5. IL POEMA DELLA GUERRA

STRUMENTI PER CONOSCERE L’ILIADE 5. IL POEMA DELLA GUERRA L’Iliade narra le ultime vicende di Ilio (l’altro nome antico della città di Troia), impegnata a difendersi dall’implacabile assedio dei Greci (chiamati da Omero genericamente “Achei”), durato ben dieci anni. Tra storia e leggenda La scoperta archeologica della città di Troia Per lunghi secoli si è dubitato dell’esistenza di Troia, ritenendo opera di pura fantasia tutti gli episodi narrati nel poema. Ma nel XIX secolo, la tenace impresa archeologica dello studioso tedesco Heinrich Schliemann (nella foto) portò alla luce le rovine della città di Troia, con ancora visibili i segni degli incendi e delle devastazioni, dimostrando così che ciò che veniva narrato dall’Iliade traeva origine da fatti realmente accaduti. Certamente il lungo assedio dei Greci e la feroce distruzione della città ebbero nei tempi antichi ampia risonanza, così come le gesta dei famosi guerrieri, destinate a essere trasfigurate e ingigantite nei racconti che gli aedi, per secoli, tramandarono oralmente. Tuttavia l’invenzione fantastica si è sovrapposta a un nucleo di episodi che ormai sono storicamente accertati. La realtà storica Una guerra nata per motivi economici fu trasformata dai poeti in storia d’amore: cerchiamo dunque di risalire agli eventi che ispirarono la fantasia dei cantori. Verso la fine del XIII secolo a.C., i re di molte città greche si allearono, unirono i loro eserciti e le loro flotte per organizzare un’imponente spedizione contro la potente città di Troia, situata sulle coste dell’Asia Minore. Troia, una città in ottima posizione per i commerci Come puoi osservare sulle carte, Troia era affacciata sul primo dei due stretti che mettono in comunicazione il Mar Egeo con il Mar Nero. La sua era dunque una posizione dominante, strategicamente importantissima, che le assicurava un assoluto controllo sull’accesso al Mar Nero e sui commerci tra Europa e Asia. L’espansione commerciale dei Greci era dunque limitata, nella direzione del Mar Nero, dalla presenza di Troia, che impediva il passaggio tra i due mari o, com’è più probabile, lo consentiva solo a prezzo di pesanti tributi. La guerra mossa dai Greci per ragioni economiche L’impressionante mobilitazione di eserciti dalle città greche fu dunque organizzata al solo scopo di annientare la città rivale e il suo controllo sui traffici marittimi nel Mediterraneo orientale. Al termine di una guerra senz’altro aspra e sanguinosa, i Greci vincitori fecero ritorno alle loro terre, dopo aver distrutto definitivamente la forte città nemica. Le ragioni della guerra furono perciò esclusivamente strategiche ed economiche, ma i narratori di queste storie aggiunsero componenti leggendarie e mitologiche, fino a dare una visione fantasiosa delle cause del conflitto, alle cui origini fu posta una storia d’amore e di tradimento. La leggenda Tutto ha inizio durante un banchetto degli dèi: infatti la leggenda ci porta sulla vetta dell’Olimpo, dove si celebravano le nozze tra il re Peleo e la divinità marina Teti. La dea Discordia, adirata per non aver ricevuto alcun invito, scagliò tra i convitati una mela d’oro con la scritta: «Alla più bella», provocando una furibonda lite tra le dee. La mela era infatti contesa da Atena, Era e Afrodite. Per risolvere la controversia, Zeus inviò le tre dee sul monte Ida affinché fossero giudicate da un pastore, di nome Paride. Paride era in realtà un principe troiano, allontanato dal padre Priamo in seguito a un oracolo, che lo aveva indicato come causa di una futura grave sciagura per la sua patria. Prima che Paride esprimesse il suo