17. IL CICLO BRETONE O DI RE ARTÙ

STRUMENTI PER CONOSCERE IL CICLO BRETONE 17. IL CICLO BRETONE O DI RE ARTÙ Nel XII secolo nell’Europa occidentale fioriscono numerosi poemi costruiti attorno alla figura di re Artù. Re Artù, tra storia e leggendaLe scarse notizie storiche relative a questo sovrano, re di Cambria, una regione situata nell’attuale Galles settentrionale, ci dicono che egli sarebbe vissuto alla metà del primo millennio e si sarebbe messo vittoriosamente a capo della resistenza bretone contro le invasioni dei Sassoni nel Galles e nella Cornovaglia. Intorno alla figura di re Artù, idealizzato come eroe nazionale, si sviluppano in seguito, tra il XII e il XIII secolo, diverse leggende che vengono modificate e riscritte in componimenti romanzeschi, in versi o in prosa, destinati a essere recitati, in occasione di feste e banchetti, di fronte al pubblico dei cavalieri e delle dame di corte. Gli autori del ciclo bretoneIn questo periodo molti autori, parecchi dei quali anonimi, contribuiscono alla creazione del ciclo bretone, scrivendo romanzi che hanno come protagonisti i cavalieri della Tavola rotonda, così chiamati perché si riunivano attorno a una tavola di forma circolare, per sottolineare l’uguale importanza e dignità di ciascuno. L’iniziatore di questo filone è considerato Goffredo di Monmouth, di origine gallese, che scrive fra il 1135 e il 1137 l’Historia regum Britanniae («Storia dei re di Britannia»), in cui mette in risalto le figure di re Artù, idealmente contrapposto a Carlo Magno, e dei suoi cavalieri della Tavola rotonda, il cui dovere è quello di dedicare la propria vita a nobili gesta in nome della fede. L’opera, che si presenta come storica ma ha in realtà carattere leggendario, fu fonte di ispirazione per molti autori successivi. In Francia il filone bretone è ripreso e ampliato con altre storie da Chrétien de Troyes il quale, tra il 1155 e il 1180, compone alcuni poemi, tra cui Lancillotto o Il Cavaliere della Carretta, Ivano o Il Cavaliere del Leone, Perceval o Il racconto del Graal, destinati a un grande successo. I personaggi La figura del protagonista Il protagonista per eccellenza del ciclo bretone è il cavaliere errante che, girando il mondo in cerca di avventure, ma anche in difesa delle donne e dei deboli, trova la sua piena realizzazione: in lui, ai raffinati ideali di corte, al coraggio e al desiderio di gloria, si devono unire le virtù cristiane. La figura femminile Mentre nella Chanson de Roland compare una sola volta e in modo sfocato una figura femminile (Alda, la fidanzata di Rolando), nei vari poemi del ciclo bretone troviamo personaggi come Ginevra e Isotta, che hanno un ruolo importante nella narrazione. I valori cavallereschi… Nel ciclo bretone ritroviamo ancora i valori presenti nella Chanson de Roland, come la lealtà verso il sovrano, l’eroismo nella difesa della patria, la fede in Dio. Su di essi si innestano tuttavia tematiche nuove, come l’amore cavalleresco per la propria donna e il gusto dell’avventura. … e la magia Altro elemento di novità è la componente fantastica. L’eroe passa in modo imprevedibile da un’avventura all’altra, in un’atmosfera magica, dominata da incantesimi e filtri, in cui foreste, castelli, fontane, fanciulle e cavalieri improvvisamente appaiono e, altrettanto istantaneamente, scompaiono. I nuclei narrativi: imprese avventurose, amori e tradimenti, incantesimi e magieDal punto di vista narrativo, le opere del ciclo bretone sono ricche di spunti romanzeschi e di invenzioni fantastiche. Le vicende dei diversi personaggi sono presentate secondo la tecnica dell’intreccio, che interrompe e riprende le molteplici storie alternandole tra loro e creando notevoli effetti di suspense. Spiccano fra tutti alcuni nuclei narrativi di cui sono