VOLTIAMO PAGINA MITO EPICA TEATRO

I MITI DEL DILUVIO Nella storia dell’umanità, alcuni eventi catastrofici hanno sconvolto la vita di intere popolazioni e si sono tanto impressi nell’immaginario collettivo, da dare origine a racconti tramandati nei secoli. In particolare, da un capo all’altro della Terra si narra di un terribile diluvio, da cui solo pochi si sono salvati. In questi racconti gli uomini hanno cercato di spiegare perché la natura si è scatenata contro di loro con tale violenza, e la risposta è sempre una sola… La punizione del serpente (mito azteco) La dea madre Coatlique, dopo aver dato alla luce Haitzilopochtli, dio del Sole, che portava sempre con sé Xiuhcoatl, la spada di fuoco, scese sulla Terra, nata dalle acque dell’oceano, per controllarne i frutti. Qui Coatlique ebbe un altro figlio, Quetzalcoatl, un serpente dal corpo coperto di piume. Quetzalcoatl si curvò, si coprì di cenere grigia e creò gli esseri umani. Le ricchezze della Terra erano infinite per i suoi primi abitanti, i quali chinandosi potevano raccogliere tutto ciò che desideravano; bastava allungare la mano e allargare le braccia per raccogliere un frutto, i rami degli alberi si piegavano su di loro e i corsi d’acqua cambiavano percorso per andargli incontro. Gli umani divennero avidi e capricciosi, si dimenticarono degli dèi e cominciarono a guardare la Terra con superiorità. Si sentivano padroni assoluti perché non conoscevano ancora le privazioni e la sofferenza. Allora Quetzalcoatl decise di purificare la Terra e scatenò un diluvio. Solo una coppia ringraziava devotamente gli dèi per tutte le ricchezze della Terra. La donna si chiamava Néna, l’uomo Téta, e ogni mattina e ogni sera tendevano le braccia verso il cielo. In tutta quella ricchezza riconoscevano il segno degli dèi: Quetzalcoatl, Haitzilopochtli, Coatlique. Quetzalcoatl si allungò nel cielo e, con la testa posata contro la Terra, si rivolse a Néna e a Téta: - Andate alla ricerca di un grande albero cavo. Quando lo avrete trovato, nascondetevi dentro. Portate con voi solo una pannocchia di granoturco. Nient’altro. E così fecero. Si erano appena nascosti nell’incavo dell’albero, quando un’onda enorme si alzò all’orizzonte. Si alzava sullo sfondo del cielo a un’altezza incredibile e la sua cresta spegneva le stelle più vicine. Rimase sospesa per un attimo, poi si abbatté sul mondo, inghiottendo tutto ciò che esisteva sulla Terra. Gli uomini e le donne, che si erano sentiti padroni assoluti, vennero tramutati nei pesci che ancora oggi vengono pescati con le reti e abboccano agli ami. Néna e Téta erano sopravvissuti, rannicchiati nel tronco del grande albero: sono loro i progenitori degli esseri umani, sia degli Aztechi che degli Spagnoli1. Tuttavia la Terra opponeva resistenza ai nuovi arrivati, affinché imparassero il valore delle cose. Néna e Téta si genuflettevano2, sapevano essere pazienti: andavano a cercare l’acqua dei fiumi nelle ore più fresche della giornata, e bagnavano gli alberi ogni giorno; così, grazie a queste incessanti cure, un mattino videro i frutti spuntare sui rami. (Tratto da: Benoît Reiss, Il mondo prima del mondo. Miti delle origini, Einaudi Ragazzi) Il testo Sugli uomini avidi e superbi un dio dalla forma di serpente scatena una terribile punizione. Sorprendenti sono le analogie di questo mito azteco con miti asiatici ed europei e con il racconto biblico del diluvio. L’origine del mito Gli AZTECHI vissero nella zona centrale dell’attuale Messico tra il XIV e il XVI secolo. La loro civiltà fu distrutta dalla conquista spagnola. 1. Spagnoli: dopo la scoperta dell’America, le terre delle popolazioni precolombiane - Maya, Inca e Aztechi - vennero conquistate e dominate a lungo dagli Spagnoli. 