giudizio, le tre dee si presentarono a lui di nascosto, cercando di ottenere la sua preferenza con la promessa di doni straordinari: Era gli promise la potenza, Atena l’invincibilità in guerra, Afrodite l’amore della donna più bella del mondo. Paride scelse quest’ultima, suscitando l’odio delle altre due che, da quel momento, diventarono irriducibili nemiche del popolo troiano. Afrodite, dea dell’amore, indusse allora Elena, moglie del re acheo Menelao e donna dalla bellezza eccezionale, a innamorarsi di Paride, e aiutò quest’ultimo a rapirla. Menelao, per vendetta, organizzò una spedizione contro la città di Troia. Il fratello Agamennone prese il comando dell’impresa, a cui parteciparono i più importanti re e principi greci. La guerra durò dieci anni e, nonostante il valore dei soldati greci, Troia cadde solo grazie a uno stratagemma ideato dall’astuto Ulisse. I Greci finsero infatti di ritirarsi e lasciarono sulla spiaggia un grande cavallo di legno che i Troiani, ingenuamente, introdussero nella città ritenendolo un’offerta agli dèi. Nel ventre del cavallo erano invece nascosti alcuni soldati greci che, durante la notte, aprirono le porte della città ai compagni nel frattempo sbarcati dalle navi. I personaggi I personaggi che incontriamo nelle vicende dell’Iliade sono moltissimi: ti presentiamo i principali. I MORTALI GreciACHILLE Figlio del re Peleo e della divinità marina Teti. È il più forte guerriero tra quanti combattono sotto le mura di Troia. La tradizione vuole che, appena nato, sia stato immerso nelle acque di un fiume sacro, che hanno reso invulnerabile il suo corpo a eccezione del tallone, rimasto asciutto perché impugnato dalla madre. Destinato a una vita breve ma gloriosa, è guerriero invincibile e feroce, anche se in diverse occasioni rivela sentimenti che lo nobilitano. AGAMENNONE Re di Argo e di Micene, è il capo dell’intera spedizione. Forte di tale autorità, si dimostra spesso superbo e prepotente. MENELAO Re di Sparta, è il fratello minore di Agamennone. Forte e coraggioso, viene però umiliato dalla fuga della bellissima moglie Elena con il principe troiano Paride. Nella lunga guerra sotto le mura di Troia, Menelao combatte con audacia sconfiggendo molti nemici. ULISSE (ODISSEO) Re dell’isola di Itaca, oltre a essere un valoroso guerriero si distingue per ingegno e astuzia insuperabili. Secondo la leggenda, è infatti l’ideatore dell’inganno del cavallo, con il quale i Greci sconfissero i Troiani. DIOMEDE Figlio di Tideo, re dell’Etolia, è un uomo dall’audacia senza pari che non esita a colpire lo stesso Ares, dio della guerra. AIACE TELAMONIO Principe di Salamina, è un condottiero irruente e possente, dotato di impressionante forza fisica. PATROCLO Principe della Locride, è cresciuto insieme ad Achille, cui è legato da una forte amicizia. Indossa le armi di Achille quando quest’ultimo, offeso da Agamennone, si rifiuta di combattere. Sarà proprio la sua morte, avvenuta per mano di Ettore, a scatenare la crudele vendetta di Achille. I MORTALI Troiani PRIAMO È il vecchio re di Troia, padre di numerosi figli. La sua sorte è tra le più tristi, perché la città su cui regna è destinata a essere distrutta e quasi tutti i suoi figli cadranno sotto le armi nemiche. ECUBA Moglie di Priamo, lo affianca nel governo della città e ne condivide il tragico destino. È madre di numerosi figli, tra cui Ettore, Paride, Creusa (moglie di Enea), Cassandra. ETTORE È la più nobile figura del poema. Uomo mite e generoso, sa essere in battaglia un terribile guerriero. Non ama la guerra, non si aspetta da essa ricchezza né fama. A spingerlo ogni giorno in prima fila sul campo di