protagonisti nobili cavalieri, accanto ai quali solo di rado fanno la loro comparsa borghesi e contadini. Riepiloghiamo i più importanti. La storia di re Artù Artù, figlio segreto del re Pendragon, affidato al mago Merlino e da questi al nobile cavaliere Ector, cresce come un ragazzo qualunque sino a quando, ormai giovinetto, estrae in modo prodigioso la spada Excalibur dalla roccia in cui era conficcata. L’impresa, che era stata tentata inutilmente dai più famosi nobili di Britannia, unitamente alla scoperta della sua vera origine, lo consacra re del suo popolo, assicurandogli la fedeltà dei più forti cavalieri. Hai ascoltato il testo La spada nella roccia a pagina 226? Se non lo hai ancora fatto, ascoltalo, è uno dei momenti più celebri del ciclo bretone. Di questa scena esistono anche versioni cinematografiche famose: eccone due esempi. AL CINEMA Confronta la scena in cui Artù, nel cercare la spada del fratello, prova a estrarre la spada nella roccia. • Tu sei il re! (da Excalibur di John Boorman) • Da una semplice dimenticanza… (da La spada nella roccia di Walt Disney) Il mago Merlino Durante il suo regno, Artù fu sostenuto e consigliato dal mago Merlino. Anche Merlino è una figura leggendaria che ebbe grandissimo successo nel Medioevo e fu protagonista di alcuni romanzi. Secondo uno di questi, egli era figlio di una fanciulla e del diavolo. Possedeva il dono della profezia e la sua magia gli permetteva di compiere prodigi, come scatenare uragani, creare la nebbia e trasformare la fisionomia delle persone. Egli mise la magia al servizio di una buona causa, quella del ritorno della pace e della prosperità in Inghilterra. I cavalieri della Tavola rotonda Anche la famosa Tavola rotonda sarebbe stata creata su suggerimento di Merlino. Si trovava a Camelot, la leggendaria residenza di re Artù. Vi sedevano i cavalieri più coraggiosi e importanti della corte di Artù. A seconda dei racconti, il loro numero varia da 12 a 150. Il più famoso era Lancillotto, a sua volta protagonista di romanzi cavallereschi. Ma perché la tavola era rotonda? Perché tutti i cavalieri di re Artù avevano la medesima importanza ed erano legati tra loro da un rapporto di solidarietà e lealtà. Infatti, a una tavola rotonda non può esserci un capotavola, cioè non ci sono posti più prestigiosi di altri. Le avventure di Lancillotto Lancillotto è l’eroe che impersona l’ideale del perfetto cavaliere, valente nelle armi e innamorato, senza alcuna speranza, della regina Ginevra, moglie di re Artù. In seguito alla morte del re, Ginevra si ritira in un convento e Lancillotto, dopo aver vendicato il suo sovrano, diventa eremita. La storia di Perceval Perceval è un giovane ingenuo e ignaro del mondo, che la madre vuole tenere lontano dall’ambiente della cavalleria, al cui servizio hanno perso la vita il marito e altri due figli. Ma Perceval, affascinato da alcuni cavalieri che incontra, decide di partire in cerca di avventure. La ricerca del Graal La figura di Perceval è legata in particolare a un’impresa nella quale tutti i cavalieri aspirano a cimentarsi: la ricerca del Graal, che secondo la leggenda è la coppa usata da Cristo nell’ultima cena e in cui fu poi raccolto il sangue sgorgato dalle sue ferite sulla croce. Questa ricerca ha un valore simbolico: rappresenta la ricerca del Bene, che deve essere tentata sebbene sia piena di difficoltà e di pericoli. L’amore di Tristano e Isotta Tristano è il nipote del re Marco di Cornovaglia. È un giovane bello e valoroso che presto diventa un perfetto cavaliere. Messosi al servizio del re Marco, compie per lui molte imprese straordinarie, tra cui quella di liberare da un drago Isotta, che aveva promesso di condurre in sposa allo zio. Insieme a Isotta, però, beve per errore un filtro che farà nascere tra loro un amore invincibile…
