11. LE DONNE NELL’EPICA CLASSICA

STRUMENTI PER APPROFONDIRE L’EPICA ANTICA 11. LE DONNE NELL’EPICA CLASSICA Nel mondo maschile dei poemi epici - mondo di eroi, guerrieri, condottieri - le donne sono figure spesso defilate, eppure talvolta memorabili. In una struttura narrativa caratterizzata dal conflitto e da valori come la forza o la conquista della gloria e del potere, poco spazio sembra restare per le figure femminili. Giovani schiave come Briseide e Criseide, regine come Andromaca, Penelope e Didone, principesse come Elena e Cassandra, la guerriera Camilla, hanno ruoli secondari nelle storie dei poemi epici, ma hanno caratteri a volte intensi e sono spesso caratterizzate da sentimenti forti, determinanti; senza dimenticare le dee, Era, Atena, Afrodite, coinvolte in prima persona nelle vicende degli esseri umani, e le maghe, come Circe e Calipso. I personaggi femminili dei poemi epici esprimono l’altro aspetto dell’esperienza della guerra: ogni loro sentimento - le speranze e l’amore per i figli e i mariti, l’appartenenza alla propria casa e alla famiglia - è infranto e trasformato dalla guerra, che per loro non è quasi mai onore e gloria, ma trepidazione, paura, dolore. Sono, in fondo, tutte vittime delle guerre. Lo sono le schiave dell’accampamento greco, passate come oggetti da un vincitore a un altro; lo è Andromaca, tragica figura di moglie e madre; lo è Ecuba, che vede uccidere i propri figli e il marito, e assiste impotente alla distruzione di Troia; lo è Cassandra, solitaria e inascoltata, che ha il dono terribile della veggenza e che nessuno ascolta nella città assediata. Nell’Odissea è vittima Penelope, moglie di un condottiero disperso nel Mediterraneo per dieci anni dopo una guerra durata altrettanto; e nell’Eneide lo sono Creusa, moglie di Enea, che non ce la fa a fuggire dalla città in fiamme; Camilla, la ragazza guerriera, coraggiosa e sfortunata, e lo è anche Didone, che incontra Enea quando entrambi hanno conosciuto il dramma della guerra e che viene separata dal principe troiano a causa del compito assegnatogli dagli dèi. I personaggi femminili sembrano perciò avere la funzione di svelare quello che sta dietro ogni storia epica, dietro le grandi gesta, i duelli, l’orgoglio degli eroi: un mondo di affetti spezzati, di valori calpestati, di speranze per il futuro troncate per sempre. John William Waterhouse, Penelope e i suoi pretendenti, 1912.
STRUMENTI PER APPROFONDIRE L’EPICA ANTICA 11. LE DONNE NELL’EPICA CLASSICA Nel mondo maschile dei poemi epici - mondo di eroi, guerrieri, condottieri - le donne sono figure spesso defilate, eppure talvolta memorabili. In una struttura narrativa caratterizzata dal conflitto e da valori come la forza o la conquista della gloria e del potere, poco spazio sembra restare per le figure femminili. Giovani schiave come Briseide e Criseide, regine come Andromaca, Penelope e Didone, principesse come Elena e Cassandra, la guerriera Camilla, hanno ruoli secondari nelle storie dei poemi epici, ma hanno caratteri a volte intensi e sono spesso caratterizzate da sentimenti forti, determinanti; senza dimenticare le dee, Era, Atena, Afrodite, coinvolte in prima persona nelle vicende degli esseri umani, e le maghe, come Circe e Calipso. I personaggi femminili dei poemi epici esprimono l’altro aspetto dell’esperienza della guerra: ogni loro sentimento - le speranze e l’amore per i figli e i mariti, l’appartenenza alla propria casa e alla famiglia - è infranto e trasformato dalla guerra, che per loro non è quasi mai onore e gloria, ma trepidazione, paura, dolore.  Sono, in fondo, tutte vittime delle guerre.  Lo sono le schiave dell’accampamento greco, passate come oggetti da un vincitore a un altro; lo è Andromaca, tragica figura di moglie e madre; lo è Ecuba, che vede uccidere i propri figli e il marito, e assiste impotente alla distruzione di Troia; lo è Cassandra, solitaria e inascoltata, che ha il dono terribile della veggenza e che nessuno ascolta nella città assediata. Nell’Odissea è vittima Penelope, moglie di un condottiero disperso nel Mediterraneo per dieci anni dopo una guerra durata altrettanto; e nell’Eneide lo sono Creusa, moglie di Enea, che non ce la fa a fuggire dalla città in fiamme; Camilla, la ragazza guerriera, coraggiosa e sfortunata, e lo è anche Didone, che incontra Enea quando entrambi hanno conosciuto il dramma della guerra e che viene separata dal principe troiano a causa del compito assegnatogli dagli dèi.  I personaggi femminili sembrano perciò avere la funzione di svelare quello che sta dietro ogni storia epica, dietro le grandi gesta, i duelli, l’orgoglio degli eroi: un mondo di affetti spezzati, di valori calpestati, di speranze per il futuro troncate per sempre. John William Waterhouse, Penelope e i suoi pretendenti, 1912.