VOLTIAMO PAGINA MITO EPICA TEATRO

La battaglia di Roncisvalle L’ANTEFATTO Siamo al momento in cui le schiere dei soldati saraceni, guidati da Marsilio, colgono di sorpresa la valorosa retroguardia capeggiata da Rolando. I Franchi sono alquanto inferiori di numero, ma tra loro sono presenti tutti i Dodici Pari, i paladini di Carlo Magno. Rolando dispone dell’Olifante, il potentissimo corno che può spingere il proprio suono a enormi distanze. L’eroe cristiano è dunque in condizione di richiamare il grosso dell’esercito di re Carlo; tuttavia il suo orgoglio e la fiducia nel valore dei propri uomini lo inducono a escludere questa possibilità, nonostante le accorate richieste dell’amico Olivieri. Rolando, suonate il vostro corno81 Olivieri è sopra un’altura montato, ora vede egli bene di Spagna il reame, rilucono gli elmi, che in oro incastonate han gemme1, e gli scudi e gli usberghi inzaffirati2 e gli spiedi3, i pennoncelli4 attaccati. Solo, le schiere non può egli contare: tante ce n’è che valutarle non sa; dentro di sé n’è molto sconcertato. Quant’egli prima poté, dall’altura è disceso; venne dai Francesi; tutto loro ha raccontato. 82 Disse Olivieri: «Io ho i pagani5 veduto: e i Saraceni che in tanti si son adunati: giammai alcun uomo in terra ne vide di più. Quelli di testa son centomila, con scudi, elmi allacciati e lucidi usberghi indosso; alzate le aste, brillano gli spiedi brunìti6. Battaglia avrete; giammai simile ci fu. Signori Francesi, da Dio abbiate animo7! In campo reggete8, sì che non siamo vinti!». Dicono i Francesi: «L’ira di Dio abbia9 chi se ne fugge! Certo, a costo di morire, non vi abbandonerà un solo». 83 Disse Olivieri: «I pagani hanno grandi forze; di nostri Francesi qui mi sembra ci sia assai poco numero, compagno Rolando, suonate il vostro corno: così l’udrà Carlo e ritornerà l’esercito». Risponde Rolando: «Io agirei da pazzo! Nella dolce Francia per ciò perderei la mia fama. Subito picchierò con Durindarda10, grandi colpi; sanguinante ne sarà la lama fino all’oro11. I felloni12 pagani per loro disgrazia vennero ai valichi: io v’assicuro che tutti son votati a morte». […] 85 «Compagno Rolando, suonate il vostro Olifante: così l’udrà Carlo, che sta ai valichi passando. Io vi assicuro che subito ritorneranno i Franchi». «Non piaccia a Dio» così gli risponde Rolando, «che ciò sia detto da nessun uomo vivente e a causa di pagani che mai suoni il corno! Certo non ne avranno disonore i miei parenti! Quando io sarò nella battaglia grande e io darò e mille colpi e settecento, di Durindarda vedrete l’acciaio sanguinante. I Francesi sono bravi e si batteranno valorosamente; certo quelli di Spagna non avranno chi da morte li scampi». 86 Disse Olivieri: «In quello non so io infamia13. Io ho veduto i Saraceni di Spagna: coperte ne sono le valli e le montagne e i pendii e tutti quanti i piani. Grandi son gli eserciti di quella gente esotica14, noi qui abbiamo molto piccole forze». Risponde Rolando: «Il mio talento15 per ciò è più grande. Non piaccia a Domineddio e ai suoi angeli che mai per me perda sua gloria la Francia! Preferisco morire piuttosto che onta16 mi venga. Perché bene ci battiamo l’imperatore più ci ha cari». 