15. IL CICLO CAROLINGIO E LA CHANSON DE ROLAND

STRUMENTI PER CONOSCERE IL CICLO CAROLINGIO 15. IL CICLO CAROLINGIO E LA CHANSON DE ROLAND Tra i più famosi poemi cavallereschi del Medioevo vi è la Canzone di Rolando, opera composta di 290 lasse, strofe di varia ampiezza formate da versi decasillabi (di dieci sillabe) legati tra loro da un’assonanza finale, cioè da una rima imperfetta creata dall’uguaglianza delle vocali nelle parole conclusive. Non si hanno notizie certe sull’autore di questo poema, che viene identificato con un certo Turoldo, abate e scrittore in lingua francese. Il manoscritto più antico che riporta il testo della Chanson risale alla metà del XII secolo, durante il periodo delle crociate. L’argomento del poema, cioè le guerre di Carlo Magno contro i Saraceni (VIII secolo), era dunque molto attuale per quell’epoca: agli occhi dei cavalieri medievali, infatti, i paladini di Carlo Magno rappresentavano modelli di eroismo e virtù cristiana a cui ispirarsi nella nuova lotta agli “infedeli” condotta attraverso le crociate in Terrasanta. Il poema ebbe subito un enorme successo e una straordinaria diffusione, di cui sono testimonianza le numerose versioni comparse in diverse zone d’Europa. Tra storia e leggendaLa vicenda si ispira alla realtà storica: nel 778 Carlo Magno, con il pretesto di placare i contrasti sorti fra alcuni prìncipi musulmani di Spagna, organizza una spedizione militare e assedia Saragozza; ma in seguito alla minaccia dei Sassoni, che hanno provocato una ribellione nel suo esercito, deve abbandonare l’assedio e tornare in Francia. Durante la marcia di ritorno la retroguardia del suo esercito, nella quale si trova anche il conte Rolando, il più valoroso dei paladini, viene assalita e annientata al passo di Roncisvalle dai Baschi, popolazione montana dei Pirenei. Prendendo spunto da questi fatti storici, rimasti sempre piuttosto oscuri, si è liberamente sviluppata la trama del poema. Alcune differenze tra realtà e immaginazione sono sostanziali: nel poema, gli aggressori della retroguardia non sono più i Baschi, ma gli Arabi, che sfruttano gli intrighi orditi dal conte Gano di Maganza, infido traditore invidioso della fama di Rolando. Inoltre la spedizione dei Franchi in Spagna, durata nella realtà solo tre anni, nella leggenda diventa molto più lunga. La trama Carlo Magno in Spagna Carlo Magno, dopo sette anni di vittoriose guerre in Spagna contro i Mori (o Saraceni: così venivano chiamati gli Arabi), non è ancora riuscito a piegare la resistenza di Marsilio, re di Saragozza. Stanco della lunga guerra, Marsilio finge di arrendersi e di convertirsi al cristianesimo. Carlo Magno convoca allora i suoi paladini. Si riuniscono i paladini Rolando si mostra determinato a continuare in ogni caso la guerra, mentre molti altri si dichiarano favorevoli alla cessazione delle ostilità. Sorge però un problema: chi dovrà essere inviato a Saragozza per trattare con re Marsilio? Il tradimento di Gano Rolando propone di inviare il proprio patrigno Gano, che è anche cognato di Carlo Magno. Gano parte per la missione pieno di rancore verso Rolando che, secondo lui, lo ha volutamente coinvolto in un’impresa altamente pericolosa; giura di vendicarsi e, giunto a Saragozza, si accorda con Marsilio per tradire i Franchi: il re saraceno fingerà la resa, poi, al momento opportuno, attaccherà la retroguardia cristiana sulla via del ritorno. L’imboscata Nella gola di Roncisvalle, sui Pirenei, la retroguardia, di cui fanno parte Rolando e i più valorosi paladini, è attaccata dalle superiori forze nemiche. I guerrieri cristiani compiono atti di grande valore, ma troppo tardi Rolando decide di usare il suo possente corno Olifante per richiamare l’esercito dei Franchi: infatti, quando Carlo Magno giunge sul posto, a terra restano migliaia di cadaveri, tra i quali quello dello stesso conte Rolando. La sconfitta dei Saraceni Un intervento divino ferma allora il sole per consentire ai Franchi di raggiungere i Saraceni e sconfiggerli. La morte di Alda Dopo la vittoria, Carlo Magno entra in Saragozza. Qui vengono battezzati quelli che si convertono e uccisi gli altri. Carlo torna nella sua reggia, ad Aquisgrana: qui Alda, la giovane fidanzata di Rolando, muore di dolore, quando scopre la fine dell’amato. La