9. IL POEMA LATINO

STRUMENTI PER CONOSCERE L’ENEIDE 9. IL POEMA LATINO Con l’Eneide restiamo nel campo dei poemi epici classici, ma ci spostiamo dalla civiltà greca a quella latina. Rispetto ai poemi omerici, l’Eneide si differenzia anche perché composta in epoca più recente e da un autore noto, Virgilio. L’Eneide è un poema epico e celebrativo, formato da dodici libri. La storia e la leggendaIl disegno politico di Augusto Nel I secolo a.C., a Roma, Ottaviano Augusto ha posto fine alle guerre civili, ha rafforzato il rispetto di alcuni valori tradizionali, ma ha anche consolidato il proprio potere, modificando le precedenti istituzioni repubblicane e assumendo il titolo di imperatore. Il suo è un disegno politico grandioso, che ha bisogno di appoggio anche da parte del mondo della cultura. L’imperatore deve apparire come l’uomo voluto dal destino, discendente da una famiglia da sempre votata a grandi gesta. Le virtù del popolo romano La città di Roma deve essere riscattata dalle sue origini umili e oscure, così come ha da essere esaltata la grandezza del popolo romano, riposta in alcune semplici e fondamentali virtù: l’attaccamento alla famiglia e alla patria e un elevato senso del proprio dovere, che va compiuto a costo di qualunque sacrificio. Augusto e Virgilio Augusto chiede perciò al poeta mantovano Publio Virgilio Marone (nato ad Andes, presso Mantova, nel 70 a.C. e morto a Brindisi nel 19 a.C., dopo aver vissuto quasi sempre a Roma), a cui è legato da un rapporto di stima e amicizia, di comporre un’opera in cui siano rispecchiati i valori della civiltà romana. Virgilio predilige cantare il mondo della natura e non ama trattare le grandi gesta degli eroi. Tuttavia accetta il compito di comporre un poema epico e celebrativo, perché apprezza l’operato di Augusto e crede nelle sue capacità di assicurare una situazione di pace universale e duratura. Un’antica leggenda Nell’affrontare la narrazione, Virgilio prende spunto da una leggenda preesistente, che vuole Roma fondata dai discendenti della nobile civiltà troiana, in seguito al trasferimento nel Lazio di un gruppo di esuli guidati da Enea. Il figlio dell’eroe troiano, Iulo, sarà il capostipite della famiglia Giulia, che vanterà tra i suoi discendenti Giulio Cesare e lo stesso Ottaviano Augusto. Il modello omerico Nel comporre l’Eneide, Virgilio ha sicuramente tenuto presenti i modelli greci: sei dei dodici libri ricordano l’Odissea, con il racconto delle peregrinazioni di Enea per i mari, mentre gli altri sei narrano la lotta sostenuta dai Troiani al loro arrivo nel Lazio e si ricollegano idealmente all’Iliade. Il legame con i poemi omerici si ferma però qui, perché l’opera del poeta latino trae ispirazione da sentimenti diversi e da altre convinzioni. Una nuova, diversa immagine di eroe Particolarmente significativa è, a questo riguardo, la figura del protagonista Enea, ormai lontano dagli eroi dell’Iliade, agitati dalle loro violente passioni, ma anche dall’Ulisse dell’Odissea, a cui è apparentemente legato da un comune destino di peregrinazioni per i mari. In Enea non vi è curiosità, sete di conoscenza, esaltazione nell’affermare la propria intelligenza e il proprio valore. L’eroe di Virgilio è più malinconico e pensoso, distaccato dalle passioni, interamente assorbito dal proprio compito di portare a termine una missione voluta dal destino. Sa navigare e combattere, ma la sua virtù specifica è la pietas, un sentimento che per i Romani significava devozione religiosa, rispetto della famiglia e degli antenati, accettazione del dovere, tolleranza e umanità verso i deboli e i vinti. I personaggi I MORTALI ENEA Protagonista del poema, è l’eroe incaricato dal Fato di portare in salvo i Troiani superstiti, per trovare una nuova patria al di là del mare. È rispettoso di tutti i valori tradizionali, consapevole dell’importante missione affidatagli dal destino. ANCHISE È il vecchio padre di Enea, da lui portato in salvo durante l’incendio della