87 Rolando è prode e Olivieri è saggio; ambedue hanno straordinaria bravura: una volta ch’essi sono a cavallo e in armi, nemmeno a costo di morire schiveranno battaglia. Valorosi sono i conti e le loro parole elevate17. I felloni pagani rabbiosamente avanzano. Disse Olivieri: «Rolando guardate un po’. Questi ci son presso18, ma troppo da noi è lungi19 Carlo. Il vostro Olifante, di suonarlo voi sdegnaste. Se fosse qui il re, ora non avremmo danno. Guardate in su verso i valichi di Spagna; veder potete: sventurata è la retroguardia: chi a questa partecipa, mai più parteciperà ad altra». Risponde Rolando: «Non dite tale enormità! Maledetto il cuore che nel petto si fa codardo! Noi resteremo saldi sul posto: da noi qui verranno e i colpi e i fendenti20». Il testo Iniziamo la lettura dal momento in cui Olivieri, salito su un’altura, resta fortemente impressionato dal grandioso spettacolo che gli si presenta dinanzi: innumerevoli schiere di nemici avanzano tra il pauroso luccichìo delle armature e l’ondeggiare di colorati stendardi. 1. rilucono… gemme: risplendono gli elmi d’oro nei quali sono state inserite pietre preziose. 2. gli usberghi inzaffirati: le armature adornate di zaffiri. 3. spiedi: lunghe aste appuntite. 4. pennoncelli: piccoli stendardi attaccati in prossimità della punta della lancia. 5. i pagani: sono gli Arabi (o Saraceni), che professano una fede diversa da quella cristiana. 6. brunìti: lucidi e levigati. 7. animo: coraggio. 8. reggete: opponete resistenza. 9. abbia: riceva. 10. Durindarda: oppure Durendal, è il nome della spada leggendaria di Rolando. 11. fino all’oro: fino all’impugnatura dorata. 12. felloni: uomini traditori e sleali, capaci di ogni male. 13. non so io infamia: so che non può esserci infamia, disonore (Olivieri, consapevole della notevole superiorità numerica delle forze nemiche, non vede alcun disonore nel chiedere rinforzi). 14. esotica: che è originaria di Paesi stranieri molto lontani. 15. talento: desiderio di combattere. 16. onta: vergogna. 17. le loro parole elevate: le loro parole sono nobili. 18. ci son presso: ci sono vicini. 19. è lungi: è lontano. 20. fendenti: colpi di spada inferti di taglio con la lama. La battaglia 126 La battaglia è impressionante e grande. I Francesi vi si battono con gli spiedi bruniti. Là vedreste sì gran dolore di gente, tanti uomini morti e feriti e sanguinanti! L’uno giace sull’altro, ora supino, ora bocconi21. I Saraceni non possono resistere tanto: volenti o no, ecco abbandonano il campo. Con viva forza l’incalzarono22 i Franchi. La battaglia è impressionante e furiosa. I Francesi vi si battono con vigore e con rabbia, tagliano le mani, le costole, le schiene, le armature fino alle carni vive: sull’erba verde il chiaro sangue cola. 127 Duri sono i colpi e la mischia è pesante: assai gran strazio c’è di cristiani. Chi allora avesse visto Rolando e Olivieri con le loro spade e colpire e tagliare! L’arcivescovo23 si batte col suo spiedo. Quelli ch’essi hann’ucciso, ben li si può calcolare: sta scritto nelle carte e negli elenchi; così dice la storia: più di quattro migliaia. Fino ai quattro assalti loro è andata bene; il quinto, dopo, loro è pesante e grave24. Tutti sono stati uccisi i cavalieri Francesi, meno sessanta che Dio ora ha risparmiato; prima ch’essi muoiano, si venderanno molto cari. 128 Il conte Rolando dei suoi ora vede gran massacro. Al suo compagno Olivieri si rivolge: «Caro signore, amato compagno, in nome di Dio, che vi par bene25? Tanti buoni guerrieri vedete giacere per terra! Compianger possiamo Francia dolce, la bella; di tali cavalieri come or rimane deserta26! Oh, re, amico27, perché voi qui non siete? Olivieri, fratello, come ci potremo riuscire? In qual maniera gli manderemo notizie?». Disse Olivieri: «Io non so come procurarlo. Piuttosto voglio morire che infamia ci venga apposta». 