STRUMENTI PER CONOSCERE IL CICLO BRETONE 17. IL CICLO BRETONE O DI RE ARTÙ Nel XII secolo nell’Europa occidentale fioriscono numerosi poemi costruiti attorno alla figura di re Artù. Re Artù, tra storia e leggendaLe scarse notizie storiche relative a questo sovrano, re di Cambria, una regione situata nell’attuale Galles settentrionale, ci dicono che egli sarebbe vissuto alla metà del primo millennio e si sarebbe messo vittoriosamente a capo della resistenza bretone contro le invasioni dei Sassoni nel Galles e nella Cornovaglia. Intorno alla figura di re Artù, idealizzato come eroe nazionale, si sviluppano in seguito, tra il XII e il XIII secolo, diverse leggende che vengono modificate e riscritte in componimenti romanzeschi, in versi o in prosa, destinati a essere recitati, in occasione di feste e banchetti, di fronte al pubblico dei cavalieri e delle dame di corte. Gli autori del ciclo bretoneIn questo periodo molti autori, parecchi dei quali anonimi, contribuiscono alla creazione del ciclo bretone, scrivendo romanzi che hanno come protagonisti i cavalieri della Tavola rotonda, così chiamati perché si riunivano attorno a una tavola di forma circolare, per sottolineare l’uguale importanza e dignità di ciascuno. L’iniziatore di questo filone è considerato Goffredo di Monmouth, di origine gallese, che scrive fra il 1135 e il 1137 l’Historia regum Britanniae («Storia dei re di Britannia»), in cui mette in risalto le figure di re Artù, idealmente contrapposto a Carlo Magno, e dei suoi cavalieri della Tavola rotonda, il cui dovere è quello di dedicare la propria vita a nobili gesta in nome della fede. L’opera, che si presenta come storica ma ha in realtà carattere leggendario, fu fonte di ispirazione per molti autori successivi. In Francia il filone bretone è ripreso e ampliato con altre storie da Chrétien de Troyes il quale, tra il 1155 e il 1180, compone alcuni poemi, tra cui Lancillotto o Il Cavaliere della Carretta, Ivano o Il Cavaliere del Leone, Perceval o Il racconto del Graal, destinati a un grande successo. I personaggi La figura del protagonista Il protagonista per eccellenza del ciclo bretone è il cavaliere errante che, girando il mondo in cerca di avventure, ma anche in difesa delle donne e dei deboli, trova la sua piena realizzazione: in lui, ai raffinati ideali di corte, al coraggio e al desiderio di gloria, si devono unire le virtù cristiane. La figura femminile Mentre nella Chanson de Roland compare una sola volta e in modo sfocato una figura femminile (Alda, la fidanzata di Rolando), nei vari poemi del ciclo bretone troviamo personaggi come Ginevra e Isotta, che hanno un ruolo importante nella narrazione. I valori cavallereschi… Nel ciclo bretone ritroviamo ancora i valori presenti nella Chanson de Roland, come la lealtà verso il sovrano, l’eroismo nella difesa della patria, la fede in Dio. Su di essi si innestano tuttavia tematiche nuove, come l’amore cavalleresco per la propria donna e il gusto dell’avventura. … e la magia Altro elemento di novità è la componente fantastica. L’eroe passa in modo imprevedibile da un’avventura all’altra, in un’atmosfera magica, dominata da incantesimi e filtri, in cui foreste, castelli, fontane, fanciulle e cavalieri improvvisamente appaiono e, altrettanto istantaneamente, scompaiono. I nuclei narrativi: imprese avventurose, amori e tradimenti, incantesimi e magieDal punto di vista narrativo, le opere del ciclo bretone sono ricche di spunti romanzeschi e di invenzioni fantastiche. Le vicende dei diversi personaggi sono presentate secondo la tecnica dell’intreccio, che interrompe e riprende le molteplici storie alternandole tra loro e creando notevoli effetti di suspense. Spiccano fra tutti alcuni nuclei narrativi di cui sono protagonisti nobili