battaglia, dove si rivela il più forte difensore della città assediata, è la necessità di difendere la propria famiglia e la propria patria, anche a costo della vita. ANDROMACA Moglie di Ettore, è un personaggio dolce e infelice che vive in apprensione per la sorte del marito e del piccolo figlio Astianatte. CASSANDRA Figlia di Priamo, è una sacerdotessa con il dono della profezia, ma è anche colpita dalla maledizione di non essere mai creduta. Inutilmente, infatti, predice ai suoi concittadini la sconfitta e la distruzione di Troia. PARIDE È uno dei tanti figli di Priamo. Avendo rapito Elena, è il principale responsabile della guerra. ELENA Moglie di Menelao e perciò greca, vive però tra le mura di Troia dopo il suo rapimento a opera di Paride. La sua eccezionale bellezza è la causa del conflitto, ma in realtà tutti sono consapevoli che la guerra di Troia è voluta dagli dèi e dal Fato, entità misteriosa che stabilisce il destino degli uomini e degli stessi dèi. ENEA È figlio del mortale Anchise e della dea Afrodite, sempre pronta a soccorrerlo nei momenti di difficoltà. Combatte con valore, ma nell’Iliade ha un ruolo secondario, mentre è il protagonista dell’Eneide, il poema di Virgilio. GLI DÈITutte le vicende dei personaggi e degli eroi dipendono dal volere degli dèi. Nella cultura greca gli dèi erano ritenuti immortali e dotati di straordinari poteri. Venivano però rappresentati come tutti gli uomini, cioè con le loro stesse passioni, qualità e vizi. Nel corso della guerra di Troia, gli dèi non esitano quindi a partecipare in modo intenso agli eventi, favorendo gli eroi prediletti. Gli dèi vivono sull’Olimpo, un monte che si trova in Grecia, sul confine della Tessaglia. Dalla parte dei Troiani Parteggiano per i Troiani: APOLLO, che scatenerà una pestilenza nell’accampamento dei Greci. AFRODITE (Venere)*, madre di Enea e corresponsabile, insieme con Paride, del rapimento di Elena. ARES (Marte), il feroce dio della guerra. Dalla parte dei Greci Stanno invece dalla parte dei Greci: ERA (Giunone), moglie di Zeus. ATENA (Minerva), dea della saggezza, offesa, come Era, dal giudizio di Paride. POSEIDONE (Nettuno), dio del mare. TETI, madre di Achille. EFESTO (Vulcano), che ad Achille fabbricherà le armi. Al di sopra delle parti ZEUS (Giove), signore degli dèi, si pone al di sopra degli eventi, accettando o respingendo di volta in volta le richieste dei vari dèi, preoccupati di tutelare gli eroi da loro protetti. Al di sopra di tutti, uomini e dèi, vi è il FATO. È il Fato che orienta e decide le sorti degli uomini e nessun dio, neppure Zeus, può cambiarlo. * Tra parentesi è indicato il corrispondente nome latino. La trama L’Iliade è divisa in 24 libri e comprende più di 15 000 versi. Il poema non narra tutta la storia della guerra di Troia, bensì le vicende che accadono durante 51 giorni al decimo e ultimo anno di guerra, a partire dall’episodio dell’«ira funesta» di Achille, che dà inizio all’azione. Le sorti della guerra sono incerte L’Iliade inizia presentando la situazione della guerra dopo nove anni di aspri combattimenti. I Greci sono accampati sulla spiaggia vicino alle navi e i Troiani resistono dentro le mura della città. Crise è cacciato da Agamennone Un giorno Crise, sacerdote troiano, si reca all’accampamento greco per riscattare con ricchi doni la figlia Criseide, fatta schiava da Agamennone. Si presenta solo, umile, spinto dall’amore paterno e commuove i capi greci, che sono concordi nell’esaudire la sua richiesta. Ma Agamennone si rifiuta e caccia l’anziano sacerdote. Crise chiede vendetta ad Apollo Crise, offeso, se ne va e amareggiato chiede vendetta ad Apollo, il