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Lancillotto, il ponte e il duello L’ANTEFATTO Lancillotto, allevato dopo la morte dei suoi genitori dalla Dama del Lago in un castello incantato, appare nei romanzi bretoni come il ritratto del perfetto cavaliere: bello, coraggioso, leale, cortese e pronto a ogni sacrificio per amore di Ginevra, moglie di Artù, la donna alla quale egli ha giurato eterna devozione. Quando il valletto1 scorse il ponte tagliente2 si mise a piangere di compassione. Lancillotto guardò la spada tagliente come un rasoio, sulla quale doveva passare; poi l’acqua a monte e a valle, che era impetuosa, fredda e nera. Ma subito, levato il capo, riguardò per qualche tempo la torre dov’era la regina, e disse: - Non datevi pensiero per me, ché3 non temo questo passaggio; non è sì periglioso4 come pensavo. Ed ecco, di fronte, una bella torre. Se mi si vorrà accogliere, mi si avrà per ospite questa notte. Fece spalmare di buona pece calda i guanti, le calze di maglia di ferro e i lembi del giaco5, al fine d’aver miglior presa sull’acciaio. Poi andò diritto al ponte, guardò ancora la torre dove era prigioniera la regina, la salutò col capo, mise lo scudo dietro la schiena per non esserne impedito e, segnatosi nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, si mise a cavalcioni sul ponte affilato e cominciò a strisciare a forza di braccia e di ginocchia sopra il filo della spada; e avreste visto il sangue zampillare dalle mani, dai piedi e dalle gambe; ma egli avanzava, gli occhi fissi alla torre, senza guardare la lama tagliente né l’acqua fragorosa, pensando ch’è dolce soffrire per colui che l’amor sospinge. Raggiunse infine l’altra riva e vi si sedette per riposare un momento. Tutti gli abitanti della torre s’erano messi alle finestre per vedere il campione che traversava il Ponte Periglioso, e insieme a loro la regina Ginevra e re Baudemagu6. Nell’istante in cui il cavaliere raggiungeva la riva, ella pensò che non potesse essere che Lancillotto, e subito, lei che fino a quel momento era stata tanto afflitta, si mise a ridere, a scherzare e a mostrar viso lieto, sì che re Baudemagu ne fu sorpreso. - Signora - le disse - se permettete vi porrò una domanda che non dovrebbe dispiacervi. Sapete chi è il cavaliere laggiù? Pensate sia Lancillotto? - Signore, è da più di un anno che non lo vedo, e molti ritengono che sia morto. Perciò non sono certa che sia lui, ma credo sia lui piuttosto che un altro, e così vorrei, perché al suo braccio mi affiderei più volentieri che a quello di qualsiasi altro: sapete che è un buon cavaliere! E chiunque sia quel cavaliere laggiù, in nome di Dio e del vostro onore proteggetelo com’è vostro dovere. - Signora, lo farò - disse il re. Il re inforcò un palafreno e, scortato da tre uomini armati che conducevano per la briglia un cavallo, si recò dov’era il cavaliere. Seduto davanti al ponte, Lancillotto tamponava il sangue che usciva dai suoi tagli; riconobbe il re e si levò al suo cospetto, nonostante le ferite. - Signor cavaliere, salite su questo destriero e siate il benvenuto - disse re Baudemagu. - Oggi è tempo che vi riposiate. Mai alcuno fu più ardito di voi. - Sire - rispose Lancillotto - sono qui per compiere la mia avventura e non per riposarmi. M’hanno detto che avrei dovuto combattere: se il campione7 è qui, che venga. - Amico, vedo colare il vostro sangue: avete tanta fretta di dar battaglia pur essendo ferito? Aspettate che le vostre piaghe siano guarite! Vi darò un unguento portentoso. Non c’è cavaliere al mondo per il quale lo faccia più volentieri. - Sire, non so perché fareste tanto per me, ché non sono un vostro parente, né mai v’ho incontrato, a quanto credo. Chiunque io sia, fatemi dunque aver battaglia, ché non sono affatto venuto qui da tanto lontano per trovare pietà. Il re comprese che il cavaliere temeva d’essere riconosciuto. - Ignoro