccupate e cominciarono a farle mille domande: - Ma che ti sta succedendo, Eco? E lei rispondeva solamente: - Eco… - Per favore parla, ti senti male? - Male… - Perché ripeti le nostre parole? Chi è stato a ridurti così? - Così… - Perché non parli più? E la povera Eco non poté che rispondere: - Più… più…Così ridotta quasi al silenzio, Eco si sottrasse alla compagnia delle sorelle e cominciò a vagare sola per i boschi. Un giorno, in uno dei suoi lunghi giri solitari, vide il bellissimo Narciso e in un istante se ne innamorò. Narciso era bello, ma era un giovane così superbo e presuntuoso, che mai nessuna fanciulla era riuscita a conquistare il suo cuore, perché mai nessuna gli era sembrata abbastanza affascinante. Eco cominciò a seguirlo di nascosto. Per giorni e giorni la ninfa cercò di accostarsi a lui, ma ogni volta Narciso la respingeva e si dava alla fuga. Finché, dopo innumerevoli e inutili tentativi, la sventurata capì che non c’era nulla da fare. Con il cuore spezzato lo maledisse: «Che anche tu possa innamorarti di qualcuno che non potrai mai, mai possedere!» pensò, visto che non poteva parlare. Ma chi poteva conquistare il cuore gelido dell’incontentabile Narciso? Un giorno, mentre attraversava il bosco, stanco per il caldo e per la caccia, Narciso vide un laghetto dalle acque perfettamente trasparenti. Felice si chinò per bere, quand’ecco comparire nell’acqua l’immagine di una creatura meravigliosa. Chi era quell’essere dalla bellezza insuperabile che lo contemplava attraverso l’acqua del lago? Mai Narciso aveva posato lo sguardo su niente di più adorabile: occhi splendenti e lunghi capelli inanellati, bocca morbida e candidi denti, pelle liscia e membra perfette. Senza saperlo Narciso si innamorò della sua stessa immagine. Con il cuore gonfio d’amore sorrise a se stesso e ottenne di rimando un sorriso pieno d’amore. «Dunque sono ricambiato!» pensò Narciso emozionato e di slancio tuffò le sue splendide braccia nell’acqua. In quello stesso istante, però, l’immagine svanì, per poi ricomparire quando la superficie del lago si fece di nuovo tranquilla. - Sei tornato! - esclamò Narciso felice. - Vuoi dirmi qualcosa? Muovi le labbra, ma non sento quello che dici! Che tormento! Il suo amore gli parlava, ma Narciso non riusciva a sentire le sue parole e ogni volta che Narciso tentava di afferrare l’oggetto del suo desiderio, quello spariva nell’acqua increspata. Alla lunga un altro si sarebbe stancato e se ne sarebbe andato via, ma lui no. Né la fame né il sonno riuscirono ad allontanarlo di lì. A poco a poco Narciso cominciò a deperire. E più il tempo passava, più la sua disperazione aumentava, perché naturalmente anche la creatura che amava, e dalla quale non riusciva in alcun modo a distogliere lo sguardo, si consumava insieme a lui. Nascosta dietro una roccia, Eco assisteva, pentita, al lento, inesorabile declino di Narciso, ripetendo disperata le parole dell’amato. - Oh essere infelice! - si lamentava Narciso. - Infelice… infelice… - piangeva Eco insieme a lui. - Anche tu stai morendo d’amore! - Amore… - Mi rispondi, ma non potremo toccarci mai! - Mai… mai. - Se questo è il nostro destino - sospirò il giovane - moriremo insieme! - Insieme… Vinto dagli stenti e dal suo amore impossibile, Narciso si lasciò cadere lungo la riva del lago e, rivolgendo ancora uno sguardo all’immagine adorata, pronunciò le sue ultime parole: - Per sempre, addio! - Addio! - singhiozzò Eco e Narciso morì. Ma nel luogo dove cadde, nacque un fiore bellissimo, il narciso, che da allora si specchia nelle acque dei fiumi e dei laghi. Eco invece, per la disperazione, a poco a poco si dissolse nell’aria, come una nebbia leggera sparì, ma non lasciò del tutto questo mondo. Tra le rocce profonde e negli abissi lontani Eco vive ancora. Condannata a essere sola voce, ripete da allora e per sempre le nostre parole. Non l’avete mai sentita? (Tratto da: L. Russo - I. Scarpati, Le metamorfosi. Storie di uomini e dèi, La Nuova Frontiera) Il testo In questo mito greco compaiono le ninfe, divinità minori femminili della mitologia greca che vivevano nei boschi, sui monti e nei fiumi. Leggi riflettendo sui sentimenti manifestati dagli dèi e dagli uomini, e sulle loro conseguenze. COMPRENDERE 1. Qual è la dote particolare di Eco? 2. Perché Giunone si infuria con lei? Come si vendica? 3. Di chi si innamora Eco? Quale maledizione lancia a Narciso? 4. Di chi si innamora Narciso? Come finisce questo amore? ANALIZZARE 5. Quali informazioni possiamo ricavare dal testo riguardo all’ambiente della Grecia di allora? Ti sembra ostile o favorevole alla vita degli uomini? 