2. genuflettevano: inchinavano. L’arca della salvezza (mito mesopotamico) - Gilgamesh - disse lentamente - ti svelerò il segreto: un segreto grande e sacro che nessuno conosce, eccettuati gli dèi e io stesso. E gli narrò la storia del diluvio universale, che gli dèi avevano mandato sulla terra nei tempi antichi: e gli disse come Ea, il dolce signore della sapienza, gli avesse fatto pervenire il suo avvertimento con una folata di vento, che aveva fatto stormire3 le frasche della sua capanna. Per ordine di Ea, Utnapishtim aveva fatto costruire un’arca, e aveva chiuso ogni apertura con pece e catrame, e su di essa aveva caricato la famiglia e gli animali e aveva navigato per sette giorni e sette notti, mentre le acque salivano, le tempeste infuriavano e i fulmini guizzavano nelle tenebre. E al settimo giorno l’arca era approdata su una montagna agli estremi limiti della terra, ed egli aveva aperto una finestra nell’arca, e ne aveva fatto uscire una colomba, per vedere se il livello delle acque fosse sceso. Ma la colomba era tornata perché non aveva potuto trovare un luogo ove posarsi. Poi aveva fatto uscire una rondine, e anche la rondine era tornata. Infine, aveva fatto uscire un corvo, e il corvo non aveva fatto ritorno. Allora aveva condotto fuori la propria famiglia e gli animali, e aveva offerto doni di ringraziamento agli dèi. (Tratto da: Theodor H. Gaster, Le più antiche storie del mondo, Mondadori) Il testo Ritroviamo Gilgamesh e Utnapishtim: il vecchio saggio racconta all’eroe babilonese come si è salvato dal diluvio mandato dagli dèi. 3. stormire: produrre un rumore leggero e frusciante come quello delle foglie agitate dal vento. Deucalione e Pirra (mito greco) Gli uomini attraversarono quattro età: dell’oro, dell’argento, del bronzo e del ferro, durante le quali compirono azioni sempre più malvagie. Zeus, allora, visto che il male dominava in ogni parte del mondo, decise di sterminare l’intera umanità con un grandissimo diluvio, per poi ricreare altri uomini, più saggi e giusti. Ma c’era una coppia di brava gente, che meritò di sopravvivere all’invasione delle acque: erano Deucalione, figlio di Prometeo4, e sua moglie Pirra, una delle più sagge e oneste donne mai nate sulla Terra. Prima di scatenare il diluvio Zeus li aveva avvisati, ed essi poterono costruirsi un’imbarcazione, sulla quale vagarono per nove giorni e nove notti sull’immensa distesa d’acqua che era piovuta dal cielo. Alla fine del diluvio si trovarono in Beozia5, spaventati dalla solitudine che li circondava. Non sapevano che cosa fare: «Meglio» pensavano «fossimo affogati anche noi!». Piangevano tutte le loro lacrime e pregavano fervidamente6 gli dèi di ripopolare la Terra, quando giunse a consolarli una voce dal cielo: dovevano velarsi le teste, raccogliere le ossa della Gran Madre e gettarle dietro le loro spalle. Le ossa…? Non capivano. Ma Deucalione, dopo aver a lungo meditato sul significato di quelle strane parole, comprese: - Chi è la Gran Madre? È la madre di tutti, la Terra. E le sue ossa? Non possono essere che le pietre! E cominciò così, insieme con Pirra, a lanciare pietre dietro le proprie spalle. I sassi, toccando terra, si ingrandivano, si intiepidivano, si muovevano… si mutavano in creature viventi: uomini, le pietre gettate da Deucalione, donne, quelle lanciate da Pirra. Così la Terra si ripopolò. (Tratto da: Maria Letizia Bruschi, Nettare per gli Dèi, spade per gli Eroi, Edizioni il capitello) Il testo Questo mito ci racconta di una terribile punizione da parte di Zeus, di un premio per i migliori e della nascita di una nuova umanità. 4. Prometeo: è a sua volta una figura mitologica. Secondo gli antichi Greci, fu lui a donare il fuoco agli uomini, rubando una favilla agli dèi. Per questo Zeus lo punì (vedi Prometeo e il dono del fuoco, a p. 43. 5. Beozia: una regione montagnosa situata nell’interno della Grecia. 6. fervidamente: con fede e passione. Il diluvio biblico (mito ebraico) Questa è la storia di Noè. Noè era uomo giusto e integro tra i suoi contemporanei e camminava con Dio. Noè generò tre figli: Sem, Cam e Iafet. Ma la terra era corrotta davanti a Dio e piena di violenza. Dio guardò la terra ed ecco essa era corrotta, perché ogni uomo aveva pervertito la sua condotta sulla terra. Allora Dio disse a Noè: - È venuta per me la fine di ogni uomo, perché la terra, per causa loro, è piena di violenza; ecco, io li distruggerò insieme con la terra. Fatti un’arca di legno di cipresso; dividerai l’arca in scompartimenti e la spalmerai di bitume7 dentro e fuori. […] Ecco io manderò