18. CHI ERANO I CAVALIERI?

STRUMENTI PER APPROFONDIRE I PROTAGONISTI EPICI 18. CHI ERANO I CAVALIERI? All’inizio erano davvero poco cavalieri… All’inizio del Medioevo i cavalieri formavano un gruppo sociale piuttosto violento, costituito da giovani in cerca di avventure e di fortuna. I primi cavalieri vivevano di caccia e di rapine, ed erano individui brutali, assolutamente privi di quella gentilezza d’animo che oggi chiamiamo cavalleria. Ognuno difendeva un pezzo di terra dalle scorrerie dei Normanni o dei Saraceni. I contadini impauriti si affidarono alla protezione dei cavalieri e costruirono torri in legno, circondate da fossati e palizzate, offrendo cibo e ospitalità a quegli uomini che dovevano proteggerli. … poi si misero in regola Per portare i cavalieri alla disciplina, a partire dal X secolo intervenne la Chiesa, che diede loro un codice di comportamento, ossia un insieme di regole che dovevano seguire. Queste regole erano sostanzialmente due: difendere i deboli e lottare contro gli infedeli. Il guerriero diveniva così un cavaliere cristiano, combattente di Dio e al servizio dei deboli. Egli doveva soccorrere i preti e i vescovi, le vedove e gli orfani, i malati e i pellegrini. Le crociate furono l’esperienza più importante dei cavalieri al servizio della fede. Intanto i cavalieri s’inserirono nella società medievale, essendo accolti alle corti dei marchesi e dei conti. Educarono il loro animo all’amore gentile per le donne e al servizio disinteressato per i signori. La cavalleria, un impegno per tutta la vita Il potere dei signori, dunque, si basava soprattutto sull’appoggio fornito da uomini abili nell’uso delle armi. Questi erano chiamati semplicemente milites (parola latina che significa “soldati”), ma tutti preferivano chiamarli cavalieri perché essi erano i soli a combattere a cavallo. La cavalleria era un impegno che durava tutta la vita. Il ragazzo destinato alla cavalleria all’età di 7 anni diventava paggio, a 15 anni scudiero e a 21 cavaliere. Imparava a tirare con l’arco e con la balestra, a lottare corpo a corpo, a cavalcare con destrezza reggendo la lancia e lo scudo. In un primo tempo chiunque poteva diventare cavaliere, purché avesse il denaro sufficiente per procurarsi armi e cavalli, o avesse trovato un signore disposto a donarglieli. In seguito, la possibilità di diventare cavaliere fu limitata a chi era già nato da una famiglia di cavalieri. L’armatura dei cavalieri: una bella spesa!I cavalieri dovevano sostenere spese ingenti. L’armatura era molto costosa. Consisteva in una cotta, ossia una maglia intrecciata di ferro che copriva le spalle e il petto. Al di sopra i cavalieri portavano pesanti corazze di ferro lavorato. Per riparare la testa occorreva un elmo, dotato di una celata per coprire il viso, con una piccola fessura per gli occhi. Anche le spade di cui erano armati costavano molto, così come lo scudo, spesso ornato da uno stemma. Completavano la dotazione di armi una lancia, un’ascia oppure una mazza ferrata. Un cavallo costava da 20 a 50 soldi, cinque volte più caro di un bue. E ne serviva più di uno, perché l’animale poteva essere ucciso o ferito. Ma attenzione: non si trattava di un cavallo qualunque, ma di un destriero, cioè un cavallo addestrato al combattimento. Doveva essere un animale forte e coraggioso, che non si spaventava nell’infuriare della battaglia e rispondeva ai comandi del cavaliere nonostante il frastuono e la confusione. Parole dell’epica medievale Cavalleria Con il termine cavalleria si indicava sia l’insieme dei cavalieri, sia le virtù che li caratterizzavano: il coraggio, il valore in guerra, la protezione dei deboli e la generosità. Anche oggi l’espressione “essere cavalieri” indica l’essere persone educate e di buone qualità. Balestra La balestra era un’arma per scagliare le frecce. A differenza dell’arco, aveva un’impugnatura con una scanalatura dove veniva sistemata la freccia da lanciare. Era un’arma maneggevole e micidiale, capace di scagliare una freccia a 250 metri, riuscendo perfino a perforare le corazze. Infedele Era chiamato infedele colui che professava una religione diversa dalla propria. Nel Medioevo, per i cristiani i musulmani erano infedeli, perché non credevano nel Dio della Bibbia e del Vangelo. Per i musulmani, gli infedeli erano invece i cristiani, perché non credevano in Allah. In realtà ognuno era fedele al proprio Dio: quindi “infedele” è una parola senza senso. Eppure l’odio (e la propaganda dell’odio) verso gli infedeli ha scatenato orrendi massacri in tempi lontani e provoca terribili atti di violenza