chi voi siate - egli disse - e nella mia casa non ve lo domanderanno. Da questo momento, vi prendo sotto la mia salvaguardia8, e vi sarò garante contro tutti, salvo colui che dovrete combattere. Montate su questo cavallo; se non è sufficientemente buono, ve ne darò uno migliore. E se ho detto che vi amo, è per la grande prodezza che dimostrate. Così parlava, tanto cortesemente che Lancillotto acconsentì a lasciarsi condurre. Il re lo fece portare nella camera più appartata della torre, dove non gli inviò altri servitori che uno scudiero e si trattenne dall’entrarvi egli stesso per non contrariarlo. Intanto, andò a trovare Meleagant9. - Bel figliolo, se tu volessi credermi, faresti cosa che ti varrebbe eterna lode. - Cosa dunque? - Render al cavaliere che ha passato il ponte la regina Ginevra che fai male a trattenere. Ciò ti varrà grande onore. - Non vi vedo onore, ma solo indegna viltà! - disse Meleagant. - Bisogna che non abbiate cuore per darmi un tal consiglio. Fosse costui Lancillotto in persona, non mi fa paura! - Chi t’ha detto che è Lancillotto? In fede mia, io non so nulla, ché non l’ho ancora visto che tutto armato e coperto dall’elmo. Se fosse lui, avresti torto a volerlo affrontare: a nulla ti varrebbe10. - Mai ho trovato alcuno che mi stimasse meno di voi! - esclamò Meleagant. - Ma più voi mi disprezzate, più io mi pregio11. E domani avrete gioia o dolore ché, o io o lui, uno di noi lascerà questo mondo - Poiché è così, non dirò altro, ma se potessi distoglierti da questa battaglia senza mancare al mio dovere, non ti appenderei certo lo scudo al collo. In ogni caso, quel cavaliere non dovrà difendersi da nessun altro all’infuori di te, ché mai fui traditore e mai lo sarò. L’indomani, al levar del giorno, c’era sì gran calca per vedere il combattimento che non si sarebbe potuto muovere un piede. Lancillotto andò a sentir messa tutto armato, tranne la testa e le mani. Poi allacciò il suo buon elmo di Poitiers12 e andò a reclamare la battaglia al re. - Signor cavaliere, l’avrete - disse costui - e vi prometto che nessuno vi costringerà a farvi riconoscere. Tuttavia vi prego di togliervi l’elmo. Lancillotto si scoperse e, appena il re lo vide, lo riconobbe con gran gioia. L’abbracciò e gli augurò il benvenuto, felice d’aver avuto rassicurazione che non era morto, com’era corsa voce. Lo condusse sullo spiazzo davanti al castello, ch’era grande e largo, e là nuovamente esortò il figlio a consegnare la regina Ginevra; ma Meleagant nulla volle intendere. Allora il re raccomandò ai due campioni di non attaccare prima del segnale, poi salì nella torre, dove trovò la regina circondata da una grande compagnia di cavalieri anziani e di dame. E da una finestra della sala, la regina alla sua destra, diede ordine di gridare il bando13 e di suonare il corno. Sull’istante, i due avversari abbassano le lance, si slanciano l’uno contro l’altro alla massima velocità dei loro cavalli ben coperti di ferro, e si urtano col fracasso di un tuono. E sappiate che Meleagant urtò lo scudo di Lancillotto con tanta forza che riuscì a penetrarlo, ma la lancia s’arrestò contro il giaco e volò in pezzi come un ramo morto. Al contrario, il colpo di Lancillotto capovolse lo scudo in tal modo che Meleagant si sentì rudemente percosso alla tempia dalla propria arma di difesa, mentre il ferro del nemico trapassava le maglie del giaco e scivolava lungo il suo petto. Fu sbalzato a terra e le armi risuonarono. Ma subito si rimise in piedi, mentre Lancillotto smontato dal destriero come colui che mai attaccherebbe a cavallo un uomo appiedato, gli corre addosso, la spada sguainata. I due cavalieri si gettano l’uno contro l’altro come due cinghiali. L’uno è veloce, e l’altro è più veloce ancora: si colpiscono con tanti colpi sì duri e fitti, che mandano a pezzi gli scudi, e le scintille sprizzano dagli elmi fino al cielo, le maglie dei giachi