città. Saggio e prodigo di consigli, muore nel corso del viaggio verso la nuova patria. IULO O ASCANIO Figlio giovinetto di Enea e di Creusa, è destinato a succedergli. Da lui discenderà la stirpe romana. DIDONE Regina di Cartagine, offre ospitalità a Enea e se ne innamora, ricambiata. Ma la missione assegnata dal Fato a Enea gli impone di ripartire. Disperata, Didone si uccide. LATINO Re del Lazio. Mostra amicizia verso il popolo troiano e concede in sposa a Enea la propria figlia Lavinia. TURNO Re dei Rutuli, popolazione del Lazio. Promesso sposo di Lavinia, vede in Enea un intruso e un usurpatore, diventandone l’irriducibile nemico. Enea lo ucciderà in duello. EVANDRO Re di una città da lui stesso fondata sul colle Palatino, è di origine greca e offre aiuto a Enea nel corso della guerra contro le popolazioni italiche ostili. Perde il proprio figlio Pallante, ucciso in duello da Turno. CAMILLA Fanciulla guerriera, soccorre Turno quando Enea giunge nel Lazio per scontrarsi con i Rutuli. GLI DÈI VENERE Madre di Enea, sempre pronta a soccorrere il figlio. GIUNONE Moglie di Giove, acerrima nemica di tutti i Troiani, perseguita con ogni mezzo la spedizione guidata dall’eroe. GIOVE Fa da arbitro tra la volontà di Venere e quella di Giunone. EOLO Custode dei venti, si fa convincere da Giunone a liberare i venti che scatenano la tempesta che allontana Enea dalla Sicilia. NETTUNO Re del mare, dalla parte di Enea, calma le acque della tempesta scatenata da Eolo. La trama Virgilio, come Omero, introduce subito il lettore nel vivo dell’azione presentando Enea e i suoi compagni, che da sette anni errano senza trovare una patria, in balìa di una violenta tempesta che li getta sulle coste dell’Africa; qui la regina di Cartagine, Didone, li accoglie benevolmente. IL RACCONTO DELLA FINE DI TROIA Durante un banchetto in onore degli ospiti, Enea racconta la fine di Troia: dopo dieci anni di inutili combattimenti, i Greci riescono a vincere i Troiani con l’inganno. L’INGANNO DEL CAVALLO Fingono di ripartire per la Grecia, abbandonando sulla spiaggia davanti a Troia un enorme cavallo di legno che sembra un’offerta agli dèi, mentre in realtà contiene nel proprio ventre vuoto un gruppetto di guerrieri greci. LAOCOONTE E I SERPENTI Il cavallo è trascinato entro le mura della città, nonostante l’opposizione del sacerdote Laocoonte che sospetta l’inganno, e che per questo viene soffocato insieme ai suoi figli da due giganteschi serpenti inviati dagli dèi avversi ai Troiani. LA DISTRUZIONE DI TROIA Durante la notte, i guerrieri nascosti escono dal ventre del cavallo e aprono ai compagni le porte della città, che viene così incendiata e distrutta. LA FUGA DI ENEA Enea porta in salvo il padre Anchise e il figlioletto Iulo, quindi con pochi superstiti inizia le sue peregrinazioni alla ricerca della nuova patria a lui destinata dal Fato. L’ARRIVO IN TRACIA E L’INCONTRO CON POLIDORO La prima terra toccata è la Tracia, dove Enea vede colare del sangue da un cespuglio e sente una voce che gli dice di essere Polidoro, figlio di Priamo, ucciso a tradimento dall’avido re Polinestore e trasformato in pianta per volere degli dèi. NUOVA FUGA DI ENEA Enea decide perciò di fuggire da quella terra piena di insidie. Crede di riconoscere in Creta la terra assegnatagli come nuova patria dal destino, ma in sogno gli viene ordinato di proseguire il viaggio. LE ARPIE L’eroe, con i suoi compagni, finisce quindi nell’isola delle Arpie, mostri con il corpo di uccello e la testa di donna, che predicono sciagure al suo popolo. L’INCONTRO CON ANDROMACA Dopodiché giunge in Epiro, dove ha luogo un commovente incontro con Andromaca, che ormai vive del ricordo del marito Ettore e del piccolo Astianatte, ucciso durante la devastazione di Troia. ANCHISE MUORE Si riprende la navigazione, ma, giunti in Sicilia, Anchise muore, stremato dalle peregrinazioni. Enea e i suoi lasciano l’isola e poco dopo una tempesta li spinge sulle coste dell’Africa, presso Cartagine. Qui