il diluvio, cioè le acque, sulla terra, per distruggere sotto il cielo ogni carne, in cui è alito di vita; quanto è sulla terra perirà. Ma con te io stabilisco la mia alleanza. Entrerai nell’arca tu e con te i tuoi figli, tua moglie e le mogli dei tuoi figli. Di quanto vive, di ogni carne, introdurrai nell’arca due di ogni specie, per conservarli in vita con te: siano maschio e femmina. Degli uccelli secondo la loro specie, del bestiame secondo la propria specie e di tutti i rettili della terra secondo la loro specie, due d’ognuna verranno con te, per essere conservati in vita. Quanto a te, prenditi ogni sorta di cibo da mangiare e raccoglilo presso di te: sarà di nutrimento per te e per loro. Noè eseguì tutto; come Dio gli aveva comandato. Così egli fece. Il Signore disse a Noè: - Entra nell’arca tu con tutta la tua famiglia, perché ti ho visto giusto dinanzi a me in questa generazione8. D’ogni animale mondo9 prendine con te sette paia, il maschio e la sua femmina; degli animali che non sono mondi un paio, il maschio e la sua femmina. Anche degli uccelli mondi del cielo, sette paia, maschio e femmina, per conservarne in vita la razza su tutta la terra. Perché tra sette giorni farò piovere sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti; sterminerò dalla terra ogni essere che ho fatto. Noè fece quanto il Signore gli aveva comandato. Noè aveva seicento anni10 quando venne il diluvio, cioè le acque, sulla terra. Noè entrò nell’arca e con lui i suoi figli, sua moglie e le mogli dei suoi figli, per sottrarsi alle acque del diluvio. Degli animali mondi e di quelli immondi, degli uccelli e di tutti gli esseri che strisciano sul suolo entrarono a due a due con Noè nell’arca, maschio e femmina, come Dio aveva comandato a Noè.Dopo sette giorni, le acque del diluvio furono sopra la terra; nell’anno seicentesimo della vita di Noè, nel secondo mese, il diciassette del mese, proprio in quello stesso giorno, eruppero tutte le sorgenti del grande abisso e le cateratte del cielo11 si aprirono. Cadde la pioggia sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti. Il diluvio durò sulla terra quaranta giorni: le acque crebbero e sollevarono l’arca che si innalzò sulla terra. Le acque divennero poderose e crebbero molto sopra la terra e l’arca galleggiava sulle acque. Le acque si innalzarono sempre più sopra la terra e coprirono tutti i monti più alti che sono sotto tutto il cielo. Le acque superarono in altezza di quindici cubiti12 i monti che avevano ricoperto. Perì ogni essere vivente che si muove sulla terra, uccelli, bestiame e fiere13 e tutti gli esseri che brulicano sulla terra e tutti gli uomini. Ogni essere che ha un alito di vita nelle narici, cioè quanto era sulla terra asciutta, morì. Così fu sterminato ogni essere che era sulla terra: dagli uomini agli animali domestici, i rettili e gli uccelli del cielo; essi furono sterminati dalla terra e rimase solo Noè e chi stava con lui nell’arca. Le acque restarono alte sopra la terra centocinquanta giorni. Dio si ricordò di Noè, di tutte le fiere e di tutti gli animali domestici che erano con lui nell’arca. Dio fece passare un vento sulla terra e le acque si abbassarono. Le fonti dell’abisso e le cateratte del cielo furono chiuse e fu trattenuta la pioggia dal cielo; le acque andarono via via ritirandosi dalla terra e calarono dopo centocinquanta giorni. Nel settimo mese, il diciassette del mese, l’arca si posò sui monti dell’Ararat14. Le acque andarono via via diminuendo fino al decimo mese. Nel decimo mese, il primo giorno del mese, apparvero le cime dei monti. Trascorsi quaranta giorni, Noè aprì la finestra che aveva fatta nell’arca e fece uscire un corvo per vedere se le acque si fossero ritirate. Esso uscì andando e tornando finché si prosciugarono le acque sulla terra. Noè poi fece uscire una colomba, per vedere se le acque si fossero ritirate dal suolo; ma la colomba, non trovando dove posare la pianta del piede, tornò a lui nell’arca, perché c’era ancora l’acqua su tutta la terra. Egli stese la mano, la prese e la fece rientrare presso di sé nell’arca. Attese altri sette giorni e di nuovo fece uscire la