punizione di Gano Nel frattempo Gano, traditore smascherato, viene processato, condannato e orribilmente giustiziato. Una nuova impresa Re Carlo, stanco e segnato dalle ultime battaglie, si riposa nella pace della sua reggia. Si è appena addormentato, quando gli appare un angelo inviato da Dio che gli affida una nuova impresa in difesa del mondo cristiano. I PROTAGONISTIROLANDO: è il più valoroso dei paladini di Carlo Magno. Per le sue imprese, l’imperatore gli ha donato la marca di Bretagna e lo ha voluto tra i dodici pari, i suoi migliori amici, consiglieri del re e difensori della cristianità.CARLO MAGNO: all’epoca dei fatti narrati aveva solo trentasei anni e non era ancora imperatore del Sacro Romano Impero. Nella vicenda, però, è già considerato tale e presentato come un anziano regnante saggio e autorevole.GANO: paladino di Carlo Magno e patrigno di Rolando. Per vendicarsi del figliastro, tradisce il proprio sovrano svelando ai Saraceni il modo per cogliere di sorpresa la retroguardia franca di ritorno dalla Spagna. Rolando viene sconfitto e ucciso, ma Gano avrà una punizione orribile per il suo tradimento: sarà squartato vivo e i suoi resti bruciati e sparsi al vento.OLIVIERI: altro paladino di Carlo Magno e compagno fedele di Rolando.I temi principali• Il senso dell’onore: Gano si sente ferito nell’orgoglio da parte di Rolando e trama la vendetta; Rolando non vuole suonare l’Olifante perché vuole dimostrare il suo eroismo e valore in battaglia; poi, ferito a morte, cerca di rompere la sua spada (Durindarda) per non farla cadere nelle mani degli infedeli; Marsilio si suicida per non cadere nelle mani di Carlo. • L’eroismo in battaglia: Rolando, pur essendo cosciente che i Saraceni sono numericamente superiori, combatte eroicamente fino all’ultimo. • La lealtà verso il sovrano: Rolando muore in battaglia per proteggere il ritorno in patria del sovrano. Il paladino e il suo esercito combattono sempre fedelmente a fianco di Carlo. • La fede in Cristo e nella Chiesa: la guerra contro i Saraceni è combattuta per far convertire i musulmani; Rolando e gli altri personaggi mostrano sempre una forte fede nel Dio cristiano.
STRUMENTI PER CONOSCERE IL CICLO CAROLINGIO 15. IL CICLO CAROLINGIO E LA CHANSON DE ROLAND Tra i più famosi poemi cavallereschi del Medioevo vi è la Canzone di Rolando, opera composta di 290 lasse, strofe di varia ampiezza formate da versi decasillabi (di dieci sillabe) legati tra loro da un’assonanza finale, cioè da una rima imperfetta creata dall’uguaglianza delle vocali nelle parole conclusive. Non si hanno notizie certe sull’autore di questo poema, che viene identificato con un certo Turoldo, abate e scrittore in lingua francese. Il manoscritto più antico che riporta il testo della Chanson risale alla metà del XII secolo, durante il periodo delle crociate. L’argomento del poema, cioè le guerre di Carlo Magno contro i Saraceni (VIII secolo), era dunque molto attuale per quell’epoca: agli occhi dei cavalieri medievali, infatti, i paladini di Carlo Magno rappresentavano modelli di eroismo e virtù cristiana a cui ispirarsi nella nuova lotta agli “infedeli” condotta attraverso le crociate in Terrasanta. Il poema ebbe subito un enorme successo e una straordinaria diffusione, di cui sono testimonianza le numerose versioni comparse in diverse zone d’Europa. Tra storia e leggendaLa vicenda si ispira alla realtà storica: nel 778 Carlo Magno, con il pretesto di placare i contrasti sorti fra alcuni prìncipi musulmani di Spagna, organizza una spedizione militare e assedia Saragozza; ma in seguito alla minaccia dei Sassoni, che hanno provocato una ribellione nel suo esercito, deve abbandonare l’assedio e tornare in Francia. Durante la marcia di ritorno la retroguardia del suo esercito, nella quale si trova anche il conte Rolando, il più valoroso dei paladini, viene assalita e annientata al passo di Roncisvalle dai Baschi, popolazione montana dei Pirenei. Prendendo spunto da questi fatti storici, rimasti sempre piuttosto oscuri, si è liberamente sviluppata la trama del poema. Alcune differenze tra realtà e immaginazione sono sostanziali: nel poema, gli aggressori della retroguardia non sono più i Baschi, ma gli Arabi, che sfruttano gli intrighi orditi dal conte Gano di Maganza, infido traditore invidioso della fama di Rolando. Inoltre la spedizione dei Franchi in Spagna, durata nella realtà solo tre anni, nella leggenda diventa molto più lunga. La trama Carlo Magno in Spagna Carlo Magno, dopo sette anni di vittoriose guerre in Spagna contro i Mori (o Saraceni: così venivano chiamati gli Arabi), non è ancora riuscito a piegare la resistenza di Marsilio, re di Saragozza. Stanco della lunga guerra, Marsilio finge di arrendersi e di convertirsi al cristianesimo. Carlo Magno convoca allora i suoi paladini.  