8. AI TEMPI DI OMERO

STRUMENTI PER APPROFONDIRE I POEMI OMERICI 8. AI TEMPI DI OMERO Lo studio di uno storico ci rivela che tutto ciò che abbiamo letto nell’Iliade e nell’Odissea illustra bene la realtà di quei tempi. Com’era il paesaggio?Il paesaggio descritto nei poemi omerici apparteneva a una Grecia molto più ricca di foreste e di animali selvatici di quella odierna. Boschi di pini altissimi rivestivano i pendii delle montagne, foreste di faggi e di querce ricoprivano le pendici dei monti e le pianure, e fonti perenni fornivano acqua agli uomini e agli animali. Cinghiali, orsi, cervi e volpi vagavano nei boschi. Stuoli di anatre, di oche e galli selvatici si posavano sugli stagni. Solo una piccola parte di terreno era coltivata; il grosso era adibito a pascolo. Quali animali domestici avevano?Nelle fattorie degli eroi omerici erano numerose le mucche, che non venivano munte, ma fornivano una fonte di energia e di ricchezza di cui ci si serviva per arare i campi, pagare la dote per le figlie, placare gli dèi e rifornire la tavola di carne. Solo le capre e le pecore venivano munte e il latte trasformato in formaggio. I maiali destinati ai sacrifici erano nutriti con ghiande di quercia e di faggio. Gli asini portavano i pesi, i cavalli tiravano i carri da battaglia e i muli i carri agricoli. Le oche erano allevate per le penne delle frecce da guerra. Che cosa mangiavano?Il tipico pasto omerico consisteva in pane, olive, qualche cipolla, manzo allo spiedo e ogni tanto una mela. Il burro non esisteva e l’olio era adoperato unicamente come cosmetico. Pesci, molluschi e uova erano considerati inadatti per l’alimentazione dell’uomo. I polli domestici non erano ancora apparsi in Grecia. Com’erano le case? Dietro al cortile c’era un portico nel quale spesso dormivano i ragazzi e gli ospiti di sesso maschile. Nell’interno, la casa consisteva in una grande sala, dove la famiglia e gli ospiti mangiavano su piccole tavole. Letti mobili ammucchiati durante il giorno servivano la notte alle coppie di sposi. Quando occorreva più luce di quella del focolare, gli eroi omerici bruciavano rami di abeti resinosi ponendoli su supporti metallici infissi al muro. Dietro la sala, in una stanza più piccola, dormivano le ragazze, e anche le madri in assenza dei mariti. All’esterno della casa c’era un piccolo bagno in cui i membri della famiglia e gli ospiti venivano lavati dalle donne. Come si vestivano? Niente di più semplice del vestiario dei personaggi omerici. Uomini e donne portavano lo stesso indumento: uno o più quadrati di tessuto di lana. Un pezzo di stoffa sulle spalle costituiva il normale abito maschile di cui l’uomo si liberava per combattere, per lavorare e quando entrava in una casa. Le donne ne portavano due, uno davanti e l’altro dietro, fermati con spille lateralmente e stretti da una cintura in vita. La nudità non turbava nessuno. La tessitura di questi quadrati di lana a modello unico costituiva il lavoro delle donne, che ne ricavavano ricchezza, perché le pezze erano oggetto di scambio. Come viaggiavano? A causa della conformazione del terreno, pochi viaggiavano per terra quando il mare era abbastanza calmo da consentire la navigazione. La tipica nave omerica con la quale gli eroi si diressero a Troia, portando con loro i cavalli e i carri, misurava dodici metri di lunghezza e due metri e mezzo di larghezza. Di regola si navigava vicino alla costa e si tirava in secco l’imbarcazione ogni notte. D’inverno le navi venivano tirate in secco dove le onde non potevano raggiungerle. L’esercito Probabilmente non più di cinquemila Greci si recarono a Troia. Nessuno di loro era soldato di mestiere. In Grecia ogni cittadino era addestrato alle armi. Ogni re conosceva i suoi uomini personalmente ed era in grado di chiamarli