colomba dall’arca e la colomba tornò a lui sul far della sera; ecco, essa aveva nel becco un ramoscello di ulivo. Noè comprese che le acque si erano ritirate dalla terra. Aspettò altri sette giorni, poi lasciò andare la colomba; essa non tornò più da lui. L’anno seicentouno della vita di Noè, il primo mese, il primo giorno del mese, le acque si erano prosciugate sulla terra; Noè tolse la copertura dell’arca ed ecco la superficie del suolo era asciutta. Nel secondo mese, il ventisette del mese, tutta la terra fu asciutta. Dio ordinò a Noè: - Esci dall’arca tu e tua moglie, i tuoi figli e le mogli dei tuoi figli con te. Tutti gli animali d’ogni specie che hai con te, uccelli, bestiame e tutti i rettili che strisciano sulla terra, falli uscire con te, perché possano diffondersi sulla terra, siano fecondi15 e si moltiplichino su di essa. Noè uscì con i figli, la moglie e le mogli dei figli. Tutti i viventi e tutto il bestiame e tutti gli uccelli e tutti i rettili che strisciano sulla terra, secondo la loro specie, uscirono dall’arca. (Tratto da: La Bibbia, Genesi, testo ufficiale della Conferenza Episcopale Italiana, LDC) Il testo La Bibbia descrive la scena grandiosa del diluvio universale, a cui si attribuisce un alto significato di castigo divino per i misfatti degli uomini. Noè salva sé, la sua famiglia e di conseguenza il genere umano, che ricomincerà dal suo inizio. 7. bitume: sostanza nera usata per asfaltare o impermeabilizzare. Anticamente lo si trovava nelle regioni mediorientali, nelle pozze dove affiorava il petrolio. 8. ti ho visto… generazione: ho visto che ti sei comportato in modo corretto e onesto tra gli uomini di questa epoca. 9. mondo: puro; nella tradizione ebraica venivano ritenuti puri i quadrupedi ruminanti e con le unghie divise, gli uccelli rapaci e gli animali acquatici forniti di pinne o di squame. 10. seicento anni: cifra mitica, a indicare la grande saggezza di Noè. 11. cateratte del cielo: le cateratte sono chiusure a saracinesca che servono a regolare il passaggio dell’acqua in un canale, quindi l’espressione significa che improvvisamente scende dal cielo una pioggia violenta, come se si fosse aperta la chiusura che la tratteneva. 12. cubiti: il cubito è una misura lineare, corrispondente a circa 44 cm. 13. fiere: animali selvaggi. 14. Ararat: massiccio montuoso della Turchia orientale. 15. fecondi: fertili, in grado di generare figli. USA IL DIZIONARIO • Che cosa significa “eruppero”? • Quale parola devi cercare sul dizionario, se non conosci il significato? ANALIZZARE 1. I quattro racconti che hai letto narrano tutti di un’immane catastrofe abbattutasi sugli uomini: le acque sommergono le terre emerse e l’umanità rischia l’estinzione. Può essere un’onda gigantesca o una pioggia torrenziale a provocare il disastro, ma il risultato è ovunque terrificante. Cerchiamo di mettere in rilievo analogie e differenze. Completa la tabella di confronto. ESPRIMERE E VALUTARE 2. Osserva con attenzione la tabella che hai completato nella pagina precedente. Come puoi notare, al di là di alcune differenze, che non sono determinanti per lo svolgimento della vicenda, nei quattro racconti si ripete uno schema narrativo costante: 1 gli uomini, divenuti superbi e corrotti, sono puniti dagli dèi con una catastrofica alluvione 2 almeno una coppia del genere umano viene risparmiata per meriti particolari 3 tramite un’imbarcazione la coppia si salva e da essa discenderà l’umanità nuova Il tema del diluvio, con questa modalità narrativa, appartiene alla memoria culturale di circa 60 popoli diversi! Ciò può significare che, con tutta probabilità, un cataclisma ha davvero sconvolto ampie aree della Terra in un passato lontano e che i miti che ne parlano non sono altro che la RIELABORAZIONE FANTASTICA DI UN EVENTO REALE. AL CINEMA Il diluvio universale raccontato nei miti è presente anche al cinema: questa è la versione offerta da un bel film di animazione che ci racconta la storia di Noè e della sua arca: come si sopportarono uomini e animali in quei 40 giorni? Perché la missione straordinaria fu affidata a Noè? • Manderò un diluvio! (da L’arca di Noè di Juan Pablo Buscarini)