cadono e a ogni colpo zampilla il sangue vermiglio. Quanti rudi, fieri, lunghi colpi di spada! Ciascuno avrebbe voluto strappare all’altro il cuore. Presto il sangue di Meleagant arrossa il suo bianco giaco, ma Lancillotto soffre per le mani ferite14. Alla finestra, la regina s’accorge ch’egli s’indebolisce. - Lancillotto, Lancillotto, sei proprio tu? - ella mormora. Una pulzella15, che le era accanto, la intese, si sporse e gridò sì forte che tutti la udirono: - Lancillotto, volgiti, guarda chi si commuove per te! A causa della calura e del gran turbamento, la regina aveva scostato il velo e Lancillotto, levati gli occhi, scorse all’improvviso colei che più al mondo desiderava vedere. Ne fu sì turbato che poco mancò che gli cadesse la spada! E ora non fa che contemplare la regina! Si lascia aggirare e colpire da dietro; si difende sì male che Meleagant lo ferisce in più punti! Ma di nuovo la pulzella gli grida: - Lancillotto, che ne è stato del tuo gran valore? Difenditi! Che questa torre veda quello che sai fare! Lancillotto la sente e si riprende. Di nuovo avreste potuto vederlo dare addosso a Meleagant: lo colpisce con tanta forza che l’altro vacilla, e presto lo spossa16 e lo incalza di qua e di là. Allora il re Baudemagu ebbe gran pietà del figlio. - Signora - disse alla regina - io v’ho onorata come meglio ho potuto e non ho permesso che vi si mancasse in nulla. In ricompensa, accordatemi un dono. Vedo chiaramente che mio figlio è stremato. Signora, abbiate misericordia! Fate che non venga ucciso da Lancillotto. - Bel signore, andate a separarli. Il re scese e ripeté le parole della regina. Subito Lancillotto rimette la spada nel fodero: così è colui che ama, che volentieri fa quanto deve far piacere all’amica. Ma Meleagant lo colpì con tutta la forza, ché il suo cuore era di legno, senza dolcezza né pietà. - Come! - disse il re. - Egli s’arresta, e tu lo colpisci! E fa prendere il figlio dai suoi baroni. Ma Meleagant gridava che aveva la meglio, e che gli si strappava la vittoria. - Nel momento in cui vorrai sfidare Lancillotto alla corte di re Artù, egli combatterà di nuovo contro di te17 - disse il re - e, se sarai vincitore, la regina ti seguirà. (Tratto da: I romanzi della Tavola Rotonda, a cura di J. Boulenger, Mondadori) Il testo Lancillotto è alla ricerca di Ginevra, rapita dal vile Meleagant. Per raggiungere il castello dove la regina è rinchiusa deve affrontare un’impresa ritenuta impossibile, la traversata di un ponte tagliente e affilato come una spada, e poi affrontare in duello lo stesso Meleagant. 1. valletto: giovane nobile al servizio di un cavaliere. 2. ponte tagliente: detto anche Ponte della Spada o Ponte Periglioso, permetteva l’entrata al castello e alla torre dov’era prigioniera Ginevra. Era chiamato così perché era formato da una tavola d’acciaio affilata come una spada. 3. ché: perché. 4. sì periglioso: così pericoloso. 5. giaco: tunica di maglia d’acciaio a protezione del torace. 6. re Baudemagu: re del regno di Gorre e padre di Meleagant. 7. il campione: colui che si batterà in duello contro Lancillotto. 8. salvaguardia: protezione. 9. Meleagant: figlio di re Baudemagu, detto anche, per la sua slealtà, il “cavaliere fellone”. 10. varrebbe: servirebbe. 11. mi pregio: mi stimo. 12. Poitiers: città della Francia occidentale, dove si fabbricavano ottimi elmi. 13. gridare il bando: dare avviso dell’imminente duello. 14. Lancillotto… mani ferite: le mani ferite nell’attraversare il “ponte tagliente”. 15. pulzella: fanciulla. 16. lo spossa: lo sfinisce. 