tutti per nome. Per radunare le truppe bastava un’ora. I più importanti erano gli eroi, tutti nobili o candidati alla nobiltà, che con pesanti armature si precipitavano fuori dalle file con i cocchi per sostenere combattimenti individuali. Gli eroi erano relativamente pochi. Seguivano gli astati, soldati armati di lancia, protetti solo da rigide pelli non conciate appese al collo; costoro formavano la prima linea di combattimento, impegnavano il nemico in battaglia e aiutavano gli eroi a uscire dalle situazioni pericolose se si trovavano abbastanza vicini per farlo. I frombolieri (armati di un particolare tipo di fionda) e gli arcieri, che formavano la retroguardia, indossavano pelli di lupo o di orso con le zampe ciondoloni. Gli eroi e i duelli Il momento cruciale di ogni battaglia era il duello tra gli eroi, campioni delle due parti. Un eroe irrompeva con il cocchio guidato da un amico fidato, l’auriga. Sceso dal cocchio, si piazzava dietro un enorme scudo cerchiato di metallo. Il peso di questo arnese, composto da sette pelli di bue, raggiungeva gli ottanta chili. Se l’eroe cadeva all’indietro tirandosi addosso lo scudo, non era più in grado di rialzarsi senza aiuto. In un primo momento gli eroi si scagliavano le lance; poi, se erano ancora in grado di combattere, si battevano con le spade. Alcuni lottavano anche con le mazze e tutti portavano pugnali. Una volta abbattuto l’eroe, cominciava la lotta per la sua armatura. I suoi uomini cercavano di recuperarla, mentre lo scopo del vincitore e del suo auriga era di strapparla e fuggire o di attaccare il cadavere al cocchio e trascinarlo dietro le linee, dove l’armatura poteva essere tolta con comodo. Valeva la pena di correre rischi, dal momento che il prezzo dell’armatura si aggirava su una media di nove capi di bovini, ma poteva arrivare anche fino a cento. (Adatt. da: Carleton S. Coon, Storia dell’uomo, Garzanti)
STRUMENTI PER APPROFONDIRE I POEMI OMERICI 8. AI TEMPI DI OMERO Lo studio di uno storico ci rivela che tutto ciò che abbiamo letto nell’Iliade e nell’Odissea illustra bene la realtà di quei tempi. Com’era il paesaggio?Il paesaggio descritto nei poemi omerici apparteneva a una Grecia molto più ricca di foreste e di animali selvatici di quella odierna. Boschi di pini altissimi rivestivano i pendii delle montagne, foreste di faggi e di querce ricoprivano le pendici dei monti e le pianure, e fonti perenni fornivano acqua agli uomini e agli animali. Cinghiali, orsi, cervi e volpi vagavano nei boschi. Stuoli di anatre, di oche e galli selvatici si posavano sugli stagni. Solo una piccola parte di terreno era coltivata; il grosso era adibito a pascolo. Quali animali domestici avevano?Nelle fattorie degli eroi omerici erano numerose le mucche, che non venivano munte, ma fornivano una fonte di energia e di ricchezza di cui ci si serviva per arare i campi, pagare la dote per le figlie, placare gli dèi e rifornire la tavola di carne. Solo le capre e le pecore venivano munte e il latte trasformato in formaggio. I maiali destinati ai sacrifici erano nutriti con ghiande di quercia e di faggio. Gli asini portavano i pesi, i cavalli tiravano i carri da battaglia e i muli i carri agricoli. Le oche erano allevate per le penne delle frecce da guerra. Che cosa mangiavano?Il tipico pasto omerico consisteva in pane, olive, qualche cipolla, manzo allo spiedo e ogni tanto una mela. Il burro non esisteva e l’olio era adoperato unicamente come cosmetico. Pesci, molluschi e uova erano considerati inadatti per l’alimentazione dell’uomo. I polli domestici non erano ancora apparsi in Grecia. Com’erano le case? Dietro al cortile c’era un portico nel quale spesso dormivano i ragazzi e gli ospiti di sesso maschile. Nell’interno, la casa consisteva in una grande sala, dove la