suo dio. Quest’ultimo accoglie le preghiere, scende dall’Olimpo e scatena la sua ira sui Greci, facendo per nove giorni strage di animali e di uomini con le sue frecce portatrici di una terribile pestilenza, che gli Achei interpretano come segno della collera divina. Si interroga un indovino Al decimo giorno Achille riunisce tutti i Greci e propone di interrogare un indovino, perché spieghi le ragioni di quanto sta accadendo. L’indovino Calcante svela che la colpa è tutta di Agamennone, che ha offeso Apollo maltrattando Crise, suo sacerdote. Agamennone pretende per sé la schiava di Achille Dice Calcante: si restituisca Criseide al padre, si facciano sacrifici e il dio si placherà. Agamennone non può che obbedire, ma, infuriato, pretende in cambio Briseide, la schiava di Achille. La lite tra Achille e Agamennone Scoppia, inevitabile, una violenta lite: Achille accusa Agamennone di avidità e di egoismo, ma Agamennone, come capo supremo dell’esercito, ottiene Briseide. Achille vorrebbe uccidere Agamennone, ma la stessa dea Atena lo trattiene. L’ira di Achille Achille ubbidisce a malincuore e fa il solenne giuramento di non partecipare più alla battaglia. Si allontana, solo, presso la riva del mare, dove scoppia in un pianto disperato e invoca la madre Teti, dea marina. Achille a colloquio con la madre Teti Con la madre l’eroe sfoga la sua rabbia e disperazione: sa di essere destinato a una vita breve, ma eroica, e ora la lite con Agamennone l’ha costretto ad astenersi dalla lotta, rinunciando alla gloria. Teti chiede l’aiuto di Zeus contro i Greci Teti sale all’Olimpo e prega Zeus di far vincere i Troiani, affinché i Greci si rendano conto di quanto sia importante la presenza di suo figlio sul campo di battaglia e capiscano la gravità dell’offesa. La guerra continua senza Achille Dopo questo episodio molti avvenimenti si susseguono, ma, nonostante si fronteggino i migliori campioni dei due eserciti, nessuno scontro è decisivo. Gesta valorose di Ettore, eroe troiano Ettore è l’eroe che più si distingue in campo troiano. Non ama la lotta, non cerca gloria come Achille, ma sente profondamente il senso dell’onore e il dovere di difendere la sua città e la sua gente. Patroclo indossa le armi di Achille Frattanto nel campo dei Greci, dopo l’incendio delle navi, Patroclo si reca da Achille, di cui è fedele amico, e gli chiede di poter indossare le sue armi per affrontare i Troiani e incutere loro terrore. Morte di Patroclo Rivestito della lucente e terrificante armatura, Patroclo fa strage dei nemici impauriti che, credendo di trovarsi di fronte all’invincibile Achille, fuggono verso le mura della città. Qui Patroclo viene però affrontato da Ettore, che lo uccide in duello e lo spoglia della sua armatura. Achille vuole vendicare l’amico e torna a combattere Achille si dispera alla notizia della morte dell’amico e decide di ritornare a combattere. L’ira contro Agamennone si trasforma in desiderio di vendetta e odio mortale nei confronti di Ettore. Su preghiera di Teti, sarà lo stesso dio Efesto, fabbro degli dèi, a costruire una nuova superba armatura per Achille. Duello di Ettore e Achille Con l’aiuto di Apollo i Troiani si rifugiano entro le mura, ma Ettore ne resta al di fuori, solo, e affronta Achille, che lo uccide e fa strazio del suo corpo. In seguito il vecchio Priamo si reca da Achille per riscattare con ricche offerte il corpo del figlio, a cui vuol dare onorata sepoltura. Cerimonia funebre in onore di Ettore L’eroe, pensando al suo anziano padre Peleo, si commuove e restituisce la salma di Ettore. Il poema si chiude con la celebrazione dei funerali dell’eroe troiano.