6. I protagonisti del mito sono dèi, ninfe, uomini ma tutti agiscono e pensano allo stesso modo: corteggiano, si infuriano, amano, si vendicano, sono presuntuosi, maledicono, si pentono, si disperano. Attribuisci correttamente questi sentimenti ai personaggi: • Eco: • Giunone: • Zeus: • Narciso: LESSICO 7. Il nome comune «eco» è usato per antonomasia, cioè indica, utilizzando il nome proprio di una persona famosa (la ninfa Eco), un fenomeno che ne ricorda le qualità (la ninfa Eco può pronunciare solo l’ultima parola di una frase, l’eco è un fenomeno che riflette un suono). Conosci altre parole di questo tipo? Potresti cercare sul dizionario da quale nome proprio derivano «perpetua», «ercole», «pigmalione» e, naturalmente, «narciso»! ESPRIMERE E VALUTARE 8. Gli antichi Greci come consideravano gli dèi? Erano esseri perfetti o molto simili agli uomini, solo più potenti? Come invece è rappresentato Dio nelle religioni monoteiste? 9. Narciso è un uomo che si immagina sia vissuto migliaia di anni fa. Quali sentimenti prova? Pensi che tali sentimenti possano esistere ancora oggi?
I MITI DELLE METAMORFOSI Ti presentiamo alcuni miti in cui l’origine di elementi e fenomeni naturali viene spiegata come la conseguenza di un premio o di una punizione da parte degli dèi. In questi miti assistiamo a metamòrfosi, cioè a trasformazioni di esseri viventi in oggetti o elementi dalle caratteristiche completamente diverse. Eco e Narciso (mito greco) Questa è la storia di Eco, una ninfa che non sapeva stare zitta e di Narciso, un giovane bellissimo ma davvero troppo superbo. Un tempo Eco era una ninfa come tante altre. Come le sue sorelle viveva nei boschi, correva sui prati e faceva il bagno nelle acque fresche dei torrenti. Eco però aveva una dote particolare: poteva parlare per ore e ore di qualsiasi argomento senza stancarsi mai e soprattutto senza mai stancare chi la ascoltava. Era talmente brava a parlare, che Giove decise di approfittarne. Così, mentre Eco tratteneva sua moglie Giunone con mille discorsi, lui, indisturbato, corteggiava le ninfe dei boschi. Ma un giorno Giunone scoprì l’inganno. - Hai voluto divertirti alle mie spalle! - strillò la regina degli dèi, puntando il dito accusatore contro Eco. - Dolce Giunone, io sono una semplice ninfa dei boschi. Non oserei mai e poi mai ingannarti - si difese Eco. Non solo tu sei la più importante e la più potente tra le dee, ma anche la più gentile, la più amabile e la più… - Ah no! Non riuscirai a farmela di nuovo! - la interruppe Giunone. - Hai finito per sempre di rimbambire la gente con le tue chiacchiere! D’ora in poi non potrai far altro che ripetere le ultime parole che udrai pronunciare! Solo quelle e basta! Eco aveva già in mente un lungo e commovente discorso per giustificarsi, ma quando aprì la bocca, con orrore si accorse di riuscire a dire solo: - Basta, basta… - e poi niente più. Povera Eco, invano provava a parlare. Ma lei, un tempo così abile nell’incantare le persone, non riusciva più a esprimere i suoi pensieri. Fuggì via disperata e si andò a rifugiare nel folto del bosco. Le sue sorelle, vedendola così triste e silenziosa, così diversa dal solito, si affollarono intorno a lei preoccupate e cominciarono a farle mille domande: - Ma che ti sta succedendo, Eco? E lei rispondeva solamente: - Eco… - Per favore parla, ti senti male? - Male… - Perché ripeti le nostre parole? Chi è stato a ridurti così? - Così… - Perché non parli più? E la povera Eco non poté che rispondere: - Più… più…Così ridotta quasi al silenzio, Eco si sottrasse alla compagnia delle sorelle e cominciò a vagare sola per i boschi. Un giorno, in uno dei suoi lunghi giri solitari, vide il bellissimo Narciso e in un istante se ne innamorò. Narciso era bello, ma era un giovane così superbo e presuntuoso, che mai nessuna fanciulla era riuscita a conquistare il suo cuore, perché mai nessuna gli era sembrata abbastanza affascinante. Eco cominciò a seguirlo di nascosto. Per giorni e giorni la ninfa cercò di accostarsi a lui, ma ogni volta Narciso la respingeva e si dava alla fuga. Finché, dopo innumerevoli e inutili tentativi, la sventurata capì che non c’era nulla da fare. Con il cuore spezzato lo maledisse: «Che anche tu possa innamorarti di qualcuno che non potrai mai, mai possedere!» pensò, visto che non poteva parlare. Ma chi poteva conquistare il cuore gelido dell’incontentabile Narciso? Un