ancora oggi. L’investitura del cavaliere L’investitura del cavaliere avveniva con una cerimonia pubblica, solenne e ufficiale: il cosiddetto rito dell’addobbamento. La cerimonia, che era preceduta da una notte di preghiera, consisteva nella consegna al futuro cavaliere delle armi (lo scudo, l’elmo, l’armatura, gli speroni e la spada) da parte di un signore di un livello superiore. Il futuro cavaliere veniva quindi colpito con un sonoro schiaffo, cui non doveva reagire per mostrare la propria capacità di autodisciplina. A questo punto pronunciava il giuramento del cavaliere. Infine il signore, appoggiandogli una spada su entrambe le spalle, diceva: «In nome di Dio, di san Giorgio e di san Michele io ti faccio cavaliere. Sii prode, coraggioso, leale». Il decalogo del Cavaliere 1. Tu crederai a tutto ciò che la Chiesa insegna ed osserverai i suoi comandamenti. 2. Tu proteggerai la Chiesa. 3. Tu difenderai tutti i deboli. 4. Tu amerai il paese dove sei nato. 5. Tu non ti ritirerai mai davanti al nemico. 6. Tu farai la guerra ad oltranza contro gli Infedeli. 7. Tu adempierai i tuoi doveri feudali, se non sono contrari alla legge di Dio. 8. Tu non mentirai mai, e sarai fedele alla parola data. 9. Tu sarai liberato e generoso con tutti. 10. Tu sarai il campione del diritto e del bene, contro l’ingiustizia e il male. Tornei e giostre I tornei divennero molto popolari nel corso del Medioevo. I cavalieri vi partecipavano armati di tutto punto e accompagnati dai loro scudieri. Si dividevano in due squadre che gareggiavano per conquistarsi la vittoria con il relativo premio, in denaro, armi e cavalli. I tornei servivano per tenere in allenamento i cavalieri. Si svolgevano vicino alle città e attiravano molto pubblico. Il torneo consisteva in uno scontro armato tra due squadre di cavalieri, nel quale ciascuno cercava di colpire gli avversari per conquistare uno spazio racchiuso in un recinto. Insieme con i tornei si svolgevano le giostre: due cavalieri si fronteggiavano corazzati e armati di lance e spade, per buttarsi giù da cavallo. Anche se si combatteva con armi spuntate, non mancavano morti e feriti. Una volta in Francia il vincitore di una giostra dovette correre dal fabbro per farsi liberare con pinze e tenaglie la testa, rimasta imprigionata nell'elmo tutto ammaccato!
STRUMENTI PER APPROFONDIRE I PROTAGONISTI EPICI 18. CHI ERANO I CAVALIERI? All’inizio erano davvero poco cavalieri… All’inizio del Medioevo i cavalieri formavano un gruppo sociale piuttosto violento, costituito da giovani in cerca di avventure e di fortuna. I primi cavalieri vivevano di caccia e di rapine, ed erano individui brutali, assolutamente privi di quella gentilezza d’animo che oggi chiamiamo cavalleria. Ognuno difendeva un pezzo di terra dalle scorrerie dei Normanni o dei Saraceni. I contadini impauriti si affidarono alla protezione dei cavalieri e costruirono torri in legno, circondate da fossati e palizzate, offrendo cibo e ospitalità a quegli uomini che dovevano proteggerli. … poi si misero in regola Per portare i cavalieri alla disciplina, a partire dal X secolo intervenne la Chiesa, che diede loro un codice di comportamento, ossia un insieme di regole che dovevano seguire. Queste regole erano sostanzialmente due: difendere i deboli e lottare contro gli infedeli. Il guerriero diveniva così un cavaliere cristiano, combattente di Dio e al servizio dei deboli. Egli doveva soccorrere i preti e i vescovi, le vedove e gli orfani, i malati e i pellegrini. Le crociate furono l’esperienza più importante dei cavalieri al servizio della fede. Intanto i cavalieri s’inserirono nella società medievale, essendo accolti alle corti dei marchesi e dei conti. Educarono il loro animo all’amore gentile per le donne e al servizio disinteressato per i signori. La cavalleria, un impegno per tutta la vita Il potere dei signori, dunque, si basava soprattutto sull’appoggio fornito da uomini abili nell’uso delle armi. Questi erano chiamati semplicemente milites (parola latina che significa “soldati”), ma tutti preferivano chiamarli cavalieri perché essi erano i soli a combattere a cavallo. La cavalleria era un impegno che durava tutta la vita. Il ragazzo destinato alla cavalleria all’età di 7 anni diventava paggio, a 15 anni scudiero e a 21 cavaliere. Imparava a tirare con l’arco e con la balestra, a lottare corpo a corpo, a cavalcare con destrezza reggendo la lancia e lo scudo. In un primo tempo chiunque poteva diventare cavaliere, purché avesse il denaro sufficiente per procurarsi armi e cavalli, o avesse trovato un signore disposto a donarglieli. In