I MITI DEL DILUVIO Nella storia dell’umanità, alcuni eventi catastrofici hanno sconvolto la vita di intere popolazioni e si sono tanto impressi nell’immaginario collettivo, da dare origine a racconti tramandati nei secoli. In particolare, da un capo all’altro della Terra si narra di un terribile diluvio, da cui solo pochi si sono salvati. In questi racconti gli uomini hanno cercato di spiegare perché la natura si è scatenata contro di loro con tale violenza, e la risposta è sempre una sola… La punizione del serpente (mito azteco) La dea madre Coatlique, dopo aver dato alla luce Haitzilopochtli, dio del Sole, che portava sempre con sé Xiuhcoatl, la spada di fuoco, scese sulla Terra, nata dalle acque dell’oceano, per controllarne i frutti. Qui Coatlique ebbe un altro figlio, Quetzalcoatl, un serpente dal corpo coperto di piume. Quetzalcoatl si curvò, si coprì di cenere grigia e creò gli esseri umani. Le ricchezze della Terra erano infinite per i suoi primi abitanti, i quali chinandosi potevano raccogliere tutto ciò che desideravano; bastava allungare la mano e allargare le braccia per raccogliere un frutto, i rami degli alberi si piegavano su di loro e i corsi d’acqua cambiavano percorso per andargli incontro. Gli umani divennero avidi e capricciosi, si dimenticarono degli dèi e cominciarono a guardare la Terra con superiorità. Si sentivano padroni assoluti perché non conoscevano ancora le privazioni e la sofferenza. Allora Quetzalcoatl decise di purificare la Terra e scatenò un diluvio. Solo una coppia ringraziava devotamente gli dèi per tutte le ricchezze della Terra. La donna si chiamava Néna, l’uomo Téta, e ogni mattina e ogni sera tendevano le braccia verso il cielo. In tutta quella ricchezza riconoscevano il segno degli dèi: Quetzalcoatl, Haitzilopochtli, Coatlique. Quetzalcoatl si allungò nel cielo e, con la testa posata contro la Terra, si rivolse a Néna e a Téta: - Andate alla ricerca di un grande albero cavo. Quando lo avrete trovato, nascondetevi dentro. Portate con voi solo una pannocchia di granoturco. Nient’altro. E così fecero. Si erano appena nascosti nell’incavo dell’albero, quando un’onda enorme si alzò all’orizzonte. Si alzava sullo sfondo del cielo a un’altezza incredibile e la sua cresta spegneva le stelle più vicine. Rimase sospesa per un attimo, poi si abbatté sul mondo, inghiottendo tutto ciò che esisteva sulla Terra. Gli uomini e le donne, che si erano sentiti padroni assoluti, vennero tramutati nei pesci che ancora oggi vengono pescati con le reti e abboccano agli ami. Néna e Téta erano sopravvissuti, rannicchiati nel tronco del grande albero: sono loro i progenitori degli esseri umani, sia degli Aztechi che degli Spagnoli1. Tuttavia la Terra opponeva resistenza ai nuovi arrivati, affinché imparassero il valore delle cose. Néna e Téta si genuflettevano2, sapevano essere pazienti: andavano a cercare l’acqua dei fiumi nelle ore più fresche della giornata, e bagnavano gli alberi ogni giorno; così, grazie a queste incessanti cure, un mattino videro i frutti spuntare sui rami. (Tratto da: Benoît Reiss, Il mondo prima del mondo. Miti delle origini, Einaudi Ragazzi) Il testo Sugli uomini avidi e superbi un dio dalla forma di serpente scatena una terribile punizione. Sorprendenti sono le analogie di questo mito azteco con miti asiatici ed europei e con il racconto biblico del diluvio. L’origine del mito Gli AZTECHI vissero nella zona centrale dell’attuale Messico tra il XIV e il XVI secolo. La loro civiltà fu distrutta dalla conquista spagnola. 1. Spagnoli: dopo la scoperta dell’America, le terre delle popolazioni precolombiane - Maya, Inca e Aztechi - vennero conquistate e dominate a lungo dagli Spagnoli. 