cavalieri, accanto ai quali solo di rado fanno la loro comparsa borghesi e contadini. Riepiloghiamo i più importanti. La storia di re Artù Artù, figlio segreto del re Pendragon, affidato al mago Merlino e da questi al nobile cavaliere Ector, cresce come un ragazzo qualunque sino a quando, ormai giovinetto, estrae in modo prodigioso la spada Excalibur dalla roccia in cui era conficcata. L’impresa, che era stata tentata inutilmente dai più famosi nobili di Britannia, unitamente alla scoperta della sua vera origine, lo consacra re del suo popolo, assicurandogli la fedeltà dei più forti cavalieri. Hai ascoltato il testo La spada nella roccia a pagina 226? Se non lo hai ancora fatto, ascoltalo, è uno dei momenti più celebri del ciclo bretone. Di questa scena esistono anche versioni cinematografiche famose: eccone due esempi. AL CINEMA Confronta la scena in cui Artù, nel cercare la spada del fratello, prova a estrarre la spada nella roccia. • Tu sei il re! (da Excalibur di John Boorman) • Da una semplice dimenticanza… (da La spada nella roccia di Walt Disney) Il mago Merlino Durante il suo regno, Artù fu sostenuto e consigliato dal mago Merlino. Anche Merlino è una figura leggendaria che ebbe grandissimo successo nel Medioevo e fu protagonista di alcuni romanzi. Secondo uno di questi, egli era figlio di una fanciulla e del diavolo. Possedeva il dono della profezia e la sua magia gli permetteva di compiere prodigi, come scatenare uragani, creare la nebbia e trasformare la fisionomia delle persone. Egli mise la magia al servizio di una buona causa, quella del ritorno della pace e della prosperità in Inghilterra. I cavalieri della Tavola rotonda Anche la famosa Tavola rotonda sarebbe stata creata su suggerimento di Merlino. Si trovava a Camelot, la leggendaria residenza di re Artù. Vi sedevano i cavalieri più coraggiosi e importanti della corte di Artù. A seconda dei racconti, il loro numero varia da 12 a 150. Il più famoso era Lancillotto, a sua volta protagonista di romanzi cavallereschi. Ma perché la tavola era rotonda? Perché tutti i cavalieri di re Artù avevano la medesima importanza ed erano legati tra loro da un rapporto di solidarietà e lealtà. Infatti, a una tavola rotonda non può esserci un capotavola, cioè non ci sono posti più prestigiosi di altri. Le avventure di Lancillotto Lancillotto è l’eroe che impersona l’ideale del perfetto cavaliere, valente nelle armi e innamorato, senza alcuna speranza, della regina Ginevra, moglie di re Artù. In seguito alla morte del re, Ginevra si ritira in un convento e Lancillotto, dopo aver vendicato il suo sovrano, diventa eremita. La storia di Perceval Perceval è un giovane ingenuo e ignaro del mondo, che la madre vuole tenere lontano dall’ambiente della cavalleria, al cui servizio hanno perso la vita il marito e altri due figli. Ma Perceval, affascinato da alcuni cavalieri che incontra, decide di partire in cerca di avventure. La ricerca del Graal La figura di Perceval è legata in particolare a un’impresa nella quale tutti i cavalieri aspirano a cimentarsi: la ricerca del Graal, che secondo la leggenda è la coppa usata da Cristo nell’ultima cena e in cui fu poi raccolto il sangue sgorgato dalle sue ferite sulla croce. Questa ricerca ha un valore simbolico: rappresenta la ricerca del Bene, che deve essere tentata sebbene sia piena di difficoltà e di pericoli. L’amore di Tristano e Isotta Tristano è il nipote del re Marco di Cornovaglia. È un giovane bello e valoroso che presto diventa un perfetto cavaliere. Messosi al servizio del re Marco, compie per lui molte imprese straordinarie, tra cui quella di liberare da un drago Isotta, che aveva promesso di condurre in sposa allo zio. Insieme a Isotta, però, beve per errore un filtro che farà nascere tra loro un amore invincibile…