STRUMENTI PER CONOSCERE L’ILIADE 5. IL POEMA DELLA GUERRA L’Iliade narra le ultime vicende di Ilio (l’altro nome antico della città di Troia), impegnata a difendersi dall’implacabile assedio dei Greci (chiamati da Omero genericamente “Achei”), durato ben dieci anni. Tra storia e leggenda La scoperta archeologica della città di Troia Per lunghi secoli si è dubitato dell’esistenza di Troia, ritenendo opera di pura fantasia tutti gli episodi narrati nel poema. Ma nel XIX secolo, la tenace impresa archeologica dello studioso tedesco Heinrich Schliemann (nella foto) portò alla luce le rovine della città di Troia, con ancora visibili i segni degli incendi e delle devastazioni, dimostrando così che ciò che veniva narrato dall’Iliade traeva origine da fatti realmente accaduti. Certamente il lungo assedio dei Greci e la feroce distruzione della città ebbero nei tempi antichi ampia risonanza, così come le gesta dei famosi guerrieri, destinate a essere trasfigurate e ingigantite nei racconti che gli aedi, per secoli, tramandarono oralmente. Tuttavia l’invenzione fantastica si è sovrapposta a un nucleo di episodi che ormai sono storicamente accertati. La realtà storica Una guerra nata per motivi economici fu trasformata dai poeti in storia d’amore: cerchiamo dunque di risalire agli eventi che ispirarono la fantasia dei cantori. Verso la fine del XIII secolo a.C., i re di molte città greche si allearono, unirono i loro eserciti e le loro flotte per organizzare un’imponente spedizione contro la potente città di Troia, situata sulle coste dell’Asia Minore. Troia, una città in ottima posizione per i commerci Come puoi osservare sulle carte, Troia era affacciata sul primo dei due stretti che mettono in comunicazione il Mar Egeo con il Mar Nero. La sua era dunque una posizione dominante, strategicamente importantissima, che le assicurava un assoluto controllo sull’accesso al Mar Nero e sui commerci tra Europa e Asia. L’espansione commerciale dei Greci era dunque limitata, nella direzione del Mar Nero, dalla presenza di Troia, che impediva il passaggio tra i due mari o, com’è più probabile, lo consentiva solo a prezzo di pesanti tributi.  La guerra mossa dai Greci per ragioni economiche L’impressionante mobilitazione di eserciti dalle città greche fu dunque organizzata al solo scopo di annientare la città rivale e il suo controllo sui traffici marittimi nel Mediterraneo orientale. Al termine di una guerra senz’altro aspra e sanguinosa, i Greci vincitori fecero ritorno alle loro terre, dopo aver distrutto definitivamente la forte città nemica. Le ragioni della guerra furono perciò esclusivamente strategiche ed economiche, ma i narratori di queste storie aggiunsero componenti leggendarie e mitologiche, fino a dare una visione fantasiosa delle cause del conflitto, alle cui origini fu posta una storia d’amore e di tradimento. La leggenda Tutto ha inizio durante un banchetto degli dèi: infatti la leggenda ci porta sulla vetta dell’Olimpo, dove si celebravano le nozze tra il re Peleo e la divinità marina Teti. La dea Discordia, adirata per non aver ricevuto alcun invito, scagliò tra i convitati una mela d’oro con la scritta: «Alla più bella», provocando una furibonda lite tra le dee. La mela era infatti contesa da Atena, Era e Afrodite. Per risolvere la controversia, Zeus inviò le tre dee sul monte Ida affinché fossero giudicate da un pastore, di nome Paride. Paride era in realtà un principe troiano, allontanato dal padre Priamo in seguito a un oracolo, che lo aveva indicato come causa di una futura grave sciagura per la sua patria. Prima che Paride esprimesse il suo giudizio, le tre dee si presentarono a lui di nascosto, cercando di ottenere la sua preferenza con la promessa di doni straordinari: Era gli promise la potenza, Atena l’invincibilità in guerra, Afrodite l’amore della donna più bella del mondo. Paride scelse quest’ultima, suscitando l’odio delle altre due che, da quel momento, diventarono irriducibili nemiche del popolo troiano.  