VOLTIAMO PAGINA MITO EPICA TEATRO

Il monologo di MedeaEuripide IL MONOLOGOUn testo teatrale è fatto soprattutto di dialoghi tra due o più personaggi. Talvolta, tuttavia, un attore resta solo sulla scena ed esprime a voce alta i pensieri del suo personaggio, come se parlasse con se stesso. Questo è il monologo.MEDEAFigli, miei figli, ora avete una città e una casa, dove vivrete per sempre senza vostra madre, abbandonata nella sua sventura. Me ne andrò, esule, in un’altra terra, non potrò godere di voi, non vi vedrò felici. Le vostre spose non potrò adornarle né levare alte le fiaccole, il giorno delle nozze. Inutilmente vi ho allevato, figli, e ho penato e sofferto, dopo aver patito i dolori crudeli del parto, inutilmente. E quante speranze avevo riposto in voi: pensavo che mi avreste assistita nella mia vecchiaia e, quando fossi morta, mi avreste sepolta con le vostre mani: una sorte invidiabile! Dolci illusioni, ora svanite. Senza di voi vivrò una vita triste e dolorosa. Vostra madre, non la vedrete più, passerete anche voi ad altra vita. Ma perché mi guardate così, figli miei? Perché mi sorridete, come per l’ultima volta? Mio dio, che devo fare? Mi manca il cuore se guardo gli occhi luminosi dei miei figli. No, non posso. Rinuncio ai miei progetti. Porterò i figli con me. Perché punire il padre facendo del male a loro e procurandone a me due volte tanto? No, non posso. Rinuncio. Ma che cosa dico! Lascerò impuniti i miei nemici perché ridano di me? No, devo osare. Questa mia debolezza è una viltà. Figli, entrate in casa. E se qualcuno non può assistere a questo sacrificio, si allontani. La mia mano non tremerà. No, no, anima mia, non puoi far questo! Lasciali, sciagurata, risparmiali! Vivranno con te ad Atene, saranno la tua gioia. No, per i demoni infernali, per gli dèi vendicatori, non sarà mai che io abbandoni i figli all’oltraggio dei nemici. Essi devono morire. E se così dev’essere, io li ucciderò, io che li ho messi al mondo. Tutto è deciso ormai, perché tutto è inevitabile. Ecco; sul capo ha la corona, è già avvolta nel peplo la giovane regina, e muore1: io lo so. Ora mi avvio sulla strada del dolore e manderò i miei figli verso un destino più doloroso ancora. Voglio salutarli. Datemi la mano, figli, date la mano a vostra madre, perché la baci. Come amo questa mano, e questa bocca e la figura e il bel volto dei miei figli! Siate felici, ma non qui: qui vostro padre vi ha tolto tutto. Com’è dolce questo abbraccio e tenera la pelle e soave il respiro dei miei figli. Andate, andate via; non posso guardarvi, le sventure mi vincono. So quanto male sto per fare ma la passione dell’animo - che è causa delle sciagure più grandi in questo mondo - è più forte in me della ragione.(Tratto e adattato da: Euripide, Medea, trad. M.G. Ciani, in G. Guidorizzi, Kosmos. L’universo dei Greci, L’età classica, Einaudi Scuola) Il testoMedea è stata abbandonata dal marito Giasone, da cui ha avuto due figli. Disperata e furibonda, Medea medita una terribile vendetta. Fingendo di essersi rassegnata, Medea invia una corona e un abito avvelenati alla nuova sposa di Giasone. La giovane muore tra terribili dolori. Tuttavia la vendetta non è completa: Medea ha deciso di uccidere anche i propri figli, per punire Giasone ancora più duramente. Medea ora è sola sulla scena ed esamina le motivazioni della decisione terribile che sta per prendere.L’autoreEuripide (480-406 a.C.) nacque a Salamina. Apparteneva a una famiglia ricca, che gli diede un’istruzione di ottimo livello. Le sue tragedie non ebbero grande successo mentre era in vita, ma vengono rappresentate ancora oggi. Le più conosciute sono Medea, Le troiane e Ifigenìa in Tauride.1. sul capo… e muore: Glauce, regina di Corinto, è la donna di cui Giasone si è innamorato e per la quale ha abbandonato la moglie. Medea vive nella sua mente il momento in cui Glauce indossa i doni che le ha mandato (la corona e l’abito avvelenati) e muore. COMPRENDERE 1. All’inizio del monologo Medea si lamenta perché non potrà più condividere momenti felici con i suoi figli. A quali azioni in particolare la donna si riferisce?2. Quali speranze Medea aveva riposto nei figli?3. Medea alterna momenti in cui ha atteggiamenti materni e vuole salvare i suoi figli e momenti in cui è decisa a ucciderli. Sottolinea con due colori diversi questi due momenti.4. In un punto del testo Medea esprime la ragione profonda che la spinge a uccidere i figli, cioè☐ impedire che cadano nelle mani dei nemici☐ la volontà di punire il padre facendo del male ai figli☐ la volontà di impedire al padre di riprendersi i figli IL LINGUAGGIO DELLA TRAGEDIA 5. Durante il monologo, Medea si rivolge più volte☐ direttamente al pubblico, come per chiedere aiuto☐ al marito, per maledirlo☐ ai figli, come se fossero presenti6. Medea sta per prendere una decisione terribile e difficilissima. Perciò esita e cambia idea più volte. In quale modo il testo esprime questo durissimo conflitto che si svolge nell’animo della donna?