Si riuniscono i paladini Rolando si mostra determinato a continuare in ogni caso la guerra, mentre molti altri si dichiarano favorevoli alla cessazione delle ostilità. Sorge però un problema: chi dovrà essere inviato a Saragozza per trattare con re Marsilio? Il tradimento di Gano Rolando propone di inviare il proprio patrigno Gano, che è anche cognato di Carlo Magno. Gano parte per la missione pieno di rancore verso Rolando che, secondo lui, lo ha volutamente coinvolto in un’impresa altamente pericolosa; giura di vendicarsi e, giunto a Saragozza, si accorda con Marsilio per tradire i Franchi: il re saraceno fingerà la resa, poi, al momento opportuno, attaccherà la retroguardia cristiana sulla via del ritorno.  L’imboscata Nella gola di Roncisvalle, sui Pirenei, la retroguardia, di cui fanno parte Rolando e i più valorosi paladini, è attaccata dalle superiori forze nemiche. I guerrieri cristiani compiono atti di grande valore, ma troppo tardi Rolando decide di usare il suo possente corno Olifante per richiamare l’esercito dei Franchi: infatti, quando Carlo Magno giunge sul posto, a terra restano migliaia di cadaveri, tra i quali quello dello stesso conte Rolando.  La sconfitta dei Saraceni Un intervento divino ferma allora il sole per consentire ai Franchi di raggiungere i Saraceni e sconfiggerli. La morte di Alda Dopo la vittoria, Carlo Magno entra in Saragozza. Qui vengono battezzati quelli che si convertono e uccisi gli altri. Carlo torna nella sua reggia, ad Aquisgrana: qui Alda, la giovane fidanzata di Rolando, muore di dolore, quando scopre la fine dell’amato. La punizione di Gano Nel frattempo Gano, traditore smascherato, viene processato, condannato e orribilmente giustiziato. Una nuova impresa Re Carlo, stanco e segnato dalle ultime battaglie, si riposa nella pace della sua reggia. Si è appena addormentato, quando gli appare un angelo inviato da Dio che gli affida una nuova impresa in difesa del mondo cristiano. I PROTAGONISTIROLANDO: è il più valoroso dei paladini di Carlo Magno. Per le sue imprese, l’imperatore gli ha donato la marca di Bretagna e lo ha voluto tra i dodici pari, i suoi migliori amici, consiglieri del re e difensori della cristianità.CARLO MAGNO: all’epoca dei fatti narrati aveva solo trentasei anni e non era ancora imperatore del Sacro Romano Impero. Nella vicenda, però, è già considerato tale e presentato come un anziano regnante saggio e autorevole.GANO: paladino di Carlo Magno e patrigno di Rolando. Per vendicarsi del figliastro, tradisce il proprio sovrano svelando ai Saraceni il modo per cogliere di sorpresa la retroguardia franca di ritorno dalla Spagna. Rolando viene sconfitto e ucciso, ma Gano avrà una punizione orribile per il suo tradimento: sarà squartato vivo e i suoi resti bruciati e sparsi al vento.OLIVIERI: altro paladino di Carlo Magno e compagno fedele di Rolando.I temi principali• Il senso dell’onore: Gano si sente ferito nell’orgoglio da parte di Rolando e trama la vendetta; Rolando non vuole suonare l’Olifante perché vuole dimostrare il suo eroismo e valore in battaglia; poi, ferito a morte, cerca di rompere la sua spada (Durindarda) per non farla cadere nelle mani degli infedeli; Marsilio si suicida per non cadere nelle mani di Carlo. • L’eroismo in battaglia: Rolando, pur essendo cosciente che i Saraceni sono numericamente superiori, combatte eroicamente fino all’ultimo. • La lealtà verso il sovrano: Rolando muore in battaglia per proteggere il ritorno in patria del sovrano. Il paladino e il suo esercito combattono sempre fedelmente a fianco di Carlo. • La fede in Cristo e nella Chiesa: la guerra contro i Saraceni è combattuta per far convertire i musulmani; Rolando e gli altri personaggi mostrano sempre una forte fede nel Dio cristiano.