2. genuflettevano: inchinavano. L’arca della salvezza (mito mesopotamico) - Gilgamesh - disse lentamente - ti svelerò il segreto: un segreto grande e sacro che nessuno conosce, eccettuati gli dèi e io stesso. E gli narrò la storia del diluvio universale, che gli dèi avevano mandato sulla terra nei tempi antichi: e gli disse come Ea, il dolce signore della sapienza, gli avesse fatto pervenire il suo avvertimento con una folata di vento, che aveva fatto stormire3 le frasche della sua capanna. Per ordine di Ea, Utnapishtim aveva fatto costruire un’arca, e aveva chiuso ogni apertura con pece e catrame, e su di essa aveva caricato la famiglia e gli animali e aveva navigato per sette giorni e sette notti, mentre le acque salivano, le tempeste infuriavano e i fulmini guizzavano nelle tenebre. E al settimo giorno l’arca era approdata su una montagna agli estremi limiti della terra, ed egli aveva aperto una finestra nell’arca, e ne aveva fatto uscire una colomba, per vedere se il livello delle acque fosse sceso. Ma la colomba era tornata perché non aveva potuto trovare un luogo ove posarsi. Poi aveva fatto uscire una rondine, e anche la rondine era tornata. Infine, aveva fatto uscire un corvo, e il corvo non aveva fatto ritorno. Allora aveva condotto fuori la propria famiglia e gli animali, e aveva offerto doni di ringraziamento agli dèi. (Tratto da: Theodor H. Gaster, Le più antiche storie del mondo, Mondadori) Il testo Ritroviamo Gilgamesh e Utnapishtim: il vecchio saggio racconta all’eroe babilonese come si è salvato dal diluvio mandato dagli dèi. 3. stormire: produrre un rumore leggero e frusciante come quello delle foglie agitate dal vento. Deucalione e Pirra (mito greco) Gli uomini attraversarono quattro età: dell’oro, dell’argento, del bronzo e del ferro, durante le quali compirono azioni sempre più malvagie. Zeus, allora, visto che il male dominava in ogni parte del mondo, decise di sterminare l’intera umanità con un grandissimo diluvio, per poi ricreare altri uomini, più saggi e giusti. Ma c’era una coppia di brava gente, che meritò di sopravvivere all’invasione delle acque: erano Deucalione, figlio di Prometeo4, e sua moglie Pirra, una delle più sagge e oneste donne mai nate sulla Terra. Prima di scatenare il diluvio Zeus li aveva avvisati, ed essi poterono costruirsi un’imbarcazione, sulla quale vagarono per nove giorni e nove notti sull’immensa distesa d’acqua che era piovuta dal cielo. Alla fine del diluvio si trovarono in Beozia5, spaventati dalla solitudine che li circondava. Non sapevano che cosa fare: «Meglio» pensavano «fossimo affogati anche noi!». Piangevano tutte le loro lacrime e pregavano fervidamente6 gli dèi di ripopolare la Terra, quando giunse a consolarli una voce dal cielo: dovevano velarsi le teste, raccogliere le ossa della Gran Madre e gettarle dietro le loro spalle. Le ossa…? Non capivano. Ma Deucalione, dopo aver a lungo meditato sul significato di quelle strane parole, comprese: - Chi è la Gran Madre? È la madre di tutti, la Terra. E le sue ossa? Non possono essere che le pietre!  E cominciò così, insieme con Pirra, a lanciare pietre dietro le proprie spalle. I sassi, toccando terra, si ingrandivano, si intiepidivano, si muovevano… si mutavano in creature viventi: uomini, le pietre gettate da Deucalione, donne, quelle lanciate da Pirra. Così la Terra si ripopolò. (Tratto da: Maria Letizia Bruschi, Nettare per gli Dèi, spade per gli Eroi, Edizioni il capitello) Il testo Questo mito ci racconta di una terribile punizione da parte di Zeus, di un premio per i migliori e della nascita di una nuova umanità. 4. Prometeo: è a sua volta una figura mitologica. Secondo gli antichi Greci, fu lui a donare il fuoco agli uomini, rubando una favilla agli dèi. Per questo Zeus lo punì (vedi Prometeo e il dono del fuoco, a p. 43.  5. Beozia: una regione montagnosa situata nell’interno della Grecia.  6. fervidamente: con fede e passione. Il diluvio biblico (mito ebraico) Questa è la storia di Noè. Noè era uomo giusto e integro tra i suoi contemporanei e camminava con Dio. Noè generò tre figli: Sem, Cam e Iafet. Ma la terra era corrotta davanti a Dio e piena di violenza. Dio guardò la terra ed ecco essa era corrotta, perché ogni uomo aveva pervertito la sua condotta sulla terra. Allora Dio disse a Noè:  - È venuta per me la fine di ogni uomo, perché la terra, per causa loro, è piena di violenza; ecco, io li distruggerò insieme con la terra. Fatti un’arca di legno di cipresso; dividerai l’arca in scompartimenti e la spalmerai di bitume7 dentro e fuori. […] Ecco io manderò il diluvio, cioè