VOLTIAMO PAGINA MITO EPICA TEATRO

La morte di Rolando 168 Sente Rolando che la morte gli è presso1; dalle orecchie fuori se n’esce il cervello2. Pei suoi compagni prega Dio che li chiami3 e poi per sé l’angelo Gabriele. Prese l’Olifante, perché riprensione non n’abbia, e Durindarda4, la sua spada, nell’altra mano. […] 171 Sente Rolando che la vista ha perduto; si drizza in piedi; quant’egli può si sforza; nel suo viso il suo colore ha perduto. Dinanzi a lui c’è una pietra bigia5: dieci colpi vi dà con dolore e amarezza; stride l’acciaio; non si rompe né intacca. «Oh!» disse il conte «Santa Maria, aiuto! Oh, Durindarda, brava, così disgraziata foste! Or ch’io finisco, di voi non posso più curarmi6. Tante battaglie in campo con voi ho vinto E tante terre vaste sottomesso, che Carlo regge7, che la barba ha canuta8! Non v’abbia uomo che per altro fugga9! Assai buon guerriero vi ha lungo tempo tenuta; mai ci sarà l’uguale in Francia, la santa». 172 Rolando batté sul pietrone di sarda10; stride l’acciaio; non si rompe né intacca. Quand’egli vide che non ne poteva spezzar briciola, dentro di sé la comincia a compiangere: «Oh, Durindarda, come sei chiara e tersa11! […] piuttosto voglio morire che essa tra pagani resti. Dio Padre, non lasciate vituperar12 la Francia!». 173 Rolando batté su una pietra bigia; più ne distacca che io non vi so dire; la spada stride, non si frantuma né si rompe; verso il cielo in alto è rimbalzata. Quando vede il conte che non la spezzerà mica, molto dolcemente la pianse tra se stesso: «Oh, Durindarda, come sei bella e santa!». […] 174 Sente Rolando che la morte di lui s’impossessa, giù dalla testa sul cuore gli discende. Sotto un pino è andato di corsa; sull’erba verde là s’è disteso prono13, sotto di sé mette la sua spada e l’Olifante; volse la sua testa verso la pagana gente: per ciò l’ha fatto, perché egli vuole, secondo il vero, che Carlo dica, e tutti quanti i suoi, che il nobil conte è morto vincitore. Recita il suo Mea culpa14 e fitto e sovente; pei suoi peccati a Dio offrì il suo guanto15. 175 Sente Rolando che la sua vita è finita. Rivolto alla Spagna sta su un’altura puntuta16; con l’una mano allora il suo petto ha battuto: «Dio, mea culpa, di fronte alla tua potenza, dei miei peccati, dei grandi e dei piccini che io ho fatto dall’ora in cui nacqui a questo giorno in cui son stato colto17!». Il suo guanto destro per sommissione ha verso Dio teso; angioli del cielo ora discendono a lui. 176 Il conte Rolando era steso sotto un pino; verso la Spagna ha rivolto il suo viso. Di molte cose a sovvenirsi prese18: di tutte le terre che il bravo19 conquistò, della dolce Francia, delle persone del suo lignaggio20, di Carlomagno, il suo signore, che l’allevò; non può evitare di piangere e sospirare. Ma se stesso non volle trascurare: recita il suo Mea culpa e chiede a Dio mercé21: «Verace22 Padre, che mai non mentisti, San Lazzaro da morte resuscitasti e Daniele dai leoni salvasti23, salva la mia anima da tutti i pericoli dei peccati che in mia vita feci!». Il suo guanto destro a Dio per sommissione offrì; San Gabriele di sua mano l’ha preso. Sopra il suo braccio teneva il capo chinato; giunte le sue mani, è andato alla sua fine. Dio inviò il suo angelo Cherubino e San Michele del Periglio; insieme a loro San Gabriele24 qui venne; l’anima del conte portano in Paradiso. (Tratto da: La Canzone di Rolando, trad. di S. Pellegrini, UTET) Il testo Con la morte di Rolando si giunge al momento culminante del poema. Sfinito dalla terribile battaglia, sanguinante per lo sforzo violento con cui ha suonato il corno, attorniato dai corpi senza vita di tutti i compagni, l’eroe cristiano è rimasto solo. I suoi ultimi pensieri sono rivolti alla spada Durindarda, fida compagna di tante battaglie, e a Dio, perché perdoni i suoi peccati. 1. presso: vicino. 2. dalle orecchie… cervello: a Rolando sono scoppiate le tempie nello sforzo di suonare l’Olifante. 3. che li chiami: che li accolga in Paradiso. 4. Prese… Durindarda: prese il corno e la spada, affinché non sia rimproverato per averli lasciati in mano ai Saraceni. 