termina il racconto di Enea. DIDONE SI INNAMORA In seguito al racconto, Didone è mossa dapprima da un senso di pietà e di amicizia verso Enea; poi si innamora dell’eroe troiano, che ricambia il suo sentimento. GIOVE ORDINA A ENEA DI RIPARTIRE L’amore dei due è però troncato da Giove, che per mezzo del suo messaggero Mercurio ricorda all’eroe la missione assegnatagli dal Fato e gli ordina di partire. DIDONE MUORE: ODIO ETERNO TRA CARTAGINE E ROMA Enea ubbidisce e abbandona Didone: mentre le vele troiane si allontanano, la regina, disperata, si uccide, dopo aver giurato eterna inimicizia tra Cartagine e la città che sarà fondata dai discendenti di Enea. Giunto nuovamente in Sicilia, Enea lascia nell’isola una parte dei Troiani, ormai stanchi del lungo viaggio. LA DISCESA AGLI INFERI Approdato a Cuma, in Campania, Enea consulta la Sibilla che lo guida negli Inferi, dove l’ombra del padre Anchise gli svela la missione assegnatagli dal Fato: dare origine alla stirpe romana, che dominerà il mondo. Anchise gli mostra anche i suoi discendenti: Romolo e i membri della gens Iulia. L’OSPITALITÀ DEL RE LATINO Arrivato presso le foci del Tevere, che riconosce come la terra destinatagli, Enea ottiene ospitalità dal re Latino, che gli concede in sposa la figlia Lavinia. Ma Giunone istiga contro Enea la madre di Lavinia e Turno, re dei Rutuli, a cui era stata promessa la giovane. LA GUERRA TRA ENEA E TURNO Scoppia la guerra fra Enea, Turno e i rispettivi alleati. Si susseguono duelli, episodi eroici, interventi divini: le navi troiane incendiate da Turno si trasformano in ninfe marine; Eurialo e Niso, giovinetti troiani mandati ad avvisare Enea, vengono uccisi; Enea uccide il giovane Lauso e il suo crudele padre Mesenzio. Turno, incurante del destino che sente a sé contrario, sfida Enea e nel duello finale viene ucciso. LA PACE La pace viene finalmente ristabilita nel Lazio con il matrimonio tra Enea e Lavinia, da cui discenderà Romolo, il futuro fondatore di Roma.
STRUMENTI PER CONOSCERE L’ENEIDE 9. IL POEMA LATINO Con l’Eneide restiamo nel campo dei poemi epici classici, ma ci spostiamo dalla civiltà greca a quella latina. Rispetto ai poemi omerici, l’Eneide si differenzia anche perché composta in epoca più recente e da un autore noto, Virgilio. L’Eneide è un poema epico e celebrativo, formato da dodici libri. La storia e la leggendaIl disegno politico di Augusto Nel I secolo a.C., a Roma, Ottaviano Augusto ha posto fine alle guerre civili, ha rafforzato il rispetto di alcuni valori tradizionali, ma ha anche consolidato il proprio potere, modificando le precedenti istituzioni repubblicane e assumendo il titolo di imperatore. Il suo è un disegno politico grandioso, che ha bisogno di appoggio anche da parte del mondo della cultura. L’imperatore deve apparire come l’uomo voluto dal destino, discendente da una famiglia da sempre votata a grandi gesta. Le virtù del popolo romano La città di Roma deve essere riscattata dalle sue origini umili e oscure, così come ha da essere esaltata la grandezza del popolo romano, riposta in alcune semplici e fondamentali virtù: l’attaccamento alla famiglia e alla patria e un elevato senso del proprio dovere, che va compiuto a costo di qualunque sacrificio.  Augusto e Virgilio Augusto chiede perciò al poeta mantovano Publio Virgilio Marone (nato ad Andes, presso Mantova, nel 70 a.C. e morto a Brindisi nel 19 a.C., dopo aver vissuto quasi sempre a Roma), a cui è legato da un rapporto di stima e amicizia, di comporre un’opera in cui siano rispecchiati i valori della civiltà romana. Virgilio predilige cantare il mondo della natura e non ama trattare le grandi gesta degli eroi. Tuttavia accetta il compito di comporre un poema epico e celebrativo, perché apprezza l’operato di Augusto e crede nelle sue capacità di assicurare una situazione di pace universale e duratura. Un’antica leggenda Nell’affrontare la narrazione, Virgilio prende spunto da una leggenda preesistente, che vuole Roma fondata