Afrodite, dea dell’amore, indusse allora Elena, moglie del re acheo Menelao e donna dalla bellezza eccezionale, a innamorarsi di Paride, e aiutò quest’ultimo a rapirla. Menelao, per vendetta, organizzò una spedizione contro la città di Troia. Il fratello Agamennone prese il comando dell’impresa, a cui parteciparono i più importanti re e principi greci. La guerra durò dieci anni e, nonostante il valore dei soldati greci, Troia cadde solo grazie a uno stratagemma ideato dall’astuto Ulisse. I Greci finsero infatti di ritirarsi e lasciarono sulla spiaggia un grande cavallo di legno che i Troiani, ingenuamente, introdussero nella città ritenendolo un’offerta agli dèi. Nel ventre del cavallo erano invece nascosti alcuni soldati greci che, durante la notte, aprirono le porte della città ai compagni nel frattempo sbarcati dalle navi. I personaggi I personaggi che incontriamo nelle vicende dell’Iliade sono moltissimi: ti presentiamo i principali. I MORTALI GreciACHILLE Figlio del re Peleo e della divinità marina Teti. È il più forte guerriero tra quanti combattono sotto le mura di Troia. La tradizione vuole che, appena nato, sia stato immerso nelle acque di un fiume sacro, che hanno reso invulnerabile il suo corpo a eccezione del tallone, rimasto asciutto perché impugnato dalla madre. Destinato a una vita breve ma gloriosa, è guerriero invincibile e feroce, anche se in diverse occasioni rivela sentimenti che lo nobilitano.  AGAMENNONE Re di Argo e di Micene, è il capo dell’intera spedizione. Forte di tale autorità, si dimostra spesso superbo e prepotente.  MENELAO Re di Sparta, è il fratello minore di Agamennone. Forte e coraggioso, viene però umiliato dalla fuga della bellissima moglie Elena con il principe troiano Paride. Nella lunga guerra sotto le mura di Troia, Menelao combatte con audacia sconfiggendo molti nemici. ULISSE (ODISSEO) Re dell’isola di Itaca, oltre a essere un valoroso guerriero si distingue per ingegno e astuzia insuperabili. Secondo la leggenda, è infatti l’ideatore dell’inganno del cavallo, con il quale i Greci sconfissero i Troiani.  DIOMEDE Figlio di Tideo, re dell’Etolia, è un uomo dall’audacia senza pari che non esita a colpire lo stesso Ares, dio della guerra. AIACE TELAMONIO Principe di Salamina, è un condottiero irruente e possente, dotato di impressionante forza fisica. PATROCLO Principe della Locride, è cresciuto insieme ad Achille, cui è legato da una forte amicizia. Indossa le armi di Achille quando quest’ultimo, offeso da Agamennone, si rifiuta di combattere. Sarà proprio la sua morte, avvenuta per mano di Ettore, a scatenare la crudele vendetta di Achille. I MORTALI Troiani PRIAMO È il vecchio re di Troia, padre di numerosi figli. La sua sorte è tra le più tristi, perché la città su cui regna è destinata a essere distrutta e quasi tutti i suoi figli cadranno sotto le armi nemiche.  ECUBA Moglie di Priamo, lo affianca nel governo della città e ne condivide il tragico destino. È madre di numerosi figli, tra cui Ettore, Paride, Creusa (moglie di Enea), Cassandra.  ETTORE È la più nobile figura del poema. Uomo mite e generoso, sa essere in battaglia un terribile guerriero. Non ama la guerra, non si aspetta da essa ricchezza né fama. A spingerlo ogni giorno in prima fila sul campo di battaglia, dove si rivela il più forte difensore della città assediata, è la necessità di difendere la propria famiglia e la propria patria, anche a costo della vita.  