17. Nel momento… contro di te: Lancillotto affrontò ancora in duello Meleagant, e questa volta lo uccise. USA IL DIZIONARIO Il termine “palafreno” indica un certo tipo di cavallo, usato dai cavalieri per i viaggi e non per il combattimento. Individua nelle righe seguenti un altro sinonimo di “cavallo”: ...................... AL CINEMA Guarda la scena in cui re Artù introduce Lancillotto nella sala della Tavola rotonda. • Per servirci l’un l’altro, diveniamo liberi (da Il primo cavaliere di Jerry Zucker) COMPRENDERE 1. In che modo Lancillotto riesce a superare il ponte tagliente? Che cosa fa per ripararsi dalla lama affilata? Come avanza? Quale pensiero lo sostiene? Rispondi con le parole del testo (r. 14-19). 2. Come si comporta il re Baudemagu verso il cavaliere che ha compiuto un’impresa ritenuta impossibile? Per quali ragioni è in disaccordo con il figlio? 3. Come si comporta Meleagant, prima a colloquio con il padre e poi verso Lancillotto durante il duello? IL LINGUAGGIO EPICO 4. In quale tempo verbale è narrata la vicenda? A un certo punto, però, l’autore adopera un altro tempo per rendere più drammatica la narrazione, facendoci rivivere gli avvenimenti come se accadessero davanti ai nostri occhi. Di quale tempo si tratta? 5. Sottolinea le similitudini usate dall’autore per la narrazione del duello. ANALIZZARE 6. Fra i temi più importanti del ciclo bretone vi sono l’amore e il desiderio di avventura. Sottolinea nel testo con due diversi colori i punti in cui sono presenti. 7. Nei romanzi cavallereschi l’eroe è spesso alla ricerca di qualcosa o di qualcuno. Per raggiungere ciò che cerca deve superare delle prove difficili e pericolose. Completa: • Lancillotto è alla ricerca di ............................................................ • Deve superare la prova del ................................, pericolosa perché ......................................................................................... • È spinto ad affrontare l’impresa .................................................................................................. 8. Un’altra figura interessante della vicenda è quella di Baudemagu, che impersona l’ideale del nobile cavaliere ospitale e leale verso il campione sconosciuto. Da quale altro sentimento egli è combattuto, però, nello stesso tempo?
Lancillotto, il ponte e il duello L’ANTEFATTO Lancillotto, allevato dopo la morte dei suoi genitori dalla Dama del Lago in un castello incantato, appare nei romanzi bretoni come il ritratto del perfetto cavaliere: bello, coraggioso, leale, cortese e pronto a ogni sacrificio per amore di Ginevra, moglie di Artù, la donna alla quale egli ha giurato eterna devozione. Quando il valletto1 scorse il ponte tagliente2 si mise a piangere di compassione. Lancillotto guardò la spada tagliente come un rasoio, sulla quale doveva passare; poi l’acqua a monte e a valle, che era impetuosa, fredda e nera. Ma subito, levato il capo, riguardò per qualche tempo la torre dov’era la regina, e disse: - Non datevi pensiero per me, ché3 non temo questo passaggio; non è sì periglioso4 come pensavo. Ed ecco, di fronte, una bella torre. Se mi si vorrà accogliere, mi si avrà per ospite questa notte. Fece spalmare di buona pece calda i guanti, le calze di maglia di ferro e i lembi del giaco5, al fine d’aver miglior presa sull’acciaio. Poi andò diritto al ponte, guardò ancora la torre dove era prigioniera la regina, la salutò col capo, mise lo scudo dietro la schiena per non esserne impedito e, segnatosi nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, si mise a cavalcioni sul ponte affilato e cominciò a strisciare a forza di braccia e di ginocchia sopra il filo della spada; e avreste visto il sangue zampillare dalle mani, dai piedi e dalle gambe; ma egli avanzava, gli occhi fissi alla torre, senza guardare la lama tagliente né l’acqua fragorosa, pensando ch’è dolce soffrire per colui che l’amor sospinge. Raggiunse infine l’altra riva e vi si sedette per riposare un momento. Tutti gli abitanti della torre s’erano messi alle finestre per vedere il campione che traversava il Ponte Periglioso, e insieme a loro la regina Ginevra e re Baudemagu6. Nell’istante in cui il cavaliere raggiungeva la riva, ella pensò