dai discendenti della nobile civiltà troiana, in seguito al trasferimento nel Lazio di un gruppo di esuli guidati da Enea. Il figlio dell’eroe troiano, Iulo, sarà il capostipite della famiglia Giulia, che vanterà tra i suoi discendenti Giulio Cesare e lo stesso Ottaviano Augusto. Il modello omerico Nel comporre l’Eneide, Virgilio ha sicuramente tenuto presenti i modelli greci: sei dei dodici libri ricordano l’Odissea, con il racconto delle peregrinazioni di Enea per i mari, mentre gli altri sei narrano la lotta sostenuta dai Troiani al loro arrivo nel Lazio e si ricollegano idealmente all’Iliade. Il legame con i poemi omerici si ferma però qui, perché l’opera del poeta latino trae ispirazione da sentimenti diversi e da altre convinzioni. Una nuova, diversa immagine di eroe Particolarmente significativa è, a questo riguardo, la figura del protagonista Enea, ormai lontano dagli eroi dell’Iliade, agitati dalle loro violente passioni, ma anche dall’Ulisse dell’Odissea, a cui è apparentemente legato da un comune destino di peregrinazioni per i mari. In Enea non vi è curiosità, sete di conoscenza, esaltazione nell’affermare la propria intelligenza e il proprio valore. L’eroe di Virgilio è più malinconico e pensoso, distaccato dalle passioni, interamente assorbito dal proprio compito di portare a termine una missione voluta dal destino. Sa navigare e combattere, ma la sua virtù specifica è la pietas, un sentimento che per i Romani significava devozione religiosa, rispetto della famiglia e degli antenati, accettazione del dovere, tolleranza e umanità verso i deboli e i vinti. I personaggi I MORTALI ENEA Protagonista del poema, è l’eroe incaricato dal Fato di portare in salvo i Troiani superstiti, per trovare una nuova patria al di là del mare. È rispettoso di tutti i valori tradizionali, consapevole dell’importante missione affidatagli dal destino. ANCHISE È il vecchio padre di Enea, da lui portato in salvo durante l’incendio della città. Saggio e prodigo di consigli, muore nel corso del viaggio verso la nuova patria. IULO O ASCANIO Figlio giovinetto di Enea e di Creusa, è destinato a succedergli. Da lui discenderà la stirpe romana. DIDONE Regina di Cartagine, offre ospitalità a Enea e se ne innamora, ricambiata. Ma la missione assegnata dal Fato a Enea gli impone di ripartire. Disperata, Didone si uccide. LATINO Re del Lazio. Mostra amicizia verso il popolo troiano e concede in sposa a Enea la propria figlia Lavinia. TURNO Re dei Rutuli, popolazione del Lazio. Promesso sposo di Lavinia, vede in Enea un intruso e un usurpatore, diventandone l’irriducibile nemico. Enea lo ucciderà in duello. EVANDRO Re di una città da lui stesso fondata sul colle Palatino, è di origine greca e offre aiuto a Enea nel corso della guerra contro le popolazioni italiche ostili. Perde il proprio figlio Pallante, ucciso in duello da Turno. CAMILLA Fanciulla guerriera, soccorre Turno quando Enea giunge nel Lazio per scontrarsi con i Rutuli. GLI DÈI VENERE Madre di Enea, sempre pronta a soccorrere il figlio. GIUNONE Moglie di Giove, acerrima nemica di tutti i Troiani, perseguita con ogni mezzo la spedizione guidata dall’eroe. GIOVE Fa da arbitro tra la volontà di Venere e quella di Giunone. EOLO Custode dei venti, si fa convincere da Giunone a liberare i venti che scatenano la tempesta che allontana Enea dalla Sicilia. NETTUNO Re del mare, dalla parte di Enea, calma le acque della tempesta scatenata da Eolo. La trama Virgilio, come Omero, introduce subito il lettore nel vivo dell’azione presentando Enea e i suoi compagni, che da sette anni errano senza trovare una patria, in balìa di una violenta tempesta che li getta sulle coste dell’Africa; qui la regina di Cartagine, Didone, li accoglie benevolmente. IL RACCONTO DELLA FINE DI TROIA Durante un banchetto in onore degli ospiti, Enea racconta la fine di Troia: dopo dieci anni di inutili combattimenti, i Greci riescono a vincere i Troiani con l’inganno.  