ANDROMACA Moglie di Ettore, è un personaggio dolce e infelice che vive in apprensione per la sorte del marito e del piccolo figlio Astianatte.  CASSANDRA Figlia di Priamo, è una sacerdotessa con il dono della profezia, ma è anche colpita dalla maledizione di non essere mai creduta. Inutilmente, infatti, predice ai suoi concittadini la sconfitta e la distruzione di Troia.  PARIDE È uno dei tanti figli di Priamo. Avendo rapito Elena, è il principale responsabile della guerra. ELENA Moglie di Menelao e perciò greca, vive però tra le mura di Troia dopo il suo rapimento a opera di Paride. La sua eccezionale bellezza è la causa del conflitto, ma in realtà tutti sono consapevoli che la guerra di Troia è voluta dagli dèi e dal Fato, entità misteriosa che stabilisce il destino degli uomini e degli stessi dèi.  ENEA È figlio del mortale Anchise e della dea Afrodite, sempre pronta a soccorrerlo nei momenti di difficoltà. Combatte con valore, ma nell’Iliade ha un ruolo secondario, mentre è il protagonista dell’Eneide, il poema di Virgilio. GLI DÈITutte le vicende dei personaggi e degli eroi dipendono dal volere degli dèi. Nella cultura greca gli dèi erano ritenuti immortali e dotati di straordinari poteri. Venivano però rappresentati come tutti gli uomini, cioè con le loro stesse passioni, qualità e vizi. Nel corso della guerra di Troia, gli dèi non esitano quindi a partecipare in modo intenso agli eventi, favorendo gli eroi prediletti. Gli dèi vivono sull’Olimpo, un monte che si trova in Grecia, sul confine della Tessaglia. Dalla parte dei Troiani Parteggiano per i Troiani: APOLLO, che scatenerà una pestilenza nell’accampamento dei Greci. AFRODITE (Venere)*, madre di Enea e corresponsabile, insieme con Paride, del rapimento di Elena. ARES (Marte), il feroce dio della guerra. Dalla parte dei Greci Stanno invece dalla parte dei Greci: ERA (Giunone), moglie di Zeus. ATENA (Minerva), dea della saggezza, offesa, come Era, dal giudizio di Paride. POSEIDONE (Nettuno), dio del mare. TETI, madre di Achille. EFESTO (Vulcano), che ad Achille fabbricherà le armi. Al di sopra delle parti ZEUS (Giove), signore degli dèi, si pone al di sopra degli eventi, accettando o respingendo di volta in volta le richieste dei vari dèi, preoccupati di tutelare gli eroi da loro protetti. Al di sopra di tutti, uomini e dèi, vi è il FATO. È il Fato che orienta e decide le sorti degli uomini e nessun dio, neppure Zeus, può cambiarlo. * Tra parentesi è indicato il corrispondente nome latino. La trama L’Iliade è divisa in 24 libri e comprende più di 15 000 versi. Il poema non narra tutta la storia della guerra di Troia, bensì le vicende che accadono durante 51 giorni al decimo e ultimo anno di guerra, a partire dall’episodio dell’«ira funesta» di Achille, che dà inizio all’azione. Le sorti della guerra sono incerte L’Iliade inizia presentando la situazione della guerra dopo nove anni di aspri combattimenti. I Greci sono accampati sulla spiaggia vicino alle navi e i Troiani resistono dentro le mura della città.  Crise è cacciato da Agamennone  Un giorno Crise, sacerdote troiano, si reca all’accampamento greco per riscattare con ricchi doni la figlia Criseide, fatta schiava da Agamennone. Si presenta solo, umile, spinto dall’amore paterno e commuove i capi greci, che sono concordi nell’esaudire la sua richiesta. Ma Agamennone si rifiuta e caccia l’anziano sacerdote.  