che non potesse essere che Lancillotto, e subito, lei che fino a quel momento era stata tanto afflitta, si mise a ridere, a scherzare e a mostrar viso lieto, sì che re Baudemagu ne fu sorpreso. - Signora - le disse - se permettete vi porrò una domanda che non dovrebbe dispiacervi. Sapete chi è il cavaliere laggiù? Pensate sia Lancillotto? - Signore, è da più di un anno che non lo vedo, e molti ritengono che sia morto. Perciò non sono certa che sia lui, ma credo sia lui piuttosto che un altro, e così vorrei, perché al suo braccio mi affiderei più volentieri che a quello di qualsiasi altro: sapete che è un buon cavaliere! E chiunque sia quel cavaliere laggiù, in nome di Dio e del vostro onore proteggetelo com’è vostro dovere. - Signora, lo farò - disse il re. Il re inforcò un palafreno e, scortato da tre uomini armati che conducevano per la briglia un cavallo, si recò dov’era il cavaliere. Seduto davanti al ponte, Lancillotto tamponava il sangue che usciva dai suoi tagli; riconobbe il re e si levò al suo cospetto, nonostante le ferite. - Signor cavaliere, salite su questo destriero e siate il benvenuto - disse re Baudemagu. - Oggi è tempo che vi riposiate. Mai alcuno fu più ardito di voi. - Sire - rispose Lancillotto - sono qui per compiere la mia avventura e non per riposarmi. M’hanno detto che avrei dovuto combattere: se il campione7 è qui, che venga. - Amico, vedo colare il vostro sangue: avete tanta fretta di dar battaglia pur essendo ferito? Aspettate che le vostre piaghe siano guarite! Vi darò un unguento portentoso. Non c’è cavaliere al mondo per il quale lo faccia più volentieri. - Sire, non so perché fareste tanto per me, ché non sono un vostro parente, né mai v’ho incontrato, a quanto credo. Chiunque io sia, fatemi dunque aver battaglia, ché non sono affatto venuto qui da tanto lontano per trovare pietà. Il re comprese che il cavaliere temeva d’essere riconosciuto. - Ignoro chi voi siate - egli disse - e nella mia casa non ve lo domanderanno. Da questo momento, vi prendo sotto la mia salvaguardia8, e vi sarò garante contro tutti, salvo colui che dovrete combattere. Montate su questo cavallo; se non è sufficientemente buono, ve ne darò uno migliore. E se ho detto che vi amo, è per la grande prodezza che dimostrate. Così parlava, tanto cortesemente che Lancillotto acconsentì a lasciarsi condurre. Il re lo fece portare nella camera più appartata della torre, dove non gli inviò altri servitori che uno scudiero e si trattenne dall’entrarvi egli stesso per non contrariarlo. Intanto, andò a trovare Meleagant9. - Bel figliolo, se tu volessi credermi, faresti cosa che ti varrebbe eterna lode. - Cosa dunque? - Render al cavaliere che ha passato il ponte la regina Ginevra che fai male a trattenere. Ciò ti varrà grande onore. - Non vi vedo onore, ma solo indegna viltà! - disse Meleagant. - Bisogna che non abbiate cuore per darmi un tal consiglio. Fosse costui Lancillotto in persona, non mi fa paura! - Chi t’ha detto che è Lancillotto? In fede mia, io non so nulla, ché non l’ho ancora visto che tutto armato e coperto dall’elmo. Se fosse lui, avresti torto a volerlo affrontare: a nulla ti varrebbe10. - Mai ho trovato alcuno che mi stimasse meno di voi! - esclamò Meleagant. - Ma più voi mi disprezzate, più io mi pregio11. E domani avrete gioia o dolore ché, o io o lui, uno di noi lascerà questo mondo - Poiché è così, non dirò altro, ma se potessi distoglierti da questa battaglia senza mancare al mio dovere, non ti appenderei certo lo scudo al collo. In ogni caso, quel cavaliere non dovrà difendersi da nessun altro all’infuori di te, ché mai fui traditore e mai lo sarò. L’indomani, al levar del giorno, c’era sì gran calca per vedere il combattimento che non si sarebbe potuto muovere un piede. Lancillotto andò a sentir messa tutto armato, tranne la testa e le mani. Poi allacciò il suo buon elmo di Poitiers12 e andò a