L’INGANNO DEL CAVALLO  Fingono di ripartire per la Grecia, abbandonando sulla spiaggia davanti a Troia un enorme cavallo di legno che sembra un’offerta agli dèi, mentre in realtà contiene nel proprio ventre vuoto un gruppetto di guerrieri greci.  LAOCOONTE E I SERPENTI  Il cavallo è trascinato entro le mura della città, nonostante l’opposizione del sacerdote Laocoonte che sospetta l’inganno, e che per questo viene soffocato insieme ai suoi figli da due giganteschi serpenti inviati dagli dèi avversi ai Troiani.  LA DISTRUZIONE DI TROIA  Durante la notte, i guerrieri nascosti escono dal ventre del cavallo e aprono ai compagni le porte della città, che viene così incendiata e distrutta.  LA FUGA DI ENEA  Enea porta in salvo il padre Anchise e il figlioletto Iulo, quindi con pochi superstiti inizia le sue peregrinazioni alla ricerca della nuova patria a lui destinata dal Fato.  L’ARRIVO IN TRACIA E L’INCONTRO CON POLIDORO  La prima terra toccata è la Tracia, dove Enea vede colare del sangue da un cespuglio e sente una voce che gli dice di essere Polidoro, figlio di Priamo, ucciso a tradimento dall’avido re Polinestore e trasformato in pianta per volere degli dèi.  NUOVA FUGA DI ENEA  Enea decide perciò di fuggire da quella terra piena di insidie. Crede di riconoscere in Creta la terra assegnatagli come nuova patria dal destino, ma in sogno gli viene ordinato di proseguire il viaggio.  LE ARPIE  L’eroe, con i suoi compagni, finisce quindi nell’isola delle Arpie, mostri con il corpo di uccello e la testa di donna, che predicono sciagure al suo popolo.  L’INCONTRO CON ANDROMACA  Dopodiché giunge in Epiro, dove ha luogo un commovente incontro con Andromaca, che ormai vive del ricordo del marito Ettore e del piccolo Astianatte, ucciso durante la devastazione di Troia.  ANCHISE MUORE  Si riprende la navigazione, ma, giunti in Sicilia, Anchise muore, stremato dalle peregrinazioni. Enea e i suoi lasciano l’isola e poco dopo una tempesta li spinge sulle coste dell’Africa, presso Cartagine. Qui termina il racconto di Enea.  DIDONE SI INNAMORA  In seguito al racconto, Didone è mossa dapprima da un senso di pietà e di amicizia verso Enea; poi si innamora dell’eroe troiano, che ricambia il suo sentimento.  GIOVE ORDINA A ENEA DI RIPARTIRE  L’amore dei due è però troncato da Giove, che per mezzo del suo messaggero Mercurio ricorda all’eroe la missione assegnatagli dal Fato e gli ordina di partire.  DIDONE MUORE: ODIO ETERNO TRA CARTAGINE E ROMA  Enea ubbidisce e abbandona Didone: mentre le vele troiane si allontanano, la regina, disperata, si uccide, dopo aver giurato eterna inimicizia tra Cartagine e la città che sarà fondata dai discendenti di Enea. Giunto nuovamente in Sicilia, Enea lascia nell’isola una parte dei Troiani, ormai stanchi del lungo viaggio.  LA DISCESA AGLI INFERI  Approdato a Cuma, in Campania, Enea consulta la Sibilla che lo guida negli Inferi, dove l’ombra del padre Anchise gli svela la missione assegnatagli dal Fato: dare origine alla stirpe romana, che dominerà il mondo. Anchise gli mostra anche i suoi discendenti: Romolo e i membri della gens Iulia.  L’OSPITALITÀ DEL RE LATINO  Arrivato presso le foci del Tevere, che riconosce come la terra destinatagli, Enea ottiene ospitalità dal re Latino, che gli concede in sposa la figlia Lavinia. Ma Giunone istiga contro Enea la madre di Lavinia e Turno, re dei Rutuli, a cui era stata promessa la giovane.  LA GUERRA TRA ENEA E TURNO  Scoppia la guerra fra Enea, Turno e i rispettivi alleati. Si susseguono duelli, episodi eroici, interventi divini: le navi troiane incendiate da Turno si trasformano in ninfe marine; Eurialo e Niso, giovinetti troiani mandati ad avvisare Enea, vengono uccisi; Enea uccide il giovane Lauso e il suo crudele padre Mesenzio. Turno, incurante del destino che sente a sé contrario, sfida Enea e nel duello finale viene ucciso.  LA PACE  La pace viene finalmente ristabilita nel Lazio con il matrimonio tra Enea e Lavinia, da cui discenderà Romolo, il futuro fondatore di Roma.