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12 Il diritto allo studio «discorso della realtà , non ho potuto far altro che piangere e aggrapparmi alla maestra quasi per lasciar smorzare nell orizzonte della nuova realtà la terribile luce del fulmine ed il boato del tuono esplosi sugli occhi e sulla 80 bocca di mio padre. La maestra mi lasciò sfogare un po nel pianto e subito cominciò a prepararmi anche lei alla triste realtà. Diventerai un grande pastore. Tuo padre ti insegnerà a mungere le pecore e le mucche. Sono molto belle, sai! Mi sussurrò queste cose lisciandomi i capelli, cercando di calmare il 85 mio pianto, asciugandomi le lacrime con il suo fazzoletto. Mio padre stava lì, rigido nel suo abbigliamento pastorale, aspettando che mi adattassi alla verità, giunta troppo in fretta. Ma dalla sua rigidezza traspariva un insopportabile imbarazzo. E come per vincere il suo stato di disagio, mentre si allontanava spingendomi verso la porta, non poté fare a meno di cercare 90 ulteriori giustificazioni di fronte alla maestra e agli scolari, storditi dal discorso. Io ho bisogno di lui, in campagna diversamente non riuscirò a mandare avanti la famiglia. Ecco! Se il governo mi pagasse un uomo per custodirmi le pecore o mi aiutasse in altro modo, io, glielo lascerei a stu95 diare. Il ragazzo è mio. Cosa vuole questo governo? Che per mandare lui a scuola, gli altri miei figli muoiano di fame? No. No. Io, il ragazzo me lo prendo e lo uso perché non ne posso fare a meno. E voglio vedere la barba di questa legge vigliacca, che cosa sarà in grado di farmi. Mi sento tranquillo! la legge che non è tranquilla. Vuole rendere la scuola obbligatoria. La 100 povertà! Quella è obbligatoria. Con le lacrime agli occhi e con quel tuono che stava ancora rintronandomi nella testa diedi così l ultimo sguardo, penetrante, a tutta l aula, quasi me la volessi portar via passando in rassegna frettolosamente tutti i banchi. Nel mio silenzio salutai tutti i compagni imprimendoli nella mente per non 105 scordarli più. Ancora una volta fissai i particolari dell aula che avevano colpito di più la mia fantasia: la lavagna, la cattedra e le carte geografiche. Beh! Buongiorno, signora maestra. Coraggio, Gavino sussurrò la maestra facendo scomparire pian piano il suo volto sorridente, accostando i battenti della porta. (Tratto da: G. Ledda, Padre padrone, Feltrinelli) AL CINEMA Per cogliere il momento centrale narrato nel testo, guarda questa sequenza di Padre padrone, vincitore della Palma d oro al Festival di Cannes nel 1977. Oggi è toccato a Gavino (da Padre Padrone di Paolo e Vittorio Taviani) 648 5394A_9-15_Temi.indd 648 26/01/18 12:47
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