Crise chiede vendetta ad Apollo  Crise, offeso, se ne va e amareggiato chiede vendetta ad Apollo, il suo dio. Quest’ultimo accoglie le preghiere, scende dall’Olimpo e scatena la sua ira sui Greci, facendo per nove giorni strage di animali e di uomini con le sue frecce portatrici di una terribile pestilenza, che gli Achei interpretano come segno della collera divina.  Si interroga un indovino  Al decimo giorno Achille riunisce tutti i Greci e propone di interrogare un indovino, perché spieghi le ragioni di quanto sta accadendo. L’indovino Calcante svela che la colpa è tutta di Agamennone, che ha offeso Apollo maltrattando Crise, suo sacerdote.  Agamennone pretende per sé la schiava di Achille Dice Calcante: si restituisca Criseide al padre, si facciano sacrifici e il dio si placherà. Agamennone non può che obbedire, ma, infuriato, pretende in cambio Briseide, la schiava di Achille.  La lite tra Achille e Agamennone Scoppia, inevitabile, una violenta lite: Achille accusa Agamennone di avidità e di egoismo, ma Agamennone, come capo supremo dell’esercito, ottiene Briseide. Achille vorrebbe uccidere Agamennone, ma la stessa dea Atena lo trattiene.  L’ira di Achille Achille ubbidisce a malincuore e fa il solenne giuramento di non partecipare più alla battaglia. Si allontana, solo, presso la riva del mare, dove scoppia in un pianto disperato e invoca la madre Teti, dea marina. Achille a colloquio con la madre Teti Con la madre l’eroe sfoga la sua rabbia e disperazione: sa di essere destinato a una vita breve, ma eroica, e ora la lite con Agamennone l’ha costretto ad astenersi dalla lotta, rinunciando alla gloria.  Teti chiede l’aiuto di Zeus contro i Greci Teti sale all’Olimpo e prega Zeus di far vincere i Troiani, affinché i Greci si rendano conto di quanto sia importante la presenza di suo figlio sul campo di battaglia e capiscano la gravità dell’offesa.  La guerra continua senza Achille  Dopo questo episodio molti avvenimenti si susseguono, ma, nonostante si fronteggino i migliori campioni dei due eserciti, nessuno scontro è decisivo.  Gesta valorose di Ettore, eroe troiano  Ettore è l’eroe che più si distingue in campo troiano. Non ama la lotta, non cerca gloria come Achille, ma sente profondamente il senso dell’onore e il dovere di difendere la sua città e la sua gente.  Patroclo indossa le armi di Achille  Frattanto nel campo dei Greci, dopo l’incendio delle navi, Patroclo si reca da Achille, di cui è fedele amico, e gli chiede di poter indossare le sue armi per affrontare i Troiani e incutere loro terrore.  Morte di Patroclo  Rivestito della lucente e terrificante armatura, Patroclo fa strage dei nemici impauriti che, credendo di trovarsi di fronte all’invincibile Achille, fuggono verso le mura della città. Qui Patroclo viene però affrontato da Ettore, che lo uccide in duello e lo spoglia della sua armatura.  Achille vuole vendicare l’amico e torna a combattere  Achille si dispera alla notizia della morte dell’amico e decide di ritornare a combattere. L’ira contro Agamennone si trasforma in desiderio di vendetta e odio mortale nei confronti di Ettore. Su preghiera di Teti, sarà lo stesso dio Efesto, fabbro degli dèi, a costruire una nuova superba armatura per Achille.  Duello di Ettore e Achille  Con l’aiuto di Apollo i Troiani si rifugiano entro le mura, ma Ettore ne resta al di fuori, solo, e affronta Achille, che lo uccide e fa strazio del suo corpo. In seguito il vecchio Priamo si reca da Achille per riscattare con ricche offerte il corpo del figlio, a cui vuol dare onorata sepoltura.  Cerimonia funebre in onore di Ettore L’eroe, pensando al suo anziano padre Peleo, si commuove e restituisce la salma di Ettore. Il poema si chiude con la celebrazione dei funerali dell’eroe troiano.