5. bigia: grigia, scura. 6. di voi non posso più curarmi: Rolando si rivolge alla propria spada dandole del voi, in segno di massimo rispetto; la spada era stata infatti donata a Carlo Magno da Dio, con l’incarico di affidarla a un valoroso conte. 7. regge: governa. 8. canuta: bianca. 9. che per altro fugga: che fugga davanti a un altro, che sia cioè un vile. 10. pietrone di sarda: è la pietra sardonica, di colore nero e durissima. 11. tersa: splendente. 12. vituperar: coprire di insulti. 13. prono: con il volto, il torace e il ventre rivolti verso terra. 14. Mea culpa: preghiera di pentimento che Rolando ripete più volte. 15. a Dio offrì il suo guanto: si tratta dell’omaggio feudale dovuto al proprio signore; l’eroe cristiano vuole così affermare la propria totale sottomissione a Dio. 16. puntuta: dalla sommità aguzza. 17. son stato colto: preso dalla morte. 18. a sovvenirsi prese: cominciò a ricordarsi. 19. bravo: prode, valoroso. 20. lignaggio: stirpe. 21. mercé: perdono, pietà. 22. Verace: vero. 23. San Lazzaro… salvasti: Lazzaro fu resuscitato da Gesù; Daniele venne salvato da Dio dopo essere stato gettato nella fossa dei leoni dal re persiano Dario. 24. il suo angelo… Gabriele: un cherubino, angelo della sapienza, con gli arcangeli Michele e Gabriele. L’arcangelo Michele era considerato soccorritore di chi si trova in pericolo (Periglio). La morte di Rolando a Roncisvalle (particolare di una miniatura di Jean Fouquet, metà del XV secolo). (Tratto da: La Canzone di Rolando, trad. di S. Pellegrini, UTET) COMPRENDERE 1. Perché Rolando cerca di spezzare la spada Durindarda? 2. Dove si reca Rolando quando sente avvicinarsi la morte? 3. Perché rivolge il viso verso la Spagna, cioè verso «la pagana gente»? 4. Quale gesto significativo, rivolto a Dio, compie Rolando prima di morire? IL LINGUAGGIO EPICO 5. La spada Durindarda è «bella e santa»: perché vengono usati questi due aggettivi? 6. Anche in questo testo sono presenti numerose ripetizioni: perché, secondo te? Segna le due risposte esatte: a. per aiutare il lettore a non perdere il filo della narrazione b. per far tornare il conto dei versi c. per aiutare l’ascoltatore a memorizzare la vicenda d. per permettere di identificare e connotare un personaggio, un oggetto e un luogo 7. Il linguaggio impiegato risulta molto lontano da quello di oggi, sia per la scelta dei termini sia per la costruzione delle frasi. Sostituisci le parole e le espressioni sottolineate con altre di uso più comune. Prese l’Olifante, perché riprensione non n’abbia, ................................................. e Durindarda, la sua spada, nell’altra mano. Sente Rolando che la vista ha perduto; si drizza in piedi; quant’egli può si sforza; ................................................. ................................................. nel suo viso il suo colore ha perduto. Dinanzi a lui c’è una pietra bigia: ................................................. ................................................. dieci colpi vi dà con dolore e amarezza: stride l’acciaio; non si rompe né intacca. ANALIZZARE 8. Analizziamo la figura dell’eroe: indica con una crocetta quali di queste affermazioni sono vere (V) e quali false (F). • Rolando ha il valore degli eroi dell’epica classica, ma muore invocando il nome di Dio V F • A qualsiasi dovere Rolando antepone i suoi legami familiari V F • Grande attenzione è dedicata da Rolando alla vita quotidiana, ai piccoli fatti V F • Rolando muore per aver confidato troppo nelle proprie forze V F • Rolando è un eroe vincitore e nello stesso tempo vinto V F • Rolando è animato dall’amore per la patria e dall’impegno di essere il campione della fede V F • Rolando trova nella guerra la condizione ideale per sfogare la sua ferocia e i suoi istinti sanguinari V F 9. Rileggi la descrizione degli ultimi momenti della vita di Rolando e cerca di spiegare perché in lui si esprime compiutamente l’ideale medievale del cavaliere. Prima di rispondere, leggi la scheda Chi erano i cavalieri? a p. 264.