le acque, sulla terra, per distruggere sotto il cielo ogni carne, in cui è alito di vita; quanto è sulla terra perirà. Ma con te io stabilisco la mia alleanza. Entrerai nell’arca tu e con te i tuoi figli, tua moglie e le mogli dei tuoi figli. Di quanto vive, di ogni carne, introdurrai nell’arca due di ogni specie, per conservarli in vita con te: siano maschio e femmina. Degli uccelli secondo la loro specie, del bestiame secondo la propria specie e di tutti i rettili della terra secondo la loro specie, due d’ognuna verranno con te, per essere conservati in vita. Quanto a te, prenditi ogni sorta di cibo da mangiare e raccoglilo presso di te: sarà di nutrimento per te e per loro. Noè eseguì tutto; come Dio gli aveva comandato. Così egli fece. Il Signore disse a Noè: - Entra nell’arca tu con tutta la tua famiglia, perché ti ho visto giusto dinanzi a me in questa generazione8. D’ogni animale mondo9 prendine con te sette paia, il maschio e la sua femmina; degli animali che non sono mondi un paio, il maschio e la sua femmina. Anche degli uccelli mondi del cielo, sette paia, maschio e femmina, per conservarne in vita la razza su tutta la terra. Perché tra sette giorni farò piovere sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti; sterminerò dalla terra ogni essere che ho fatto. Noè fece quanto il Signore gli aveva comandato. Noè aveva seicento anni10 quando venne il diluvio, cioè le acque, sulla terra. Noè entrò nell’arca e con lui i suoi figli, sua moglie e le mogli dei suoi figli, per sottrarsi alle acque del diluvio. Degli animali mondi e di quelli immondi, degli uccelli e di tutti gli esseri che strisciano sul suolo entrarono a due a due con Noè nell’arca, maschio e femmina, come Dio aveva comandato a Noè.Dopo sette giorni, le acque del diluvio furono sopra la terra; nell’anno seicentesimo della vita di Noè, nel secondo mese, il diciassette del mese, proprio in quello stesso giorno, eruppero tutte le sorgenti del grande abisso e le cateratte del cielo11 si aprirono. Cadde la pioggia sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti. Il diluvio durò sulla terra quaranta giorni: le acque crebbero e sollevarono l’arca che si innalzò sulla terra. Le acque divennero poderose e crebbero molto sopra la terra e l’arca galleggiava sulle acque. Le acque si innalzarono sempre più sopra la terra e coprirono tutti i monti più alti che sono sotto tutto il cielo. Le acque superarono in altezza di quindici cubiti12 i monti che avevano ricoperto. Perì ogni essere vivente che si muove sulla terra, uccelli, bestiame e fiere13 e tutti gli esseri che brulicano sulla terra e tutti gli uomini. Ogni essere che ha un alito di vita nelle narici, cioè quanto era sulla terra asciutta, morì. Così fu sterminato ogni essere che era sulla terra: dagli uomini agli animali domestici, i rettili e gli uccelli del cielo; essi furono sterminati dalla terra e rimase solo Noè e chi stava con lui nell’arca. Le acque restarono alte sopra la terra centocinquanta giorni. Dio si ricordò di Noè, di tutte le fiere e di tutti gli animali domestici che erano con lui nell’arca. Dio fece passare un vento sulla terra e le acque si abbassarono. Le fonti dell’abisso e le cateratte del cielo furono chiuse e fu trattenuta la pioggia dal cielo; le acque andarono via via ritirandosi dalla terra e calarono dopo centocinquanta giorni. Nel settimo mese, il diciassette del mese, l’arca si posò sui monti dell’Ararat14. Le acque andarono via via diminuendo fino al decimo mese. Nel decimo mese, il primo giorno del mese, apparvero le cime dei monti. Trascorsi quaranta giorni, Noè aprì la finestra che aveva fatta nell’arca e fece uscire un corvo per vedere se le acque si fossero ritirate. Esso uscì andando e tornando finché si prosciugarono le acque sulla terra. Noè poi fece uscire una colomba, per vedere se le acque si fossero ritirate dal suolo; ma la colomba, non trovando dove posare la pianta del piede, tornò a lui nell’arca, perché c’era ancora l’acqua su tutta la terra. Egli stese la mano, la prese e la fece rientrare presso di sé nell’arca. Attese altri sette giorni e di nuovo fece uscire la colomba dall’arca