☐ Molte frasi con il punto interrogativo, cioè domande che Medea rivolge a se stessa☐ Molte frasi interrotte da punti di sospensione, per sottolineare l’indecisione del personaggio☐ Frasi lunghe e complesse, per sottolineare la difficoltà della decisione7. Nel momento in cui prende la decisione definitiva di uccidere i figli, Medea afferma che è Giasone (cioè il padre) il vero colpevole della loro morte. Ricerca questa affermazione nel testo e scrivila sui puntini. ANALIZZARE 8. Una caratteristica frequente dei personaggi della tragedia greca è quella di non potersi sottrarre al destino. In apparenza essi fanno delle scelte, ma in realtà si comportano così perché non possono ribellarsi al loro destino.Questa è anche la situazione di Medea: quale frase del monologo lo fa capire?☐ Inutilmente vi ho allevato, figli☐ No, per i demoni infernali, per gli dèi vendicatori, non sarà mai che io abbandoni i figli all’oltraggio dei nemici☐ Tutto è deciso ormai, perché tutto è inevitabile9. Al termine del suo straziante monologo, Medea dà allo spettatore la spiegazione della sua terribile scelta. Riporta le sue parole. ESPRIMERE E VALUTARE 10. Parlare Nel IV secolo a.C. il filosofo Aristotele scrisse quali devono essere le regole della tragedia greca. Una di queste regole è che la tragedia deve suscitare nello spettatore due sentimenti: “orrore” e “pietà”. Secondo te, la tragedia Medea rispetta questa regola? Il monologo che hai letto suscita questi sentimenti? Perché?11. Scrivere Se hai letto entrambi i testi tragici che ti abbiamo proposto (Antigone, una donna moderna a p. 308 e Il monologo di Medea), spiega in un breve testo (massimo 10 righe) quale fra queste due eroine tragiche ti ha colpito di più e perché.
Il monologo di MedeaEuripide IL MONOLOGOUn testo teatrale è fatto soprattutto di dialoghi tra due o più personaggi. Talvolta, tuttavia, un attore resta solo sulla scena ed esprime a voce alta i pensieri del suo personaggio, come se parlasse con se stesso. Questo è il monologo.MEDEAFigli, miei figli, ora avete una città e una casa, dove vivrete per sempre senza vostra madre, abbandonata nella sua sventura. Me ne andrò, esule, in un’altra terra, non potrò godere di voi, non vi vedrò felici. Le vostre spose non potrò adornarle né levare alte le fiaccole, il giorno delle nozze. Inutilmente vi ho allevato, figli, e ho penato e sofferto, dopo aver patito i dolori crudeli del parto, inutilmente. E quante speranze avevo riposto in voi: pensavo che mi avreste assistita nella mia vecchiaia e, quando fossi morta, mi avreste sepolta con le vostre mani: una sorte invidiabile! Dolci illusioni, ora svanite. Senza di voi vivrò una vita triste e dolorosa. Vostra madre, non la vedrete più, passerete anche voi ad altra vita. Ma perché mi guardate così, figli miei? Perché mi sorridete, come per l’ultima volta? Mio dio, che devo fare? Mi manca il cuore se guardo gli occhi luminosi dei miei figli. No, non posso. Rinuncio ai miei progetti. Porterò i figli con me. Perché punire il padre facendo del male a loro e procurandone a me due volte tanto? No, non posso. Rinuncio. Ma che cosa dico! Lascerò impuniti i miei nemici perché ridano di me? No, devo osare. Questa mia debolezza è una viltà. Figli, entrate in casa. E se qualcuno non può assistere a questo sacrificio, si allontani. La mia mano non tremerà. No, no, anima mia, non puoi far questo! Lasciali, sciagurata, risparmiali! Vivranno con te ad Atene, saranno la tua gioia. No, per i demoni infernali, per gli dèi vendicatori, non sarà mai che io abbandoni i figli all’oltraggio dei nemici. Essi devono morire. E se così dev’essere, io li ucciderò, io che li ho messi al mondo. Tutto è deciso ormai, perché tutto è inevitabile. Ecco; sul capo ha la corona, è già avvolta nel peplo la giovane regina, e muore1: io lo so. Ora mi avvio sulla strada del dolore e manderò i miei figli verso un destino più doloroso ancora. Voglio salutarli. Datemi la mano, figli, date la mano a vostra madre, perché la baci. Come amo questa mano, e questa bocca e la figura e il bel volto dei miei figli! Siate felici, ma non qui: qui vostro padre vi ha tolto tutto. Com’è dolce questo abbraccio e tenera la pelle e soave il respiro dei miei figli. Andate, andate via; non posso guardarvi, le sventure mi vincono. So quanto male sto per fare ma la passione dell’animo - che è causa delle sciagure più grandi in questo mondo - è più forte in me della ragione.