129 Così disse Rolando: «Suonerò l’Olifante e l’udrà Carlo, che sta ai valichi passando. Io v’assicuro che tosto28 torneranno i Franchi». 21. ora supino, ora bocconi: chi disteso sulla schiena, chi a faccia in giù. 22. l’incalzarono: li inseguirono, li pressarono, senza dar loro tregua. 23. L’arcivescovo: Turpino, vescovo guerriero compagno di Rolando. 24. loro è pesante e grave: duro e difficile da sopportarsi per loro. 25. che vi par bene?: che ve ne sembra? 26. Compianger… deserta: possiamo compiangere la dolce e bella Francia, che ora rimane privata di cavalieri di tale valore. 27. re, amico: Carlo Magno. 28. tosto: subito. Rolando suona l’Olifante 133 Rolando ha messo l’Olifante alla sua bocca; vi soffia bene; con gran forza lo suona. Alti sono i monti e il suono va molto lungi; a distanza di trenta leghe29 l’udiron ripercuotersi. Carlo l’udì e i suoi reparti tutti. Così dice il re: «Battaglia fanno i nostri uomini». E Gano gli risponde di rimando: «Se altri lo dicesse, certo sembrerebbe gran fandonia30». […] 135 Il conte Rolando ha la bocca sanguinante; del suo cervello rotte si son le tempie; l’Olifante suona con dolore e con pena. Carlo l’udì e i suoi Francesi lo sentono. Così disse il re: «Quel corno ha lungo fiato!». Risponde il duca Namo: «Un guerriero vi si sforza. Battaglia c’è, a quanto posso capire. Quegli l’ha tradito che vi chiede di non interessarvene31. Indossate le armi e lanciate il vostro grido di guerra e soccorrete i vostri fedeli valorosi: ben sentite che Rolando si dispera!». 136 L’imperatore ha fatto suonare i suoi corni. I Francesi discendono, poi guarniscono32 il loro corpo di usberghi e di elmi e di spade ornate d’oro; scudi hanno belli e spiedi grandi e forti e pennoncelli bianchi e vermigli e gialli. Sui destrieri montano tutti i baroni dell’esercito; spronano a forza finché durano i valichi. Non c’è alcuno che all’altro non dica: «Se trovassimo Rolando, prima ch’egli fosse morto, insieme a lui allora distribuiremmo gran colpi». Di ciò a chi importa? ché33 in ritardo son troppo. 137 Sereno è il vespro34 e il giorno. Contro il sole rilucono le armature; usberghi e elmi gettano gran bagliore e gli scudi, che ben sono dipinti a fiorami35, e gli spiedi, i dorati pennoncelli. L’imperatore cavalca con cruccio36 e i Francesi dolenti e angustiati37; non c’è alcuno che amaramente non pianga e per Rolando sono in grand’ansia. (Tratto da: La Canzone di Rolando, trad. di S. Pellegrini, UTET) 29. trenta leghe: la lega è un’unità di misura variabile a seconda dei Paesi e delle epoche, ma comunque non inferiore ai tre chilometri; il suono dell’Olifante viene quindi udito a circa cento chilometri di distanza. 30. Se altri… fandonia: se fosse qualcun altro [e non il re] a dirlo, certo sembrerebbe una gran bugia. Gano, il traditore, vuole sviare i sospetti di Carlo. 31. Quegli… interessarvene: lo ha tradito proprio colui che ora vi chiede di disinteressarvene (cioè proprio Gano). 32. guarniscono: muniscono. 33. ché: poiché. 34. il vespro: il tardo pomeriggio. 35. dipinti a fiorami: ornati di stemmi con immagini di fiori. 36. cruccio: sentimento di dolore e oppressione. 37. angustiati: molto rattristati. COMPRENDERE 1. Quali convinzioni trattengono Rolando dal suonare l’Olifante? 2. Perché Olivieri non considera infamante la richiesta di soccorso attraverso il suono del corno? 