e la colomba tornò a lui sul far della sera; ecco, essa aveva nel becco un ramoscello di ulivo. Noè comprese che le acque si erano ritirate dalla terra. Aspettò altri sette giorni, poi lasciò andare la colomba; essa non tornò più da lui. L’anno seicentouno della vita di Noè, il primo mese, il primo giorno del mese, le acque si erano prosciugate sulla terra; Noè tolse la copertura dell’arca ed ecco la superficie del suolo era asciutta. Nel secondo mese, il ventisette del mese, tutta la terra fu asciutta. Dio ordinò a Noè: - Esci dall’arca tu e tua moglie, i tuoi figli e le mogli dei tuoi figli con te. Tutti gli animali d’ogni specie che hai con te, uccelli, bestiame e tutti i rettili che strisciano sulla terra, falli uscire con te, perché possano diffondersi sulla terra, siano fecondi15 e si moltiplichino su di essa. Noè uscì con i figli, la moglie e le mogli dei figli. Tutti i viventi e tutto il bestiame e tutti gli uccelli e tutti i rettili che strisciano sulla terra, secondo la loro specie, uscirono dall’arca. (Tratto da: La Bibbia, Genesi, testo ufficiale della Conferenza Episcopale Italiana, LDC) Il testo La Bibbia descrive la scena grandiosa del diluvio universale, a cui si attribuisce un alto significato di castigo divino per i misfatti degli uomini. Noè salva sé, la sua famiglia e di conseguenza il genere umano, che ricomincerà dal suo inizio. 7. bitume: sostanza nera usata per asfaltare o impermeabilizzare. Anticamente lo si trovava nelle regioni mediorientali, nelle pozze dove affiorava il petrolio.  8. ti ho visto… generazione: ho visto che ti sei comportato in modo corretto e onesto tra gli uomini di questa epoca.  9. mondo: puro; nella tradizione ebraica venivano ritenuti puri i quadrupedi ruminanti e con le unghie divise, gli uccelli rapaci e gli animali acquatici forniti di pinne o di squame.  10. seicento anni: cifra mitica, a indicare la grande saggezza di Noè. 11. cateratte del cielo: le cateratte sono chiusure a saracinesca che servono a regolare il passaggio dell’acqua in un canale, quindi l’espressione significa che improvvisamente scende dal cielo una pioggia violenta, come se si fosse aperta la chiusura che la tratteneva.  12. cubiti: il cubito è una misura lineare, corrispondente a circa 44 cm.  13. fiere: animali selvaggi.  14. Ararat: massiccio montuoso della Turchia orientale. 15. fecondi: fertili, in grado di generare figli. USA IL DIZIONARIO • Che cosa significa “eruppero”? • Quale parola devi cercare sul dizionario, se non conosci il significato? ANALIZZARE 1. I quattro racconti che hai letto narrano tutti di un’immane catastrofe abbattutasi sugli uomini: le acque sommergono le terre emerse e l’umanità rischia l’estinzione. Può essere un’onda gigantesca o una pioggia torrenziale a provocare il disastro, ma il risultato è ovunque terrificante. Cerchiamo di mettere in rilievo analogie e differenze. Completa la tabella di confronto. ESPRIMERE E VALUTARE 2. Osserva con attenzione la tabella che hai completato nella pagina precedente. Come puoi notare, al di là di alcune differenze, che non sono determinanti per lo svolgimento della vicenda, nei quattro racconti si ripete uno schema narrativo costante: 1 gli uomini, divenuti superbi e corrotti, sono puniti dagli dèi con una catastrofica alluvione 2 almeno una coppia del genere umano viene risparmiata per meriti particolari 3 tramite un’imbarcazione la coppia si salva e da essa discenderà l’umanità nuova Il tema del diluvio, con questa modalità narrativa, appartiene alla memoria culturale di circa 60 popoli diversi! Ciò può significare che, con tutta probabilità, un cataclisma ha davvero sconvolto ampie aree della Terra in un passato lontano e che i miti che ne parlano non sono altro che la RIELABORAZIONE FANTASTICA DI UN EVENTO REALE. AL CINEMA Il diluvio universale raccontato nei miti è presente anche al cinema: questa è la versione offerta da un bel film di animazione che ci racconta la storia di Noè e della sua arca: come si sopportarono uomini e animali in quei 40 giorni? Perché la missione straordinaria fu affidata a Noè? • Manderò un diluvio! (da L’arca di Noè di Juan Pablo Buscarini)