La morte di Rolando 168 Sente Rolando che la morte gli è presso1; dalle orecchie fuori se n’esce il cervello2. Pei suoi compagni prega Dio che li chiami3 e poi per sé l’angelo Gabriele. Prese l’Olifante, perché riprensione non n’abbia, e Durindarda4, la sua spada, nell’altra mano. […] 171 Sente Rolando che la vista ha perduto; si drizza in piedi; quant’egli può si sforza; nel suo viso il suo colore ha perduto. Dinanzi a lui c’è una pietra bigia5: dieci colpi vi dà con dolore e amarezza; stride l’acciaio; non si rompe né intacca. «Oh!» disse il conte «Santa Maria, aiuto! Oh, Durindarda, brava, così disgraziata foste! Or ch’io finisco, di voi non posso più curarmi6. Tante battaglie in campo con voi ho vinto E tante terre vaste sottomesso, che Carlo regge7, che la barba ha canuta8! Non v’abbia uomo che per altro fugga9! Assai buon guerriero vi ha lungo tempo tenuta; mai ci sarà l’uguale in Francia, la santa». 172 Rolando batté sul pietrone di sarda10; stride l’acciaio; non si rompe né intacca. Quand’egli vide che non ne poteva spezzar briciola, dentro di sé la comincia a compiangere: «Oh, Durindarda, come sei chiara e tersa11! […] piuttosto voglio morire che essa tra pagani resti. Dio Padre, non lasciate vituperar12 la Francia!». 173 Rolando batté su una pietra bigia; più ne distacca che io non vi so dire; la spada stride, non si frantuma né si rompe; verso il cielo in alto è rimbalzata. Quando vede il conte che non la spezzerà mica, molto dolcemente la pianse tra se stesso: «Oh, Durindarda, come sei bella e santa!». […] 174 Sente Rolando che la morte di lui s’impossessa, giù dalla testa sul cuore gli discende. Sotto un pino è andato di corsa; sull’erba verde là s’è disteso prono13, sotto di sé mette la sua spada e l’Olifante; volse la sua testa verso la pagana gente: per ciò l’ha fatto, perché egli vuole, secondo il vero, che Carlo dica, e tutti quanti i suoi, che il nobil conte è morto vincitore. Recita il suo Mea culpa14 e fitto e sovente; pei suoi peccati a Dio offrì il suo guanto15. 175 Sente Rolando che la sua vita è finita. Rivolto alla Spagna sta su un’altura puntuta16; con l’una mano allora il suo petto ha battuto: «Dio, mea culpa, di fronte alla tua potenza, dei miei peccati, dei grandi e dei piccini che io ho fatto dall’ora in cui nacqui a questo giorno in cui son stato colto17!». Il suo guanto destro per sommissione ha verso Dio teso; angioli del cielo ora discendono a lui. 176 Il conte Rolando era steso sotto un pino; verso la Spagna ha rivolto il suo viso. Di molte cose a sovvenirsi prese18: di tutte le terre che il bravo19 conquistò, della dolce Francia, delle persone del suo lignaggio20, di Carlomagno, il suo signore, che l’allevò; non può evitare di piangere e sospirare. Ma se stesso non volle trascurare: recita il suo Mea culpa e chiede a Dio mercé21: «Verace22 Padre, che mai non mentisti, San Lazzaro da morte resuscitasti e Daniele dai leoni salvasti23, salva la mia anima da tutti i pericoli dei peccati che in mia vita feci!». Il suo guanto destro a Dio per sommissione offrì; San Gabriele di sua mano l’ha preso. Sopra il suo braccio teneva il capo chinato; giunte le sue mani, è andato alla sua fine. Dio inviò il suo angelo Cherubino e San Michele del Periglio; insieme a loro San Gabriele24 qui venne; l’anima del conte portano in Paradiso. (Tratto da: La Canzone di Rolando, trad. di S. Pellegrini, UTET) Il testo Con la morte di Rolando si giunge al momento culminante del poema. Sfinito dalla terribile battaglia, sanguinante per lo sforzo violento con cui ha suonato il corno, attorniato dai corpi senza vita di tutti i compagni, l’eroe cristiano è rimasto solo. I suoi ultimi pensieri sono rivolti alla spada Durindarda, fida compagna di tante battaglie, e a Dio, perché perdoni i suoi peccati. 1. presso: vicino. 2. dalle orecchie… cervello: a Rolando sono scoppiate le tempie nello sforzo di suonare l’Olifante. 3. che li chiami: che li accolga in Paradiso. 4. Prese… Durindarda: prese il corno e la spada, affinché non sia rimproverato per averli lasciati in mano ai Saraceni. 