3. Che cosa spinge Rolando a dar fiato, finalmente, al suo Olifante? 4. Come reagiscono Carlo Magno e tutti i guerrieri francesi al disperato richiamo di Rolando? IL LINGUAGGIO EPICO 5. Sviluppate da una tradizione orale e cantate poi dai giullari nelle corti e nelle piazze, le canzoni di gesta sono ricche di artifici, spesso molto semplici, destinati a colpire l’immaginazione degli ascoltatori e a sollecitare la loro partecipazione emotiva. Tra questi vi è senza dubbio la rappresentazione di aspetti delle battaglie decisamente cruenti, da cui escono ingigantite le imprese dei cavalieri. • Individua e sottolinea le parti del testo in cui vengono descritti in modo più violento gli effetti del vigore guerriero dei Franchi sui loro nemici. 6. Abbina a ciascuna parola del testo il sinonimo appropriato, scegliendolo dall’elenco: corazza di ferro • afflitto • preoccupazione • addolorato • fornire • asta appuntita PAROLE DEL TESTO guarnire usbergo spiedo cruccio dolente angustiato 7. Vi è spesso il passaggio da un tempo verbale a un altro, nel corso della narrazione di uno stesso episodio. • Quali sono questi due tempi verbali? • Quale dei due è usato per dare maggiore immediatezza e drammaticità agli eventi? 8. In questo episodio i concetti sono sì ripetuti, ma usando ogni volta espressioni un po’ diverse. Si tratta di una figura retorica, la variazione, che consiste nel ripetere un concetto cambiando la forma usata in precedenza. Ciò serve per sorprendere chi legge ed evitare la noia e la banalità. • Ad esempio, Olivieri chiede più volte a Rolando di suonare il corno: evidenzia nel testo le parole che usa e quali sono le variazioni apportate a ogni ripetizione (Compagno Rolando…). • Che cosa risponde Rolando ogni volta a Olivieri? Sono anche questi esempi di variazione? 9. Avrai certamente notato come il linguaggio impiegato risulti molto lontano da quello di oggi, sia per i termini sia per la costruzione delle frasi. Prova a riscrivere in italiano attuale le seguenti frasi del testo: Disse Olivieri: «Io ho i pagani veduto: e i Saraceni che in tanti si son adunati: giammai alcun uomo in terra ne vide di più». «Preferisco morire piuttosto che onta mi venga. Perché bene ci battiamo l’imperatore più ci ha cari». «I felloni pagani per loro disgrazia vennero ai valichi: io v’assicuro che tutti son votati a morte». ANALIZZARE 10. I protagonisti Rolando e Olivieri, entrambi valorosi paladini di Carlo, hanno un carattere diverso e rivelano un’opposta valutazione della situazione. Segna con una crocetta se le caratteristiche enunciate vanno attribuite a Rolando o a Olivieri. È un personaggio umano, che segue le leggi della saggezza e dell’opportunità. Non tiene conto dei limiti imposti dalla realtà. Ha fiducia totale nelle proprie forze. Fa una saggia valutazione delle forze in campo. Ha il presentimento della sconfitta. È desideroso di dar prova del suo attaccamento al dovere e del suo spirito di sacrificio. È un personaggio eroico, impetuoso, ardente. Antepone a tutto il senso dell’onore. 11. Nelle canzoni di gesta medievali la guerra era ritenuta giusta quando dettata dai seguenti motivi: • dimostrare fedeltà nei riguardi del proprio signore o sovrano (F) • evitare disonore al proprio popolo e alla propria terra (D) • sterminare il popolo degli infedeli (S) Ritrova le parti del testo in cui sono presenti questi motivi, evidenziale, e scrivi a lato le sigle corrispondenti (F-D-S).