(Tratto e adattato da: Euripide, Medea, trad. M.G. Ciani, in G. Guidorizzi, Kosmos. L’universo dei Greci, L’età classica, Einaudi Scuola) Il testoMedea è stata abbandonata dal marito Giasone, da cui ha avuto due figli. Disperata e furibonda, Medea medita una terribile vendetta. Fingendo di essersi rassegnata, Medea invia una corona e un abito avvelenati alla nuova sposa di Giasone. La giovane muore tra terribili dolori. Tuttavia la vendetta non è completa: Medea ha deciso di uccidere anche i propri figli, per punire Giasone ancora più duramente. Medea ora è sola sulla scena ed esamina le motivazioni della decisione terribile che sta per prendere.L’autoreEuripide (480-406 a.C.) nacque a Salamina. Apparteneva a una famiglia ricca, che gli diede un’istruzione di ottimo livello. Le sue tragedie non ebbero grande successo mentre era in vita, ma vengono rappresentate ancora oggi. Le più conosciute sono Medea, Le troiane e Ifigenìa in Tauride.1. sul capo… e muore: Glauce, regina di Corinto, è la donna di cui Giasone si è innamorato e per la quale ha abbandonato la moglie. Medea vive nella sua mente il momento in cui Glauce indossa i doni che le ha mandato (la corona e l’abito avvelenati) e muore. COMPRENDERE 1. All’inizio del monologo Medea si lamenta perché non potrà più condividere momenti felici con i suoi figli. A quali azioni in particolare la donna si riferisce?2. Quali speranze Medea aveva riposto nei figli?3. Medea alterna momenti in cui ha atteggiamenti materni e vuole salvare i suoi figli e momenti in cui è decisa a ucciderli. Sottolinea con due colori diversi questi due momenti.4. In un punto del testo Medea esprime la ragione profonda che la spinge a uccidere i figli, cioè☐ impedire che cadano nelle mani dei nemici☐ la volontà di punire il padre facendo del male ai figli☐ la volontà di impedire al padre di riprendersi i figli IL LINGUAGGIO DELLA TRAGEDIA 5. Durante il monologo, Medea si rivolge più volte☐ direttamente al pubblico, come per chiedere aiuto☐ al marito, per maledirlo☐ ai figli, come se fossero presenti6. Medea sta per prendere una decisione terribile e difficilissima. Perciò esita e cambia idea più volte. In quale modo il testo esprime questo durissimo conflitto che si svolge nell’animo della donna?☐ Molte frasi con il punto interrogativo, cioè domande che Medea rivolge a se stessa☐ Molte frasi interrotte da punti di sospensione, per sottolineare l’indecisione del personaggio☐ Frasi lunghe e complesse, per sottolineare la difficoltà della decisione7. Nel momento in cui prende la decisione definitiva di uccidere i figli, Medea afferma che è Giasone (cioè il padre) il vero colpevole della loro morte. Ricerca questa affermazione nel testo e scrivila sui puntini. ANALIZZARE 8. Una caratteristica frequente dei personaggi della tragedia greca è quella di non potersi sottrarre al destino. In apparenza essi fanno delle scelte, ma in realtà si comportano così perché non possono ribellarsi al loro destino.Questa è anche la situazione di Medea: quale frase del monologo lo fa capire?☐ Inutilmente vi ho allevato, figli☐ No, per i demoni infernali, per gli dèi vendicatori, non sarà mai che io abbandoni i figli all’oltraggio dei nemici☐ Tutto è deciso ormai, perché tutto è inevitabile9. Al termine del suo straziante monologo, Medea dà allo spettatore la spiegazione della sua terribile scelta. Riporta le sue parole. ESPRIMERE E VALUTARE 10. Parlare Nel IV secolo a.C. il filosofo Aristotele scrisse quali devono essere le regole della tragedia greca. Una di queste regole è che la tragedia deve suscitare nello spettatore due sentimenti: “orrore” e “pietà”. Secondo te, la tragedia Medea rispetta questa regola? Il monologo che hai letto suscita questi sentimenti? Perché?11. Scrivere Se hai letto entrambi i testi tragici che ti abbiamo proposto (Antigone, una donna moderna a p. 308 e Il monologo di Medea), spiega in un breve testo (massimo 10 righe) quale fra queste due eroine tragiche ti ha colpito di più e perché.