giorno, mentre attraversava il bosco, stanco per il caldo e per la caccia, Narciso vide un laghetto dalle acque perfettamente trasparenti. Felice si chinò per bere, quand’ecco comparire nell’acqua l’immagine di una creatura meravigliosa. Chi era quell’essere dalla bellezza insuperabile che lo contemplava attraverso l’acqua del lago? Mai Narciso aveva posato lo sguardo su niente di più adorabile: occhi splendenti e lunghi capelli inanellati, bocca morbida e candidi denti, pelle liscia e membra perfette. Senza saperlo Narciso si innamorò della sua stessa immagine. Con il cuore gonfio d’amore sorrise a se stesso e ottenne di rimando un sorriso pieno d’amore. «Dunque sono ricambiato!» pensò Narciso emozionato e di slancio tuffò le sue splendide braccia nell’acqua. In quello stesso istante, però, l’immagine svanì, per poi ricomparire quando la superficie del lago si fece di nuovo tranquilla. - Sei tornato! - esclamò Narciso felice. - Vuoi dirmi qualcosa? Muovi le labbra, ma non sento quello che dici! Che tormento! Il suo amore gli parlava, ma Narciso non riusciva a sentire le sue parole e ogni volta che Narciso tentava di afferrare l’oggetto del suo desiderio, quello spariva nell’acqua increspata. Alla lunga un altro si sarebbe stancato e se ne sarebbe andato via, ma lui no. Né la fame né il sonno riuscirono ad allontanarlo di lì. A poco a poco Narciso cominciò a deperire. E più il tempo passava, più la sua disperazione aumentava, perché naturalmente anche la creatura che amava, e dalla quale non riusciva in alcun modo a distogliere lo sguardo, si consumava insieme a lui. Nascosta dietro una roccia, Eco assisteva, pentita, al lento, inesorabile declino di Narciso, ripetendo disperata le parole dell’amato. - Oh essere infelice! - si lamentava Narciso. - Infelice… infelice… - piangeva Eco insieme a lui. - Anche tu stai morendo d’amore! - Amore… - Mi rispondi, ma non potremo toccarci mai! - Mai… mai. - Se questo è il nostro destino - sospirò il giovane - moriremo insieme! - Insieme… Vinto dagli stenti e dal suo amore impossibile, Narciso si lasciò cadere lungo la riva del lago e, rivolgendo ancora uno sguardo all’immagine adorata, pronunciò le sue ultime parole: - Per sempre, addio! - Addio! - singhiozzò Eco e Narciso morì. Ma nel luogo dove cadde, nacque un fiore bellissimo, il narciso, che da allora si specchia nelle acque dei fiumi e dei laghi. Eco invece, per la disperazione, a poco a poco si dissolse nell’aria, come una nebbia leggera sparì, ma non lasciò del tutto questo mondo. Tra le rocce profonde e negli abissi lontani Eco vive ancora. Condannata a essere sola voce, ripete da allora e per sempre le nostre parole. Non l’avete mai sentita? (Tratto da: L. Russo - I. Scarpati, Le metamorfosi. Storie di uomini e dèi, La Nuova Frontiera) Il testo In questo mito greco compaiono le ninfe, divinità minori femminili della mitologia greca che vivevano nei boschi, sui monti e nei fiumi. Leggi riflettendo sui sentimenti manifestati dagli dèi e dagli uomini, e sulle loro conseguenze. COMPRENDERE 1. Qual è la dote particolare di Eco? 2. Perché Giunone si infuria con lei? Come si vendica? 3. Di chi si innamora Eco? Quale maledizione lancia a Narciso? 4. Di chi si innamora Narciso? Come finisce questo amore? ANALIZZARE 5. Quali informazioni possiamo ricavare dal testo riguardo all’ambiente della Grecia di allora? Ti sembra ostile o favorevole alla vita degli uomini? 6. I protagonisti del mito sono dèi, ninfe, uomini ma tutti agiscono e pensano allo stesso modo: corteggiano, si infuriano, amano, si vendicano, sono presuntuosi, maledicono, si pentono, si disperano. Attribuisci correttamente questi sentimenti ai personaggi: • Eco:  • Giunone:  • Zeus:  • Narciso: LESSICO 7. Il nome comune «eco» è usato per antonomasia, cioè indica, utilizzando il nome proprio di una persona famosa (la ninfa Eco), un fenomeno che ne ricorda le qualità (la ninfa Eco può pronunciare solo l’ultima parola di una frase, l’eco è un fenomeno che riflette un suono). Conosci altre parole di questo tipo? Potresti cercare sul dizionario da quale nome proprio derivano «perpetua», «ercole», «pigmalione» e, naturalmente, «narciso»! ESPRIMERE E VALUTARE 8. Gli antichi Greci come consideravano gli dèi? Erano esseri perfetti o molto simili agli uomini, solo più potenti? Come invece è rappresentato Dio nelle religioni monoteiste? 9. Narciso è un uomo che si immagina sia vissuto migliaia di anni fa. Quali sentimenti prova? Pensi che tali sentimenti possano esistere ancora oggi?