La battaglia di Roncisvalle L’ANTEFATTO Siamo al momento in cui le schiere dei soldati saraceni, guidati da Marsilio, colgono di sorpresa la valorosa retroguardia capeggiata da Rolando. I Franchi sono alquanto inferiori di numero, ma tra loro sono presenti tutti i Dodici Pari, i paladini di Carlo Magno. Rolando dispone dell’Olifante, il potentissimo corno che può spingere il proprio suono a enormi distanze. L’eroe cristiano è dunque in condizione di richiamare il grosso dell’esercito di re Carlo; tuttavia il suo orgoglio e la fiducia nel valore dei propri uomini lo inducono a escludere questa possibilità, nonostante le accorate richieste dell’amico Olivieri. Rolando, suonate il vostro corno81 Olivieri è sopra un’altura montato, ora vede egli bene di Spagna il reame, rilucono gli elmi, che in oro incastonate han gemme1, e gli scudi e gli usberghi inzaffirati2 e gli spiedi3, i pennoncelli4 attaccati. Solo, le schiere non può egli contare: tante ce n’è che valutarle non sa; dentro di sé n’è molto sconcertato. Quant’egli prima poté, dall’altura è disceso; venne dai Francesi; tutto loro ha raccontato. 82 Disse Olivieri: «Io ho i pagani5 veduto: e i Saraceni che in tanti si son adunati: giammai alcun uomo in terra ne vide di più. Quelli di testa son centomila, con scudi, elmi allacciati e lucidi usberghi indosso; alzate le aste, brillano gli spiedi brunìti6. Battaglia avrete; giammai simile ci fu. Signori Francesi, da Dio abbiate animo7! In campo reggete8, sì che non siamo vinti!». Dicono i Francesi: «L’ira di Dio abbia9 chi se ne fugge! Certo, a costo di morire, non vi abbandonerà un solo». 83 Disse Olivieri: «I pagani hanno grandi forze; di nostri Francesi qui mi sembra ci sia assai poco numero, compagno Rolando, suonate il vostro corno: così l’udrà Carlo e ritornerà l’esercito». Risponde Rolando: «Io agirei da pazzo! Nella dolce Francia per ciò perderei la mia fama. Subito picchierò con Durindarda10, grandi colpi; sanguinante ne sarà la lama fino all’oro11. I felloni12 pagani per loro disgrazia vennero ai valichi: io v’assicuro che tutti son votati a morte». […] 85 «Compagno Rolando, suonate il vostro Olifante: così l’udrà Carlo, che sta ai valichi passando. Io vi assicuro che subito ritorneranno i Franchi». «Non piaccia a Dio» così gli risponde Rolando, «che ciò sia detto da nessun uomo vivente e a causa di pagani che mai suoni il corno! Certo non ne avranno disonore i miei parenti! Quando io sarò nella battaglia grande e io darò e mille colpi e settecento, di Durindarda vedrete l’acciaio sanguinante. I Francesi sono bravi e si batteranno valorosamente; certo quelli di Spagna non avranno chi da morte li scampi». 86 Disse Olivieri: «In quello non so io infamia13. Io ho veduto i Saraceni di Spagna: coperte ne sono le valli e le montagne e i pendii e tutti quanti i piani. Grandi son gli eserciti di quella gente esotica14, noi qui abbiamo molto piccole forze». Risponde Rolando: «Il mio talento15 per ciò è più grande. Non piaccia a Domineddio e ai suoi angeli che mai per me perda sua gloria la Francia! Preferisco morire piuttosto che onta16 mi venga. Perché bene ci battiamo l’imperatore più ci ha cari». 