reclamare la battaglia al re. - Signor cavaliere, l’avrete - disse costui - e vi prometto che nessuno vi costringerà a farvi riconoscere. Tuttavia vi prego di togliervi l’elmo. Lancillotto si scoperse e, appena il re lo vide, lo riconobbe con gran gioia. L’abbracciò e gli augurò il benvenuto, felice d’aver avuto rassicurazione che non era morto, com’era corsa voce. Lo condusse sullo spiazzo davanti al castello, ch’era grande e largo, e là nuovamente esortò il figlio a consegnare la regina Ginevra; ma Meleagant nulla volle intendere. Allora il re raccomandò ai due campioni di non attaccare prima del segnale, poi salì nella torre, dove trovò la regina circondata da una grande compagnia di cavalieri anziani e di dame. E da una finestra della sala, la regina alla sua destra, diede ordine di gridare il bando13 e di suonare il corno. Sull’istante, i due avversari abbassano le lance, si slanciano l’uno contro l’altro alla massima velocità dei loro cavalli ben coperti di ferro, e si urtano col fracasso di un tuono. E sappiate che Meleagant urtò lo scudo di Lancillotto con tanta forza che riuscì a penetrarlo, ma la lancia s’arrestò contro il giaco e volò in pezzi come un ramo morto. Al contrario, il colpo di Lancillotto capovolse lo scudo in tal modo che Meleagant si sentì rudemente percosso alla tempia dalla propria arma di difesa, mentre il ferro del nemico trapassava le maglie del giaco e scivolava lungo il suo petto. Fu sbalzato a terra e le armi risuonarono. Ma subito si rimise in piedi, mentre Lancillotto smontato dal destriero come colui che mai attaccherebbe a cavallo un uomo appiedato, gli corre addosso, la spada sguainata. I due cavalieri si gettano l’uno contro l’altro come due cinghiali. L’uno è veloce, e l’altro è più veloce ancora: si colpiscono con tanti colpi sì duri e fitti, che mandano a pezzi gli scudi, e le scintille sprizzano dagli elmi fino al cielo, le maglie dei giachi cadono e a ogni colpo zampilla il sangue vermiglio. Quanti rudi, fieri, lunghi colpi di spada! Ciascuno avrebbe voluto strappare all’altro il cuore. Presto il sangue di Meleagant arrossa il suo bianco giaco, ma Lancillotto soffre per le mani ferite14. Alla finestra, la regina s’accorge ch’egli s’indebolisce. - Lancillotto, Lancillotto, sei proprio tu? - ella mormora. Una pulzella15, che le era accanto, la intese, si sporse e gridò sì forte che tutti la udirono: - Lancillotto, volgiti, guarda chi si commuove per te! A causa della calura e del gran turbamento, la regina aveva scostato il velo e Lancillotto, levati gli occhi, scorse all’improvviso colei che più al mondo desiderava vedere. Ne fu sì turbato che poco mancò che gli cadesse la spada! E ora non fa che contemplare la regina! Si lascia aggirare e colpire da dietro; si difende sì male che Meleagant lo ferisce in più punti! Ma di nuovo la pulzella gli grida: - Lancillotto, che ne è stato del tuo gran valore? Difenditi! Che questa torre veda quello che sai fare! Lancillotto la sente e si riprende. Di nuovo avreste potuto vederlo dare addosso a Meleagant: lo colpisce con tanta forza che l’altro vacilla, e presto lo spossa16 e lo incalza di qua e di là. Allora il re Baudemagu ebbe gran pietà del figlio. - Signora - disse alla regina - io v’ho onorata come meglio ho potuto e non ho permesso che vi si mancasse in nulla. In ricompensa, accordatemi un dono. Vedo chiaramente che mio figlio è stremato. Signora, abbiate misericordia! Fate che non venga ucciso da Lancillotto. - Bel signore, andate a separarli. Il re scese e ripeté le parole della regina. Subito Lancillotto rimette la spada nel fodero: così è colui che ama, che volentieri fa quanto deve far piacere all’amica. Ma Meleagant lo colpì con tutta la forza, ché il suo cuore era di legno, senza dolcezza né pietà. - Come! - disse il re. - Egli s’arresta, e tu lo colpisci! E fa prendere il figlio dai suoi baroni. Ma Meleagant gridava che