VOLTIAMO PAGINA MITO EPICA TEATRO

Cantami, o Diva L’Iliade è stata scritta in greco antico. Molti studiosi, talvolta essi stessi poeti, si sono cimentati nella traduzione. Qui ti presentiamo il Proemio nella famosa traduzione di VINCENZO MONTI, poeta italiano vissuto tra il Settecento e l’Ottocento. Cantami, o Diva1, del Pelìde2 Achille l’ira funesta3 che infiniti addusse4 lutti agli Achei5, molte anzi tempo all’Orco generose travolse alme d’eroi6, e di cani e d’augelli7 orrido8 pasto lor salme abbandonò (così di Giove l’alto consiglio s’adempìa9), da quando primamente disgiunse aspra contesa il re de’ prodi Atrìde e il divo Achille10. (Tratto da: Omero, Iliade, libro I, trad. di V. Monti) Il testo Nella mitologia greca si pensava che le arti e le scienze fossero protette da nove divinità femminili, dette Muse. Una di queste, Calliope, era ritenuta l’ispiratrice della poesia epica. È appunto a Calliope che si rivolge Omero nel Proemio, l’introduzione al suo poema. Si tratta di un’invocazione con cui il poeta chiede di essere aiutato nell’impresa di cantare le conseguenze provocate dall’ira del grande eroe greco Achille. 1. Diva: dea; è la Musa Calliope. 2. Pelìde: figlio di Peleo. 3. funesta: che reca morte e distruzione. 4. addusse: causò, arrecò. 5. Achei: Greci. 6. molte… d’eroi: fece morire prematuramente (anzi tempo) molte nobili anime (alme) di eroi; l’Orco, nella mitologia greca, era il regno dei morti. 7. augelli: uccelli. 8. orrido: orrendo. 9. l’alto consiglio s’adempìa: si compiva l’autorevole volere. 10. primamente… Achille: per la prima volta (primamente) un’aspra lite (contesa) divise (disgiunse) il re dei valorosi guerrieri Agamennone, figlio di Atreo (Atrìde), e il divino Achille. Achille è chiamato «divino» per esser figlio di una dea (Teti). COMPRENDERE 1. Che cosa chiede il poeta alla dea? 2. Nel primo verso compare il nome di Achille: perché? ☐ Anche lui ha origini divine ☐ È l’eroe centrale del poema ☐ È il vincitore della guerra 3. Il culto della sepoltura era molto sentito presso gli antichi Greci: esserne privati era considerata una grande sventura. Quali versi te lo confermano? Trascrivili. 4. Gli antichi Greci attribuivano le cause degli avvenimenti agli dèi. In quali versi è evidente questa concezione religiosa? Trascrivili. IL LINGUAGGIO EPICO 5. In una società patriarcale come quella dell’antica Grecia, era molto diffuso l’uso del patronimico: nome formato con l’aggiunta del suffisso -ide al nome proprio del padre, e che significa “figlio di…”. Per esempio, Pelìde significa “figlio di Peleo”. Il patronimico permetteva di identificare una persona tramite il nome di suo padre o di un progenitore. Trova e sottolinea nei versi un altro patronimico. 6. Nei versi del Proemio possiamo già notare una delle caratteristiche del linguaggio omerico: l’uso degli epiteti, cioè appellativi, aggettivi ricorrenti che accompagnano personaggi, luoghi oppure oggetti, e che permettono a chi ascolta di riconoscere facilmente di chi o di che cosa si sta parlando. Per esempio: “ira funesta”. Con l’aiuto dell’insegnante, trova e trascrivi altri epiteti. ANALIZZARE 7. Il Proemio è costituito da due parti: un’invocazione alla Musa e una pròtasi, che è l’enunciazione in breve dell’argomento che il poeta tratterà nel poema. Distingui le due parti, sottolineandole con colori diversi.
Cantami, o Diva L’Iliade è stata scritta in greco antico. Molti studiosi, talvolta essi stessi poeti, si sono cimentati nella traduzione. Qui ti presentiamo il Proemio nella famosa traduzione di VINCENZO MONTI, poeta italiano vissuto tra il Settecento e l’Ottocento. Cantami, o Diva1, del Pelìde2 Achille l’ira funesta3 che infiniti addusse4 lutti agli Achei5, molte anzi tempo all’Orco generose travolse alme d’eroi6, e di cani e d’augelli7 orrido8 pasto lor salme abbandonò (così di Giove l’alto consiglio s’adempìa9), da quando primamente disgiunse aspra contesa il re de’ prodi Atrìde e il divo Achille10. (Tratto da: Omero, Iliade, libro I, trad. di V. Monti) Il testo Nella mitologia greca si pensava che le arti e le scienze fossero protette da nove divinità femminili, dette Muse. Una di queste, Calliope, era ritenuta l’ispiratrice della poesia epica. È appunto a Calliope che si rivolge Omero nel Proemio, l’introduzione al suo poema. Si tratta di un’invocazione con cui il poeta chiede di essere aiutato nell’impresa di cantare le conseguenze provocate dall’ira del grande eroe greco Achille. 1. Diva: dea; è la Musa Calliope. 2. Pelìde: figlio di Peleo. 3. funesta: che reca morte e distruzione. 4. addusse: causò, arrecò. 5. Achei: Greci. 6. molte… d’eroi: fece morire prematuramente (anzi tempo) molte nobili anime (alme) di eroi; l’Orco, nella mitologia greca, era il regno dei morti. 7. augelli: uccelli. 8. orrido: orrendo. 9. l’alto consiglio s’adempìa: si compiva l’autorevole volere. 10. primamente… Achille: per la prima volta (primamente) un’aspra lite (contesa) divise (disgiunse) il re dei valorosi guerrieri Agamennone, figlio di Atreo (Atrìde), e il divino Achille. Achille è chiamato «divino» per esser figlio di una dea (Teti). COMPRENDERE 1. Che cosa chiede il poeta alla dea?  2. Nel primo verso compare il nome di Achille: perché? ☐ Anche lui ha origini divine ☐ È l’eroe centrale del poema ☐ È il vincitore della guerra 3. Il culto della sepoltura era molto sentito presso gli antichi Greci: esserne privati era considerata una grande sventura. Quali versi te lo confermano? Trascrivili. 4. Gli antichi Greci attribuivano le cause degli avvenimenti agli dèi. In quali versi è evidente questa concezione religiosa? Trascrivili. IL LINGUAGGIO EPICO 5. In una società patriarcale come quella dell’antica Grecia, era molto diffuso l’uso del patronimico: nome formato con l’aggiunta del suffisso -ide al nome proprio del padre, e che significa “figlio di…”. Per esempio, Pelìde significa “figlio di Peleo”. Il patronimico permetteva di identificare una persona tramite il nome di suo padre o di un progenitore. Trova e sottolinea nei versi un altro patronimico.  6. Nei versi del Proemio possiamo già notare una delle caratteristiche del linguaggio omerico: l’uso degli epiteti, cioè appellativi, aggettivi ricorrenti che accompagnano personaggi, luoghi oppure oggetti, e che permettono a chi ascolta di riconoscere facilmente di chi o di che cosa si sta parlando. Per esempio: “ira funesta”. Con l’aiuto dell’insegnante, trova e trascrivi altri epiteti. ANALIZZARE 7. Il Proemio è costituito da due parti: un’invocazione alla Musa e una pròtasi, che è l’enunciazione in breve dell’argomento che il poeta tratterà nel poema. Distingui le due parti, sottolineandole con colori diversi.