87 Rolando è prode e Olivieri è saggio; ambedue hanno straordinaria bravura: una volta ch’essi sono a cavallo e in armi, nemmeno a costo di morire schiveranno battaglia. Valorosi sono i conti e le loro parole elevate17. I felloni pagani rabbiosamente avanzano. Disse Olivieri: «Rolando guardate un po’. Questi ci son presso18, ma troppo da noi è lungi19 Carlo. Il vostro Olifante, di suonarlo voi sdegnaste. Se fosse qui il re, ora non avremmo danno. Guardate in su verso i valichi di Spagna; veder potete: sventurata è la retroguardia: chi a questa partecipa, mai più parteciperà ad altra». Risponde Rolando: «Non dite tale enormità! Maledetto il cuore che nel petto si fa codardo! Noi resteremo saldi sul posto: da noi qui verranno e i colpi e i fendenti20». Il testo Iniziamo la lettura dal momento in cui Olivieri, salito su un’altura, resta fortemente impressionato dal grandioso spettacolo che gli si presenta dinanzi: innumerevoli schiere di nemici avanzano tra il pauroso luccichìo delle armature e l’ondeggiare di colorati stendardi. 1. rilucono… gemme: risplendono gli elmi d’oro nei quali sono state inserite pietre preziose. 2. gli usberghi inzaffirati: le armature adornate di zaffiri. 3. spiedi: lunghe aste appuntite. 4. pennoncelli: piccoli stendardi attaccati in prossimità della punta della lancia. 5. i pagani: sono gli Arabi (o Saraceni), che professano una fede diversa da quella cristiana. 6. brunìti: lucidi e levigati. 7. animo: coraggio. 8. reggete: opponete resistenza. 9. abbia: riceva. 10. Durindarda: oppure Durendal, è il nome della spada leggendaria di Rolando. 11. fino all’oro: fino all’impugnatura dorata. 12. felloni: uomini traditori e sleali, capaci di ogni male. 13. non so io infamia: so che non può esserci infamia, disonore (Olivieri, consapevole della notevole superiorità numerica delle forze nemiche, non vede alcun disonore nel chiedere rinforzi). 14. esotica: che è originaria di Paesi stranieri molto lontani. 15. talento: desiderio di combattere. 16. onta: vergogna. 17. le loro parole elevate: le loro parole sono nobili. 18. ci son presso: ci sono vicini. 19. è lungi: è lontano. 20. fendenti: colpi di spada inferti di taglio con la lama. La battaglia 126 La battaglia è impressionante e grande. I Francesi vi si battono con gli spiedi bruniti. Là vedreste sì gran dolore di gente, tanti uomini morti e feriti e sanguinanti! L’uno giace sull’altro, ora supino, ora bocconi21. I Saraceni non possono resistere tanto: volenti o no, ecco abbandonano il campo. Con viva forza l’incalzarono22 i Franchi. La battaglia è impressionante e furiosa. I Francesi vi si battono con vigore e con rabbia, tagliano le mani, le costole, le schiene, le armature fino alle carni vive: sull’erba verde il chiaro sangue cola. 127 Duri sono i colpi e la mischia è pesante: assai gran strazio c’è di cristiani. Chi allora avesse visto Rolando e Olivieri con le loro spade e colpire e tagliare! L’arcivescovo23 si batte col suo spiedo. Quelli ch’essi hann’ucciso, ben li si può calcolare: sta scritto nelle carte e negli elenchi; così dice la storia: più di quattro migliaia. Fino ai quattro assalti loro è andata bene; il quinto, dopo, loro è pesante e grave24. Tutti sono stati uccisi i cavalieri Francesi, meno sessanta che Dio ora ha risparmiato; prima ch’essi muoiano, si venderanno molto cari. 128 Il conte Rolando dei suoi ora vede gran massacro. Al suo compagno Olivieri si rivolge: «Caro signore, amato compagno, in nome di Dio, che vi par bene25? Tanti buoni guerrieri vedete giacere per terra! Compianger possiamo Francia dolce, la bella; di tali cavalieri come or rimane deserta26! Oh, re, amico27, perché voi qui non siete? Olivieri, fratello, come ci potremo riuscire? In qual maniera gli manderemo notizie?». Disse Olivieri: «Io non so come procurarlo. Piuttosto voglio morire che infamia ci venga apposta». 