famiglia e gli ospiti mangiavano su piccole tavole. Letti mobili ammucchiati durante il giorno servivano la notte alle coppie di sposi. Quando occorreva più luce di quella del focolare, gli eroi omerici bruciavano rami di abeti resinosi ponendoli su supporti metallici infissi al muro. Dietro la sala, in una stanza più piccola, dormivano le ragazze, e anche le madri in assenza dei mariti. All’esterno della casa c’era un piccolo bagno in cui i membri della famiglia e gli ospiti venivano lavati dalle donne. Come si vestivano? Niente di più semplice del vestiario dei personaggi omerici. Uomini e donne portavano lo stesso indumento: uno o più quadrati di tessuto di lana. Un pezzo di stoffa sulle spalle costituiva il normale abito maschile di cui l’uomo si liberava per combattere, per lavorare e quando entrava in una casa. Le donne ne portavano due, uno davanti e l’altro dietro, fermati con spille lateralmente e stretti da una cintura in vita. La nudità non turbava nessuno. La tessitura di questi quadrati di lana a modello unico costituiva il lavoro delle donne, che ne ricavavano ricchezza, perché le pezze erano oggetto di scambio. Come viaggiavano? A causa della conformazione del terreno, pochi viaggiavano per terra quando il mare era abbastanza calmo da consentire la navigazione. La tipica nave omerica con la quale gli eroi si diressero a Troia, portando con loro i cavalli e i carri, misurava dodici metri di lunghezza e due metri e mezzo di larghezza. Di regola si navigava vicino alla costa e si tirava in secco l’imbarcazione ogni notte. D’inverno le navi venivano tirate in secco dove le onde non potevano raggiungerle. L’esercito Probabilmente non più di cinquemila Greci si recarono a Troia. Nessuno di loro era soldato di mestiere. In Grecia ogni cittadino era addestrato alle armi. Ogni re conosceva i suoi uomini personalmente ed era in grado di chiamarli tutti per nome. Per radunare le truppe bastava un’ora. I più importanti erano gli eroi, tutti nobili o candidati alla nobiltà, che con pesanti armature si precipitavano fuori dalle file con i cocchi per sostenere combattimenti individuali. Gli eroi erano relativamente pochi. Seguivano gli astati, soldati armati di lancia, protetti solo da rigide pelli non conciate appese al collo; costoro formavano la prima linea di combattimento, impegnavano il nemico in battaglia e aiutavano gli eroi a uscire dalle situazioni pericolose se si trovavano abbastanza vicini per farlo. I frombolieri (armati di un particolare tipo di fionda) e gli arcieri, che formavano la retroguardia, indossavano pelli di lupo o di orso con le zampe ciondoloni. Gli eroi e i duelli Il momento cruciale di ogni battaglia era il duello tra gli eroi, campioni delle due parti. Un eroe irrompeva con il cocchio guidato da un amico fidato, l’auriga. Sceso dal cocchio, si piazzava dietro un enorme scudo cerchiato di metallo. Il peso di questo arnese, composto da sette pelli di bue, raggiungeva gli ottanta chili. Se l’eroe cadeva all’indietro tirandosi addosso lo scudo, non era più in grado di rialzarsi senza aiuto. In un primo momento gli eroi si scagliavano le lance; poi, se erano ancora in grado di combattere, si battevano con le spade. Alcuni lottavano anche con le mazze e tutti portavano pugnali. Una volta abbattuto l’eroe, cominciava la lotta per la sua armatura. I suoi uomini cercavano di recuperarla, mentre lo scopo del vincitore e del suo auriga era di strapparla e fuggire o di attaccare il cadavere al cocchio e trascinarlo dietro le linee, dove l’armatura poteva essere tolta con comodo. Valeva la pena di correre rischi, dal momento che il prezzo dell’armatura si aggirava su una media di nove capi di bovini, ma poteva arrivare anche fino a cento. (Adatt. da: Carleton S. Coon, Storia dell’uomo, Garzanti)