5. bigia: grigia, scura. 6. di voi non posso più curarmi: Rolando si rivolge alla propria spada dandole del voi, in segno di massimo rispetto; la spada era stata infatti donata a Carlo Magno da Dio, con l’incarico di affidarla a un valoroso conte. 7. regge: governa. 8. canuta: bianca. 9. che per altro fugga: che fugga davanti a un altro, che sia cioè un vile. 10. pietrone di sarda: è la pietra sardonica, di colore nero e durissima. 11. tersa: splendente. 12. vituperar: coprire di insulti. 13. prono: con il volto, il torace e il ventre rivolti verso terra. 14. Mea culpa: preghiera di pentimento che Rolando ripete più volte. 15. a Dio offrì il suo guanto: si tratta dell’omaggio feudale dovuto al proprio signore; l’eroe cristiano vuole così affermare la propria totale sottomissione a Dio. 16. puntuta: dalla sommità aguzza. 17. son stato colto: preso dalla morte. 18. a sovvenirsi prese: cominciò a ricordarsi. 19. bravo: prode, valoroso. 20. lignaggio: stirpe. 21. mercé: perdono, pietà. 22. Verace: vero. 23. San Lazzaro… salvasti: Lazzaro fu resuscitato da Gesù; Daniele venne salvato da Dio dopo essere stato gettato nella fossa dei leoni dal re persiano Dario. 24. il suo angelo… Gabriele: un cherubino, angelo della sapienza, con gli arcangeli Michele e Gabriele. L’arcangelo Michele era considerato soccorritore di chi si trova in pericolo (Periglio). La morte di Rolando a Roncisvalle (particolare di una miniatura di Jean Fouquet, metà del XV secolo). (Tratto da: La Canzone di Rolando, trad. di S. Pellegrini, UTET) COMPRENDERE 1. Perché Rolando cerca di spezzare la spada Durindarda? 2. Dove si reca Rolando quando sente avvicinarsi la morte? 3. Perché rivolge il viso verso la Spagna, cioè verso «la pagana gente»? 4. Quale gesto significativo, rivolto a Dio, compie Rolando prima di morire? IL LINGUAGGIO EPICO 5. La spada Durindarda è «bella e santa»: perché vengono usati questi due aggettivi? 6. Anche in questo testo sono presenti numerose ripetizioni: perché, secondo te? Segna le due risposte esatte: a. per aiutare il lettore a non perdere il filo della narrazione b. per far tornare il conto dei versi c. per aiutare l’ascoltatore a memorizzare la vicenda d. per permettere di identificare e connotare un personaggio, un oggetto e un luogo 7. Il linguaggio impiegato risulta molto lontano da quello di oggi, sia per la scelta dei termini sia per la costruzione delle frasi. Sostituisci le parole e le espressioni sottolineate con altre di uso più comune. Prese l’Olifante, perché riprensione non n’abbia, ................................................. e Durindarda, la sua spada, nell’altra mano. Sente Rolando che la vista ha perduto; si drizza in piedi; quant’egli può si sforza; ................................................. ................................................. nel suo viso il suo colore ha perduto. Dinanzi a lui c’è una pietra bigia: ................................................. ................................................. dieci colpi vi dà con dolore e amarezza: stride l’acciaio; non si rompe né intacca. ANALIZZARE 8. Analizziamo la figura dell’eroe: indica con una crocetta quali di queste affermazioni sono vere (V) e quali false (F). • Rolando ha il valore degli eroi dell’epica classica, ma muore invocando il nome di Dio V F • A qualsiasi dovere Rolando antepone i suoi legami familiari V F • Grande attenzione è dedicata da Rolando alla vita quotidiana, ai piccoli fatti V F • Rolando muore per aver confidato troppo nelle proprie forze V F • Rolando è un eroe vincitore e nello stesso tempo vinto V F • Rolando è animato dall’amore per la patria e dall’impegno di essere il campione della fede V F • Rolando trova nella guerra la condizione ideale per sfogare la sua ferocia e i suoi istinti sanguinari V F 9. Rileggi la descrizione degli ultimi momenti della vita di Rolando e cerca di spiegare perché in lui si esprime compiutamente l’ideale medievale del cavaliere. Prima di rispondere, leggi la scheda Chi erano i cavalieri? a p. 264.