129 Così disse Rolando: «Suonerò l’Olifante e l’udrà Carlo, che sta ai valichi passando. Io v’assicuro che tosto28 torneranno i Franchi». 21. ora supino, ora bocconi: chi disteso sulla schiena, chi a faccia in giù. 22. l’incalzarono: li inseguirono, li pressarono, senza dar loro tregua. 23. L’arcivescovo: Turpino, vescovo guerriero compagno di Rolando. 24. loro è pesante e grave: duro e difficile da sopportarsi per loro. 25. che vi par bene?: che ve ne sembra? 26. Compianger… deserta: possiamo compiangere la dolce e bella Francia, che ora rimane privata di cavalieri di tale valore. 27. re, amico: Carlo Magno. 28. tosto: subito. Rolando suona l’Olifante 133 Rolando ha messo l’Olifante alla sua bocca; vi soffia bene; con gran forza lo suona. Alti sono i monti e il suono va molto lungi; a distanza di trenta leghe29 l’udiron ripercuotersi. Carlo l’udì e i suoi reparti tutti. Così dice il re: «Battaglia fanno i nostri uomini». E Gano gli risponde di rimando: «Se altri lo dicesse, certo sembrerebbe gran fandonia30». […] 135 Il conte Rolando ha la bocca sanguinante; del suo cervello rotte si son le tempie; l’Olifante suona con dolore e con pena. Carlo l’udì e i suoi Francesi lo sentono. Così disse il re: «Quel corno ha lungo fiato!». Risponde il duca Namo: «Un guerriero vi si sforza. Battaglia c’è, a quanto posso capire. Quegli l’ha tradito che vi chiede di non interessarvene31. Indossate le armi e lanciate il vostro grido di guerra e soccorrete i vostri fedeli valorosi: ben sentite che Rolando si dispera!». 136 L’imperatore ha fatto suonare i suoi corni. I Francesi discendono, poi guarniscono32 il loro corpo di usberghi e di elmi e di spade ornate d’oro; scudi hanno belli e spiedi grandi e forti e pennoncelli bianchi e vermigli e gialli. Sui destrieri montano tutti i baroni dell’esercito; spronano a forza finché durano i valichi. Non c’è alcuno che all’altro non dica: «Se trovassimo Rolando, prima ch’egli fosse morto, insieme a lui allora distribuiremmo gran colpi». Di ciò a chi importa? ché33 in ritardo son troppo. 137 Sereno è il vespro34 e il giorno. Contro il sole rilucono le armature; usberghi e elmi gettano gran bagliore e gli scudi, che ben sono dipinti a fiorami35, e gli spiedi, i dorati pennoncelli. L’imperatore cavalca con cruccio36 e i Francesi dolenti e angustiati37; non c’è alcuno che amaramente non pianga e per Rolando sono in grand’ansia. (Tratto da: La Canzone di Rolando, trad. di S. Pellegrini, UTET) 29. trenta leghe: la lega è un’unità di misura variabile a seconda dei Paesi e delle epoche, ma comunque non inferiore ai tre chilometri; il suono dell’Olifante viene quindi udito a circa cento chilometri di distanza.  30. Se altri… fandonia: se fosse qualcun altro [e non il re] a dirlo, certo sembrerebbe una gran bugia. Gano, il traditore, vuole sviare i sospetti di Carlo.  31. Quegli… interessarvene: lo ha tradito proprio colui che ora vi chiede di disinteressarvene (cioè proprio Gano).  32. guarniscono: muniscono.  33. ché: poiché.  34. il vespro: il tardo pomeriggio.  35. dipinti a fiorami: ornati di stemmi con immagini di fiori.  36. cruccio: sentimento di dolore e oppressione.  37. angustiati: molto rattristati. COMPRENDERE 1. Quali convinzioni trattengono Rolando dal suonare l’Olifante? 2. Perché Olivieri non considera infamante la richiesta di soccorso attraverso il suono del corno? 