aveva la meglio, e che gli si strappava la vittoria. - Nel momento in cui vorrai sfidare Lancillotto alla corte di re Artù, egli combatterà di nuovo contro di te17 - disse il re - e, se sarai vincitore, la regina ti seguirà. (Tratto da: I romanzi della Tavola Rotonda, a cura di J. Boulenger, Mondadori) Il testo Lancillotto è alla ricerca di Ginevra, rapita dal vile Meleagant. Per raggiungere il castello dove la regina è rinchiusa deve affrontare un’impresa ritenuta impossibile, la traversata di un ponte tagliente e affilato come una spada, e poi affrontare in duello lo stesso Meleagant. 1. valletto: giovane nobile al servizio di un cavaliere. 2. ponte tagliente: detto anche Ponte della Spada o Ponte Periglioso, permetteva l’entrata al castello e alla torre dov’era prigioniera Ginevra. Era chiamato così perché era formato da una tavola d’acciaio affilata come una spada. 3. ché: perché. 4. sì periglioso: così pericoloso. 5. giaco: tunica di maglia d’acciaio a protezione del torace. 6. re Baudemagu: re del regno di Gorre e padre di Meleagant. 7. il campione: colui che si batterà in duello contro Lancillotto. 8. salvaguardia: protezione. 9. Meleagant: figlio di re Baudemagu, detto anche, per la sua slealtà, il “cavaliere fellone”. 10. varrebbe: servirebbe. 11. mi pregio: mi stimo. 12. Poitiers: città della Francia occidentale, dove si fabbricavano ottimi elmi. 13. gridare il bando: dare avviso dell’imminente duello. 14. Lancillotto… mani ferite: le mani ferite nell’attraversare il “ponte tagliente”. 15. pulzella: fanciulla. 16. lo spossa: lo sfinisce. 17. Nel momento… contro di te: Lancillotto affrontò ancora in duello Meleagant, e questa volta lo uccise. USA IL DIZIONARIO Il termine “palafreno” indica un certo tipo di cavallo, usato dai cavalieri per i viaggi e non per il combattimento. Individua nelle righe seguenti un altro sinonimo di “cavallo”: ...................... AL CINEMA Guarda la scena in cui re Artù introduce Lancillotto nella sala della Tavola rotonda. • Per servirci l’un l’altro, diveniamo liberi (da Il primo cavaliere di Jerry Zucker) COMPRENDERE 1. In che modo Lancillotto riesce a superare il ponte tagliente? Che cosa fa per ripararsi dalla lama affilata? Come avanza? Quale pensiero lo sostiene? Rispondi con le parole del testo (r. 14-19).  2. Come si comporta il re Baudemagu verso il cavaliere che ha compiuto un’impresa ritenuta impossibile? Per quali ragioni è in disaccordo con il figlio? 3. Come si comporta Meleagant, prima a colloquio con il padre e poi verso Lancillotto durante il duello? IL LINGUAGGIO EPICO 4. In quale tempo verbale è narrata la vicenda? A un certo punto, però, l’autore adopera un altro tempo per rendere più drammatica la narrazione, facendoci rivivere gli avvenimenti come se accadessero davanti ai nostri occhi. Di quale tempo si tratta?  5. Sottolinea le similitudini usate dall’autore per la narrazione del duello. ANALIZZARE 6. Fra i temi più importanti del ciclo bretone vi sono l’amore e il desiderio di avventura. Sottolinea nel testo con due diversi colori i punti in cui sono presenti. 7. Nei romanzi cavallereschi l’eroe è spesso alla ricerca di qualcosa o di qualcuno. Per raggiungere ciò che cerca deve superare delle prove difficili e pericolose. Completa: • Lancillotto è alla ricerca di ............................................................ • Deve superare la prova del ................................, pericolosa perché ......................................................................................... • È spinto ad affrontare l’impresa .................................................................................................. 8. Un’altra figura interessante della vicenda è quella di Baudemagu, che impersona l’ideale del nobile cavaliere ospitale e leale verso il campione sconosciuto. Da quale altro sentimento egli è combattuto, però, nello stesso tempo?