seguito, la possibilità di diventare cavaliere fu limitata a chi era già nato da una famiglia di cavalieri. L’armatura dei cavalieri: una bella spesa!I cavalieri dovevano sostenere spese ingenti. L’armatura era molto costosa. Consisteva in una cotta, ossia una maglia intrecciata di ferro che copriva le spalle e il petto. Al di sopra i cavalieri portavano pesanti corazze di ferro lavorato. Per riparare la testa occorreva un elmo, dotato di una celata per coprire il viso, con una piccola fessura per gli occhi. Anche le spade di cui erano armati costavano molto, così come lo scudo, spesso ornato da uno stemma. Completavano la dotazione di armi una lancia, un’ascia oppure una mazza ferrata. Un cavallo costava da 20 a 50 soldi, cinque volte più caro di un bue. E ne serviva più di uno, perché l’animale poteva essere ucciso o ferito. Ma attenzione: non si trattava di un cavallo qualunque, ma di un destriero, cioè un cavallo addestrato al combattimento. Doveva essere un animale forte e coraggioso, che non si spaventava nell’infuriare della battaglia e rispondeva ai comandi del cavaliere nonostante il frastuono e la confusione. Parole dell’epica medievale Cavalleria Con il termine cavalleria si indicava sia l’insieme dei cavalieri, sia le virtù che li caratterizzavano: il coraggio, il valore in guerra, la protezione dei deboli e la generosità. Anche oggi l’espressione “essere cavalieri” indica l’essere persone educate e di buone qualità. Balestra La balestra era un’arma per scagliare le frecce. A differenza dell’arco, aveva un’impugnatura con una scanalatura dove veniva sistemata la freccia da lanciare. Era un’arma maneggevole e micidiale, capace di scagliare una freccia a 250 metri, riuscendo perfino a perforare le corazze. Infedele Era chiamato infedele colui che professava una religione diversa dalla propria. Nel Medioevo, per i cristiani i musulmani erano infedeli, perché non credevano nel Dio della Bibbia e del Vangelo. Per i musulmani, gli infedeli erano invece i cristiani, perché non credevano in Allah. In realtà ognuno era fedele al proprio Dio: quindi “infedele” è una parola senza senso. Eppure l’odio (e la propaganda dell’odio) verso gli infedeli ha scatenato orrendi massacri in tempi lontani e provoca terribili atti di violenza ancora oggi. L’investitura del cavaliere L’investitura del cavaliere avveniva con una cerimonia pubblica, solenne e ufficiale: il cosiddetto rito dell’addobbamento. La cerimonia, che era preceduta da una notte di preghiera, consisteva nella consegna al futuro cavaliere delle armi (lo scudo, l’elmo, l’armatura, gli speroni e la spada) da parte di un signore di un livello superiore. Il futuro cavaliere veniva quindi colpito con un sonoro schiaffo, cui non doveva reagire per mostrare la propria capacità di autodisciplina. A questo punto pronunciava il giuramento del cavaliere. Infine il signore, appoggiandogli una spada su entrambe le spalle, diceva: «In nome di Dio, di san Giorgio e di san Michele io ti faccio cavaliere. Sii prode, coraggioso, leale». Il decalogo del Cavaliere 1. Tu crederai a tutto ciò che la Chiesa insegna ed osserverai i suoi comandamenti. 2. Tu proteggerai la Chiesa. 3. Tu difenderai tutti i deboli. 4. Tu amerai il paese dove sei nato. 5. Tu non ti ritirerai mai davanti al nemico. 6. Tu farai la guerra ad oltranza contro gli Infedeli. 7. Tu adempierai i tuoi doveri feudali, se non sono contrari alla legge di Dio. 8. Tu non mentirai mai, e sarai fedele alla parola data. 9. Tu sarai liberato e generoso con tutti. 10. Tu sarai il campione del diritto e del bene, contro l’ingiustizia e il male. Tornei e giostre I tornei divennero molto popolari nel corso del Medioevo. I cavalieri vi partecipavano armati di tutto punto e accompagnati dai loro scudieri. Si dividevano in due squadre che gareggiavano per conquistarsi la vittoria con il relativo premio, in denaro, armi e cavalli. I tornei servivano per tenere in allenamento i cavalieri. Si svolgevano vicino alle città e attiravano molto pubblico. Il torneo consisteva in uno scontro armato tra due squadre di cavalieri, nel quale ciascuno cercava di colpire gli avversari per conquistare uno spazio racchiuso in un recinto. Insieme con i tornei si svolgevano le giostre: due cavalieri si fronteggiavano corazzati e armati di lance e spade, per buttarsi giù da cavallo. Anche se si combatteva con armi spuntate, non mancavano morti e feriti. Una volta in Francia il vincitore di una giostra dovette correre dal fabbro per farsi liberare con pinze e tenaglie la testa, rimasta imprigionata nell'elmo tutto ammaccato!