3. Che cosa spinge Rolando a dar fiato, finalmente, al suo Olifante? 4. Come reagiscono Carlo Magno e tutti i guerrieri francesi al disperato richiamo di Rolando? IL LINGUAGGIO EPICO 5. Sviluppate da una tradizione orale e cantate poi dai giullari nelle corti e nelle piazze, le canzoni di gesta sono ricche di artifici, spesso molto semplici, destinati a colpire l’immaginazione degli ascoltatori e a sollecitare la loro partecipazione emotiva. Tra questi vi è senza dubbio la rappresentazione di aspetti delle battaglie decisamente cruenti, da cui escono ingigantite le imprese dei cavalieri. • Individua e sottolinea le parti del testo in cui vengono descritti in modo più violento gli effetti del vigore guerriero dei Franchi sui loro nemici. 6. Abbina a ciascuna parola del testo il sinonimo appropriato, scegliendolo dall’elenco: corazza di ferro • afflitto • preoccupazione • addolorato • fornire • asta appuntita PAROLE DEL TESTO guarnire usbergo spiedo cruccio dolente angustiato 7. Vi è spesso il passaggio da un tempo verbale a un altro, nel corso della narrazione di uno stesso episodio. • Quali sono questi due tempi verbali? • Quale dei due è usato per dare maggiore immediatezza e drammaticità agli eventi? 8. In questo episodio i concetti sono sì ripetuti, ma usando ogni volta espressioni un po’ diverse. Si tratta di una figura retorica, la variazione, che consiste nel ripetere un concetto cambiando la forma usata in precedenza. Ciò serve per sorprendere chi legge ed evitare la noia e la banalità. • Ad esempio, Olivieri chiede più volte a Rolando di suonare il corno: evidenzia nel testo le parole che usa e quali sono le variazioni apportate a ogni ripetizione (Compagno Rolando…). • Che cosa risponde Rolando ogni volta a Olivieri? Sono anche questi esempi di variazione? 9. Avrai certamente notato come il linguaggio impiegato risulti molto lontano da quello di oggi, sia per i termini sia per la costruzione delle frasi. Prova a riscrivere in italiano attuale le seguenti frasi del testo: Disse Olivieri: «Io ho i pagani veduto: e i Saraceni che in tanti si son adunati: giammai alcun uomo in terra ne vide di più». «Preferisco morire piuttosto che onta mi venga. Perché bene ci battiamo l’imperatore più ci ha cari». «I felloni pagani per loro disgrazia vennero ai valichi: io v’assicuro che tutti son votati a morte». ANALIZZARE 10. I protagonisti Rolando e Olivieri, entrambi valorosi paladini di Carlo, hanno un carattere diverso e rivelano un’opposta valutazione della situazione. Segna con una crocetta se le caratteristiche enunciate vanno attribuite a Rolando o a Olivieri. È un personaggio umano, che segue le leggi della saggezza e dell’opportunità. Non tiene conto dei limiti imposti dalla realtà. Ha fiducia totale nelle proprie forze. Fa una saggia valutazione delle forze in campo. Ha il presentimento della sconfitta. È desideroso di dar prova del suo attaccamento al dovere e del suo spirito di sacrificio. È un personaggio eroico, impetuoso, ardente. Antepone a tutto il senso dell’onore. 11. Nelle canzoni di gesta medievali la guerra era ritenuta giusta quando dettata dai seguenti motivi: • dimostrare fedeltà nei riguardi del proprio signore o sovrano (F) • evitare disonore al proprio popolo e alla propria terra (D) • sterminare il popolo degli infedeli (S) Ritrova le parti del testo in cui sono presenti questi motivi, evidenziale, e scrivi a lato le sigle corrispondenti (F-D-S).